Perché l’avanzata della destra radicale riguarda tutti noi e come il centrosinistra può ritrovare la rotta.
Oggi parliamo di quello che sta succedendo appena oltre le nostre Alpi, in Germania, perché i fatti delle ultime tornate elettorali — con il voto in Sassonia-Anhalt dove la destra radicale dell’AfD ha superato il 43% dei consensi — hanno mandato una scossa in tutta Europa.
Cerchiamo di capire cosa è successo, senza allarmismi da talk show ma con la lucidità che serve a chi guarda alla politica da una prospettiva di centrosinistra.
L’AfD (Alternative für Deutschland) ha ottenuto il suo miglior risultato di sempre. Ma il dato che deve farci riflettere più di tutti è un altro: l’affluenza alle urne è salita a livelli record, sfiorando l’80%. Non siamo di fronte a un’elezione decisa dall’apatia o da chi è rimasto a casa. La gente è andata a votare in massa, e ha scelto in maggioranza una forza che fino a pochi anni fa veniva considerata ai margini della vita politica.
Per chi crede nei valori progressisti, democratici ed europeisti, questo non è solo un campanello d’allarme. È una sveglia a pieno volume.
Ma come si spiega un risultato del genere? I politologi e gli analisti sociali ci dicono che non si tratta di una “follia collettiva” improvvisa, ma del punto d’arrivo di tre grandi fratture.
1. Il malessere economico e il costo della vita
In Germania, specialmente nelle regioni orientali, molte persone sentono di aver perso sicurezza economico-sociale. L’inflazione, il costo dell’energia e la percezione che le politiche di transizione ecologica pesino di più sulle tasche delle famiglie lavoratrici che su quelle dei grandi patrimoni hanno creato un profondo senso di ingiustizia.
2. La gestione dell’immigrazione e della sicurezza
Il tema migratorio è stato vissuto da molti cittadini come un fenomeno subito e non governato. Quando i partiti moderati evitano di affrontare la gestione dei flussi e dell’integrazione sul territorio per timore di sembrare duri, la destra radicale riempie quel vuoto con risposte semplici, d’impatto e divisive.
3. La sensazione di non essere ascoltati
C’è un dato culturale enorme: l’elettorato di periferia, della provincia e del mondo del lavoro manuale percepisce una forte distanza dalle élite politiche. L’AfD non ha vinto solo offrendo soluzioni, ma intercettando la rabbia di chi si sente giudicato o dimenticato dal discorso pubblico delle città.
Se guardiamo a questi fatti con gli occhi di chi è di centrosinistra, le preoccupazioni sono concrete e non riguardano solo la Germania, ma anche l’Italia e il resto d’Europa.
La prima preoccupazione è il crollo dei partiti tradizionali di governo. Quando la politica si riduce a un’alleanza permanente tra centrodestra e centrosinistra pur di tenere fuori la destra radicale, si crea un corto circuito: i cittadini finiscono per vedere tutti i partiti tradizionali come “un unico blocco di potere” e la destra radicale come “l’unica vera alternativa”.
La seconda preoccupazione è l’inefficacia del solo divieto morale. Per anni si è pensato che bastasse dire “loro sono estremisti, noi siamo i democratici” per fermare il consenso della destra radicale. I risultati dimostrano che la sola condanna morale non basta se non è accompagnata da soluzioni concrete ai problemi quotidiani delle persone.
I politologi che studiano i comportamenti elettorali europei ci offrono indicazioni molto precise su cosa il centrosinistra può e deve fare per evitare che questo scenario si ripeta ovunque.
- Tornare sui temi materiali (lavoro, casa, sanità): Il centrosinistra vince quando parla della vita reale delle persone. Salari dignitosi, difesa del potere d’acquisto, sanità pubblica funzionante e casa. Le battaglie sui diritti civili sono fondamentali, ma devono camminare di pari passo con la giustizia sociale.
- Governare i temi complessi anziché evitarli: Sull’immigrazione e sulla sicurezza, il centrosinistra non deve inseguire lo slogan della destra, ma non può neanche far finta che il tema non esista. Serve un modello basato su regole chiare, percorsi di integrazione reali e presenza dello Stato nei quartieri più fragili.
- Una transizione ecologica popolare: La lotta al cambiamento climatico è essenziale, ma se viene percepita come un costo che grava sui lavoratori e non sui grandi inquinatori, la destra vincerà facile proponendosi come “difensore del popolo”. La transizione deve essere giusta, finanziata e accompagnata da aiuti diretti alle famiglie.
- Ascolto e presenza sul territorio: Occorre ricostruire la presenza fisica nelle periferie, nei piccoli comuni, nei luoghi di lavoro. La politica non si fa solo sui social o nelle grandi città universitarie.
Per concludere: quello che è successo in Germania non è un destino ineluttabile. È il risultato di errori politici e di un disagio sociale che è stato lasciato montare per troppi anni.
Per chi è di centrosinistra, la lezione è chiarissima: non serve disperarsi o colpevolizzare gli elettori che hanno votato a destra. Serve ricostruire un’alternativa credibile, popolare e radicata nella realtà quotidiana. La democrazia non si difende con le parole