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Il contributo delle Donne Autonomiste alla vita e alle scelte del Partito Autonomista Trentino Tirolese

Da Paola Demagri 31 Marzo 2022

Domenica 3 aprile 2022 si celebra il congresso del Partito Autonomista Trentino Tirolese.

PATT il partito che forte della sua esperienza vuole essere protagonista in questo momento storico politico fatto di incertezze, difficoltà, confusione E’ il momento di ripartire, irrobustiti e convinti che per essere protagonisti-attivi di un’azione politica che interessi ai trentini e guardi al Trentino, è necessario essere credibili, coraggiosi e autentici autonomisti. Per fare una proposta che piaccia le idee devono essere forti, innovative e praticabili ma soprattutto i proponenti devono essere disponibili al dialogo e aperti al coinvolgimento.

Le Donne autonomiste del PATT hanno raccolto idee e proposte per accompagnare e rafforzare la tesi congressuale del Segretario Simone Marchiori e la Vicesegretaria Bergamo Roberta.

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31 Marzo 2022 0 Commenti
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S.O.S. Sanità Trentina – Direttori cercasi

Da Paola Demagri 29 Marzo 2022

Ospito oggi il contributo di Federico , un giovane medico che spera in un futuro fatto di crescita professionale e possibilità di carriera

Questo non è certo un periodo particolarmente facile per la sanità, sia a livello nazionale che locale. Ma forse noi, in Trentino, terra autonoma, dovremmo riuscire a fare di più e meglio. Questo è il quesito che attanaglia le menti di medici e cittadini, che non sanno spiegarsi perché la nostra Apss (Azienda Provinciale per Servizi Sanitari) sembra essere rapidamente scaduta da eccellenza a mediocrità trentina.

Ebbene, seppur sia vero che la classe medica sta attraversando ovunque un periodo di transizione delicato, in cui una vecchia generazione sta lasciando il timone e una nuova sta tentando a fatica di prenderlo, è altrettanto vero che chi attualmente governa il nostro sistema sanitario provinciale non manifesta certo quelle capacità organizzative che sarebbero invece d’uopo a chi è chiamato a svolgere determinati compiti. Ciò è reso evidente, per esempio, da come viene gestita la sostituzione dei primari, fondamentali per garantire il funzionamento dei differenti servizi.

Ma che cosa accade quando un’unità operativa rimane senza primario?

Come cambia il modo di lavorare e di rapportarsi con il mondo della politica, con i problemi amministrativi ed economici per un reparto che rimane senza guida? Queste sono domande che racchiudono in sé un’enorme problematica che si sta manifestando nella nostra provincia e che sottolinea, giova ribadirlo, se ancora ve ne fosse necessità, l’incapacità e l’impreparazione di chi attualmente dovrebbe garantire il buon funzionamento dell’Apss.

Il Direttore di struttura complessa, comunemente detto primario, è colei/colui che detta le linee guida del reparto, stabilisce gli obiettivi da raggiungere durante l’anno, tiene il conto delle prestazioni erogate ed ha una visione, per così dire “aerea” dello stesso. Cioè ha il privilegio di osservare il suo reparto e l’ospedale dall’alto, nel suo insieme, così da poterne individuare criticità e mancanze, in modo da proporre correttivi e miglioramenti. Un compito organizzativo arduo, che spesso si scontra con le problematiche economiche e le convenienze politiche ma che è fondamentale per mettere in comunicazione il mondo clinico con quello più squisitamente amministrativo. Rappresenta dunque un punto di raccordo di fondamentale importanza, una figura imprescindibile sia per i suoi aspetti amministrativi, sia per quelli sanitari, che comunque mantiene, lavorando a stretto contatto con i colleghi impegnati nella clinica quotidiana e da cui raccoglie osservazioni e istanze da evidenziare a chi di dovere.

Non sono inoltre di secondo piano gli aspetti riguardanti le competenze e con esse, le responsabilità che il Primario assume in quanto guida del reparto. Nella medicina moderna il lavoro di gruppo, o d’equipe, è fondamentale, ed esso, per poter funzionare adeguatamente ha assoluta necessità di una chiara gerarchia che identifichi i poteri e le professionalità, definendone le competenze e le mansioni. Ecco quindi che il reparto per così dire “decapitato”, non può più offrire a chi lavora nell’Unità Operativa, quella tranquillità professionale inderogabile per promuovere la serenità del personale sanitario, inteso in senso lato, che è ivi impiegato.

