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Sanità in Trentino: il crollo delle liste d’attesa certificato da Agenas. Il tempo di risposta al cittadino sia la priorità della Giunta

Da Paola Demagri 23 Luglio 2026

Sanità in Trentino: il crollo delle liste d’attesa certificato da Agenas. Il tempo di risposta al cittadino sia la priorità della Giunta

La direzione dell’azienda sanitaria di Trento inanella ogni giorno brutte figure, ma è impossibile scindere la parte tecnica da quella politica: l’una è complementare all’altra. Se la politica dà l’indirizzo, l’azienda applica persone e processi per raggiungere gli obiettivi. A parole, quindi, l’assessore Tonina ci rassicura da mesi che la situazione delle liste d’attesa migliorerà. Non è chiaro se si tratti di una sua percezione personale o di semplici dichiarazioni di facciata; sta di fatto che l’azienda dopo i recenti crash informatici e i caos legati alle prenotazioni, causati dalla sostituzione del sistema giudicato da chi lo usa meno agile, più complicato e decisamente meno performante  si scontra con una realtà  trasparente: il Trentino è all’ultimo posto in termini di liste d’attesa e prenotazioni.

I dati del monitoraggio nazionale del primo semestre, diffusi ieri da Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), fotografano una realtà inequivocabile: la gestione delle liste d’attesa in Trentino è un vero e proprio disastro. Questo sistema di comparazione e confronto oggettivo è fondamentale, se non altro per sgomberare una volta per tutte il campo dalla propaganda di chi continua a sostenere, contro ogni evidenza, che la situazione sia migliore rispetto allo scorso anno. Ci auguriamo che l’assessore Tonina prenda atto di questi numeri e che in Aula non si debbano più ascoltare gli interventi difensivi di qualche Consigliere di maggioranza, che tenta di giustificare ogni inefficienza scaricando la colpa sul periodo Covid, come se le altre Regioni italiane non fossero state duramente colpite dalla medesima pandemia.

I dati ufficiali, purtroppo, non fanno che confermare la percezione quotidiana del cittadino: quella di una sanità regredita nella sua capacità di dare risposte tempestive. Per l’utente comune, il metro di giudizio dell’efficacia e dell’efficienza del servizio non è l’esito finale dell’intervento, della visita o di un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale). Il cittadino misura la qualità della sanità pubblica su un dato concreto e immediato: il tempo di attesa per una prestazione. Questa percezione non si può modificare senza azioni concrete per ridurre drasticamente i tempi. E dobbiamo farlo per ragioni precise e inderogabili: garantire diagnosi precoci per intercettare le patologie in tempo, gestire la cronicità, i monitoraggi, tutelare la salute psicologica dei pazienti messi in ansia dall’attesa, e frenare la fuga verso il privato. Il privato deve essere un supporto complementare, ma oggi purtroppo sta colmando un enorme vuoto strutturale, diventando l’unico risolutore di problemi in capo alla sanità pubblica. Il declino della sanità trentina non è legato alle capacità cliniche e professionali dei nostri sanitari, che restano eccellenti, ma a un collasso organizzativo. È evidente che sia necessario lavorare sull’appropriatezza prescrittiva, ma bisogna farlo comprendendo la realtà: i Medici di Medicina Generale (MMG) si trovano spesso “accerchiati” dall’ansia di pazienti che hanno la necessità assoluta di risposte rapide per poter procedere con le terapie. 

L’ASUIT  non può prendere in giro gli utenti rassicurandoli sul rispetto dei tempi previsti dalle classi di priorità (3, 15, 30 giorni) quando i posti reali non ci sono. Attualmente, quando l’operatore del CUP non trova posto, l’impegnativa viene scaricata in un “contenitore/box di transito”. La palla passa così ai referenti del CUP aziendali , che si trovano in mano montagne di richieste bloccate. Al cittadino viene detto “verrà chiamato entro i giorni indicati”, ma di fatto la sua richiesta finisce in un mare magnum da cui non si sa se e quando emergerà. Questo meccanismo di galleggiamento va abolito: servono agende aperte e trasparenti, non scatole nere dove nascondere i ritardi. È auspicabile  rivedere l’accordo contrattuale con i medici sumaisti. Non può funzionare  che le disponibilità delle giornate di visita vengano comunicate di mese in mese, rendendo impossibile qualsiasi seria programmazione. Chiediamo alla Politica un impegno contrattuale nuovo che comprenda  le disponibilità delle agende che dovranno essere garantite con una programmazione di almeno 6 mesi. Solo così il CUP può pianificare e offrire risposte certe e stabili nel tempo. Il fallimento della politica in tema di salute è oggi certificato dai dati nazionali di Agenas, e l’attuale Giunta non può più nascondersi dietro la comoda scusa dell’eredità della pandemia. La difesa d’ufficio del passato non serve a ridurre le liste d’attesa, serve solo a prolungare il calvario dei trentini. Se poi si vuole estirpare il problema alla radice, è necessario sollevare dagli incarichi chi ha dimostrato di non saperli portare avanti. L’assessore Tonina dimostri discontinuità nei fatti e non solo a parole e accolga queste soluzioni tecniche e metta al centro del sistema il fattore “tempo” come diritto universale del cittadino. Se la sanità pubblica cessa di essere tempestiva, cessa di essere pubblica, trasformandosi in un servizio d’élite per chi può permettersi di pagare il privato. La politica trentina ha il dovere di invertire questa rotta subito, prima che il danno diventi irreversibile.

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Dopo Ciarleglio se ne va anche la Primaria di Anestesia. Politica e ASUIT navigano a vista. L’appello ai Sindaci della Val di Non e della Val di Sole

Da Paola Demagri 21 Luglio 2026

L’Ospedale di Cles perde un altro pezzo da novanta nel silenzio assordante della Provincia e dell’ASUIT. Dopo l’addio, meno di un anno fa, del dottor Ciarleglio, è di queste ore la notizia dell’uscita della Primaria di Anestesia. Una perdita pesante, sintomo di una totale assenza di visione strategica e di un disinvestimento strutturale che sta riducendo all’osso i servizi sanitari delle nostre valli.

I servizi sanitari territoriali si reggono esclusivamente sulla professionalità, sulle competenze e sul valore delle risorse umane. Sono i professionisti a qualificare le strutture, a renderle attrattive, efficaci ed efficienti per i cittadini. Negli ospedali di valle questo principio è ancora più vitale: la missione di un presidio dipende strettamente dall’équipe medica che vi opera, dal background clinico costruito negli anni e dalla casistica di successo che certifica la sicurezza delle cure. Compito di un’Azienda Sanitaria seria e di una politica lungimirante dovrebbe essere quello di orientare, presidiare, monitorare e, soprattutto, trattenere queste eccellenze. A Cles, purtroppo, sta accadendo l’esatto contrario. La perdita della Primaria di Anestesia dr Zardin Michela è solo l’ultimo tassello di un mosaico di abbandoni. Parliamo di una professionista che negli anni ha saputo strutturare un pool d’eccellenza, capace di garantire una copertura h24 per il Pronto Soccorso, le sale operatorie e le attività ambulatoriali legate alla gestione del dolore. Una colonna portante che garantisce sicurezza e appropriatezza clinica, ma che evidentemente non ha trovato le condizioni ambientali, professionali e di prospettiva per rimanere.

La storia si ripete. Solo dieci mesi fa si assisteva all’addio del dottor Ciarleglio, richiamato dall’Ospedale Universitario di Perugia per dirigere un importante reparto di chirurgia. Se ne andò a malincuore, perché avrebbe voluto restare in Trentino, ma l’ASUIT non è stata capace di offrirgli un percorso di carriera minimamente appetibile. Oggi perdiamo anche la guida dell’anestesia. Chi sarà il prossimo?

Dopo l’addio del dottor Ciarleglio l’ASUIT non ha ancora dato seguito al bando per la nomina del nuovo Direttore. Un reparto può essere ben presidiato dal facente funzioni – e a Cles lo è – ma le scelte strategiche non possono restare sospese nel limbo delle intenzioni. Oggi sembra che si stia ancora decidendo quale cornice dare al bando, come se la definizione del profilo fosse un passaggio complesso. Eppure basterebbe riprendere quello del dottor Ciarleglio, riproporlo, e garantire così che l’Ospedale possa continuare a lavorare nella direzione che ha dimostrato di essere utile e fondamentale per le nostre Valli. La sanità territoriale non vive di attese indefinite: vive di continuità, di stabilità, di scelte che consolidano e non indeboliscono. La perdita della primaria coincide con la scelta della direzione medica di chiudere temporaneamente le sale operatorie per interventi strutturali e sostituzione di apparecchiature. Un intervento legittimo, certo, ma che comporterà una drastica riduzione dell’attività chirurgica e pesanti disagi per i pazienti, costretti a trasferimenti forzati altrove. La vera domanda politica, però, è un’altra: alla riapertura delle sale, quando il cantiere sarà concluso, chi gestirà quelle sale operatorie rimaste prive di una guida autorevole e di elevate competenze?

Lo si è già visto con il progressivo impoverimento del Punto Nascita, ridotto fisiologicamente al lumicino e privato della presenza del Direttore di reparto, accompagnato ad operare altrove per la gestione delle attività territoriali. Il reparto è stato assegnato a un facente funzioni. Qui non va letta la competenza dell’uno o dell’altro, ma la scelta aziendale: sposti il Direttore dall’Unità Operativa che proprio Fugatti vuole tenere aperta? Qui la gatta ci cova. Questa decisione ha molti significati, il primo dei quali è che il reparto si sta avviando al declino definitivo.

Il rischio concreto è che si utilizzi la scusa della mancanza di personale per tagliare linearmente le competenze dell’Ospedale di Cles, declassandolo da presidio di eccellenza a poliambulatorio svuotato di funzioni essenziali.

È necessario, a questo punto, aprire una riflessione delicata ma doverosa sulla Direzione medica. Il suo compito va ben oltre le funzioni ordinarie che riguardano la sicurezza, la Farmacia ospedaliera o l’attività necroscopica. La Direzione medica è il presidio più alto della tutela dei professionisti e dei cittadini che afferiscono all’Ospedale di Cles: è lì che si garantisce la qualità dei percorsi, la continuità delle cure, la protezione delle competenze che fanno la differenza tra un ospedale vivo e un ospedale che si spegne. Ed è proprio per questo che l’appello deve essere rivolto anche a chi governa dentro la Direzione medica: non può farsi scippare in questa maniera professionisti capaci, non può accettare passivamente scelte che indeboliscono il presidio, non può allinearsi ai dettami di altri quando questi dettami non rispondono al bene della comunità. La Direzione medica deve imporsi, deve rivendicare il proprio ruolo, deve essere il primo baluardo a difesa dell’Ospedale di Cles e dei cittadini che ogni giorno vi entrano con la fiducia di trovare competenza, cura e presenza.

In più occasioni ufficiali ho manifestato queste preoccupazioni direttamente all’Assessore alla Salute Mario Tonina, chiedendo quale sia il reale indirizzo politico che si intende dare all’Ospedale di Cles e, di riflesso, a tutti gli ospedali di valle del Trentino. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta. Il sospetto è che all’interno del palazzo si stia navigando a vista, senza una strategia, lasciando che i professionisti si arrangino, privi di tutele e di una chiara prospettiva sul futuro delle strutture che dirigono. Oppure, peggio ancora, che le decisioni di ridimensionamento siano già state prese nelle stanze segrete della Giunta e si attenda solo il momento opportuno per imporle, senza averle mai comunicate ai territori.

Davanti a questo silenzio irresponsabile della politica provinciale e della direzione generale dell’ASUIT, che paiono fare di tutto per far scappare i professionisti migliori, non è più possibile tacere. Non può essere la preoccupazione di una sola persona. Rivolgo un appello accorato e urgente a tutti gli Amministratori locali, ai Sindaci e ai Presidenti delle Comunità della Val di Non e della Val di Sole: è il momento di unire le forze, di fare fronte comune e di battere i pugni sui tavoli dell’Assessorato. Dobbiamo pretendere, con fermezza e senza sconti, garanzie scritte e fatti concreti sul futuro dell’Ospedale di Cles e sui servizi che ha sempre garantito e deve continuare a garantire alla nostra popolazione.

Sia pubblicamente che privatamente avevo già fatto sapere ai nostri Sindaci che, incaponendosi esclusivamente sul Punto Nascita, si sarebbe perso di vista tutto il resto. Gli amministratori di Cles, che frequentano spesso l’ospedale, hanno finito per fare il gioco di Fugatti: concentrare l’attenzione sul Punto Nascita e lasciare andare tutto il resto. E sapete cosa colpisce davvero? Che l’amministrazione di Cles non abbia mai promosso un’alleanza d’intenti con i consiglieri provinciali di riferimento, scegliendo invece la strada dell’autosufficienza.

Questa impostazione, miope e autoreferenziale, ha contribuito a indebolire ulteriormente il presidio. Mentre si difendeva un singolo servizio, tutto il resto veniva progressivamente eroso: reparti impoveriti, professionalità in fuga, scelte aziendali che hanno tolto continuità e direzione proprio alle unità operative che si dichiarava di voler tutelare. È così che si perde un ospedale, non con un colpo improvviso, ma con una serie di rinunce, di silenzi e di mancate prese di posizione.

