Paola Demagri
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Il disagio giovanile rappresentato attraverso uno spettacolo teatrale: bunker

Da Paola Demagri 26 Maggio 2022

Ieri presso l’Auditorium di Cles si è tenuto uno spettacolo  con attori giovanissimi guidati dalla psicologa Bronzini, per parlare del disagio giovanile fino ad arrivare al suicidio. Al termine dello spettacolo la Dottoressa Bronzine ci dice che è necessario riflettere su un’urgenza silenziosa, come è altrettanto utile trasmettere un messaggio che ci permetta di dire che  di fronte al disagio giovanile si può essere aiutati. Questo progetto  permette ai ragazzi di portare in giro nelle sale questo messaggio e di donarlo a giovani e adulti. Io ieri ne ho colta l’opportunità e per questo li ringrazio tantissimo.

Il progetto  nacque tre anni fa quando la psicoterapeuta, che accompagna questi ragazzi in tutto il percorso, li sentì parlare di  atto eroico quello commesso da un  loro coetaneo per porre fine al disagio che stava vivendo. La psicologa Bronzini  non lasciò  che le considerazioni che stavano facendo i ragazzi si fermassero a definirlo “fatto eroico” ma li invitò a riflettere, e, lei volle capire perché il ragazzo veniva ricordato come eroe. La motivazione che i ragazzi diedero è che puoi essere ricordato  eroe se muori sapendo di voler morire. 

Una constatazione pesantissima che se portata avanti potrebbe avere degli effetti devastanti. 

Lo spettacolo di ieri è stato davvero penetrante, è passato dentro a chiunque si è trovato nella sala dell’auditorium. Questo lo si è capito dalla necessità che c’è stata da parte di tutti di fermarsi a fine spettacolo a scambiarsi opinioni e considerazioni in merito a quanto avevamo appena visto. Qualcuno disse che quando stai male così, nessuno lo vede, nessuno le sente, è un male non paragonabile a quello fisico che magari ti fa contorcere su te stesso o ti provoca la febbre o l’alterazione della pressione o altre cose tangibili.

Purtroppo la nostra Provincia ha un triste quarto posto in Italia per numero di suicidi soprattutto tra i giovani. 

Sappiamo bene  che le situazioni drammatiche e difficili come quelle del disagio non si risolvono da sole. Hanno necessità di essere riconosciute, considerate, e le istituzioni hanno il dovere e l’obbligo di mettere a punto strumenti e risorse per intervenire adeguatamente. 

Il  disagio  psicologico e mentale  vengono sottovalutati e ancora oggi sono pochissimi gli  strumenti a disposizione della popolazione. La pandemia come ho già avuto modo di dire ha  incrementato le richieste di visite e controlli e  di presa in carico. La provincia non può stare a dormire di fronte a questa necessità che considero il bisogno più grande che possa avere in questo momento la nostra società. 

Dal disagio derivano violenze, cattiverie, emarginazione, solitudine, paure, abuso di sostanze, atti vandalici, morti. Dal disagio emerge la parte peggiore di una società.

Non permettiamo più di dire che la nostra società è malata . Se lo è, curiamola . La Provincia Autonoma di Trento deve fare un investimento straordinario per l’ambito della Salute Mentale , solo così potremo salvare le persone dal disagio e dalla sofferenza. A breve depositeremo un disegno di legge per trattare l’argomento legato ai problemi di salute mentale , auspicando che la Giunta ne colga l’opportunità perchè il malessere va oltre il colore politico : la salute è di tutti. SALVIAMOLA

26 Maggio 2022 0 Commenti
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Non mi accontento

Da Paola Demagri 25 Maggio 2022

Non mi accontento di guardare da una piccola apertura, dalla quale è persino impossibile entrare. 

Accontentarsi è la strada che si sceglie per paura di rischiare. Accontentarsi può voler dire farsi andare bene le cose, che in alcune circostanze è la scelta più opportuna. 

Accontentarsi però non significa essere soddisfatti ma accettare la condizione che si presenta davanti e non fare nulla per cambiarla. 

Io ho necessità di essere onesta con me stessa e con gli altri e quindi metto in discussione ciò che non mi piace e non approvo. Lo faccio attraverso il dissenso da ciò che non  mi rappresenta in termini di idee, pensieri e azioni. A fianco del dissenso metto il mio pensiero che francamente è sempre in  buona compagnia. Poi cerco di portare avanti la questione per far sì che il pensiero si concretizzi in azione. E quando è necessario coinvolgo  chi ne sa più di me e mi possa così  dare il proprio contributo.

Quando accade tutto questo ? 

Ogni giorno, ogni giorno, quando parlo, quando scrivo, quando ascolto, quando voto, quando intervengo, quando mi viene chiesto un parere un consiglio. Anche quando agisco, quando critico e commento, quando lavoro, leggo o chiacchiero con le persone. 

Sempre. 