Dirette conseguenze sono quindi l’abbandono della struttura ospedaliera da parte del lavoratore e la mancanza di attrattività della stessa per i sostituti, spesso giovani e pertanto attenti nella ricerca di un ospedale che sappia garantire sia possibilità di carriera, sia l’individuazione di una chiara persona esperta, che funga da riferimento nella complessa professione medica.

Perchè il Primario ha un ruolo centrale?

Il Primario è infatti, in sostanza, un collega che racchiude in sé, per merito ed esperienza, quelle competenze tecniche ed amministrative che lo rendono insostituibile e non altrimenti rappresentabile, nella gestione dell’unità operativa, che deve essere efficiente e organizzata per fornire un adeguato servizio alla popolazione, che sappia quindi far fronte a quello che si potrebbe definire il “bisogno di salute” della cittadinanza, che a quel reparto e a quell’ospedale fa riferimento.

Per quanto scritto appare quindi un errore particolarmente grave temporeggiare sulla nomina dei Primari lasciando i reparti in balia di se stessi, o ricorrere con troppa facilità al cosiddetto primariato “a scavalco” in cui un Direttore diviene capo di due reparti, senza poter garantire la propria presenza costante e necessaria.

Come si è detto una riflessione è anche da farsi sulla mancanza di professionisti sanitari sul nostro territorio, che, per certi versi è dovuta anche a questa incapacità da parte dei governanti nelle nomine dei Direttori. Non è infatti sufficiente essere una provincia autonoma e, se è vero, garantire degli stipendi base più alti. Fondamentale è anche offrire una crescita professionale e possibilità di carriera, aspetti questi, che contemplano sicuramente anche la creazione di un ambiente lavorativo stimolante e sereno, per essere attrattivi e per poter generare a loro volta professionalità di livello sempre maggiore e aumentare così la qualità del Sistema Sanitario Provinciale.

Sono convinto che la storia sia fatta di cicli, talvolta facili, gioiosi, talvolta più ostici, carichi di problematiche e dunque necessitanti di nuovi stimoli. Le più grandi soddisfazioni, soprattutto dal punto di vista professionale, si raggiungono dopo i lavori più difficili e intensi, dopo i periodi più bui.

Per superare i quali è d’obbligo prendere decisioni difficili, ma imprescindibili per garantire poi il futuro dell’oggetto in questione, in questo caso l’Apss, azzerando i vertici e con essi le linee di indirizzo sin ora adottate ed evidentemente non più adeguate, per mettere un punto, riflettere, e andare a capo.

Federico Busetti

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La PAT spreca energia a farsi impugnare leggi, anzichè attivarsi per produrne di rinnovabile

Da Paola Demagri 27 Marzo 2022


A febbraio 2021 dal territorio noneso arrivavano segnali di preoccupazione di un sottoutilizzo di un bene primario che il territorio dispone  in abbondanza, il legno. Materiale poco o per nulla considerato per la produzione di energia rinnovabile. I proprietari di centrali di biomassa certamente più lungimiranti dei politici al Governo, non si capacitano ancora oggi del perchè non si prendano decisioni che abbiano alla base la sostenibilità, l’autoproduzione, l’autonomia. 

Biomasse ed energia 

L’energia prodotta da biomasse, ovvero dall’insieme dei prodotti organici vegetali e animali utilizzati a fini energetici, rappresenta una delle principali fonti di energia rinnovabile attualmente consumata nell’UE e, in prospettiva degli obiettivi 2030, acquisirà ancora maggiore rilevanza. 

Anche in provincia di Trento, le biomasse rappresentano una quota significativa di consumi, dopo l’energia idroelettrica sono la fonte rinnovabile più utilizzata. Il legno da foresta, inteso nei suoi più vari sottoprodotti (residui dalle operazioni di taglio, scarti di prima lavorazione, legna da ardere) è senza dubbio l’elemento principale.Fra le biomasse legnose, di particolare rilievo è la  biomassa comunemente definita “cippato”, ottenuta per semplice sminuzzatura meccanica di legno vergine da materiale di scarto di altre produzioni agricole, forestali o di segagione.Il cippato è in Trentino una delle materie prime di alimentazione delle centrali di teleriscaldamento e impianti di produzione di energia termica ed elettrica per residenze, terziario e strutture turistiche.