Oggi non c’è più tempo per divisioni, personalismi o strategie di piccolo cabotaggio. Serve una voce unica, forte, determinata. Serve che i Sindaci, le Comunità, gli amministratori locali si assumano la responsabilità politica di difendere l’Ospedale di Cles nella sua interezza, non a pezzi. Serve che pretendano risposte, che chiedano conto delle scelte, che non accettino più rassicurazioni vaghe o promesse senza seguito.

La salute delle nostre valli non è un tema da trattare con leggerezza né una bandierina da sventolare quando conviene. È un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni.

21 Luglio 2026 0 Commenti
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Incontro al Liceo Russell: nove classi a confronto con le istituzioni provinciali.

Da Paola Demagri 5 Marzo 2026

L’iniziativa

Ieri mattina il Liceo Russell ha ospitato un incontro che ha coinvolto nove classi, all’interno di un progetto dedicato all’analisi dei bisogni informativi degli studenti e alla loro volontà di approfondire il funzionamento delle istituzioni. Il percorso è stato accolto dalla dirigente scolastica e coordinato dall’insegnante referente, che ha seguito tutte le fasi preparatorie.

La partecipazione istituzionale

All’appuntamento erano presenti rappresentanti del Consiglio provinciale, appartenenti sia alla maggioranza sia alla minoranza, insieme al Presidente e al Segretario generale del Consiglio. Gli studenti hanno potuto rivolgere domande dirette agli interlocutori, esplorando competenze, responsabilità e ambiti di intervento della Provincia autonoma di Trento.

Il lavoro degli studenti

Le domande poste sono state il risultato di un lavoro collettivo approfondito, basato su metodo, analisi e capacità critica già molto sviluppate. La qualità della preparazione evidenzia un gruppo di ragazze e ragazzi attenti al contesto in cui vivono, consapevoli dei problemi e delle opportunità del territorio e interessati a comprendere come le decisioni politiche possano incidere sul futuro del Trentino.

I temi emersi

Tra gli argomenti affrontati:

• il funzionamento delle istituzioni provinciali
• le competenze della Provincia autonoma
• le politiche che possono migliorare le condizioni del territorio
• le prospettive delle nuove generazioni, che nei prossimi anni saranno lavoratori, genitori e cittadini attivi

Il valore dell’esperienza

L’incontro ha confermato l’importanza di creare occasioni stabili di dialogo tra giovani e istituzioni. Favorire la conoscenza dei processi decisionali e delle responsabilità pubbliche contribuisce a far percepire la politica come uno strumento di partecipazione e responsabilità condivisa, e non come mera distribuzione di ruoli.
Un percorso che incoraggia i giovani a informarsi, a porre domande e a sviluppare un pensiero critico, elementi fondamentali per un territorio capace di confrontarsi con il Paese e con il mondo.

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Lo stato di disagio del Pronto Soccorso dell’Ospedale Valli del Noce

Da Paola Demagri 2 Luglio 2025

In merito alle recenti dichiarazioni di un  sindacato apparse sui giornali, ci tengo ad esprimere una profonda perplessità. La situazione denunciata, di posizionare la postazione amministrativa del Pronto Soccorso direttamente all’ingresso della struttura, sembra essere attribuita alla Direzione dell’ospedale di Cles, senza un reale coinvolgimento dei professionisti del settore. La scelta fatta dalla Direzione immagino sia legata a fattori strutturali molto limitanti. Segnalare l’inadeguatezza della scelta fatta, riduce la reale complessità del problema del Pronto Soccorso di Cles e rischia di spostare l’attenzione dalle vere criticità che affliggono il Servizio dell’Ospedale Valli del Noce. 

È proprio il Pronto Soccorso, infatti, a rappresentare l’area in maggiore sofferenza all’interno del presidio ospedaliero. Le problematiche, già più volte portate all’attenzione dell’assessore Tonina, affondano le radici nel periodo post-Covid, quando le esigenze logistiche hanno subito un cambiamento significativo. Nonostante le sollecitazioni rivolte all’allora Assessora Segnana, la questione non è mai stata affrontata concretamente, né inserita nell’agenda politica di allora. Basta ricordare che durante la scorsa legislatura sono stati riqualificati e attrezzati due ambulatori adiacenti al Pronto Soccorso, tuttora inutilizzati. La motivazione? La loro collocazione isolata, priva di assistenza e supervisione, rende impossibile accogliere e gestire pazienti in sicurezza. 