Già, non mi accontento di come è gestito, valorizzato, organizzato, governato il Trentino. Non mi accontento e credo sia possibile migliorarne le performance partendo da quello che c’è. Non serve distruggere per migliorare, si può modellare e sistemare. 

Non sono per il cambiamento come condizione ideologica 

25 Maggio 2022 0 Commenti
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Serve raddrizzare la rotta del sistema sanitario provinciale?

Da Paola Demagri 22 Maggio 2022

Salute e benessere dei cittadini trentini : una bussola per non sentirsi smarriti.

La bussola è uno strumento che garantisce ai navigatori di orientarsi e non perdere e mantenere la rotta navale. Si  dice infatti che chi naviga senza bussola stia operando alla cieca; se la si perde, si parla di smarrimento e confusione 

Tutto ciò descritto a mio modo di vedere rappresenta metaforicamente la sensazione che il cittadino e i professionisti hanno  di sé all’interno del sistema sanitario provinciale. Oggi, dopo la Pandemia, purtroppo Il cittadino sente di  esistere come soggetto e non come persona. Esprime  dei bisogni socio-sanitari e per questo  s’imbatte con il sistema sanitario. Quest’ultimo dimostra da sempre di essere  in grado di produrre servizi ma recentemente assistiamo ad un ‘interruzione del processo che coniuga la  persona alla  prestazione. 

Un esempio aiuta nella comprensione del concetto: c’era un anziano in Pronto Soccorso…

Un’anziano che si rivolge al Pronto Soccorso per un problema acuto oggi ha l’opportunità di essere preso in carico dall’infermiere di triage che gli assegna il codice priorità che se non è rosso ha dei tempi di attesa variabili ( da 1 ora a 6/8 ore a volte anche oltre), di essere sottoposto ad esami strumentali e diagnostici, di avere una diagnosi, di essere curato o di essere assegnato a chi proseguirà con le  cure.  Se l’anziano è s-fortunato viene sistemato in barella, se la situazione non è grave in carrozzina. Ma nel frattempo passano le ore e il nostro paziente verte in una situazione di disagio e talvolta anche di solitudine e scomodità. 

L’anziano ha espresso un bisogno , il Pronto Soccorso ha erogato le prestazioni ma l’umanizzazione dove è finita? Poi è bene quel che finisce bene ma  a quali spese? Per l’anziano corsie di priorità se ne possono costruire? Si, rispondo ci sono da anni, ma recentemente demolite causa spazi inadeguati e carenza di personale. A pagarne le spese ancora il personale e il cittadino che vivono disagi diversi ma pur sempre frustranti. 

I primi perché sentono di non avere più a disposizione un’organizzazione che gli fornisca strumenti sufficienti ed adeguati, il secondo perchè sente violato il suo diritto alla salute in quanto non comprensivo di umanità e celerità. 

Scelte politiche discutibili, tagli di servizi, riorganizzazione sanitaria, difficoltà a reperire nuove risorse, aspettative dei cittadini mettono in discussione la tenuta del Garante ( SSP)  della salute del cittadino . A questo si aggiunge la privatizzazione dei servizi che non ha niente a che vedere con un modello di servizio sanitario pubblico, equo e universalistico. 

Credo sia utile proporvi un’altra storia: dove ti trovo mio caro Psicologo?

La salute mentale di molti è a rischio, con motivazioni che provengono anche da recenti fatti ( pandemia, guerra) e il cittadino sente il bisogno di esprimere delle richieste di aiuto. Un supporto psicologico spesso è la soluzione al problema . Ma provate a chiamare il CUP per chiedere una visita psicologica! A parte la lunga attesa al telefono ( che la si può certamente tollerare con una buona dose di pazienza) trovate la lunga attesa per una visita in regime istituzionale. A questo punto il cittadino che sente di non poter aspettare oltre per non peggiorare la sua situazione , cerca aiuto nel privato dove trova ampissima offerta di gusti, di sede, di preparazione, di competenza, di età. Ma per coloro che una visita privata non se la possono pagare? Per coloro che queste cure potrebbero durare anni?

Ahi Ahi Ahi povero Trentino che è guidato a percorrere le vie del privato .

Ad inizio 2019 la Giunta decide di spostare le Cure intermedie dalla APSP De Teschider alla San Camillo ( Privato convenzionato) . Motivo? Mai pervenuto

Autorizzazione e Accreditamento delle Sale operatorie ella Solatrix . Che senso ha ampliare l’offerta ortpedica nel privato quando nei nostri 7 Ospedali vi è un’ortopedia di eccellenza?

Liste d’attesa intasate. Arriva in aiuto una delibera che con 1.5 milioni consente il parziale rimborso all’utente che abbia fatto una visita a pagamento purchè fatta fuori dalla APSS, quindi nei centri privati.

Al peggio non vi è mai fine. Ora per far fronte alle carenze di organico APSS utilizzerà Cooperative e gettonisti. Bene in una situazione urgente e imprevista ma qui viene avanti la volontà di programmare servizi interni ad APSS.