Disponibilità di un bene primario e suo sottoutilizzo

Negli ultimi anni, la disponibilità locale di cippato ha permesso la costruzione di alcuni impianti di teleriscaldamento, localizzati perlopiù in aree prive di reti di metano. Negli ultimi tre anni inoltre, dopo la tempesta Vaia, molti alberi schiantati possono essere utilizzati per produrre cippato.

Poiché quasi la metà del territorio del Trentino Alto Adige è costituito da foreste e boschi, gli impianti per la diffusione di calore prodotti in questa regione sono in larga parte basati su forme di energia pulita e rinnovabile ma purtroppo sono ancora pochi.

Per esempio In Val di Non sono presenti quattro impianti di teleriscaldamento che hanno permesso soprattutto in zone non raggiunte dalla rete del metano di ottimizzare le emissioni e le spese di questi centri abitati. E sul resto del Trentino perché non espandere la produzione di energia rinnovabile? Perché a tutt’oggi con un caro bollette di energia e gas il Governo Provinciale non si è ancora né espresso né attivato in tal senso? 

Grosse aziende trentine stanno chiudendo i battenti per insostenibilità dei costi energetici e delle materie prime e la PAT è ancora li che convoca tavoli di lavoro sui quali non arriva uno straccio di idea. 

Il PATT a quell’epoca interrogò la Giunta per chiedere chiarezza in merito . 

Arrivò una risposta laconica che lasciò  basiti gli stessi proprietari delle centrali. 

In sostanza la PAT ribadiva che è facoltà degli operatori degli impianti di teleriscaldamento implementare la propria rete tramite saturazione o estensione, fatta salva una stretta interlocuzione con il Comune in cui sorge la centrale per addivenire all’organica pianificazione dell’approvvigionamento energetico degli utenti del territorio alla luce dell’estensione del servizio di distribuzione del gas metano.

Non solo, ma si rimandava a ulteriori  valutazioni. Cioè nelle aree servite da teleriscaldamento a biomassa legnosa, nelle quali i comuni hanno richiesto anche l’estensione della metanizzazione,  secondo la Giunta leghista, dovranno essere svolti adeguati approfondimenti tecnico/finanziari per confermare la compatibilità delle due modalità di approvvigionamento energetico su un arco temporale di medio-lungo periodo.

Dalla  risposta del 2021 è trascorso un anno e nel mezzo è accaduto il peggio: costo energia alle stelle, aziende trentine che chiudono e nessun passo avanti sugli impianti di biomassa.

Un anno perso a farsi impugnare leggi, come quelle sulle centrali idroelettriche tanto per rimanere in tema di energia .

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Assistenza psicologia un diritto di tutti

Da Paola Demagri 24 Marzo 2022

La pandemia ha lasciato segni indelebili sulla popolazione mondiale e naturalmente anche su quella italiana e trentina. Le misure restrittive anche dure come i primi lockdown, la paura di ammalarsi, l’aver contratto la malattia magari in forma grave, la mancanza di socialità, l’isolamento e la solitudine, hanno sicuramente inciso sulla salute psico fisica di molte persone. Un’assistenza psicologica facilmente accessibile è innegabile possa aiutare a superare difficoltà che molto spesso non sono manifestate.

Ormai numerose ricerche sono concordi nel rilevare che esiste un malessere diffuso con disturbi mentali, seconda causa di disabilità. La pandemia ha accelerato ed evidenziato tale malessere. La sofferenza psicologica era per altro presente già prima della pandemia ma il SSP se ne è occupato poco. 

Oggi è necessario fare delle considerazioni anche di tipo economico ( rapporto tra costi/benefici) e considerare che gli interventi psicologici sono un investimento che producono risparmio ( assenze dal lavoro, abbandono scolastico, stress ..).

Può la PAT incidere sulla salute individuale e collettiva?

Al fine di tutelare la salute e il benessere psicologico individuale e collettivo, tenendo conto, in particolare, delle forme di disagio psicologico dei bambini e degli adolescenti, degli adulti e degli anziani conseguenti alla pandemia da COVID-19 la PAT ha il dovere di attivarsi . Può, deve,  assicurare  prestazioni psicologiche, anche domiciliari, a cittadini, minori ed adulti e garantire le attività previste dai livelli essenziali di assistenza (LEA)

Così come supportare il personale delle istituzioni scolastiche statali, gli studenti e le famiglie attraverso servizi professionali per l’assistenza e il supporto psicologico in relazione alla prevenzione e al trattamento dei disagi. Interventi sullo stato di solitudine degli anziani a seguito di un lutto, dell’istituzionalizzazione, della lontananza  dei figli per necessità lavorative. 

