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Consiglio

Dopo Ciarleglio se ne va anche la Primaria di Anestesia. Politica e ASUIT navigano a vista. L’appello ai Sindaci della Val di Non e della Val di Sole

Da Paola Demagri 21 Luglio 2026

L’Ospedale di Cles perde un altro pezzo da novanta nel silenzio assordante della Provincia e dell’ASUIT. Dopo l’addio, meno di un anno fa, del dottor Ciarleglio, è di queste ore la notizia dell’uscita della Primaria di Anestesia. Una perdita pesante, sintomo di una totale assenza di visione strategica e di un disinvestimento strutturale che sta riducendo all’osso i servizi sanitari delle nostre valli.

I servizi sanitari territoriali si reggono esclusivamente sulla professionalità, sulle competenze e sul valore delle risorse umane. Sono i professionisti a qualificare le strutture, a renderle attrattive, efficaci ed efficienti per i cittadini. Negli ospedali di valle questo principio è ancora più vitale: la missione di un presidio dipende strettamente dall’équipe medica che vi opera, dal background clinico costruito negli anni e dalla casistica di successo che certifica la sicurezza delle cure. Compito di un’Azienda Sanitaria seria e di una politica lungimirante dovrebbe essere quello di orientare, presidiare, monitorare e, soprattutto, trattenere queste eccellenze. A Cles, purtroppo, sta accadendo l’esatto contrario. La perdita della Primaria di Anestesia dr Zardin Michela è solo l’ultimo tassello di un mosaico di abbandoni. Parliamo di una professionista che negli anni ha saputo strutturare un pool d’eccellenza, capace di garantire una copertura h24 per il Pronto Soccorso, le sale operatorie e le attività ambulatoriali legate alla gestione del dolore. Una colonna portante che garantisce sicurezza e appropriatezza clinica, ma che evidentemente non ha trovato le condizioni ambientali, professionali e di prospettiva per rimanere.

La storia si ripete. Solo dieci mesi fa si assisteva all’addio del dottor Ciarleglio, richiamato dall’Ospedale Universitario di Perugia per dirigere un importante reparto di chirurgia. Se ne andò a malincuore, perché avrebbe voluto restare in Trentino, ma l’ASUIT non è stata capace di offrirgli un percorso di carriera minimamente appetibile. Oggi perdiamo anche la guida dell’anestesia. Chi sarà il prossimo?

Dopo l’addio del dottor Ciarleglio l’ASUIT non ha ancora dato seguito al bando per la nomina del nuovo Direttore. Un reparto può essere ben presidiato dal facente funzioni – e a Cles lo è – ma le scelte strategiche non possono restare sospese nel limbo delle intenzioni. Oggi sembra che si stia ancora decidendo quale cornice dare al bando, come se la definizione del profilo fosse un passaggio complesso. Eppure basterebbe riprendere quello del dottor Ciarleglio, riproporlo, e garantire così che l’Ospedale possa continuare a lavorare nella direzione che ha dimostrato di essere utile e fondamentale per le nostre Valli. La sanità territoriale non vive di attese indefinite: vive di continuità, di stabilità, di scelte che consolidano e non indeboliscono. La perdita della primaria coincide con la scelta della direzione medica di chiudere temporaneamente le sale operatorie per interventi strutturali e sostituzione di apparecchiature. Un intervento legittimo, certo, ma che comporterà una drastica riduzione dell’attività chirurgica e pesanti disagi per i pazienti, costretti a trasferimenti forzati altrove. La vera domanda politica, però, è un’altra: alla riapertura delle sale, quando il cantiere sarà concluso, chi gestirà quelle sale operatorie rimaste prive di una guida autorevole e di elevate competenze?

Lo si è già visto con il progressivo impoverimento del Punto Nascita, ridotto fisiologicamente al lumicino e privato della presenza del Direttore di reparto, accompagnato ad operare altrove per la gestione delle attività territoriali. Il reparto è stato assegnato a un facente funzioni. Qui non va letta la competenza dell’uno o dell’altro, ma la scelta aziendale: sposti il Direttore dall’Unità Operativa che proprio Fugatti vuole tenere aperta? Qui la gatta ci cova. Questa decisione ha molti significati, il primo dei quali è che il reparto si sta avviando al declino definitivo.

Il rischio concreto è che si utilizzi la scusa della mancanza di personale per tagliare linearmente le competenze dell’Ospedale di Cles, declassandolo da presidio di eccellenza a poliambulatorio svuotato di funzioni essenziali.

È necessario, a questo punto, aprire una riflessione delicata ma doverosa sulla Direzione medica. Il suo compito va ben oltre le funzioni ordinarie che riguardano la sicurezza, la Farmacia ospedaliera o l’attività necroscopica. La Direzione medica è il presidio più alto della tutela dei professionisti e dei cittadini che afferiscono all’Ospedale di Cles: è lì che si garantisce la qualità dei percorsi, la continuità delle cure, la protezione delle competenze che fanno la differenza tra un ospedale vivo e un ospedale che si spegne. Ed è proprio per questo che l’appello deve essere rivolto anche a chi governa dentro la Direzione medica: non può farsi scippare in questa maniera professionisti capaci, non può accettare passivamente scelte che indeboliscono il presidio, non può allinearsi ai dettami di altri quando questi dettami non rispondono al bene della comunità. La Direzione medica deve imporsi, deve rivendicare il proprio ruolo, deve essere il primo baluardo a difesa dell’Ospedale di Cles e dei cittadini che ogni giorno vi entrano con la fiducia di trovare competenza, cura e presenza.

In più occasioni ufficiali ho manifestato queste preoccupazioni direttamente all’Assessore alla Salute Mario Tonina, chiedendo quale sia il reale indirizzo politico che si intende dare all’Ospedale di Cles e, di riflesso, a tutti gli ospedali di valle del Trentino. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta. Il sospetto è che all’interno del palazzo si stia navigando a vista, senza una strategia, lasciando che i professionisti si arrangino, privi di tutele e di una chiara prospettiva sul futuro delle strutture che dirigono. Oppure, peggio ancora, che le decisioni di ridimensionamento siano già state prese nelle stanze segrete della Giunta e si attenda solo il momento opportuno per imporle, senza averle mai comunicate ai territori.

Davanti a questo silenzio irresponsabile della politica provinciale e della direzione generale dell’ASUIT, che paiono fare di tutto per far scappare i professionisti migliori, non è più possibile tacere. Non può essere la preoccupazione di una sola persona. Rivolgo un appello accorato e urgente a tutti gli Amministratori locali, ai Sindaci e ai Presidenti delle Comunità della Val di Non e della Val di Sole: è il momento di unire le forze, di fare fronte comune e di battere i pugni sui tavoli dell’Assessorato. Dobbiamo pretendere, con fermezza e senza sconti, garanzie scritte e fatti concreti sul futuro dell’Ospedale di Cles e sui servizi che ha sempre garantito e deve continuare a garantire alla nostra popolazione.

Sia pubblicamente che privatamente avevo già fatto sapere ai nostri Sindaci che, incaponendosi esclusivamente sul Punto Nascita, si sarebbe perso di vista tutto il resto. Gli amministratori di Cles, che frequentano spesso l’ospedale, hanno finito per fare il gioco di Fugatti: concentrare l’attenzione sul Punto Nascita e lasciare andare tutto il resto. E sapete cosa colpisce davvero? Che l’amministrazione di Cles non abbia mai promosso un’alleanza d’intenti con i consiglieri provinciali di riferimento, scegliendo invece la strada dell’autosufficienza.

Questa impostazione, miope e autoreferenziale, ha contribuito a indebolire ulteriormente il presidio. Mentre si difendeva un singolo servizio, tutto il resto veniva progressivamente eroso: reparti impoveriti, professionalità in fuga, scelte aziendali che hanno tolto continuità e direzione proprio alle unità operative che si dichiarava di voler tutelare. È così che si perde un ospedale, non con un colpo improvviso, ma con una serie di rinunce, di silenzi e di mancate prese di posizione.

Oggi non c’è più tempo per divisioni, personalismi o strategie di piccolo cabotaggio. Serve una voce unica, forte, determinata. Serve che i Sindaci, le Comunità, gli amministratori locali si assumano la responsabilità politica di difendere l’Ospedale di Cles nella sua interezza, non a pezzi. Serve che pretendano risposte, che chiedano conto delle scelte, che non accettino più rassicurazioni vaghe o promesse senza seguito.

La salute delle nostre valli non è un tema da trattare con leggerezza né una bandierina da sventolare quando conviene. È un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni.

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A unire è difficile , a dividere si fa marcia indietro

Da Paola Demagri 21 Luglio 2026

In merito alla recente nascita del comitato civico per la scissione delle frazioni di Coredo, Smarano e Tavon dal Comune di Predaia, avverto il dovere istituzionale di intervenire. Non lo faccio mossa da un interesse locale diretto o di parte, ma dal mio osservatorio in Consiglio Provinciale, con una visione d’insieme sulle riforme che normano l’assetto del nostro territorio trentino. Guardo a quanto sta accadendo con preoccupazione e intendo porre una riflessione che ricollochi questo delicato dibattito all’interno di una rigorosa cornice tecnica e amministrativa, a tutela della stabilità e dell’efficienza dei servizi per i cittadini. La costituzione del Comune della Predaia nel 2015 non è stata un’imposizione ideologica calata dall’alto, bensì l’esito di un percorso democratico ratificato da una netta consultazione popolare. Quella scelta affondava le sue radici in necessità strutturali oggettive: ottimizzare le risorse, superare la paralisi causata dalla carenza di personale nei piccoli municipi e creare uffici strutturati in grado di rispondere alle complessità burocratiche moderne.

Trovo pienamente legittimo che, a distanza di undici anni, una comunità senta l’esigenza di tracciare un bilancio. Tuttavia, come rappresentante delle istituzioni provinciali, voglio mettere in guardia i proponenti affinché non agiscano per una visione puramente ideologica o identitaria. L’identità territoriale è un valore prezioso, profondamente radicato in ciascuno di noi, ma per sua natura non è un dato misurabile. Le decisioni che impattano sulle generazioni future devono basarsi sui risultati concreti, sulla genesi storica del progetto e sui traguardi oggettivamente raggiunti in termini di investimenti, bilanci e stabilità organizzativa. Mettere in discussione una riforma istituzionale strutturata richiede dati alla mano: non ci si può basare solo sul sentiment o sulla rincorsa a un malumore. Da qui la pretesa di incontri pubblici per analizzare il raggiungimento o meno degli obiettivi posti in capo alla fusione voluta nel 2015.

In un momento storico in cui la Pubblica Amministrazione fatica drammaticamente a reperire e trattenere personale qualificato, smantellare un ente strutturato per ritornare a micro-comuni sarebbe probabilmente deleterio. Chiediamoci quindi ricadute avrebbero queste decisioni sugli uffici e sulla macchina amministrativa. È già estremamente complesso trovare professionisti disposti a lavorare nei Comuni; frammentare le strutture e ridurne la massa critica non produrrebbe maggiore vicinanza, ma potrebbe trasformarsi in una vera e propria fuga del personale verso enti più stabili e organizzati, lasciando i territori scoperti proprio nella gestione dei servizi essenziali. Se una porzione di popolazione manifesta oggi una percezione di distanza dalle istituzioni, la risposta politica corretta non è la frammentazione del territorio o lo smembramento del bene comune. Credo fermamente che valga la pena trovare strategie interne per far sentire i cittadini più rappresentati. L’identità di una frazione e l’attaccamento alla propria storia non si difendono moltiplicando i costi della politica o erigendo nuovamente vecchi confini burocratici, ma valorizzandoli attraverso azioni culturali, consulte partecipate e un decentramento funzionale intelligente.Il comitato punta a una consultazione popolare per verificare il consenso verso un nuovo assetto. È corretto e sacrosanto appellarsi alla democrazia, ma dobbiamo chiederci: questa spinta è realmente voluta e condivisa dalla maggioranza della popolazione o rappresenta l’esigenza e il sentiment di pochi?

Allora, da questo mio osservatorio in Consiglio Provinciale, voglio piuttosto lanciare un forte appello a tutta la cittadinanza. Invito le nostre comunità a essere vigili e a pretendere che i propri Comuni non vengano progressivamente privati delle loro legittime e storiche funzioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una tendenza provinciale che rischia di accentrare e smantellare le competenze tipiche degli enti locali: è un errore a cui dobbiamo opporci. È esattamente a livello locale che la nostra Autonomia deve emergere con forza; è lì che essa deve rimanere il caposaldo insostituibile di una funzione pubblica, amministrativa e politica che sia davvero vicina al territorio. Difendere l’efficienza di un Comune Unico e strutturato come Predaia significa anche questo: dare alle nostre comunità una voce abbastanza forte e solida per arginare il centralismo e rivendicare il proprio diritto a governarsi.

21 Luglio 2026 0 Commenti
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Perchè non si può disertare l’aula consigliare

Da Paola Demagri 6 Febbraio 2026

L’aula consiliare è solo una parte del nostro lavoro, ma è una parte decisiva. È il luogo in cui le parole diventano atti, in cui si costruiscono cornici e indirizzi che orientano tutte le deleghe della nostra Provincia autonoma. Lo raccontiamo spesso ai ragazzi quando vengono a trovarci in aula con i loro insegnanti: da qui escono scelte che toccano la vita di tutti.

L’aula è fatta di persone, di gruppi, di coalizioni. È fatta di differenze che si incontrano, si confrontano, discutono. È il luogo del dibattito, della responsabilità, dell’azione politica. E nulla di ciò che facciamo è per noi stessi: ogni intervento, ogni voto, ogni posizione è pensata per i Trentini.

Vorrei ricordarlo ogni tanto, anche fuori dai momenti più visibili: la democrazia vive anche qui, nel lavoro quotidiano e spesso silenzioso che prova, giorno dopo giorno, a costruire un pezzo di futuro comune.

Oggi sentivo il bisogno di tornare sull’importanza del lavoro d’aula. Dopo tre giorni di attività consiliare, in gran parte disertata dalla maggioranza con la motivazione che non c’era nulla di interessante, è difficile non notare il contrasto con altre occasioni. Per esempio, quando si parla di temi come le indennità dei consiglieri, la Valdastico o la legge elettorale per il terzo mandato, l’aula improvvisamente si riempie: i colleghi di maggioranza sembrano incollati alla sedia, il dibattito si accende, gli interventi si susseguono.

Non ha importanza chi porta un argomento in aula: ciascuno di noi ha il dovere di contribuire al confronto costruttivo, portando le proprie idee o quelle del gruppo che rappresenta. Questo è possibile solo ascoltando le posizioni degli altri e mettendo ordine in ciò che diventa materia democratica.

Sono tornata su questo tema perché ho riscontrato disagio da parte di chi, nei giorni scorsi, ha osservato come me il menefreghismo totale e il lassismo nel lavoro d’aula, a partire dal Presidente che, ormai dall’inizio della legislatura, si presenta in aula solo quando c’è un interesse diretto, come nel caso della discussione sul terzo mandato.

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Diventare Amministratore di Sostegno: un gesto semplice che cambia vite

Da Paola Demagri 2 Febbraio 2026

Da quindici anni svolgo il ruolo di Amministratrice di Sostegno. In questo tempo ho incontrato tante persone fragili, sole, spesso senza una rete familiare o con difficoltà che impediscono loro di gestire aspetti fondamentali della vita quotidiana: pratiche sanitarie, questioni amministrative, scelte economiche, rapporti con i servizi. L’Amministratore di Sostegno è una figura nominata dal Tribunale per affiancare queste persone, rispettandone la storia, le abitudini, la dignità. Non si tratta di “sostituirsi” al beneficiario, ma di accompagnarlo. Significa agire secondo le indicazioni del giudice tutelare, con competenza e soprattutto con umanità: adattandosi al modo di pensare della persona, proteggendola dove serve, senza mai imporre scelte che non le appartengono. Un esempio semplice: se il beneficiario è vegano, l’Amministratore non può e non deve modificarne le abitudini alimentari. Se invece non ha capacità amministrativa, l’Amministratore interviene per tutelare il suo patrimonio, piccolo o grande che sia. Racconto tutto questo perché considero questo ruolo un atto dovuto verso chi ha perso alcune abilità e rischia di farsi del male economicamente, socialmente, talvolta anche nella gestione della propria vita. È anche un sostegno concreto ai servizi pubblici che ogni giorno seguono queste persone: servizi sociali, alcologia, psichiatria, dipendenze. Non possiamo lasciare tutto sulle loro spalle. Il Trentino ha una rete sociale forte: possiamo esserne parte attiva. Diventare Amministratore di Sostegno significa mettere a disposizione un po’ del proprio tempo e scoprire qualità che spesso non sappiamo nemmeno di avere. Significa assumersi la responsabilità del decreto di nomina del Tribunale e diventare un punto di riferimento per qualcuno che, senza di noi, sarebbe davvero solo. C’è un grande bisogno di nuovi volontari.Se senti che questo ruolo potrebbe parlarti, fatti avanti. Entra nella nostra rete di sostegno: è un gesto che fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo compie.

2 Febbraio 2026 0 Commenti
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Pulizia delle strade provinciali: un segnale atteso dai cittadini!

Da Paola Demagri 31 Gennaio 2026

All’inizio di gennaio ho presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale sul degrado e sulla scarsa pulizia di molti tratti delle nostre strade provinciali. Era una situazione sotto gli occhi di tutti: rifiuti abbandonati, bordi stradali non curati, sottopassi trascurati. Un’immagine che non rappresenta il Trentino che conosciamo e che vogliamo continuare a essere.

In questi giorni ho visto con sorpresa positiva che sono iniziati interventi di pulizia approfondita lungo diversi tratti critici. Un segnale atteso da tanti cittadini, che da tempo segnalavano il disagio di percorrere strade che non rispecchiavano più gli standard di ordine e cura che ci hanno sempre contraddistinto.

Non mi interessa attribuire meriti che non mi spettano. La Giunta ha colto lo stimolo e ha agito: bene così. Ma è giusto ricordare che questo è esattamente il senso degli atti politici che presentiamo come opposizione.

Il nostro ruolo è proporre, segnalare, controllare. È portare all’attenzione della Giunta ciò che non funziona, affinché si intervenga. È trasformare le osservazioni dei cittadini in azioni concrete.

Quando un’interrogazione produce un risultato – anche prima della risposta formale – significa che la politica sta facendo il suo lavoro: quello di migliorare, passo dopo passo, la qualità del nostro territorio e della vita delle persone che lo abitano.

Continuerò a farlo, con lo stesso spirito: attenzione, responsabilità e cura del bene comune.

31 Gennaio 2026 0 Commenti
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Non autosufficienza: il Governo annuncia, il Trentino vive la realtà

Da Paola Demagri 29 Gennaio 2026

In questi giorni si è parlato molto del nuovo disegno di legge nazionale dedicato ai caregiver. Un annuncio che promette molto, ma che nella sostanza riguarda pochissime persone.  

Il contributo previsto  fino a 400 euro al mese  sarà accessibile solo a chi assiste un familiare con disabilità gravissima per oltre 90 ore settimanali. Una platea ristrettissima, a fronte di milioni di situazioni di cura quotidiana che restano senza risposta.Nel dibattito pubblico, però, è passato un messaggio fuorviante: che si tratti di un sostegno al mondo dell’assistenza nel suo complesso.Non è così.  Tipico messaggio populista!

Il provvedimento non riguarda le badanti, non riguarda le famiglie che ogni giorno reggono il peso della non autosufficienza, non riguarda la realtà concreta dei territori.E qui, in Trentino, questa distanza pesa ancora di più.Parliamo di circa 7000 badanti che garantiscono la cura dei nostri anziani, spesso supplendo a un sistema pubblico che non riesce a rispondere ai bisogni crescenti. Un esercito silenzioso che sostiene il nostro welfare, genera valore, permette alle famiglie di conciliare lavoro e cura. Eppure, ancora una volta, non compare in nessuna riforma nazionale. Per questo è importante dirlo con chiarezza: serve una politica seria sulla non autosufficienza, non annunci che creano illusioni.  In Trentino possiamo rafforzare davvero il lavoro di cura investendo nella formazione gratuita delle badanti, con corsi su igiene, mobilizzazione, demenze e sicurezza e un patentino provinciale che riconosca anche le competenze delle lavoratrici straniere. Accanto alla formazione serve una rete territoriale di supporto: punti di comunità, sostegno psicologico e collaborazioni con le associazioni di migranti. Una badante formata e sostenuta lavora meglio, più a lungo e garantisce una qualità dell’assistenza più alta per i nostri anziani. Servono risorse adeguate, criteri realistici, e soprattutto una visione che tenga insieme caregiver familiari, assistenti domiciliari, famiglie e territori.Il Trentino conosce bene la realtà della cura. E proprio da qui possiamo e dobbiamo continuare a chiedere riforme che guardino alla vita reale delle persone, non agli slogan.

FOTO: credits Jose – Manuel – Esp

29 Gennaio 2026 0 Commenti
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Casa Autonomia Giovani Primo incontro 2026

Da Paola Demagri 28 Gennaio 2026

Ieri i giovani di Casa Autonomia si sono ritrovati per il primo incontro del 2026: un momento ricco di idee chiare, ambizioni sane e un’attenzione autentica verso ciò cheriguarda la nostra comunità.
Abbiamo attraversato insieme molti dei temi oggi sul tavolo:

  • il referendum sulla separazione delle carriere,
  • le prospettive in vista delle provinciali del 2028,
  • le sfide e le opportunità legate all’emigrazione giovanile, positiva quando è temporanea ma preoccupante quando diventa un distacco definitivo dal proprio territorio,
  • le questioni sociali e sanitarie,
  • la vita amministrativa nei Comuni, soprattutto per chi ha da poco iniziato un percorso come consigliere o studia scienze politiche.

È stato bello vedere quanto interesse, quanta cura e quanta responsabilità questi ragazzi e queste ragazze portano con sé.
C’è attenzione per il territorio, per le decisioni amministrative, per i bisogni reali delle persone e per il modo in cui devono essere affrontati.
Casa Autonomia crede nei giovani, nella loro capacità di leggere il presente e immaginare il futuro. E incontri come questo lo dimostrano.

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Solitudine e anziani

Da Paola Demagri 24 Gennaio 2026

La solitudine non è solo una condizione, ma una fragilità che cresce con l’età e interpella tutta la comunità.
Prendersi cura degli anziani significa ripensare relazioni, servizi e vicinanza umana in una società che cambia.

 29 gennaio 2026

 Ore 20.15

 Cles – Sala Borghesi Bertolla

 Conduce: la consigliera provinciale Paola Demagri

 Intervengono:
– Dr. Fabio Cembrani, medico legale
– Dr.ssa Paola Taufer, psicologa dell’anziano

Un momento di confronto aperto, per capire insieme come prenderci cura di una comunità che invecchia.

24 Gennaio 2026 0 Commenti
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Figli e lavoro: la frattura che il Trentino non può più ignorare

Da Paola Demagri 23 Gennaio 2026

In tutta Italia l’età media della prima maternità ha superato i 33 anni. È un dato che racconta un cambiamento profondo, ma soprattutto una difficoltà crescente: oggi, per molti giovani, la scelta di avere un figlio è subordinata alla conquista di una stabilità lavorativa che arriva sempre più tardi. Il risultato è una contrapposizione di fatto tra lavoro e genitorialità. Una contrapposizione che non nasce nelle famiglie, ma nelle condizioni materiali che la politica ha il compito di creare. Questa dinamica è evidente anche in Trentino, un territorio che per anni si è raccontato come modello di welfare, ma che oggi si trova a fare i conti con un inverno demografico che non risparmia nessuno. Eppure, nonostante la gravità del fenomeno, dopo sette anni di governo provinciale non si vedono risultati tangibili, significativi, concreti. Si annunciano tavoli, si evocano strategie, si promettono misure. Ma la realtà è che la natalità continua a scendere, i giovani continuano a rimandare, e il lavoro continua a essere percepito come un ostacolo non come un alleato nella costruzione di una famiglia.