Avrò visto male? Non credo ma sono pur disponibile ad essere smentita che non sia la privatizzazione l’attuale maggior interesse dell’Assessorato alla Salute.

Si può raddrizzare la rotta? 

Per essere raddrizzata è necessario acquisire consapevolezza che anche la sanità è un mercato condizionato dell’offerta attorno al quale ruotano numerosi attori: l’ azienda sanitaria, il privato, i manager, i professionisti, i cittadini, l’università, l’industria, la società, la Provincia, le associazioni di pazienti. 

Una sanità pubblica ed è qua deve provare a riallineare gli obiettivi divergenti tra cittadino e sistema e anche quelli conflittuali tra i vari stakeholder mettendo al centro la persona con il bisogno di  salute fisica e psichica. 

Non svendiamo la salute a facili guadagni, ma investiamo in salute per guadagnare in salute con i principi della sostenibilità : per tutti e per sempre.

22 Maggio 2022 0 Commenti
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Habemus riforma, ma c’è anche un disegno?

Da Paola Demagri 18 Maggio 2022

In autunno la natura si prepara a dormire

L’autunno è considerato una stagione ricca di fascino,bellezza e un pò malinconica che però non smette mai di incantare. L’autunno è la conclusione di quell’esplosione di vita e natura che contraddistingue i mesi primaverili ed estivi. 

L’autunno del 2021 è stato per la sanità trentina la stagione più colorata di tutto l’anno. E’ stata la stagione del grande annuncio “La riforma sanitaria. Garantire la prossimità delle cure, che deriva da  una fortissima spinta territoriale”. Così recitavano tutti i comunicati stampa della PAT e così si scriveva  nella premessa della delibera che venne presentata tra ottobre e novembre ‘21. 

Un pellegrinaggio sulla via trentina, degli addetti all’Assessorato alla Salute e dei Dirigenti di riferimento; da un Distretto o da un Ospedale all’altro, incontri con le Conferenze dei Sindaci, con la Consulta per la Salute, con i Sindacati, con i commissari della 4 Commissione. E ancora con UPIPA, con gli ordini delle Professioni Sanitarie, con il CAL, in conclusione con tutti i potenziali portatori di interesse della riforma sanitaria. L’esito di ogni incontro fu sempre  lo stesso: negativo. Furono  fatte  critiche costruttive, richiesta di approfondimenti per comprendere il disegno della riforma, introdotta da una delibera di Giunta insufficiente  a definirne  la cornice.

La Giunta legittimamente tirò dritto, curandosi davvero poco di tutti i pareri pervenuti sia internamente che esternamente del sistema sanitario.

Il letargo invernale, il risveglio primaverile

E  dopo l’inverno, il periodo più buio e freddo dell’anno, simbolo del letargo e della migrazione, arriva la primavera. Nel suo abito effervescente ci porta  il Regolamento di organizzazione APSS e dei nuovi organigramma. 

La Direzione Generale lo definisce momento epocale dopo un lungo percorso di ascolto interno ed esterno. 

Con  una mail utile a diffondere  i link del regolamento si cerca di convincere i dipendenti che : 

  • si è fatta un’analisi interiore “ ci siamo guardati dentro”  
  • si sono coinvolti  di tutti gli attori “ attraverso il  pellegrinaggio sulla Via trentina”
  • si tratta di un lavoro di inclusività “ sui tavoli di lavoro erano rappresentate tutte le professioni ?” 
  • sono stati  ascoltati tutti. Ma non è detto che l’ascolto sia stato attivo e soprattutto che si siano considerati tutti gli stimoli pervenuti. I dubbi li ho, mi si permetta, legati al fatto che di quella iniziale delibera autunnale  e dei successivi pareri invernali pervenuti, non mi pare che siano stati usati per migliorare il disegno della Riforma primaverile. 

Concludo dicendo che  finchè gli autori politici e/o  tecnici della mail sono tanto autoreferenziali ed hanno pochissima propensione al confronto non avremo mai la svolta di cui oggi il Sistema Sanitario ha esigenza. 

La Riforma sarebbe potuta essere lo strumento di coesione e partecipazione tra i nodi ( persone) della rete intra ed extra sistema. 

Comunque non ci perdiamo d’animo, vigiliamo attivamente sull’implementazione del regolamento organizzazione sanitaria e attendiamo fiduciosi  la prossima stagione sperando che sia quella giusta per tutti noi.

18 Maggio 2022 0 Commenti
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Il turismo e la sanità del Trentino accumunati dalla carenza di personale.

Da Paola Demagri 17 Maggio 2022

E’ necessario che la politica trentina non dorma sugli allori perché il tempo perduto non si recupera più!

Si è tenuta ieri presso il Palanaunia di Fondo la 76esima assemblea ASAT . Gli intervenuti, hanno toccato tematiche di attualità come gli effetti e l’eredità della pandemia, la Guerra in Ucraina, il rincaro delle materie prime. Un triste posto d’onore è stato riservato al grande tema della mancanza di lavoratori nel settore turistico. Ovviamente tale questione è trasversale in più ambiti ma in particolare in quello della sanità e del turismo. 