Il PATT ha sentito la necessità di informarsi  a tal riguardo per approfondire la questione tanto da richiedere all’Ordine degli Psicologi di poter intervenire in  4 Commissione per analizzare l’attuale scenario.

Quale futuro per la salute mentale? 

Il malessere di una società che grazie a strumenti voluti e supportati dalla PAT ,e ampiamente raccomandati dal Ministero della Salute con Fondi dedicati,  possa trasformarsi in benessere del singolo e della collettività

Oggi l’Unità Operativa di Psicologia dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari non garantisce ancora, come avviene per le altre professioni sanitarie specialistiche, l’accesso tramite CUP telefonico ed online (h.24) dell’APSS. I cittadini o le famiglie per prenotare una visita psicologica, o un esame psicodiagnostico, o per iniziare una psicoterapia devono rivolgersi solo ad uno dei diversificati numeri telefonici dei 10 servizi territoriali di loro residenza.

L’accesso all’assistenza psicologica risulta pertanto pesantemente condizionato: a) da orari telefonici legati alla presenza di giornate e orari lavorativi nelle singole sedi; b) dall’impossibilità di fruire dell’assistenza psicologica in sedi diverse da quella di residenza, il che limita l’opportunità di scegliere liberamente luoghi e tempistiche; c) da liste di attesa non aperte su tutto il livello provinciale. Ne è così gravemente limitata pure l’opportunità: a) di scegliere tra una lista di psicologi in attività libero professionale e/o in convenzione; b) di fruire di un invio da parte del medico di medicina generale con codice di priorità come succede per tutte le visite specialistiche. Si aggiunga che nell’ultima strutturazione del sito dell’APSS (https://www.apss.tn.it/Servizi-e-Prestazioni) i Servizi di Psicologia sono occultati all’interno del servizio “Dipendenze e salute mentale”.

Una riforma sanitaria ottusa che non ha considerato la rimodulazione del Servizio di Psicologia e l’attivazione di processi interconnessi tra liberi professionisti e dipendenti di APSS in grado di dare il giusto e doveroso supporto a coloro che vivono uno stato di disagio psicologico.

Va garantito un accesso alle cure per tutti, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche e porre freno alle diseguaglianze di trattamento.

Con il collega Dallapiccola abbiamo depositato un’interrogazione, che puoi leggere al LINK , della quale attendiamo a breve segnali dalla Giunta.

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Ogni paesaggio ha la sua storia unica e irripetibile.

Da Paola Demagri 23 Marzo 2022

Malga Ces – San Martino di Castrozza

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Il valore delle minoranze linguistiche: la nostra Regione può essere un faro.

Da Paola Demagri 22 Marzo 2022

La Guerra in Ucraina e le questioni geopolitiche, ma non solo. 

Da circa 20 giorni è scoppiata una guerra ai confini dell’Europa. In parte annunciata da tempo e scongiurata da tutti. I negoziati sono aperti ma non è chiaro se decreteranno la fine delle atrocità. Le motivazioni risiedono ovviamente in questioni a livello mondiale che si sommano a quelle di una crisi tra Russia ed Ucraina.  L’indipendenza dell’Ucraina del 1991, la successione di Governi filo-russi e filo-europei, l’occupazione della Crimea annessa poi alla Russia, la popolazione del Donbass di lingua russa e le questioni sulla lingua ucraina e quella russa. Si, anche la questione delle minoranze linguistiche è da considerarsi un elemento di discordia tra i due Stati. 

Due lingue che hanno lo stesso alfabeto , quella ucraina influenzata dalla lingua polacca e slava . Nell’era sovietica l’uso dell’ucraino era stato scoraggiato ma invece fortemente sopravvissuto tanto da essere parlato dal 70% della popolazione. 

Ovviamente il tema delle lingue è forte e sempre al centro dell’attenzione perché determina l’appartenenza culturale ed identitaria ad un popolo piuttosto che ad un altro.

Preoccupante è che la  crisi di oggi accentua le faglie etno-linguistiche esaltate dalle forze estremiste che non aiutano a raggiungere la pace tra i popoli.  