La maggioranza guidata dal presidente Fugatti afferma di occuparsi del tema. Ma occuparsene non significa citarlo nei discorsi o inserirlo in un elenco di priorità astratte. Occuparsene significa produrre politiche che cambiano davvero la vita delle persone: favorire  contratti stabili e non precari, salari adeguati al costo della vita trentina, servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, sostegno reale alla conciliazione, investimenti strutturali e non bonus episodici, una visione che tenga insieme lavoro, comunità e futuro. Poco o nulla di tutto questo, ad oggi, ha trovato una traduzione efficace.

E mentre la politica rinvia, le scelte personali dei giovani vengono condizionate da un sistema che li costringe a scegliere tra stabilità economica e desiderio di famiglia. È qui che si misura la responsabilità pubblica: quando la libertà di diventare genitori viene limitata non da una scelta, ma da un contesto. Il Trentino non può permettersi di mettere in competizione lavoro e natalità. Perché quando questo accade, non è solo il numero delle nascite a diminuire: si indebolisce l’intero tessuto comunitario.

Una comunità che non si rinnova è una comunità che perde forza, continuità, capacità di immaginare il futuro.È una comunità che smette di tramandare, di crescere, di consolidarsi.Per questo è necessario dirlo con chiarezza: non possiamo permettere che la politica continui a trattare la genitorialità come una questione privata, mentre il lavoro resta un terreno di precarietà e disuguaglianze. La politica decide gli obiettivi generali, orienta le condizioni materiali, definisce le priorità collettive. E se dopo sette anni non si vedono risultati, significa che la direzione non è quella giusta.

Il Trentino ha bisogno di una strategia demografica vera. Ha bisogno di politiche che non si limitino a fotografare il problema, ma che lo affrontino alla radice. Ha bisogno di un patto nuovo tra lavoro, comunità e futuro. Perché una comunità che non si sostiene, non si moltiplica, non si consolida e non si tramanda è una comunità che si spegne. E noi autonomisti non possiamo permettere che questo accada.

Paola Demagri Consigliera provinciale Casaautonomia.eu 

23 Gennaio 2026 0 Commenti
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Sanità provinciale: serve un cambio di rotta!

Da Paola Demagri 19 Gennaio 2026

Da tempo assistiamo a un progressivo scivolamento del nostro sistema sanitario provinciale verso una situazione che non è più semplicemente critica: è sfuggita di mano. Prima che altri professionisti decidano di abbandonare definitivamente la nave, serve un gesto politico chiaro, netto, capace di ristabilire ordine, giustizia, visione. Un gesto che segni un vero reset e restituisca fiducia a chi lavora ogni giorno e a chi, ogni giorno, si affida ai nostri servizi.L’Azienda sanitaria ha bisogno di una guida straordinaria, di un commissariamento che rimetta al centro ciò che dovrebbe esserlo da sempre: la salute degli utenti e il benessere dei dipendenti. Perché oggi i processi interni sono corrosi, obsoleti, appesantiti da ingerenze e, in troppi casi, da evidenti mancanze di competenza. Da sette anni assistiamo a un turnover continuo nelle posizioni apicali: nomi che si susseguono, incarichi che durano il tempo di un respiro. È inevitabile che sorga una domanda: davvero sono tutti inadeguati, oppure è il sistema stesso a respingere chi prova a mettervi mano?La verità è che si è stratificato un insieme di problemi, responsabilità diffuse, scatole cinesi che chi entra scopre troppo tardi. E spesso, una volta viste da vicino, l’unica reazione possibile è andarsene.Per questo oggi serve un atto forte. Non un gesto simbolico, ma una scelta politica che dica con chiarezza che la sanità provinciale merita un nuovo inizio. Un commissariamento che apra una fase di ricostruzione, riorganizzazione profonda e trasparente, capace di restituire dignità ai professionisti e sicurezza ai cittadini.Non è una richiesta estrema. È l’unica scelta responsabile per rimettere la salute pubblica al centro del futuro della nostra comunità.

19 Gennaio 2026 0 Commenti
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