Come vi ho  raccontato nei giorni scorsi nel sistema sanitario vi è una perdita continua di professionisti ed una difficoltà a reperire nuove risorse. Le professionalità più ricercate sono quelle mediche e quelle infermieristiche,  queste ultime,  soprattutto presso le case di riposo. I primi invece  tendono a volgere lo sguardo verso gli ambiti privati dove pare trovino maggior accoglienza e capacità di trattenimento. Gli infermieri invece   scelgono l’azienda sanitaria per svariati motivi ed uno di questi riguarda una retribuzione  più favorevole rispetto a quella degli enti locali.

E in ambito turistico che cosa accade? 

La stagione 2022 è alle porte e le cronache nazionali ci parlano di un problema di carenza di personale generalizzato da nord a sud della penisola che sta assumendo dimensioni sempre più critiche. Le ultime previsioni evidenziano un fabbisogno di oltre 390.000 persone necessarie tra maggio e luglio per i servizi turistici. Con un aumento del 65% rispetto alla stagione estiva 2021. E’ evidente che non stiamo parlando del solo problema legato alle retribuzioni particolarmente basse e poco attrattive. Viene avanti anche la questione dei sostegni pubblici che anziché spronare l’addetto turistico a cercarsi un lavoro favoriscono la disoccupazione o l’accettazione di lavoro in nero. Si è visto che molti addetti alla ristorazione tendono a spostarsi verso altri ambiti dove vi è più tutela e garanzia accettando anche lavori notturni e festivi. Nell’ultimo anno i dati ci dicono e si è perso il 21% di dipendenti con  contratto a tempo indeterminato in quanto molti hanno deciso di licenziarsi e lasciare il lavoro. E’ inoltre implicito che la stagionalità del turismo crea discontinuità nel lavoro ed aumenti  la difficoltà a trovare nuove risorse. 

Prima del periodo della pandemia era importante cercare il lavoro, ora pare più importante avere tempo. Che la pandemia abbia fatto ripensare alle nostre vite?

La frase che rimbomba fortemente è :si vive una volta sola ! Per tale motivo sembra che gli operatori turistici preferiscano lasciare questo tipo di lavoro per cercarne uno nuovo  meno impegnativo e più facile ma che consenta soprattutto un ottimo bilanciamento fra il tempo lavoro è il tempo libero.

Il Trentino non può fare a meno dei  sanitari e degli addetti al  turismo. 

Fatta una breve analisi in ambito turistico e in ambito sanitario viene spontaneo ed automatico pensare che è necessario tornare ad essere in entrambi i casi appetibili e di interessanti per i lavoratori. 

Nel caso della sanità per evitare che i professionisti vadano verso il privato e che i servizi pubblici vengano privatizzati. 

Nel caso dell’ambito turistico per garantire l’apertura dei servizi turistici ed evitarne la loro conversione in servizi che abbisognano di meno risorse ( da albergo a B&B)

Per rendere entrambi i luoghi appetibili non possiamo dimenticare di considerare il cambiamento avvenuto nelle persone a seguito della pandemia, non possiamo non tenere in considerazioni le nuove necessità e soprattutto saper valutare il nuovo paradigma sociale ed economico.

In tutti i casi gli interventi dovranno partire dal periodo della scolarizzazione per favorire un cambiamento culturale, per poi agire durante la  formazione e preparare gli studenti ad un percorso formativo, sia in ambito sanitario che in ambito turistico, ad ottenere un’ esperienza professionale arricchente.Rimane poi lavorare nelle organizzazioni e nelle Aziende affinchè possano garantire e sviluppare il senso di appartenenza, il cosiddetto benessere organizzativo , formazione, carriera e retribuzione.  

Per far si che alla prossima Assemblea ASAT i dati forniti e gli umori dei presenti siano migliori è necessario che la politica trentina non dorma sugli allori perchè non si recupera più il tempo perduto!

17 Maggio 2022 0 Commenti
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La salute mentale un diritto per tutti!

Da Paola Demagri 15 Maggio 2022

A ognuno va garantito l’ accesso alle cure senza discriminazioni sulla base delle risorse finanziarie

La pandemia ha causato in tutto il mondo una crisi sanitaria e una crisi economica. Ma sempre più evidenti sono anche le ripercussioni che la diffusione del virus covid-19 ha creato sulla salute mentale degli individui. Lo stato di angoscia, la condizione di isolamento, il diffondersi della paura durante il periodo di lockdown e il  successivo stato di condizione generale del nostro paese ha portato all’insorgenza di importanti disturbi psicologici che in alcuni casi hanno acutizzato  patologie già presenti, in altri si sono sviluppati nuovi stati di inadeguatezza psicologica e psichiatrica. A farla da padrone durante i due anni di pandemia è stata sicuramente la forte incertezza. Per quanto concerne le prospettive future in modo particolare e per la condizione economica e lavorativa. I

l tutto aggravato dalla mancanza di una rete a supporto dell’individuo e della comunità. Le varie restrizioni applicate per limitare i contagi come per esempio la didattica distanza o il telelavoro hanno determinato un incremento dei sintomi legati ai sintomi di depressione.