Le minoranze linguistiche possono convivere ed essere forza propulsiva di un territorio?

Si, lo sono e la nostra Regione nè è l’esempio più eclatante. Una delle caratteristiche del nostro territorio di confine è proprio la convivenza tra popoli che appartengono a gruppi linguistici diversi: italiana, tedesca, ladina, mochena ,cimbra. Per la nostra Regione il multilinguismo è l’elemento fondamentale che ha dato senso e significato all’Autonomia.

Di questa peculiarità territoriale ne è particolare promotore il Circolo Michael Gaismayr di Trento che la scorsa settimana ha voluto incontrare i rappresentanti delle forze politiche regionali. Gli intenti del Circolo sono quelli di offrire spunti e riflessioni affinché la compresenza di minoranze linguistiche sia un patrimonio da non disperdere ma che avvalori la costruzione di un’Europa Unita. Coesa, pacifica e democratica in grado di affrontare le sfide di oggi e del domani nel rispetto dell’identità dei popoli. Quindi tutto fuorché guerre, dissidi, conflitti. Gruppi pacifici che delle diversità ne fanno un patrimonio inestimabile che va rinnovato e valorizzato.

Quali strumenti possono essere utili a mantenere l’identità dei popoli?

Ovviamente gli strumenti principali risiedono nello Statuto dell’Autonomia Speciale, nelle competenze dell’ente regionale, e nelle strategie politiche di Trento e Bolzano. A questi si aggiungono formazione, scuola, informazione, cultura, ricerca.

Il Circolo si spinge addirittura ad una riforma dell’Ente Regione che prevede una serie di interventi politici e normativi forse utili ad avviare un percorso dentro un contesto mutato rispetto al passato, in un mondo contemporaneo dove la digitalizzazione può condizionare il popolo, la politica e l’economia. Sedersi ad un tavolo può essere lo strumento giusto, e il PATT non si tira certamente indietro.

Senza presunzione possiamo dire che la lunga convivenza nella nostra Regione delle diverse etnie, può essere faro per chi oggi espone la vita dei civili alle atrocità della guerra che pare non possa al momento trovare pace.

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Risparmio energetico: palliativi ma efficaci interventi

Da Paola Demagri 20 Marzo 2022

Il non senso dell’assalto agli scaffali

In questi giorni si è assistito ad un vero assalto agli scaffali dei supermercati. La guerra in Ucraina ha generato una vera psicosi per accaparrarsi i prodotti a lunga conservazione. Tale inopportuno comportamento qualcuno sostiene che sia stato frutto di vere e proprie fake news che ostentano la limitatezza delle forniture di alcune materie prime da parte dell’Ucraina.

Però parlare di un’emergenza è parso davvero esagerato. A mio parere anche fuori luogo quello di adottare un comportamento di approvvigionamento per se stessi in un momento dove il popolo in guerra non ha  a disposizione nemmeno i beni di prima necessità. Incoerente è  essere virtuosi nel donare e isterici nel fare dispensa. 

Risparmiare si può : un compromesso tra illuminazione e sicurezza

Diverso invece il discorso da fare per la questione energetica dove il prezzo delle materie prima è notevolmente schizzato nell’ultimo mese. Alcuni Comuni hanno adottato una prima misura abbassando di uno-due  gradi il riscaldamento di alcuni locali pubblici. Si sa bene che questi siano interventi palliativi e non risolutivi. Un simile discorso può essere fatto sul tema dell’illuminazione pubblica auspicando che anche la Provincia Autonoma di Trento posso fare una valutazione legata a misure di risparmio energetico e salvaguardia della sicurezza delle strade. Sono temi quelli trattati che possono contribuire, ma non risolvono, la grande questione caro prezzo energetico. 

Con il Consigliere collega Michele Dallapiccola abbiamo quindi  depositato una mozione. Vedi LINK attraverso la quale si chiede alla Giunta di  adottare una strategia condivisa con i Comuni del Trentino al fine di contenere il consumo di energia elettrica per l’illuminazione pubblica. Una regolamentazione più stringente di accensione e spegnimento delle luci in base agli orari di alba e tramonto che mutano velocemente. Un’azione attenuante ma pur sempre efficace se sommata ad altri interessanti interventi contenitivi.

