Il copione è ormai un classico della gestione Fugatti: si individua un bisogno, si stanzia una
cifra importante a favore di telecamera, si conia uno slogan accattivante come “Carta
Argento Trentino” e si distribuiscono promesse a pioggia. Peccato che, una volta spenti i
riflettori della conferenza stampa, la realtà si incarichi regolarmente di smontare il castello di
carte della propaganda. I fatti dicono che l’ultimo “gioiello” sbandierato dal Presidente
Fugatti nella manovra di assestamento e firmato dall’Assessore Spinelli come uno
«strumento di sicuro successo» si sta rivelando, alla prova dei fatti, una clamorosa e
paradossale beffa per i cittadini più fragili. Dietro la facciata dei 3.600 euro promessi agli
over 65 in condizioni di povertà economica, si nasconde un meccanismo così farraginoso da
rasentare il ridicolo. La Giunta ha strutturato la misura talmente male da non curarsi
minimamente della sua reale applicabilità sul territorio: a oggi, solo 55 Comuni su 166 in
tutto il Trentino ospitano un esercizio alimentare accreditato. Significa che in ben 111 paesi
l’aiuto è virtuale. Siamo di fronte al perfetto esempio di quel “populismo d’annuncio” che
punta a raccogliere consenso immediato con i bonus, salvo poi scaricare l’incapacità
organizzativa sulle spalle dei cittadini. Si fa presto a riempirsi la bocca di parole come
“vicinanza ai territori” o “tutela della montagna”
, ma poi si costringe un anziano di Ville
d’Anaunia, magari senza automobile o non autosufficiente, a fare chilometri e traslocare nei
Comuni vicini solo per poter comprare il pane o il latte con la carta provinciale, magari tutti i
giorni.
Se la sperimentazione serve a capire se uno strumento funziona, l’esito attuale è impietoso:
molti anziani, dopo aver scoperto i vincoli e le scadenze capestro fissate al 2027, rinunciano
persino a ritirarla. Sentendosi, giustamente, presi in giro. Per questo è stata depositata
un’interrogazione formale in Consiglio Provinciale. Vogliamo sapere perché la Giunta,
anziché complicare la vita alle persone con convenzioni fantasma che tagliano fuori due terzi
del Trentino, non abbia scelto la via della libertà: permettere ai beneficiari di spendere quel
denaro in qualsiasi negozio sotto casa, sostenendo al contempo il commercio di prossimità
delle nostre valli. La solidarietà sociale non si fa con le tessere elettorali a scadenza, ma con
servizi che funzionano davvero bene senza aggravare situazioni già fragili.
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