Paola Demagri
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La scelte, la collocazione, i percorsi del NOT vanno fatti provando a usare  le gambe di chi utilizzerà i vari servizi

Da Paola Demagri 11 Aprile 2022

Un inutile e continuo salto nel passato

Ogni volta che si parla di NOT è come se si entrasse nella macchina del tempo che con un click  ti fa tornare indietro di 20 anni. Nel  2001 si ventilava già l’ipotesi della costruzione di  un nuovo ospedale trentino. La politica, che negli anni si è susseguita, ne ha portato avanti l’idea tra progetti, commissioni, gare, tribunali e sentenze. Praticamente si è lavorato come i gamberi: avanti con le idee indietro con i passi. 

Per anni è sembrato che fosse la volta buona e invece nel 2022 siamo ancora qui con nulla di fatto. 

Non entro nel merito di sentenze e ricorsi e nemmeno di Governi più o meno responsabili.

Preferisco riflettere sulle motivazioni che 20 anni fa  avevano portato ad avviare l’dea di  un progetto strutturale per la sanità trentina per capire se oggi le motivazioni sono ancora valide. 

I 60 anni del Santa Chiara 

Nel 1960 iniziò la costruzione dell’Ospedale Santa Chiara che durò qualche anno. Per la sanità furono anni di cambiamento, di costruzione e riordino del sistema sanitario nazionale e provinciale. Di allora si legge che la struttura era all’avanguardia, con tecnologia moderna, stanze e percorsi interni ariosi e confortevoli.

L’attuale ospedale di Trento ha quindi 60 anni e li dimostra tutti. Negli ultimi 25 anni la clinica ha avuto delle profonde trasformazioni sia in termini di ricerca,di cura e assistenza ai pazienti e organizzazione sanitaria. L’ospedale, per effetto dell’evoluzione della medicina, risulta oggi obsoleto e non più funzionale alla modernità delle cure sanitarie. Nonostante negli anni si siano effettuati continui interventi edili e spostamenti di percorsi interni resta oggi un ospedale vetusto. Se la motivazione di vent’anni fa di costruire un nuovo ospedale riguardava principalmente la insufficiente capacità dell’ospedale Santa Chiara di rispondere ai bisogni di salute, trascorso questo lasso ampio di tempo i bisogni non possono che essere cambiati come sono intervenute nuove scelte politiche quali la Facoltà di Medicina.

La medicina evolve, la struttura invecchia. E il paziente dove sta? 

Nel 2001 la parola integrazione ospedale-territorio cominciava ad occupare i discorsi tecnico-politici sia a livello nazionale che a livello provinciale tanto da aver determinato, con insufficiente  successo, scelte importanti di riorganizzazione Distrettuale che permettessero l’attivazione di percorsi dedicati con la gestione e l’accompagnamento del paziente dall’ospedale al territorio e viceversa ( PDTA, Infermiere di percorso, Case Manager). 

Per motivi come questo  un ospedale non può essere considerato solo un contenitore ma deve essere visto come un attore di percorsi. Prendiamo ad esempio  la telemedicina che oggi è considerata la tecnologia che avanza. E’ naturale  pensare che il vecchio Santa Chiara non sia all’altezza di garantirla malgrado tutti gli interventi di edilizia fatti e rifatti , fra l’altro ormai fonti di spreco.  Così come la tecnologia all’interno del blocco operatorio che implica l’uso  sempre più di tecniche innovative come la robotica. In Azienda da mesi giace un robot per la chirurgia ortopedica che non ha  ancora trovato casa!

Il progetto dell’ormai vecchio NOT va completamente rivisto

Il Sistema sanitario trentino deve garantire e favorire l’eccellenza alla comunità trentina ed ecco quindi come sia necessario riprendere velocemente in mano la progettazione del Nuovo Ospedale alla luce delle nuove esigenze che devono tenere in considerazione aspetti organizzativi, sociali e sanitari. 

Provo ad elencarne alcuni che a mio modesto parere è opportuno considerare e metterli alla base di una nuova scelta. 