Purtroppo una tristissima vicenda quella della Guerra In Ucraina che attraverso la sua brutalità spinge ogni popolo ad adottare comportamenti nuovi, talvolta protettivi ( le scorte), altre volte di tipo economico ( risparmio energetico), che in tempo di pace spesso si sottovalutano e non si considerano. Per altro nel caso del risparmio energetico e del riscaldamento sono comportamenti coerenti con gli intenti, da tempo dichiarati necessari da parte di tutti gli Stati mondiali, di intervenire urgentemente per evitare il surriscaldamento della terra.

Facciamo che sia l’intelligenza umana, la cura dell’ambiente, la necessità di una prospettiva globale ad essere guide nei nostri comportamenti e non la Guerra ad insegnarci ad essere migliori.

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Il PATT dove andrà? Per il momento il 3 di aprile va al Congresso

Da Paola Demagri 18 Marzo 2022

Un cammino quello del Partito Autonomista Trentino Tirolese che dura da più di 70 anni fatto di tappe che si ripetono negli anni. Alcune  sono quelle previste dallo Statuto altre sono quelle legate alla politica comunale, provinciale e a quella nazionale e che si sviluppano in elezioni amministrative e politiche.  Tra le une e le altre ci sono poi  le tappe che fanno le  persone che rappresentano il Partito e che sono di crescita,di miglioramento,di collaborazione,di aggregazione,di lavoro, di volontariato,di passione. Ogni individuo che partecipa alla vita politica del Partito saprà e vorrà  collocarsi dove più si sentirà  a proprio agio ed ognuno potrà essere sempre il benvenuto.

E proprio in  questi giorni il PATT sta raggiungendo un’importante tappa prevista dallo Statuto, la nomina del prossimo Segretario politico. Il percorso prevede le cosiddette Assemblee d’ambito ( 11) durante le quali verranno eletti i Consiglieri di zona che andranno a formare il prossimo parlamentino del partito. Alle undici serate programmate i candidati alla   Segreteria e alla vicesegreteria   presentano la  tesi congressuale documento politico che traccia il futuro del nostro partito. 

Come forma di contributo e di riflessione ho colto la possibilità, data ad ogni tesserato, di elaborare un documento congressuale a supporto di argomenti trattati  nella Tesi del candidato alla segreteria.

Una   raccolta di idee e stimoli che ho acquisito  nell’attività svolta tra le persone incontrate in questi tre anni. Il documento non è ovviamente esaustivo delle questioni che riguardano la nostra società . Ho voluto però collegare i vari argomenti attraverso un filo conduttore rappresentato dalla parola “persona” come unità fondamentale per la crescita della nostra società e quindi anche del PATT.

Se ti farà piacere fammi sapere se ti ritrovi in ciò che è scritto dentro il documento;  avrò modo di sapere se nell’incontrare le persone ho ascoltato con attenzione e compreso ciò che mi è stato detto.

Nella barra in alto trovi la possibilità di collegarti  a me via whatsapp. 

Grazie 

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𝙇𝙖 𝙘𝙧𝙞𝙨𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙯𝙤 𝙨𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙖𝙢𝙗𝙞𝙩𝙤 𝙨𝙤𝙘𝙞𝙤-𝙨𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤

Da Paola Demagri 16 Marzo 2022

Una crisi annunciata quella del terzo settore che in ambito socio-sanitario ricopre una fetta prestazionale molto importante. Per meglio comprendere le ricadute negative di questa crisi va chiarito cosa si intenda quando parliamo di terzo settore. È un insieme di enti privati che si pongono all’interno del sistema socio-economico e si collocano tra Provincia/Regione/Stato e Mercato e sono orientati alla produzione di beni e servizi di utilità “sociale”. 

Rafforzare o depotenziare  il ruolo del Terzo Settore significa quindi migliorare o peggiorare la nostra società del domani, poiché queste realtà costituiscono una risorsa fondamentale per dare risposta ai bisogni emergenti delle comunità, sia nel produrre prestazioni che nel creare posti di lavoro. 

Gli enti che afferiscono al terzo settore sono attori di un’economia inclusiva capace di valorizzare le risorse economiche ed umane, capaci di interpretare il nuovo paradigma socio-economico.
E sono proprio le preziose risorse umane ormai diventate merce rara e introvabile a mettere involontariamente in ginocchio le Cooperative sociali che sono costrette a chiudere i battenti. Piano piano vengono sospesi importanti servizi sociali erogati ad una fascia debole della popolazione, fino ad arrivare a chiudere la totale erogazione di attività. Burocrazia e sostenibilità economica sono ulteriori difficoltà che gli Enti del Terzo settore devono ogni giorno affrontare.