A questo si aggiunge il sovraffollamento cronico della sala d’attesa, che in diverse fasce orarie raggiunge livelli di promiscuità non più accettabili. L’insufficiente  sorveglianza e assistenza in alcuni momenti di maggior afflusso  in sala d’attesa, espone inoltre i pazienti a rischi sanitari e di sicurezza ai quali nessun professionista vorrebbe mai esporre. I dati parlano chiaro: oggi gli accessi al Pronto Soccorso di Cles vanno oltre i 25.000 all’anno. Nel 2019 non raggiungevano i 20.000. Ora l’afflusso è implementato di molto in quanto l’Ospedale è di riferimento oltre che per la Val di Non , la Val di Sole anche per la Rotaliana e in parte anche la Val di Cembra, Nei giorni di maggior afflusso, non è raro vedere pazienti su barelle, lettini o sedie, in alcuni casi sistemati all’ingresso dell’ospedale, schermati solo da una parete mobile per separare il flusso dei visitatori. È inaccettabile che una tale realtà si verifichi nel terzo ospedale della Provincia, che meriterebbe ben altro trattamento. Durante alcuni incontri, l’assessore Tonina ha indicato il Pronto Soccorso di Cles come priorità per gli interventi futuri. Ma a quando? Con quali intenzioni?  Forse manca la spinta delle Amministrazioni locali. Pare infatti  esserci più attenzione verso il Punto nascita che verso la grave sofferenza dell’intero presidio ospedaliero. È legittimo difendere il diritto delle partorienti a scegliere dove partorire, ma è altrettanto necessario occuparsi con determinazione del complesso ospedaliero nel suo insieme. Ovvio che per farlo è necessario conoscerne potenzialità e criticità, e criteri  di valutazione e opportunità non sempre  previsti dall’approccio populista.

Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda la sicurezza degli operatori sanitari. Recentemente è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra La PAT e il Commissariato del Governo, volto alla tutela del personale. Tuttavia, ciò che emerge chiaramente dal testo è che l’attenzione è concentrata esclusivamente sui Pronto Soccorso degli ospedali di Trento e Rovereto. 

Sorge allora spontanea una domanda: il Pronto Soccorso di Cles – così come quelli degli altri ospedali territoriali – è forse considerato di “serie B”? Gli atti di violenza che si registrano in queste strutture sono forse meno gravi, solo perché avvengono in presidi periferici? Oppure ci si aspetta che il personale di questi reparti, sprovvisto di supporto diretto da parte di forze dell’ordine, sia in grado di tutelarsi autonomamente? Anche su questo punto sarebbe auspicabile che l’Azienda che dovrebbe occuparsi della sicurezza dei propri dipendenti si esprimesse con chiarezza anche a tutela della dignità di tutti i lavoratori del sistema sanitario provinciale, indipendentemente dalla collocazione geografica della struttura in cui operano. 

Purtroppo, depotenziare un ospedale è facile: basta non intervenire per migliorare la situazione oppure basta che un professionista valido lasci la guida di un reparto perché la struttura perda rapidamente forza, attrattività e autorevolezza. E temo che le sorprese, in tal senso, non siano finite qui.

È quindi positivo che il sindacato abbia evidenziato con decisione l’urgenza di migliorare la recente scelta della Direzione dell’ospedale e di aver sollecitato l’adozione immediata di soluzioni capaci di tutelare la dignità e la sicurezza di utenti e operatori sanitari. Tuttavia, per garantire un cambiamento reale e duraturo, è indispensabile che l’Assessorato assuma una responsabilità piena e strutturata sull’intera questione del Pronto Soccorso, affrontando con determinazione sia le criticità logistiche che quelle organizzative.

Solo attraverso un intervento sistemico sarà possibile restituire dignità all’ospedale di Cles, superare l’attuale stato di promiscuità, garantire un servizio realmente efficace ed efficiente, assicurare la sicurezza delle cure e della gestione degli utenti, e soprattutto ricostruire quella fiducia e motivazione nel personale che oggi rischiano seriamente di venire meno.

2 Luglio 2025 0 Commenti
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Nel suggestivo Maso Conci, nella chiesa privata, si è tenuta stamane la Santa Messa in onore di San Vito. È stato anche un momento di aggregazione per la comunità.

Da Paola Demagri 16 Giugno 2024

16 Giugno 2024 0 Commenti
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