I sintomi che più frequentemente si sono manifestati nelle persone sono stati stanchezza, debolezza, alterazioni dell’umore, ansia e disturbi del sonno. A questi si aggiungono altre condizioni di disagio legate ai rapporti con la famiglia, con i partner, con il mondo del lavoro e per i giovani con Il mondo dello studio e del tempo libero  condizione necessaria per mantenere un buon equilibrio psicofisico.

E fondi ne vengono stanziati?

Ciò che è incoerente con quanto sta accadendo sullo stato di benessere delle persone è l’insufficiente stanziamento di fondi sia a livello nazionale che a livello Provinciale destinati per la salute mentale. L’Italia è ora alle prese con lo Psicologo di base una nuova figura che collabora con il medico di base attraverso l’assistenza psicologica primaria. Se poi servisse, potrebbe indirizzare i pazienti verso alcuni specialisti per esempio lo psicoterapeuta o lo psichiatra. Poter lavorare a fianco del Medico di Medicina di Base potrebbe valutare il paziente soprattutto se il malessere riportato riguarda la sfera mentale. Dal punto di vista legislativo vi è un vuoto normativo che le Regioni stanno tentando di colmare, alcune sono particolarmente avanti.

E la PAT cosa fa?

E la nostra provincia di Trento che cosa sta facendo a tal proposito? A quanto pare non vi è sentore che la Giunta si stia occupando dell’area psicologica e della Salute Mentale dei cittadini trentini.

L’attenzione prestata agli psicologi è in effetti bassissima: scarso coinvolgimento dell’Ordine degli psicologi nelle decisioni politiche, totale assenza dai tavoli della riforma sanitaria degli psicologi e degli psichiatri, assenza di volontà di coordinare in un’unica rete l’attività libero professionale e quella pubblica. Basta pensare che gli iscritti all’Ordine degli psicologi di Trento sono circa 1100 e soltanto 60 sono dipendenti da APSS.Questo sta a  significare che l’investimento nel pubblico è nullo. Pochissimi sono gli associati in quanto il regime forfettario richiesto non è certamente favorevole.

A questo punto  il cittadino che si può rivolgere allo psicologo deve avere la possibilità di pagarsi le cure. E da qui nasce la disequità di accesso alle cure sanitarie. Ritornando quindi a parlare di psicologo di base possiamo pensare che anche la nostra Provincia attraverso l’autonomia si attivi quanto prima per legiferare in tema di funzioni e incardinamento di questa nuova figura?

Visti i ritardi della Giunta Provinciale saranno le minoranze consiliari ad occuparsi anche di questa tematica. L’Istituto Superiore di Sanità invita le regioni a farsi carico della questione dichiarando verosimile che la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi nei prossimi anni. Un accesso alle cure sembra oggi particolarmente complicato per molte persone Per questo una figura gratuita e di raccordo tra la popolazione di specialisti, come potrebbe essere lo psicologo di base è decisamente  un’ottima soluzione.

15 Maggio 2022 0 Commenti
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La Sanità provinciale…. un colabrodo

Da Paola Demagri 12 Maggio 2022

Coop in APSS: No grazie. La Sanità ha bisogno di professionisti che diano stabilità al sistema e non di pacchetti di prestazioni

Che il reperimento di risorse sanitarie sia un problema che parte da molto lontano a causa della mancata programmazione delle lauree quinquennali e specialistiche, è una questione  che riguarda non solo il Trentino ma  tutto il territorio nazionale.

In questa legislatura il  Governo provinciale per provare ad aumentare  la disponibilità di nuove risorse  ha avviato delle azioni migliorative  quali l’assunzione degli specializzandi, l’aumento del numero di borse di studio provinciali, l’implementazione dell’Università di Medicina e Chirurgia a Trento. Qualche passettino si è fatto. 

Contestualmente però le perdite di professionisti sono talmente tante che non vi è equilibrio tra entrate ed uscite. Il personale migra da APSS e va verso il privato, si sposta verso l’azienda sanitaria di Bolzano, verso la vicina regione veneta e non da ultimo verso le Cooperative. La questione delle Cooperative è davvero la più preoccupante di tutte perchè il rischio che i dipendenti di APSS si licenzino ed entrino a far parte delle risorse che fanno capo alle cooperative è elevatissimo.

Come  biasimare il medico che oggi lavora presso il Pronto Soccorso o un Punto Nascita ed ha come colleghi i cosiddetti gettonisti o dipendenti di una cooperativa e che fatti due conti decida di seguirli?

Essere dipendenti di APSS oggi non comporta avere delle opportunità in più, ma  averne alcune e perderne altre.

Essere dipendenti significa stabilità, formazione continua, garanzia di avere assicurate posizioni economiche e giuridiche, sviluppo professionale, carriera. Oggi però essere dipendenti non garantisce più sviluppare il senso di appartenenza, essere più motivati, avere migliori relazioni, sentirsi parte di un gruppo, poter gestire meglio il tempo lavoro-famiglia. 

Il rischio di un travaso di medici che da dipendenti possano passare alle cooperative è reale e imminente; la scelta deriva dal fatto che potranno andare a lavorare in periferia dove guadagneranno molto di più ed avranno da portare avanti la sola responsabilità clinico-professionale. Sarà sicuramente vincente anche la possibilità contrattuale personalizzata che avranno con la Cooperativa.

E a noi resta la Sanità come un colabrodo

12 Maggio 2022 0 Commenti
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La Sanità come un jukebox

Da Paola Demagri 10 Maggio 2022

Gettoni, gettonisti e cooperative: i nuovi modelli utilizzati per  colmare le carenze di personale in Azienda Sanitaria. 

Per ogni azienda, per ogni organizzazione è fondamentale mantenere i propri dipendenti motivati e coinvolti. Ci sono condizioni che influenzano la capacità di un’azienda di fidelizzare i propri dipendenti mantenendoli impegnati ed attingendo alla loro intelligenza cognitiva ed emotiva. 

Ancora più importante per ogni azienda è lavorare per mantenere bassi i tassi di tourover  perchè comportano costi elevati, perdita di competenza, grossi investimenti sulla formazione, dispersione di best practice. Tutti costi che rallentano le performance di una organizzazione, bloccandone la crescita, riducendone l’attrattività.

In questo periodo accade che  APSS in crisi di professionisti, medici e infermieri in particolare,  adotti metodi che vanno in direzione opposta alla fidelizzazione. Ne spiego il perchè. 

Si legge sulla stampa di questi giorni che l’Assessorato alla Salute e la Direzione Generale dell’APSS ritengano che  le cooperative e i gettonisti  siano  la soluzione alle carenza di personale. Utilizzare il personale proveniente dalle cooperative va in totale contrapposizione con ciò che ogni Azienda farebbe per fidelizzare i propri dipendenti. La Coop può offrire numeri di prestazioni, garantite da loro dipendenti che non sentono di certo l’appartenenza all’organizzazione stessa e la cui formazione non è continua. Che garanzia di elevata performance possiamo avere ? Che garanzia di stabilità dell’organico è possibile ottenere? Quali investimenti per il futuro possono essere fatti con chi opera per la Cooperativa? Non sta  a me giudicare ma il dubbio che il livello professionale sia diverso da quello a cui siamo abituati lo ho. 

Viene  anche naturale chiedersi perché i dipendenti delle Cooperative non possano passare a dipendenti dell’Azienda Sanitaria . Concorsi ne vengono pubblicati settimanalmente. la partecipazione al bando è davvero semplice, il superamento del concorso ovviamente dipenderà dalla preparazione del candidato. Un incardinamento in APSS permetterebbe di avere maggiori garanzie su tutto.

Racconto questo perchè sono molto preoccupata sull’uso di gettonisti e cooperative in quanto le esperienze che sono attive in Azienda bastano per far comprendere se questa è la direzione giusta da prendere. 

In Happy Days Fonzie accendeva il jukebox con un pugno mentre gli altri stavano tutti a guardare; ma qui cara Giunta stiamo parlando di cose serie e non di filmetti rilassanti che ci guardavamo negli anni settanta in attesa di cenare. La Sanità non può reggersi nè coi gettoni nè   coi gettonisti o altro qualsivoglia sistema temporaneo e non stabile che non ha  i presupposti dell’attrattività e della professionalizzazione. 

E non possiamo nemmeno rimanere ad aspettare che Hanry Winkler venga ad accendere il jukebox.

10 Maggio 2022 0 Commenti
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Quali prospettive per i pazienti cronici?

Da Paola Demagri 8 Maggio 2022

Parlando di cronicità, qualche informazione.

L’OMS definisce le malattie croniche come “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi” con chiaro riferimento all’impegno di risorse, umane, gestionali ed economiche.La malattia cronica si differenzia dalle patologie ad andamento acuto per alcune caratteristiche quali: insorgenza graduale nel tempo, necessità di cura continua e non risolutiva, necessità di assistenza sanitaria a lungo termine per migliorare la qualità di vita.

Le malattie croniche, in ragione dell’aumento della popolazione anziana, sono in continua crescita; le persone che ne sono affette sono spesso portatrici di più malattie con famiglie  in difficoltà per il carico che queste comportano.

 La “transizione demografica” determinata dall’aumento dell’aspettativa di vita e dal declino della natalità che caratterizza anche la nostra provincia si associa quindi ad una “transizione epidemiologica”, legata all’aumento delle malattie croniche. Le malattie croniche rappresentano un tema di estrema rilevanza per il Sistema sanitario provinciale, tanto da considerarle  dopo l’evento della pandemia la priorità in termini di investimenti tecnologici e strutturali. 

Ma per le risorse umane cosa sta facendo la PAT? 

