Dopo Ciarleglio se ne va anche la Primaria di Anestesia. Politica e ASUIT navigano a vista. L’appello ai Sindaci della Val di Non e della Val di Sole

Da Paola Demagri

L’Ospedale di Cles perde un altro pezzo da novanta nel silenzio assordante della Provincia e dell’ASUIT. Dopo l’addio, meno di un anno fa, del dottor Ciarleglio, è di queste ore la notizia dell’uscita della Primaria di Anestesia. Una perdita pesante, sintomo di una totale assenza di visione strategica e di un disinvestimento strutturale che sta riducendo all’osso i servizi sanitari delle nostre valli.

I servizi sanitari territoriali si reggono esclusivamente sulla professionalità, sulle competenze e sul valore delle risorse umane. Sono i professionisti a qualificare le strutture, a renderle attrattive, efficaci ed efficienti per i cittadini. Negli ospedali di valle questo principio è ancora più vitale: la missione di un presidio dipende strettamente dall’équipe medica che vi opera, dal background clinico costruito negli anni e dalla casistica di successo che certifica la sicurezza delle cure. Compito di un’Azienda Sanitaria seria e di una politica lungimirante dovrebbe essere quello di orientare, presidiare, monitorare e, soprattutto, trattenere queste eccellenze. A Cles, purtroppo, sta accadendo l’esatto contrario. La perdita della Primaria di Anestesia dr Zardin Michela è solo l’ultimo tassello di un mosaico di abbandoni. Parliamo di una professionista che negli anni ha saputo strutturare un pool d’eccellenza, capace di garantire una copertura h24 per il Pronto Soccorso, le sale operatorie e le attività ambulatoriali legate alla gestione del dolore. Una colonna portante che garantisce sicurezza e appropriatezza clinica, ma che evidentemente non ha trovato le condizioni ambientali, professionali e di prospettiva per rimanere.

La storia si ripete. Solo dieci mesi fa si assisteva all’addio del dottor Ciarleglio, richiamato dall’Ospedale Universitario di Perugia per dirigere un importante reparto di chirurgia. Se ne andò a malincuore, perché avrebbe voluto restare in Trentino, ma l’ASUIT non è stata capace di offrirgli un percorso di carriera minimamente appetibile. Oggi perdiamo anche la guida dell’anestesia. Chi sarà il prossimo?

Dopo l’addio del dottor Ciarleglio l’ASUIT non ha ancora dato seguito al bando per la nomina del nuovo Direttore. Un reparto può essere ben presidiato dal facente funzioni – e a Cles lo è – ma le scelte strategiche non possono restare sospese nel limbo delle intenzioni. Oggi sembra che si stia ancora decidendo quale cornice dare al bando, come se la definizione del profilo fosse un passaggio complesso. Eppure basterebbe riprendere quello del dottor Ciarleglio, riproporlo, e garantire così che l’Ospedale possa continuare a lavorare nella direzione che ha dimostrato di essere utile e fondamentale per le nostre Valli. La sanità territoriale non vive di attese indefinite: vive di continuità, di stabilità, di scelte che consolidano e non indeboliscono. La perdita della primaria coincide con la scelta della direzione medica di chiudere temporaneamente le sale operatorie per interventi strutturali e sostituzione di apparecchiature. Un intervento legittimo, certo, ma che comporterà una drastica riduzione dell’attività chirurgica e pesanti disagi per i pazienti, costretti a trasferimenti forzati altrove. La vera domanda politica, però, è un’altra: alla riapertura delle sale, quando il cantiere sarà concluso, chi gestirà quelle sale operatorie rimaste prive di una guida autorevole e di elevate competenze?

Lo si è già visto con il progressivo impoverimento del Punto Nascita, ridotto fisiologicamente al lumicino e privato della presenza del Direttore di reparto, accompagnato ad operare altrove per la gestione delle attività territoriali. Il reparto è stato assegnato a un facente funzioni. Qui non va letta la competenza dell’uno o dell’altro, ma la scelta aziendale: sposti il Direttore dall’Unità Operativa che proprio Fugatti vuole tenere aperta? Qui la gatta ci cova. Questa decisione ha molti significati, il primo dei quali è che il reparto si sta avviando al declino definitivo.