Aspetti organizzativi: 

  • nuovi modelli di lavoro inter e multidisciplinari 
  • evoluzione delle professioni
  • i livelli di intensità delle cure
  • ospedale luogo di cura e non di “soggiorno”
  • prevenzione
  • dualità ospedale territorio
  • fenomeni tecnologici 
  • fenomeno di ospedalizzazione 
  • centralizzazione della logistica per evitare gli sprechi
  • attrattività per professionisti e per gli utenti 
  •  ricerca 
  •  facoltà di Medicina 

Aspetti sanitari :

  • il sapere specialistico 
  • il quadro epidemiologico ( cronicità,long care,fine vita)
  • i fenomeni demografici ( invecchiamento della popolazione,grandi anziani,denatalità)
  • i fenomeni terapeutici
  • l’appropriatezza delle cure e dei ricoveri

Aspetti sociali :

  • il cittadino, la persona al centro dei progetti 
  • i riferimenti socio-economici e culturali
  • le multietnie
  • l’umanizzazione delle cure
  • la comunicazione 
  • l’urbanizzazione e il contesto ambientale 

Considerando quest’ultimo punto un accenno lo voglio fare rispetto alla zona, via al Desert, individuata per la costruzione del NOT che appare restrittiva e poco adatta anche ad un futuro ampliamento del nuovo ospedale visto che verrebbe costruito compresso tra tangenziale a ovest , rete ferroviaria a est,  fiume Fersina su-est e a nord urbanizzazione della città. 

Ipotizzare quindi anche la sua collocazione in una zona più adatta come quella di San Vincenzo è ad oggi più plausibile essendo ampia e aperta  a sviluppi futuri.

Tutto da ripensare? 

La politica, senza delegare a commissari o tecnici che hanno già dimostrato poca dimestichezza nella gestione della questione pasticciata e  rinviata per 20 anni,   ora decida senza procrastinare ulteriormente considerando invece senza indugi le nuove esigenze. 

11 Aprile 2022 0 Commenti
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Un giorno in aula consiliare accadde….

Da Paola Demagri 7 Aprile 2022

Ogni atto politico depositato è di grande utilità ai trentini

L’attività politica istituzionale di alto livello si sviluppa tendenzialmente durante l’attività d’aula, ma non vale per tutti e per sempre. Il livello  a cui ci si riferisce è quello della lealtà, della trasparenza, della veridicità delle informazioni che passano dentro l’aula. 

Un fatto che potrebbe mettere in dubbio che l’aula del Consiglio Provinciale sia il luogo della verità è quanto accaduto in questa tornata consiliare.

Attraverso una question time ( interrogazione a risposta immediata ), vai al link , i trentini ricevono una bella notizia. Alla precisa richiesta se vi è volontà politica di ampliare le reti del teleriscaldamento arriva una risposta che va oltre le aspettative! 20 milioni di euro per aumentare l’attuale rete in modo tale  da garantire un maggior utilizzo di materiale di scarto di legno e implementare la produzione di energia  rinnovabile. 

Tutti soddisfatti : l’interrogante, l’interrogato, le segherie, i boscaioli, le 26 aziende di teleriscaldamento. i trentini.

Tempi e modi non sono avviamente specificati, ma al momento ci può bastare la risposta.

Dopo qualche ora d’aula si torna sul tema energia elettrica con la richiesta di informativa sulle azioni politiche che il Governo trentino intende mettere in campo per gestire, attraverso l’autonomia, gli aumenti del costo energia. 

Attraverso un’articolata , ma a nostro parere, non esaustiva relazione  l’aula viene informata delle varie strategie politiche. Appare fin da subito un’informativa non onnicomprensiva in quanto dell’energia rinnovabile idroelettrica e della biomassa non se ne parla . Ma ciò che più appare poco chiaro  per noi Consiglieri e anche per  i trentini è il fatto che nella relazione compaiono i 20 milioni di cui si diceva sopra . Documento al link

Se ne chiede conto all’Assessore il quale conferma che  quei 20 mln ( citati in due occasioni) sono sempre gli stessi e sono quindi  dedicati sia ai fotovoltaici che  alle reti di teleriscaldamento. 

Incoerenza o  informazioni contraddittorie? Che sia l’una o che sia l’altra la motivazione, resta il fatto che chi  rimane a bocca asciutta saranno coloro che attenderanno invano  le reti del teleriscaldamento con un’entità di scarto di legname prodotto sottoutilizzato per le centrali di biomassa con un’esportazione di tale scarto do oltre il 56% di quello prodotto.

Abbiamo in casa la materia prima ( il legname)  che potrebbe portarci ad un sistema di autosostenibilità e autoproduzione di teleriscaldamento e ci tocca subire una politica poco lungimirante se non addirittura orientata a continuare a rimanere legata al gas di Putin vista la volontà di completare la metanizzazione in 47 comuni.

7 Aprile 2022 0 Commenti
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😡 Un corso di sole 68 ore ( ne sono sempre servite 1400 ) per imparare ad assistere gli anziani in RSA : la politica trentina si lascia trasportare da idee maldestre.

Da Paola Demagri 4 Aprile 2022

Un pò di cronistoria

Correva il 2014  e da Consigliera di UPIPA intercettati voci di corridoio interne che proponevano corsi brevi per Operatori dell’assistenza. Fui fortunata perchè terminai il mandato nel 2018 senza dover combattere per bloccare un’inopportuna scelta. A quell’epoca fra l’altro non vi era ancora la difficoltà a reperire personale: i concorsi erano partecipati, i corsi partivano con classi a numero pieno,  poi qualche studente mano a mano si perdeva come capita in ogni percorso formativo.

Poi nel 2019 arrivò la volta del corso OSS della durata di  un anno ma con la struttura del corso invariata per numerosità di ore d’aula, laboratorio e stage.Fu una svolta importante perchè si chiedeva allo studente un impegno maggiore e meno diluito nel tempo ma in risposta avremmo avuto a disposizione un maggior numero di OSS formati in un biennio. Era  il tempo delle prime avvisaglie di carenza di personale. 

Corre l’anno 2022 e Enti di formazione e Ricerca provinciali propongono corsi per ausiliari dell’assistenza di 68 ore che potranno essere ritenuti validi anche con una frequenza di 54 ore ( si abbuona sempre qualcosa). Il bando di adesione, viene promosso attraverso parole per nulla credibili ”proposta formativa che ha l’obiettivo di fornire competenze professionalizzanti a operatori della cura”.

Come giudicare questa scelta?

Ovviamente mi sia consentito esprimere un giudizio a questa deplorevole scelta se non altro per la mia esperienza personale:

  • ho insegnato alla scuola OSS per oltre 25 anni
  • gestito e coordinato operatori sanitari sia in ospedale che presso il Distretto per oltre 35 anni
  • amministrato una RSA tra le più grandi, per posti letto, del Trentino.

Chi oggi propone un corso di 68 ore per far fronte alle carenze di personale espone a rischio chi ha necessità di essere curato ed assistito; chiede un ulteriore investimento di tutoraggio perenne a coloro che saranno in turno con “i nuovi ausiliari della cura”; espone le RSA ad avere personale con performance insufficienti a garantire qualità, sicurezze e skill mix che consentano di ottenere esiti assistenziali positivi; sostituiscono gli OSS preparati con personale non qualificato; non parliamo poi delle condizioni economiche che creeranno ulteriori contrasti ( come non ve ne fossero già abbastanza).

E la Politica ha capito cosa accadrà?

La politica che oggi permette tale decisione non ha ben chiaro dell’evoluzione dei bisogni dell’ospite delle RSA ( basta pensare ai nuclei a minima  responsività o in stato vegetativo) e alle dimissioni precoci e pazienti clinicamente instabili. Una politica che espone i residenti fragili e le loro famiglie a subire decisioni che tentano di mantenere un assetto accettabile dal punto di vista dei numeri, non lo sarà dal punto di vista della qualità. Una politica che non sceglie e si lascia trasportare da chi ha l’idea più bizzarra e meno impegnativa economicamente, praticamente assistenza al ribasso.

In 68 ore ( che saranno 54 se sfrutteranno la possibilità di frequentarne l’80%) quei futuri studenti non faranno nemmeno in tempo a capire se saranno vocati per  una professione sanitaria; non avranno acquisito nessuna tecnica assistenziale e nessun linguaggio tecnico utile a passare e raccogliere le informazioni durante il turno di servizio. 

Vedo un rischio enorme che avanza che piomberà nelle nostre APSP e forse non saranno più considerate luogo sicuro, protetto e di qualità.

4 Aprile 2022 0 Commenti
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Il contributo delle Donne Autonomiste alla vita e alle scelte del Partito Autonomista Trentino Tirolese

Da Paola Demagri 31 Marzo 2022

Domenica 3 aprile 2022 si celebra il congresso del Partito Autonomista Trentino Tirolese.

PATT il partito che forte della sua esperienza vuole essere protagonista in questo momento storico politico fatto di incertezze, difficoltà, confusione E’ il momento di ripartire, irrobustiti e convinti che per essere protagonisti-attivi di un’azione politica che interessi ai trentini e guardi al Trentino, è necessario essere credibili, coraggiosi e autentici autonomisti. Per fare una proposta che piaccia le idee devono essere forti, innovative e praticabili ma soprattutto i proponenti devono essere disponibili al dialogo e aperti al coinvolgimento.

Le Donne autonomiste del PATT hanno raccolto idee e proposte per accompagnare e rafforzare la tesi congressuale del Segretario Simone Marchiori e la Vicesegretaria Bergamo Roberta.

Apri al link

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S.O.S. Sanità Trentina – Direttori cercasi

Da Paola Demagri 29 Marzo 2022

Ospito oggi il contributo di Federico , un giovane medico che spera in un futuro fatto di crescita professionale e possibilità di carriera

Questo non è certo un periodo particolarmente facile per la sanità, sia a livello nazionale che locale. Ma forse noi, in Trentino, terra autonoma, dovremmo riuscire a fare di più e meglio. Questo è il quesito che attanaglia le menti di medici e cittadini, che non sanno spiegarsi perché la nostra Apss (Azienda Provinciale per Servizi Sanitari) sembra essere rapidamente scaduta da eccellenza a mediocrità trentina.

Ebbene, seppur sia vero che la classe medica sta attraversando ovunque un periodo di transizione delicato, in cui una vecchia generazione sta lasciando il timone e una nuova sta tentando a fatica di prenderlo, è altrettanto vero che chi attualmente governa il nostro sistema sanitario provinciale non manifesta certo quelle capacità organizzative che sarebbero invece d’uopo a chi è chiamato a svolgere determinati compiti. Ciò è reso evidente, per esempio, da come viene gestita la sostituzione dei primari, fondamentali per garantire il funzionamento dei differenti servizi.

Ma che cosa accade quando un’unità operativa rimane senza primario?

Come cambia il modo di lavorare e di rapportarsi con il mondo della politica, con i problemi amministrativi ed economici per un reparto che rimane senza guida? Queste sono domande che racchiudono in sé un’enorme problematica che si sta manifestando nella nostra provincia e che sottolinea, giova ribadirlo, se ancora ve ne fosse necessità, l’incapacità e l’impreparazione di chi attualmente dovrebbe garantire il buon funzionamento dell’Apss.

Il Direttore di struttura complessa, comunemente detto primario, è colei/colui che detta le linee guida del reparto, stabilisce gli obiettivi da raggiungere durante l’anno, tiene il conto delle prestazioni erogate ed ha una visione, per così dire “aerea” dello stesso. Cioè ha il privilegio di osservare il suo reparto e l’ospedale dall’alto, nel suo insieme, così da poterne individuare criticità e mancanze, in modo da proporre correttivi e miglioramenti. Un compito organizzativo arduo, che spesso si scontra con le problematiche economiche e le convenienze politiche ma che è fondamentale per mettere in comunicazione il mondo clinico con quello più squisitamente amministrativo. Rappresenta dunque un punto di raccordo di fondamentale importanza, una figura imprescindibile sia per i suoi aspetti amministrativi, sia per quelli sanitari, che comunque mantiene, lavorando a stretto contatto con i colleghi impegnati nella clinica quotidiana e da cui raccoglie osservazioni e istanze da evidenziare a chi di dovere.

Non sono inoltre di secondo piano gli aspetti riguardanti le competenze e con esse, le responsabilità che il Primario assume in quanto guida del reparto. Nella medicina moderna il lavoro di gruppo, o d’equipe, è fondamentale, ed esso, per poter funzionare adeguatamente ha assoluta necessità di una chiara gerarchia che identifichi i poteri e le professionalità, definendone le competenze e le mansioni. Ecco quindi che il reparto per così dire “decapitato”, non può più offrire a chi lavora nell’Unità Operativa, quella tranquillità professionale inderogabile per promuovere la serenità del personale sanitario, inteso in senso lato, che è ivi impiegato.

Dirette conseguenze sono quindi l’abbandono della struttura ospedaliera da parte del lavoratore e la mancanza di attrattività della stessa per i sostituti, spesso giovani e pertanto attenti nella ricerca di un ospedale che sappia garantire sia possibilità di carriera, sia l’individuazione di una chiara persona esperta, che funga da riferimento nella complessa professione medica.

Perchè il Primario ha un ruolo centrale?

Il Primario è infatti, in sostanza, un collega che racchiude in sé, per merito ed esperienza, quelle competenze tecniche ed amministrative che lo rendono insostituibile e non altrimenti rappresentabile, nella gestione dell’unità operativa, che deve essere efficiente e organizzata per fornire un adeguato servizio alla popolazione, che sappia quindi far fronte a quello che si potrebbe definire il “bisogno di salute” della cittadinanza, che a quel reparto e a quell’ospedale fa riferimento.

Per quanto scritto appare quindi un errore particolarmente grave temporeggiare sulla nomina dei Primari lasciando i reparti in balia di se stessi, o ricorrere con troppa facilità al cosiddetto primariato “a scavalco” in cui un Direttore diviene capo di due reparti, senza poter garantire la propria presenza costante e necessaria.

Come si è detto una riflessione è anche da farsi sulla mancanza di professionisti sanitari sul nostro territorio, che, per certi versi è dovuta anche a questa incapacità da parte dei governanti nelle nomine dei Direttori. Non è infatti sufficiente essere una provincia autonoma e, se è vero, garantire degli stipendi base più alti. Fondamentale è anche offrire una crescita professionale e possibilità di carriera, aspetti questi, che contemplano sicuramente anche la creazione di un ambiente lavorativo stimolante e sereno, per essere attrattivi e per poter generare a loro volta professionalità di livello sempre maggiore e aumentare così la qualità del Sistema Sanitario Provinciale.

Sono convinto che la storia sia fatta di cicli, talvolta facili, gioiosi, talvolta più ostici, carichi di problematiche e dunque necessitanti di nuovi stimoli. Le più grandi soddisfazioni, soprattutto dal punto di vista professionale, si raggiungono dopo i lavori più difficili e intensi, dopo i periodi più bui.

Per superare i quali è d’obbligo prendere decisioni difficili, ma imprescindibili per garantire poi il futuro dell’oggetto in questione, in questo caso l’Apss, azzerando i vertici e con essi le linee di indirizzo sin ora adottate ed evidentemente non più adeguate, per mettere un punto, riflettere, e andare a capo.

Federico Busetti

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La PAT spreca energia a farsi impugnare leggi, anzichè attivarsi per produrne di rinnovabile

Da Paola Demagri 27 Marzo 2022


A febbraio 2021 dal territorio noneso arrivavano segnali di preoccupazione di un sottoutilizzo di un bene primario che il territorio dispone  in abbondanza, il legno. Materiale poco o per nulla considerato per la produzione di energia rinnovabile. I proprietari di centrali di biomassa certamente più lungimiranti dei politici al Governo, non si capacitano ancora oggi del perchè non si prendano decisioni che abbiano alla base la sostenibilità, l’autoproduzione, l’autonomia. 

Biomasse ed energia 

L’energia prodotta da biomasse, ovvero dall’insieme dei prodotti organici vegetali e animali utilizzati a fini energetici, rappresenta una delle principali fonti di energia rinnovabile attualmente consumata nell’UE e, in prospettiva degli obiettivi 2030, acquisirà ancora maggiore rilevanza. 

Anche in provincia di Trento, le biomasse rappresentano una quota significativa di consumi, dopo l’energia idroelettrica sono la fonte rinnovabile più utilizzata. Il legno da foresta, inteso nei suoi più vari sottoprodotti (residui dalle operazioni di taglio, scarti di prima lavorazione, legna da ardere) è senza dubbio l’elemento principale.Fra le biomasse legnose, di particolare rilievo è la  biomassa comunemente definita “cippato”, ottenuta per semplice sminuzzatura meccanica di legno vergine da materiale di scarto di altre produzioni agricole, forestali o di segagione.Il cippato è in Trentino una delle materie prime di alimentazione delle centrali di teleriscaldamento e impianti di produzione di energia termica ed elettrica per residenze, terziario e strutture turistiche.

Disponibilità di un bene primario e suo sottoutilizzo

Negli ultimi anni, la disponibilità locale di cippato ha permesso la costruzione di alcuni impianti di teleriscaldamento, localizzati perlopiù in aree prive di reti di metano. Negli ultimi tre anni inoltre, dopo la tempesta Vaia, molti alberi schiantati possono essere utilizzati per produrre cippato.

Poiché quasi la metà del territorio del Trentino Alto Adige è costituito da foreste e boschi, gli impianti per la diffusione di calore prodotti in questa regione sono in larga parte basati su forme di energia pulita e rinnovabile ma purtroppo sono ancora pochi.

Per esempio In Val di Non sono presenti quattro impianti di teleriscaldamento che hanno permesso soprattutto in zone non raggiunte dalla rete del metano di ottimizzare le emissioni e le spese di questi centri abitati. E sul resto del Trentino perché non espandere la produzione di energia rinnovabile? Perché a tutt’oggi con un caro bollette di energia e gas il Governo Provinciale non si è ancora né espresso né attivato in tal senso? 

Grosse aziende trentine stanno chiudendo i battenti per insostenibilità dei costi energetici e delle materie prime e la PAT è ancora li che convoca tavoli di lavoro sui quali non arriva uno straccio di idea. 

Il PATT a quell’epoca interrogò la Giunta per chiedere chiarezza in merito . 

Arrivò una risposta laconica che lasciò  basiti gli stessi proprietari delle centrali. 

In sostanza la PAT ribadiva che è facoltà degli operatori degli impianti di teleriscaldamento implementare la propria rete tramite saturazione o estensione, fatta salva una stretta interlocuzione con il Comune in cui sorge la centrale per addivenire all’organica pianificazione dell’approvvigionamento energetico degli utenti del territorio alla luce dell’estensione del servizio di distribuzione del gas metano.

Non solo, ma si rimandava a ulteriori  valutazioni. Cioè nelle aree servite da teleriscaldamento a biomassa legnosa, nelle quali i comuni hanno richiesto anche l’estensione della metanizzazione,  secondo la Giunta leghista, dovranno essere svolti adeguati approfondimenti tecnico/finanziari per confermare la compatibilità delle due modalità di approvvigionamento energetico su un arco temporale di medio-lungo periodo.

Dalla  risposta del 2021 è trascorso un anno e nel mezzo è accaduto il peggio: costo energia alle stelle, aziende trentine che chiudono e nessun passo avanti sugli impianti di biomassa.

Un anno perso a farsi impugnare leggi, come quelle sulle centrali idroelettriche tanto per rimanere in tema di energia .

27 Marzo 2022 0 Commenti
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Assistenza psicologia un diritto di tutti

Da Paola Demagri 24 Marzo 2022

La pandemia ha lasciato segni indelebili sulla popolazione mondiale e naturalmente anche su quella italiana e trentina. Le misure restrittive anche dure come i primi lockdown, la paura di ammalarsi, l’aver contratto la malattia magari in forma grave, la mancanza di socialità, l’isolamento e la solitudine, hanno sicuramente inciso sulla salute psico fisica di molte persone. Un’assistenza psicologica facilmente accessibile è innegabile possa aiutare a superare difficoltà che molto spesso non sono manifestate.

Ormai numerose ricerche sono concordi nel rilevare che esiste un malessere diffuso con disturbi mentali, seconda causa di disabilità. La pandemia ha accelerato ed evidenziato tale malessere. La sofferenza psicologica era per altro presente già prima della pandemia ma il SSP se ne è occupato poco. 

Oggi è necessario fare delle considerazioni anche di tipo economico ( rapporto tra costi/benefici) e considerare che gli interventi psicologici sono un investimento che producono risparmio ( assenze dal lavoro, abbandono scolastico, stress ..).

Può la PAT incidere sulla salute individuale e collettiva?

Al fine di tutelare la salute e il benessere psicologico individuale e collettivo, tenendo conto, in particolare, delle forme di disagio psicologico dei bambini e degli adolescenti, degli adulti e degli anziani conseguenti alla pandemia da COVID-19 la PAT ha il dovere di attivarsi . Può, deve,  assicurare  prestazioni psicologiche, anche domiciliari, a cittadini, minori ed adulti e garantire le attività previste dai livelli essenziali di assistenza (LEA)

Così come supportare il personale delle istituzioni scolastiche statali, gli studenti e le famiglie attraverso servizi professionali per l’assistenza e il supporto psicologico in relazione alla prevenzione e al trattamento dei disagi. Interventi sullo stato di solitudine degli anziani a seguito di un lutto, dell’istituzionalizzazione, della lontananza  dei figli per necessità lavorative. 

Il PATT ha sentito la necessità di informarsi  a tal riguardo per approfondire la questione tanto da richiedere all’Ordine degli Psicologi di poter intervenire in  4 Commissione per analizzare l’attuale scenario.

Quale futuro per la salute mentale? 

Il malessere di una società che grazie a strumenti voluti e supportati dalla PAT ,e ampiamente raccomandati dal Ministero della Salute con Fondi dedicati,  possa trasformarsi in benessere del singolo e della collettività

Oggi l’Unità Operativa di Psicologia dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari non garantisce ancora, come avviene per le altre professioni sanitarie specialistiche, l’accesso tramite CUP telefonico ed online (h.24) dell’APSS. I cittadini o le famiglie per prenotare una visita psicologica, o un esame psicodiagnostico, o per iniziare una psicoterapia devono rivolgersi solo ad uno dei diversificati numeri telefonici dei 10 servizi territoriali di loro residenza.

L’accesso all’assistenza psicologica risulta pertanto pesantemente condizionato: a) da orari telefonici legati alla presenza di giornate e orari lavorativi nelle singole sedi; b) dall’impossibilità di fruire dell’assistenza psicologica in sedi diverse da quella di residenza, il che limita l’opportunità di scegliere liberamente luoghi e tempistiche; c) da liste di attesa non aperte su tutto il livello provinciale. Ne è così gravemente limitata pure l’opportunità: a) di scegliere tra una lista di psicologi in attività libero professionale e/o in convenzione; b) di fruire di un invio da parte del medico di medicina generale con codice di priorità come succede per tutte le visite specialistiche. Si aggiunga che nell’ultima strutturazione del sito dell’APSS (https://www.apss.tn.it/Servizi-e-Prestazioni) i Servizi di Psicologia sono occultati all’interno del servizio “Dipendenze e salute mentale”.

Una riforma sanitaria ottusa che non ha considerato la rimodulazione del Servizio di Psicologia e l’attivazione di processi interconnessi tra liberi professionisti e dipendenti di APSS in grado di dare il giusto e doveroso supporto a coloro che vivono uno stato di disagio psicologico.

Va garantito un accesso alle cure per tutti, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche e porre freno alle diseguaglianze di trattamento.

Con il collega Dallapiccola abbiamo depositato un’interrogazione, che puoi leggere al LINK , della quale attendiamo a breve segnali dalla Giunta.

24 Marzo 2022 0 Commenti
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Ogni paesaggio ha la sua storia unica e irripetibile.

Da Paola Demagri 23 Marzo 2022

Malga Ces – San Martino di Castrozza

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Il valore delle minoranze linguistiche: la nostra Regione può essere un faro.

Da Paola Demagri 22 Marzo 2022

La Guerra in Ucraina e le questioni geopolitiche, ma non solo. 

Da circa 20 giorni è scoppiata una guerra ai confini dell’Europa. In parte annunciata da tempo e scongiurata da tutti. I negoziati sono aperti ma non è chiaro se decreteranno la fine delle atrocità. Le motivazioni risiedono ovviamente in questioni a livello mondiale che si sommano a quelle di una crisi tra Russia ed Ucraina.  L’indipendenza dell’Ucraina del 1991, la successione di Governi filo-russi e filo-europei, l’occupazione della Crimea annessa poi alla Russia, la popolazione del Donbass di lingua russa e le questioni sulla lingua ucraina e quella russa. Si, anche la questione delle minoranze linguistiche è da considerarsi un elemento di discordia tra i due Stati. 

Due lingue che hanno lo stesso alfabeto , quella ucraina influenzata dalla lingua polacca e slava . Nell’era sovietica l’uso dell’ucraino era stato scoraggiato ma invece fortemente sopravvissuto tanto da essere parlato dal 70% della popolazione. 

Ovviamente il tema delle lingue è forte e sempre al centro dell’attenzione perché determina l’appartenenza culturale ed identitaria ad un popolo piuttosto che ad un altro.

Preoccupante è che la  crisi di oggi accentua le faglie etno-linguistiche esaltate dalle forze estremiste che non aiutano a raggiungere la pace tra i popoli.  

Le minoranze linguistiche possono convivere ed essere forza propulsiva di un territorio?

Si, lo sono e la nostra Regione nè è l’esempio più eclatante. Una delle caratteristiche del nostro territorio di confine è proprio la convivenza tra popoli che appartengono a gruppi linguistici diversi: italiana, tedesca, ladina, mochena ,cimbra. Per la nostra Regione il multilinguismo è l’elemento fondamentale che ha dato senso e significato all’Autonomia.