A volerla dire tutta e bene sta facendo scappare i professionisti che dalle RSA cercano possibilità in APSS e dall’APSS cercano possibilità nel privato, in Alto Adige o fuori regione. Quelli più giovani e neolaureati addirittura non prendono in considerazione la nostra offerta provinciale ma guardano a proposte europee in quanto più professionalizzanti e meglio remunerate.

E le prospettive per i pazienti cronici in Trentino?

Gli obiettivi di cura nei pazienti con cronicità, non potendo essere rivolti alla guarigione, sono finalizzati al miglioramento del quadro clinico e dello stato funzionale, alla minimizzazione della sintomatologia, alla prevenzione della disabilità e al miglioramento della qualità della vita. Per realizzare tali obiettivi sono necessari interventi innovativi  dell’attuale sistema sanitario: un diverso modello integrato ospedale/territorio, una riorganizzazione complessiva dell’attività dei MMG e PLS, un approccio alla malattia cronica che riconosca e valorizzi la figura dell’infermiere di famiglia.

Ad aiutare la nostra PAT a prendere la strada giusta vi è il DM 71 che individua il Distretto quale perno del sistema , con la Casa della Comunità e gli Ospedali di Comunità. Questi interventi strutturali risiedono in decisioni che hanno un futuro a lungo termine. E da qui alla concretizzazione di queste strutture, per le quali per altro ho il forte dubbio vi siano risorse umane da mettere a disposizione? Purtroppo sarà un mero travaso di medici e infermieri che dal Poliambulatorio o dagli ambulatori periferici passeranno alla Casa della Comunità!

Oggi i servizi per pazienti cronici vengono mantenuti attivi?

Badate bene che ciò che sta accadendo in questo periodo potrebbe avere dei risvolti gravissimi sui pazienti cronici. Sul territorio noneso e solandro vi è una continua perdita di servizi per chiusure degli stessi con una motivazione che ormai non può più reggere: il COVID-19. Basta, non se ne può più che sia il Covid a chiudere tutto. Al virus non ci si deve arrendere ma lo si deve combattere.

Un elenco degli ambulatori chiusi

Punto Prelievi di Pellizzano= gli anziani ogni 15 giorni si devono recare a Malè per il prelievo del controllo della malattia cronica ( INR)

Ambulatorio di odontoiatria= sospeso perchè il riunito è obsoleto. Sembra che per questioni di budget si porti quello di Mezzolombardo a Malè e al San Giovanni ne arrivi uno nuovo. Vi sembra normale che Malè abbia una macchina di seconda mano?

Fototerapia= chiamando l’ambulatorio di dermatologia per prenotare le sedute con raggi UVB si scopre che per maggio vi è disponibilità e poi da giugno l’ambulatorio chiude. Dove andranno i pazienti affetti da psoriasi o altre patologie croniche dermatologiche?

Diabetologia= da un giorno all’altro il Medico diabetologo dell’Ospedale di Cles è stato trasferito all’ Ospedale di Arco che ha un PS con forte carenza di Medici. La coperta è corta lo sappiamo, ma togliere uno specialista su due significa ridurre a metà la disponibilità di visite e controlli ai pazienti diabetici.

Non parliamo poi dell’oculista, del ginecologo, del cardiologo che al Poliambulatorio di Malè sono diventati una rarità introvabile.

La realtà dei fatti è quella narrata dai pazienti che non trovano posti per visite e controlli utili alla gestione della propria malattia cronica.

Ti metti una mattina fuori dall’ospedale e dal Poliambulatorio e chiedi a chi passa coma va con la salute. Le risposte date rappresentano la delusione per avere una Sanità trentina che non è più in grado di offrire servizi. L’utente percepisce che da eccellente è passata a discreta.

Suvvia però non perdiamoci d’animo, diamo anzitutto all’Assessora materiale perché possa rendersi conto dei bisogni non soddisfatti, e magari domattina magicamente i servizi riaprono ; poi mettiamoci idee e proposte che il programma della Sanità va costruito dal 2023 guardando ad un futuro a lungo termine.

E non c’è più tempo da perdere!

8 Maggio 2022 0 Commenti
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Scoperto il sistema gestione politica della sanità in Trentino: campare alla giornata in base all’avanzare dei problemi.

Da Paola Demagri 7 Maggio 2022

Troppo complesso programmare perché significa prendersi degli impegni e rendere conto

Dopo 4 anni che la lega è al governo ho finalmente compreso con quale metodo viene gestita la politica trentina : se ti lamenti ricevi.

Sarebbe auspicabile di qualsiasi governo provinciale o nazionale che sia conoscerne il famoso “programma politico di legislatura” e anno dopo anno vederne raggiunti i risultati. Ebbene, stavolta non è andata così. O meglio, gazebo, programmi e proclami sono stati tanti e disseminati da nord a sud, a est a ovest del Trentino, in valle e in città ma obiettivi coerenti con il programma direi davvero pochi. Forse perché il programma era scarno?