Oggi in 4 Commissione i rappresentanti delle Cooperative Sociali trentine in forma corale hanno fatto presente la gravità della situazione che ormai non è più un annuncio ma si sta purtroppo concretizzando con gravi ripercussioni di tipo sociale.

Cosa fa la Giunta leghista in tutto questo? A mio parere molto poco se non aver creato un palinsesto burocratico chiamato “catalogo” ed un processo di autorizzazione e accreditamento eccessivamente restrittivo .

Se vogliamo che il terzo  settore continui ad essere per il sistema di welfare trentino un’opportunità sociale in termini di produzione di servizi e allocazione di risorse umane è necessario rivedere i requisiti richiesti dal processo di accreditamento. Solo così sarà possibile valorizzare nuove figure da dedicare al settore continuando ad essere garanti di un sistema efficiente ed efficace.
Anche l’offerta formativa va rivista rendendola appetibile e realizzabile in tempi brevi accompagnata da una campagna promozionale seria ed insistente. 

Sul tavolo ho messo la proposta di investire nel Progetto del Servizio Civile (SCUP) quale formula interessante per avvicinare i giovani al mondo socio-sanitario utilizzando l’anno del Servizio come periodo formativo al termine del quale il giovane possa ottenere una certificazione di abilitazione ed essere così pronto per una definitiva assunzione presso la Cooperativa di interesse.

Un’idea c’è, il realizzarla passerà dalle volontà di un Assessorato poco incline ad accettare proposte di un Consigliere di minoranza.

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𝙇𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙙’𝙖𝙩𝙩𝙚𝙨𝙖 𝙩𝙧𝙤𝙥𝙥𝙤 𝙡𝙪𝙣𝙜𝙝𝙚, 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙖̀ 𝙡𝙖 𝙂𝙞𝙪𝙣𝙩𝙖?

Da Paola Demagri 14 Marzo 2022

“La situazione in Trentino è molto problematica poiché le liste d’attesa sono esageratamente lunghe e il tempo per risolvere i problemi è scaduto”

Per ottenere a tal proposito, insufficienti e tardive risposte, si può sempre interrogare la Giunta per chiedere se siano previste strategie nuove. Poiché con la carenza di medici e sanitari l’unica soluzione ( da sempre) è quella di chiedere ai professionisti uno sforzo ulteriore per garantire maggior presenza e maggior attività  forse è il momento opportuno per valorizzare adeguatamente le persone coinvolte.

Da non sottovalutare che nel caso in cui l’unica strategia messa in piedi dalla Governance Aziendale sia quella economica ,come è già accaduto in passato, l’incentivo non sia di pochi ma di tutti . Abbattere le liste d’attesa per interventi chirurgici ha uno scenario di professionisti molto ampio, che non si  esaurisce solo dentro il blocco operatorio. Va evitata quindi ogni forma di discriminazione nella classe dei professionisti perché gli anestesisti non sono né più né meno importanti degli infermieri o dei chirurghi o degli OSS , il paziente ha bisogno di un equipé.

Uno degli obiettivi primari della Sanità pubblica è quello di agire nell’interesse di tutti e di  poter garantire a tutti i cittadini lo stato di salute. Per questo è necessario che il sistema sia in grado di gestire con ordine le liste d’attesa, dando certezza ad ogni persona dei tempi per controlli, ricoveri ed interventi chirurgici. Quando la tempistica non è chiara si crea uno stato d’ansia in coloro che sono in attesa e anche nei familiari degli stessi.

Va da se che non riuscire a programmare interventi e prestazioni finalizzate a diagnosi e cure del proprio stato di malattia porta ad aumentare la percezione da parte dei cittadini di un sistema sanitario poco efficiente.

In questa situazione inoltre il soggetto coinvolto cerca, per quanto possibile, di accorciare i tempi rivolgendosi alla sanità privata che spesso garantisce tempi più brevi, rendendo di fatto ancora peggiore l’immagine della Sanità pubblica.

Il nostro Trentino e i trentini meritano ciò che i nostri predecessori hanno pensato che fosse un diritto uguale per tutti : istruzione e sanità pubbliche!

Con il collega Consigliere Dallapiccola Michele abbiamo depositato un’interrogazione.Il testo al LINK

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