Di questa peculiarità territoriale ne è particolare promotore il Circolo Michael Gaismayr di Trento che la scorsa settimana ha voluto incontrare i rappresentanti delle forze politiche regionali. Gli intenti del Circolo sono quelli di offrire spunti e riflessioni affinché la compresenza di minoranze linguistiche sia un patrimonio da non disperdere ma che avvalori la costruzione di un’Europa Unita. Coesa, pacifica e democratica in grado di affrontare le sfide di oggi e del domani nel rispetto dell’identità dei popoli. Quindi tutto fuorché guerre, dissidi, conflitti. Gruppi pacifici che delle diversità ne fanno un patrimonio inestimabile che va rinnovato e valorizzato.

Quali strumenti possono essere utili a mantenere l’identità dei popoli?

Ovviamente gli strumenti principali risiedono nello Statuto dell’Autonomia Speciale, nelle competenze dell’ente regionale, e nelle strategie politiche di Trento e Bolzano. A questi si aggiungono formazione, scuola, informazione, cultura, ricerca.

Il Circolo si spinge addirittura ad una riforma dell’Ente Regione che prevede una serie di interventi politici e normativi forse utili ad avviare un percorso dentro un contesto mutato rispetto al passato, in un mondo contemporaneo dove la digitalizzazione può condizionare il popolo, la politica e l’economia. Sedersi ad un tavolo può essere lo strumento giusto, e il PATT non si tira certamente indietro.

Senza presunzione possiamo dire che la lunga convivenza nella nostra Regione delle diverse etnie, può essere faro per chi oggi espone la vita dei civili alle atrocità della guerra che pare non possa al momento trovare pace.

22 Marzo 2022 0 Commenti
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Risparmio energetico: palliativi ma efficaci interventi

Da Paola Demagri 20 Marzo 2022

Il non senso dell’assalto agli scaffali

In questi giorni si è assistito ad un vero assalto agli scaffali dei supermercati. La guerra in Ucraina ha generato una vera psicosi per accaparrarsi i prodotti a lunga conservazione. Tale inopportuno comportamento qualcuno sostiene che sia stato frutto di vere e proprie fake news che ostentano la limitatezza delle forniture di alcune materie prime da parte dell’Ucraina.

Però parlare di un’emergenza è parso davvero esagerato. A mio parere anche fuori luogo quello di adottare un comportamento di approvvigionamento per se stessi in un momento dove il popolo in guerra non ha  a disposizione nemmeno i beni di prima necessità. Incoerente è  essere virtuosi nel donare e isterici nel fare dispensa. 

Risparmiare si può : un compromesso tra illuminazione e sicurezza

Diverso invece il discorso da fare per la questione energetica dove il prezzo delle materie prima è notevolmente schizzato nell’ultimo mese. Alcuni Comuni hanno adottato una prima misura abbassando di uno-due  gradi il riscaldamento di alcuni locali pubblici. Si sa bene che questi siano interventi palliativi e non risolutivi. Un simile discorso può essere fatto sul tema dell’illuminazione pubblica auspicando che anche la Provincia Autonoma di Trento posso fare una valutazione legata a misure di risparmio energetico e salvaguardia della sicurezza delle strade. Sono temi quelli trattati che possono contribuire, ma non risolvono, la grande questione caro prezzo energetico. 

Con il Consigliere collega Michele Dallapiccola abbiamo quindi  depositato una mozione. Vedi LINK attraverso la quale si chiede alla Giunta di  adottare una strategia condivisa con i Comuni del Trentino al fine di contenere il consumo di energia elettrica per l’illuminazione pubblica. Una regolamentazione più stringente di accensione e spegnimento delle luci in base agli orari di alba e tramonto che mutano velocemente. Un’azione attenuante ma pur sempre efficace se sommata ad altri interessanti interventi contenitivi.

Purtroppo una tristissima vicenda quella della Guerra In Ucraina che attraverso la sua brutalità spinge ogni popolo ad adottare comportamenti nuovi, talvolta protettivi ( le scorte), altre volte di tipo economico ( risparmio energetico), che in tempo di pace spesso si sottovalutano e non si considerano. Per altro nel caso del risparmio energetico e del riscaldamento sono comportamenti coerenti con gli intenti, da tempo dichiarati necessari da parte di tutti gli Stati mondiali, di intervenire urgentemente per evitare il surriscaldamento della terra.

Facciamo che sia l’intelligenza umana, la cura dell’ambiente, la necessità di una prospettiva globale ad essere guide nei nostri comportamenti e non la Guerra ad insegnarci ad essere migliori.

20 Marzo 2022 0 Commenti
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