La Sanità la più trascurata, pagheremo care le conseguenze

In modo particolare, la sanità è l’ambito che è stato più trascurato in termini di programmazione e di investimenti  di risorse, strutture, e tecnologia. L’assessore Segnana ha praticamente trascorso questi 4 anni a rincorrere i problemi anziché anticiparli o a risolverli prima che si trasformassero in situazioni gravi. Ovviamente non mi riferisco alla questione pandemia che ha colpito tutti, nessuno escluso. E di questo va detto che il Governo provinciale ha comunque beneficiato in gran parte delle soluzioni e delle risorse economiche messe a disposizione dal Governo italiano. Pochi sono stati gli interventi decisi in autonomia, o attraverso l’autonomia speciale. Ma veniamo al dunque della questione che mi sta tanto a cuore e prendo come esempio l’Ospedale di Cles.

Gli ultimi sei mesi di vita dell’Ospedale di Cles

Fino a sei mesi fa l’Ospedale ha viaggiato con proprie gambe e propria testa, la Giunta precedente lo aveva lasciato decisamente in ottima salute. Poi piano piano iniziano i problemi anche qui come nel restante mondo dell’APSS. Risorse umane da sostituire, tecnologia promessa e mai arrivata ( robotica ortopedica), chiusura del Punto Nascita per ben due volte, mancato ampliamento del pronto Soccorso, carenza di Specialisti.

Con il Collega Michele Dallapiccola abbiamo deciso di lamentarci per vedere se è possibile ottenere qualcosa di utile per la popolazione . Ebbene si. Ha funzionato anche con noi e non poco e quindi continueremo ad adottare questo metodo, magari anche su qualche altro Ospedale che malgrado abbia riferimenti politici locali di  maggioranza non mi pare che sia così attenzionato. 

Passo alla narrazione con dati alla mano cosicché il lettore possa verificare la veridicità di quanto scritto.

Un’interrogazione dopo l’altra per portare in luce i problemi

Il 10 febbraio con una interrogazione  portiamo alla luce la sospensione ( già da tempo comunicata alla Direzione Generale) degli interventi chirurgici e chiusura delle sale operatorie per carenza di chirurghi. Il 14 febbraio l’Assessorato corre ai ripari con un bando e di ieri la nomina del nuovo Primario di Chirurgia. Ben arrivato Dottor Ciarleglio. 

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Il 19 febbraio segnaliamo il pensionamento di due Medici di base che si aggiungono agli altri ancora non sostituiti , qualche giorno dopo ai Medici in servizio arriva la richiesta di aumentare il massimale da 1500 utenti a 1800 in modo tale da non lasciare scoperta l’utenza dei medici in pensione. Situazione tampone ma pur sempre qualcosa per dare garanzie al cittadino.

Poi arriva il turno del reparto di Ostetricia e Ginecologia del quale la Direzione generale ha in mano le dimissioni del Primario ma non le ufficializza ma le  facciamo emergere il 22 marzo con altra interrogazione. Il 26 marzo esce il bando per andare a coprire il posto che si libererà a breve. 

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Di questi giorni sappiamo della decisione di non attivare il servizio di Dialisi vacanza tanto caro ai dializzati che hanno seconde case in zona e a coloro che decidono di trascorrere le vacanze in Trentino e che hanno la possibilità di sottoporsi alle sedute dialitiche. Il servizio funziona dal 1979 e solo la pandemia lo ha bloccato. Di ieri un’interrogazione per chiedere lumi al Presidente.

Questa sera ennesimo annuncio . L’Assessora alla Salute, presa dal risolvere il problema emerso e dal fare campagna elettorale, dichiara che il servizio dialisi si farà anche questa estate. Noi ne siamo davvero felici ma non convinti che ciò che ha dichiarato mezzo stampa si realizzi. Motivi per non crederci ne abbiamo: generalmente l’istruttoria clinica  dei pazienti in dialisi vacanza ha un iter piuttosto lungo ( 4-5 mesi). Oggi il personale al Servizio dialisi ( di tutta l’APSS) è ridotto rispetto al fabbisogno, lo denuncia lo stesso Primario. Per formare e rendere autonomo un infermiere di dialisi  servono 4 mesi di stage presso il Servizio del Santa Chiara ed altri 4 di inserimento in loco. 

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Avremmo ancora altre richieste da portare avanti e visto che il sistema funziona per onestà e dovere verso i cittadini della mia valle e di quelle limitrofe porterò in luce altre carenze che stanno venendo avanti e sia mai che il metodo continui a funzionare.

Resta da raccontarvi dell’incontro che i Sindaci hanno avuto con l’Assessorato e APSS nella serata di giovedì. Tanti gli argomenti portati in luce durante la Conferenza dei Sindaci poche e laconiche le risposte ricevute. Oserei dire che stiamo toccando il fondo perchè la risposta data è stata …..”Ci sono posti che stanno peggio dell’Ospedale di Cles!“

Un chiaro esempio di campagna elettorale

7 Maggio 2022 0 Commenti
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