Il rischio concreto è che si utilizzi la scusa della mancanza di personale per tagliare linearmente le competenze dell’Ospedale di Cles, declassandolo da presidio di eccellenza a poliambulatorio svuotato di funzioni essenziali.

È necessario, a questo punto, aprire una riflessione delicata ma doverosa sulla Direzione medica. Il suo compito va ben oltre le funzioni ordinarie che riguardano la sicurezza, la Farmacia ospedaliera o l’attività necroscopica. La Direzione medica è il presidio più alto della tutela dei professionisti e dei cittadini che afferiscono all’Ospedale di Cles: è lì che si garantisce la qualità dei percorsi, la continuità delle cure, la protezione delle competenze che fanno la differenza tra un ospedale vivo e un ospedale che si spegne. Ed è proprio per questo che l’appello deve essere rivolto anche a chi governa dentro la Direzione medica: non può farsi scippare in questa maniera professionisti capaci, non può accettare passivamente scelte che indeboliscono il presidio, non può allinearsi ai dettami di altri quando questi dettami non rispondono al bene della comunità. La Direzione medica deve imporsi, deve rivendicare il proprio ruolo, deve essere il primo baluardo a difesa dell’Ospedale di Cles e dei cittadini che ogni giorno vi entrano con la fiducia di trovare competenza, cura e presenza.

In più occasioni ufficiali ho manifestato queste preoccupazioni direttamente all’Assessore alla Salute Mario Tonina, chiedendo quale sia il reale indirizzo politico che si intende dare all’Ospedale di Cles e, di riflesso, a tutti gli ospedali di valle del Trentino. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta. Il sospetto è che all’interno del palazzo si stia navigando a vista, senza una strategia, lasciando che i professionisti si arrangino, privi di tutele e di una chiara prospettiva sul futuro delle strutture che dirigono. Oppure, peggio ancora, che le decisioni di ridimensionamento siano già state prese nelle stanze segrete della Giunta e si attenda solo il momento opportuno per imporle, senza averle mai comunicate ai territori.

Davanti a questo silenzio irresponsabile della politica provinciale e della direzione generale dell’ASUIT, che paiono fare di tutto per far scappare i professionisti migliori, non è più possibile tacere. Non può essere la preoccupazione di una sola persona. Rivolgo un appello accorato e urgente a tutti gli Amministratori locali, ai Sindaci e ai Presidenti delle Comunità della Val di Non e della Val di Sole: è il momento di unire le forze, di fare fronte comune e di battere i pugni sui tavoli dell’Assessorato. Dobbiamo pretendere, con fermezza e senza sconti, garanzie scritte e fatti concreti sul futuro dell’Ospedale di Cles e sui servizi che ha sempre garantito e deve continuare a garantire alla nostra popolazione.

Sia pubblicamente che privatamente avevo già fatto sapere ai nostri Sindaci che, incaponendosi esclusivamente sul Punto Nascita, si sarebbe perso di vista tutto il resto. Gli amministratori di Cles, che frequentano spesso l’ospedale, hanno finito per fare il gioco di Fugatti: concentrare l’attenzione sul Punto Nascita e lasciare andare tutto il resto. E sapete cosa colpisce davvero? Che l’amministrazione di Cles non abbia mai promosso un’alleanza d’intenti con i consiglieri provinciali di riferimento, scegliendo invece la strada dell’autosufficienza.

Questa impostazione, miope e autoreferenziale, ha contribuito a indebolire ulteriormente il presidio. Mentre si difendeva un singolo servizio, tutto il resto veniva progressivamente eroso: reparti impoveriti, professionalità in fuga, scelte aziendali che hanno tolto continuità e direzione proprio alle unità operative che si dichiarava di voler tutelare. È così che si perde un ospedale, non con un colpo improvviso, ma con una serie di rinunce, di silenzi e di mancate prese di posizione.

Oggi non c’è più tempo per divisioni, personalismi o strategie di piccolo cabotaggio. Serve una voce unica, forte, determinata. Serve che i Sindaci, le Comunità, gli amministratori locali si assumano la responsabilità politica di difendere l’Ospedale di Cles nella sua interezza, non a pezzi. Serve che pretendano risposte, che chiedano conto delle scelte, che non accettino più rassicurazioni vaghe o promesse senza seguito.

La salute delle nostre valli non è un tema da trattare con leggerezza né una bandierina da sventolare quando conviene. È un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni.