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Trentino

Situazione drammatica per la nostra sanità territoriale

Da Paola Demagri 11 Maggio 2026

Ringrazio per aver riportato questa mattina il dato sulle carenze dei medici di
medicina generale: due domande per sessantatré zone scoperte. È un numero che parla da
solo e che descrive una situazione ormai drammatica per la nostra sanità territoriale.
Ma il punto non è soltanto la mancanza di professionisti disponibili. Il punto è che, in questi
anni, non si è costruita alcuna reale attrattività, né economica né professionale. I giovani
medici che iniziano oggi non hanno garanzie di stabilità, non hanno una liquidità mensile che
permetta loro di accedere a un mutuo o di immaginare un progetto di vita. Il loro contratto è
ancora distante da un vero contratto di lavoro , ora sono nel limbo. A loro si chiede di farsi
carico di migliaia di pazienti, di sostenere la fragilità crescente dei territori, ma senza
strumenti adeguati. È evidente che così non può funzionare. E poi c’è un altro nodo, ancora
più profondo: il mancato coinvolgimento. I medici di medicina generale non sono mai stati
parte della progettazione delle Case della Comunità. Non sono stati chiamati all’inizio,
quando si definivano funzioni, modelli organizzativi, bisogni dei territori. Sono stati coinvolti
solo alla fine, come ultimo tassello, ai quali “assegnare” locali già predisposti e chiedere di
trasferire lì le loro AFT per coprire una parte delle funzioni previste dal DM 77. È un
approccio che ha prodotto esattamente ciò che oggi vediamo: strutture edilizie nuove,
riqualificate grazie al PNRR, ma vuote delle figure e delle funzioni che avrebbero dovuto
renderle il cuore della sanità di prossimità. Case della Comunità consegnate alla comunità
senza la comunità professionale che dovrebbe abitarle. In Trentino non si è visto un
percorso di co-progettazione, non si è visto un avvicinamento della politica ai medici di
medicina generale, non si è vista quella responsabilità istituzionale che avrebbe dovuto
guidare una riforma condivisa. Le cose, semplicemente, se le sono trovate fatte. E allora è
inevitabile che oggi, di fronte alla proposta di riforma del ministro Schillaci, molti medici
prendano le distanze: perché non hanno mai percepito, qui, un modello realmente
collaborativo.La politica avrebbe dovuto dimostrare fin da subito che la progettualità nasce
dall’ascolto dei professionisti, non dalla loro convocazione a giochi fatti. Avrebbe dovuto
usare davvero le leve dell’autonomia per rendere attrattivo il lavoro sul territorio, per
sostenere i giovani, per valorizzare chi ogni giorno tiene in piedi il sistema. Invece, troppo
spesso, dopo averli celebrati come “eroi”, li abbiamo lasciati soli.
Oggi il risultato è chiaro e preoccupante : carenze diffuse, Case della Comunità vuote,
territori scoperti. Se non si interviene immediatamente e con un altro atteggiamento , con
scelte coraggiose e condivise, ci avvieremo verso un fallimento totale della sanità territoriale.


Paola Demagri

11 Maggio 2026 0 Commenti
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Interrogazioni senza risposta: quando la trasparenza si ferma

Da Paola Demagri 14 Aprile 2026

Dal Consiglio provinciale      

Il regolamento è molto chiaro: le interrogazioni dei consiglieri provinciali devono ricevere risposta entro 30 giorni. Non è un dettaglio tecnico, è una garanzia di trasparenza e di rispetto verso il Consiglio e verso la comunità. Eppure, sempre più spesso, su alcuni temi le risposte non arrivano. Non arrivano nei tempi, non arrivano nel merito, oppure non arrivano affatto.

È difficile non vedere un filo rosso: più l’argomento è scomodo, più la risposta si perde nei meandri dell’amministrazione. Ma un’amministrazione davvero trasparente non dovrebbe temere nessuna domanda, nessuna pubblicazione, nessun chiarimento.

Governare significa assumersi la responsabilità delle scelte compiute e rendere conto dell’uso delle risorse pubbliche. Sono soldi dei trentini, spesi per i trentini, che hanno pieno diritto di conoscere, capire e valutare.

Le interrogazioni non sono un fastidio: sono uno strumento democratico. Ignorarle significa indebolire quel patto di fiducia che dovrebbe legare istituzioni e cittadini.

14 Aprile 2026 0 Commenti
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Uno sguardo sul Trentino di oggi – 14 aprile Avio

Da Paola Demagri 9 Aprile 2026

Proseguono gli incontri sul territorio e vogliamo riproporre la nostra serata “Uno sguardo sul Trentino”.

Siamo a metà legislatura: cosa sta succedendo? Quali scelte servono nei prossimi due anni e mezzo?
Parliamone insieme, partendo dall’ascolto del territorio e delle persone.

Vi invitiamo dunque:

📅 10 aprile 2026
🕣 ore 20.15
📍 Fiavè – Sala consigliare

Sarà coordinata dal
– consigliere comunale Marco Pilati

 e vedrà gli interventi di:
– Michele Dallapiccola, Segretario politico
– Paola Demagri, Consigliera provinciale

Un incontro pubblico aperto a tutte e tutti per confrontarci sul presente del Trentino e costruire insieme prospettive concrete per il futuro della nostra comunità.
Vi aspettiamo.

9 Aprile 2026 0 Commenti
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Scuola dell’infanzia in Trentino: senza dati non c’è qualità né trasparenza

Da Paola Demagri 7 Aprile 2026

Dall’ultima legislatura in poi la scuola dell’infanzia trentina è stata raccontata come un sistema solido, stabile, capace di reggere qualsiasi pressione. Una narrazione rassicurante, ripetuta con costanza, che però non coincide più con ciò che accade nelle scuole.
Mentre la Giunta parlava di “attenzione alle famiglie” e “qualità garantita”, nelle sezioni si accumulavano segnali di fragilità che non sono stati affrontati: personale qualificato che se ne va, supplenze improvvisate, sezioni affidate a chi non ha il titolo, malessere crescente tra le insegnanti, e soprattutto progressiva mancanza di trasparenza.
Oggi non sappiamo più come stia davvero funzionando la scuola dell’infanzia. E questo non è un incidente: è il risultato di anni in cui si è preferito non misurare, non monitorare, non rendere pubblici i dati. Perché quando i numeri non circolano, è più facile continuare a dire che tutto va bene.


La scuola dell’infanzia è il primo luogo in cui un bambino incontra il mondo, eppure proprio questo segmento così delicato del sistema educativo trentino vive dentro una crescente opacità. Non esistono dati pubblici, completi e aggiornati che permettano di capire come stia davvero funzionando, quali fragilità stia vivendo e quali rischi stia correndo.
È per questo che abbiamo presentato un’interrogazione: evitando allarmismi, con l’intento però di restituire trasparenza a un settore che merita rispetto e attenzione. Oggi non sappiamo quante sezioni siano affidate a personale non qualificato. Negli ultimi anni il ricorso personale qualificato come senza titolo è aumentato, ma non esiste una fotografia chiara che dica quante insegnanti prive della laurea richiesta stiano lavorando stabilmente nelle sezioni. Senza questo dato non possiamo valutare la qualità del servizio né capire quanto sia fragile la continuità educativa. Anche qui pesa una responsabilità politica: se non si pubblicano i numeri, non si è costretti a rispondere delle scelte fatte.
Non sappiamo nemmeno perché sempre più laureati in Scienze della formazione primaria scelgano di non lavorare nella scuola dell’infanzia o chiedano di essere spostati su incarichi non educativi. È un segnale evidente di perdita di attrattività della professione, ma senza numeri non possiamo capire la portata del fenomeno né intervenire in modo efficace. Dal 2020 la Giunta ha preferito minimizzare, anziché affrontare le condizioni di lavoro e il malessere crescente.
Non sappiamo se i bambini con bisogni educativi speciali ricevono un supporto adeguato. Quante insegnanti di sostegno hanno davvero il titolo specifico? Sono domande che avrebbero dovuto trovare risposta già anni fa, ma la scelta politica è stata un’altra: evitare di rendere pubblici numeri che potrebbero mostrare un sistema in difficoltà. Non sappiamo quanto il sistema stia reggendo dal punto di vista organizzativo. Ci sono scuole che faticano a coprire il tempo di intersezione previsto dalla legge, ma non esiste un monitoraggio pubblico che dica quanti giorni, in quali istituti e con quali conseguenze. Senza trasparenza non si può capire se il sistema è in equilibrio o se sta già cedendo. Anche in questo caso, dal 2020, si è preferito non vedere. Non sappiamo quante supplenze senza titolo durano settimane o mesi, né su quali tipologie di posto. Ciò significa che non possiamo distinguere tra emergenze temporanee e criticità strutturali. E senza questa distinzione non si può programmare nulla. La mancanza di monitoraggio è una scelta politica, non una fatalità.


Non sappiamo quante insegnanti stiano chiedendo di uscire dal sistema: trasferimenti, part‑time, aspettative, cambi di mansione. Sono indicatori preziosi dello stato di salute della professione, ma non vengono resi pubblici. Anche questo silenzio è una scelta: se non si vede il disagio, non si è costretti a intervenire. E infine non sappiamo se la denatalità sia stata usata come alibi. Dal 2020 in poi la Giunta ha spesso ripetuto che “ci sono meno bambini”, come se questo bastasse a giustificare tutto. Ma meno bambini non significa automaticamente più qualità. > Sara: Potrebbe significare, invece, meno personale qualificato, più supplenze improvvisate, più stress organizzativo. Solo i numeri possono dirlo, e proprio quei numeri mancano. Per tutte queste ragioni abbiamo chiesto alla Giunta di fornire dati chiari, completi e verificabili. Non per polemica, ma per responsabilità. Perché senza dati non c’è programmazione, senza trasparenza non c’è fiducia, e senza una fotografia reale non si può costruire una politica per l’infanzia seria, lungimirante e rispettosa del lavoro delle insegnanti. L’esecutivo provinciale ha preferito raccontare che il sistema “tiene”, ma un sistema tiene davvero solo se lo si conosce, lo si monitora e lo si sostiene.
La scuola dell’infanzia non è un servizio accessorio: è il cuore del futuro educativo del Trentino. Chiedere dati significa chiedere verità. E chiedere verità significa assumersi la responsabilità politica di guardare in faccia ciò che non funziona, invece di nasconderlo dietro slogan rassicuranti.
 
Consiglieri provinciali
Demagri Paola Movimento casaautonomia.eu 
Malfer michele Campobase
Maestri Lucia Partito Democratici
Parolari Francesca Partito Democratico
 

7 Aprile 2026 0 Commenti
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Diario di una Consigliera provinciale 

Da Paola Demagri 3 Aprile 2026

Dentro l’incoerenza: dieci anni di slogan e smantellamenti

Da quasi dieci anni la Lega trentina ripete la parola “sicurezza” come fosse un marchio di fabbrica. La usa per descrivere Trento e di conseguenza il Trentino come luoghi  allo sbando, per accusare i Comuni e gli Amministratori, per alimentare un clima di allarme permanente. Ma basta ripercorrere i fatti dal 2017 a oggi per vedere ciò che la propaganda non dice: la Lega ha demolito gli strumenti che garantivano sicurezza reale, trasformando un tema serio in un dispositivo di consenso.

La fabbrica dell’emergenza (2017–2018)

Prima si costruisce il racconto: “Trento insicura”, “tolleranza zero”, “ripuliremo la città”. Non importa che i dati dicessero altro: serviva un nemico, serviva un’emergenza, serviva un bersaglio. Lo avevano trovato a Roma con Salvini e andava portato in Trentino partendo da Avio.La sicurezza diventa un palcoscenico, non una politica.  

Il paradosso del potere (2019–2021)

Quando la Lega arriva in Provincia, la narrazione non cambia. Cambia invece la responsabilità: ora governano. E cosa fanno?Indeboliscono i presidi che funzionavano.

Il caso simbolo è la Residenza Fersina. Un luogo che garantiva controllo, monitoraggio, mediazione, riduzione della marginalità.Un presidio che teneva insieme sicurezza e dignità.

La Lega lo trasforma in un capro espiatorio: “crea insicurezza”.E decide di superarlo. È qui che l’incoerenza diventa evidente: si attacca ciò che funziona per poter dire che nulla funziona. A nulla valgono i molteplici interventi del mondo politico che ha altra visione in tema di sicurezza e responsabilità

Lo smantellamento mascherato  (2022–2023)

La linea è chiara: chiudere, ridurre, indebolire, centralizzare, impaurire.

Non per migliorare la sicurezza, ma per alimentare la narrazione dell’emergenza.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più persone in strada, più vulnerabilità, più conflitti visibili.E quindi più materiale per dire che “la città è fuori controllo”. È un meccanismo perfetto: si crea il vuoto, poi si denuncia il vuoto, poi si usa il vuoto per attaccare gli altri.

La città come bersaglio politico (2024–2026)

Negli ultimi anni la retorica è diventata ancora più aggressiva:“Trento capitale del degrado”, “Serve l’esercito”, “Il Comune non controlla nulla”.

Non è un’analisi: è una strategia. Non è un allarme: è un investimento politico. La sicurezza non è più un obiettivo, ma un pretesto.Guardare dall’alto per capire la contraddizione

A volte basta davvero “un escursionista”, qualcuno che prende quota e guarda il sentiero dall’alto. D’altronde vengo dalle Valli, sono montanara abituata a guardare avanti per non inciampare nel sentiero e a guardare in giù per tenere lontano ogni pericolo. Perché da lì si vede tutto: la Lega denuncia un problema, smantella gli strumenti che lo gestivano, poi denuncia il peggioramento che essa stessa ha prodotto. È una spirale costruita con cura: più allarme, meno soluzioni; più slogan, meno responsabilità.

A fine 2025 Fugatti ha compiuto un gesto che dice più di mille conferenze stampa: ha tolto l’Assessorato all’immigrazione a Tonina e lo ha accentrato nelle sue mani. Non per governare meglio, ma per governare il messaggio. Perché quando la sicurezza è uno slogan, la prima preoccupazione non è la gestione: è il controllo del microfono.

La sicurezza è una cosa seria. Riguarda la vita delle persone, non la vita dei partiti. E allora la domanda è inevitabile: come si può parlare di sicurezza dopo aver indebolito ciò che la garantiva? Perché oggi è chiaro: la Lega non ha reso Trento e il Trentino più sicuri.

Ha reso più fragile il sistema che la proteggeva.  Guardando il sentiero dall’alto, l’incoerenza diventa evidente: chi ha tolto i ponti ora denuncia i fiumi. Ma la città non ha bisogno di chi grida alla piena. Ha bisogno di chi ricostruisce i ponti. La sicurezza non nasce dalla paura: nasce dalla responsabilità. E quella, oggi, è la grande assente.

Consigliera Provinciale Paola Demagri 

Movimento Casaautonomia.eu

3 Aprile 2026 0 Commenti
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Le nuove lauree magistrali infermieristiche: un’occasione che il Trentino non può perdere

Da Paola Demagri 5 Marzo 2026

L’annuncio del Ministro della Salute sulla conclusione dell’iter per le tre nuove lauree magistrali infermieristiche è un passo nella direzione giusta. Finalmente si riconosce che la professione infermieristica ha bisogno di percorsi di carriera, di specializzazione clinica avanzata e di strumenti per colmare quei vuoti assistenziali che oggi pesano su tutto il sistema sanitario. Le nuove lauree – Cure Primarie e Sanità Pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali, Cure Intensive ed Emergenza – non sono un titolo in più: sono un investimento strategico. Servono a rafforzare i percorsi territoriali, a sostenere i reparti più in difficoltà, a dare risposte dove oggi mancano competenze e continuità. Sono un tassello fondamentale per ridare attrattività alla professione e per costruire un modello di assistenza moderno, capace di affrontare la complessità clinica e demografica dei prossimi anni.

A questo punto la domanda è inevitabile: il Trentino saprà cogliere questa opportunità o resterà ancorato a modelli organizzativi che mostrano tutti i loro limiti? Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di manutenzione ordinaria: ha bisogno di innovazione. Ha bisogno di percorsi formativi aggiornati, non di schemi che risalgono a un’altra epoca. Ha bisogno di scelte politiche più coraggiose, più vicine agli interessi dei trentini e dei professionisti che ogni giorno tengono in piedi il sistema.

Un esempio concreto riguarda la prescrizione di ausili, materiali di medicazione e dispositivi del nomenclatore tariffario. Da anni gli infermieri compilano codici su foglietti volanti e i medici fanno da meri trascrittori, sottraendo tempo prezioso alla cura dei pazienti. È un meccanismo inefficiente, anacronistico e dannoso. Una pratica prescrittiva infermieristica, basata su formazione avanzata, responsabilità e competenza, non solo sarebbe coerente con i nuovi percorsi magistrali, ma renderebbe più rapido e lineare l’intero processo di fornitura, che oggi anche in Trentino soffre di tempi lunghi, passaggi inutili e timbri che non aggiungono alcun valore. Ai Medici non verrebbe tolto nulla se non aggiunto tempo paziente.

Ed è proprio per questo che diventa indispensabile che anche l’Università di Trento faccia la sua parte. La formazione infermieristica sia il Corso di Laurea che la Laurea Magistrale deve trovare casa dentro UniTrento. Non come un’aggiunta marginale, ma come una delle prime professioni sanitarie su cui costruire un vero progetto accademico. Se vogliamo competenze avanzate, ricerca applicata, percorsi di carriera e una sanità territoriale all’altezza delle sfide, allora dobbiamo portare la formazione infermieristica nel cuore del sistema universitario trentino. È una scelta strategica: significa trattenere talenti, attrarre nuovi professionisti, creare un ecosistema formativo che dialoghi con le Case della Comunità, con i servizi territoriali, con gli ospedali.

Per questo chiedo  alla Giunta provinciale di attivarsi subito, in collaborazione con l’Università di Trento e con gli enti formativi, per avviare i nuovi corsi già dal primo anno utile e per aggiornare i modelli organizzativi in coerenza con le nuove competenze. Non possiamo permetterci di arrivare ultimi, né di rincorrere emergenze che conosciamo da anni. Serve programmazione, serve visione, serve la volontà di muoversi prima che la carenza di personale diventi irreversibile.

Il Trentino ha sempre rivendicato autonomia e capacità di innovazione. Questa è l’occasione per dimostrarlo: trasformare una riforma nazionale in un’opportunità concreta per rafforzare i nostri servizi, sostenere gli infermieri e garantire ai cittadini un’assistenza più solida, più moderna e più vicina. Non è il momento di difendere l’esistente: è il momento di costruire il futuro.

5 Marzo 2026 0 Commenti
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Uno sguardo sul Trentino di oggi

Da Paola Demagri 2 Marzo 2026

Siamo a metà legislatura: cosa sta succedendo? Quali scelte servono nei prossimi due anni e mezzo?
Parliamone insieme, partendo dall’ascolto del territorio e delle persone.

Dove: 11 marzo 2026 – ore 20.00

Quando: Chizzola – Sala pubblica

Conduce: Antonio De Rossi
Intervengono:

  • Paola Demagri, Consigliera provinciale
  • Michele Dallapiccola, Segretario politico

Un incontro pubblico aperto a tutte e tutti per confrontarci sul presente del Trentino e costruire insieme prospettive concrete per il futuro della nostra comunità.
Vi aspettiamo!

2 Marzo 2026 0 Commenti
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Bollette, accise e promesse mancate: ora la Provincia intervenga per tutelare famiglie e imprese trentine

Da Paola Demagri 26 Febbraio 2026

In queste settimane le lamentele sulle bollette sono tornate fortissime. A febbraio 2026 i prezzi dell’energia salgono del 30% per la luce e del 37% per il gas. Ma mentre il Governo nazionale si barrica dietro un “gassismo integralista” che ci lega a prezzi fuori controllo, la Provincia Autonoma di Trento resta a guardare, ignorando il tesoro che ha in casa. 

Il paradosso è tutto in una cifra: 400 milioni di euro. È il valore della maxi‑gara aggiudicata recentemente per estendere la rete del metano in Trentino. Mentre il mondo corre verso la transizione, la Giunta Fugatti vincola quasi mezzo miliardo per legare 40.000 famiglie a un’infrastruttura fossile e a mercati internazionali instabili. Con la stessa cifra potremmo fare l’opposto: liberare quelle famiglie dalla dipendenza dal gas, investendo in accumuli idroelettrici e comunità energetiche, rimettendo ogni anno 24 milioni di euro direttamente nelle tasche dei cittadini.

 Il Trentino non è vittima del mercato: è un territorio produttore. Produciamo circa 3.500 GWh di energia idroelettrica l’anno, a fronte di un consumo di 2.800 GWh. Siamo già autosufficienti. E lo studio APRIE (RT04) certifica un potenziale fotovoltaico di 9,5 GW, capace di generare quasi 8.000 GWh di energia pulita. Sommando queste risorse, il Trentino potrebbe produrre tre volte l’energia che consuma. Eppure le famiglie pagano l’elettricità il doppio rispetto alle grandi industrie, come evidenziato anche da analisi europee. I cittadini non chiedono nuove reti di metano: chiedono bollette più basse, meno dipendenza dal gas, più comunità energetiche e investimenti nelle rinnovabili locali. In altre parole, chiedono esattamente ciò che l’autosufficienza energetica trentina  già tecnicamente raggiunta  permetterebbe di ottenere. Per questo la maxi‑gara da 400 milioni è una scelta che guarda al passato: lega migliaia di famiglie a un’infrastruttura fossile invece di valorizzare le risorse che il Trentino possiede e che potrebbero garantire sicurezza energetica e costi più bassi.

Le carte parlano chiaro: nel 2017, grazie alla produzione locale, pagavamo la quota energia a circa 4 centesimi/kWh. Oggi, nel 2026, ci viene fatturata a 15 centesimi: un aumento del 200%. Non è un problema di costi di produzione  le nostre turbine sono già ammortizzate ma di scelte politiche: la rendita idroelettrica, circa 70–100 milioni l’anno, viene assorbita nel bilancio provinciale invece di essere restituita ai cittadini in bolletta.

E c’è un elemento che in Trentino pesa più che altrove: il nostro è un territorio con un clima più rigido della media nazionale, con inverni lunghi e temperature più basse. Questo significa che famiglie, imprese e servizi pubblici hanno un fabbisogno energetico molto più elevato per il riscaldamento. Proprio per questo ogni aumento delle bollette colpisce qui più duramente che altrove, rendendo ancora più urgente una strategia che valorizzi l’energia che produciamo e riduca la dipendenza dal gas.

L’Autonomia non può essere un vessillo da sventolare nei convegni: deve tradursi in scelte concrete. Basta investire centinaia di milioni in tubi per il metano: serve puntare sulla sovranità energetica locale. Chiediamo una Tariffa Territoriale che svincoli il prezzo dell’energia trentina dalle speculazioni del gas e lo riallinei al costo reale di produzione, e un Fondo Invernale Strutturale che utilizzi i canoni delle grandi derivazioni non per la spesa corrente, ma per abbattere subito le quote fisse delle bollette di famiglie e imprese.Non è “rinnovabilismo integralista”: è pragmatismo trentino. Abbiamo l’energia, abbiamo la tecnologia, abbiamo l’Autonomia. Manca solo la volontà politica di smettere di fare cassa sulla pelle di chi deve riscaldare casa.

26 Febbraio 2026 0 Commenti
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Dopo i podi, le domande: un territorio che vuole capire

Da Paola Demagri 24 Febbraio 2026

Domenica  si sono chiuse le Olimpiadi, e anche se non ho partecipato direttamente a nessun evento, le ho seguite ogni giorno, informandomi, leggendo, osservando l’evoluzione di ciò che accadeva attorno a noi.E confesso che ogni volta che un atleta è salito sul podio ho esultato; per i trentini ho esultato molto di più, perché dietro quei risultati ci sono storie, sacrifici, territori che riconosciamo.

In queste ore sento il bisogno di dire grazie. Grazie agli atleti e alle atlete per la dedizione alla loro disciplina, per la serietà con cui hanno rappresentato sé stessi e il Paese.

Grazie ai loro preparatori, alle società sportive, a chi lavora nell’ombra per costruire risultati che il pubblico vede solo per pochi secondi.E grazie anche a tutte le organizzazioni che hanno garantito sicurezza e ordine: forze dell’ordine, volontari, personale tecnico, operatori locali. Il loro lavoro silenzioso ha permesso a migliaia di persone di vivere questi giorni in tranquillità.

E, mentre guardiamo alle Olimpiadi, non possiamo dimenticare i Giochi Paralimpici.  

Hanno lo stesso valore, la stessa intensità, la stessa capacità di raccontare talento, disciplina e visioni di futuro. Anzi, ci interrogano ancora di più sull’inclusione reale, sull’accessibilità degli impianti, sulla qualità delle attrezzature e sulla possibilità per ogni atleta di trovare spazi adeguati per allenarsi e competere. Il sostegno che sapremo garantire dipenderà dalla sensibilità di ciascuno di noi e dalla capacità delle istituzioni di mettere davvero tutti nelle condizioni di esprimersi. Io tifo per loro esattamente come per tutti gli altri: perché agli occhi di chi guarda con onestà, gli atleti sono tutti uguali.

Accanto all’emozione, però, credo sia doveroso aprire una riflessione più ampia.

Le ricadute sul nostro territorio non possono essere misurate solo dall’entusiasmo o dalla percezione del momento. Servono dati, analisi, valutazioni serie. Solo così potremo capire se la scelta di aderire al progetto olimpico e di impegnare risorse pubbliche importanti abbia generato benefici reali e duraturi oppure no. Non è una questione di tifoserie: è un esercizio di responsabilità verso il futuro. Perché solo con numeri chiari possiamo decidere se, un domani, occasioni come questa vadano colte di nuovo o se sia più saggio dire “no, grazie”.

Infine, una considerazione che ho ascoltato spesso dai più giovani: l’impatto degli impianti e degli ambienti.

Molti si chiedono se abbia senso investire cifre così elevate in strutture dedicate a sport di nicchia, con il rischio che dopo l’evento restino sottoutilizzate o addirittura abbandonate. È una domanda legittima, che non va liquidata con leggerezza. Anche qui servono trasparenza, piani di utilizzo, visioni di lungo periodo. Perché un impianto sportivo non è solo un costo: può essere un’opportunità, oppure un’eredità pesante.

Queste non sono critiche né celebrazioni. Sono domande.

Domande che un territorio maturo deve saper fare a sé stesso, senza paura e senza pregiudizi.Perché lo sport è emozione, ma la buona politica è capacità di guardare oltre l’emozione e valutare con lucidità ciò che resta.

24 Febbraio 2026 0 Commenti
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FEM, criteri in continuo cambiamento: chiesti chiarimenti alla Provincia

Da Paola Demagri 23 Febbraio 2026
Clicca qui per leggere l’articolo completo.

Foto: Vitaly Gariev

23 Febbraio 2026 0 Commenti
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