Guardando la compagine scuola in provincia di Trento in questo periodo, la sensazione visiva e concettuale che si prova è quella di una macedonia. Una combinazione di ingredienti senza una vera ricetta, dove l’effetto finale è un’accozzaglia di sapori che non legano.
L’attività politica dell’assessora Gerosa, sostenuta in primis da se stessa e vista con evidente freddezza persino da pezzi della sua stessa maggioranza, sta mettendo mano a una pluralità di questioni che toccano da vicino il mondo della scuola. Ma non c’è alcuna volontà di riformare davvero il sistema ( sempre che ce ne sia bisogno!), né una visione strategica d’insieme: ci si limita a ritoccare. E il problema dei ritocchi superficiali, quando fatti senza una mappa, è che, anziché attenuare le criticità (semmai ce ne siano!), finiscono per mettere a nudo i nervi scoperti di un intero settore.
Ci troviamo di fronte a un carosello di circolari, regolamenti di corsa, disegni di legge sospesi e prese di posizione che ammiccano a direttive romane in salsa trentina, ma che, alla fine, di Trentino e della nostra storica autonomia hanno poco. I ruoli in campo, tra tutela, professione e partecipazione in questo quadro di forte fermento, ognuno degli attori in gioco prova a muoversi secondo la propria natura, ma con contesti sempre più complessi. Il ruolo dei sindacati deve rimanere saldo e chiaro.
Il sindacato esiste per essere il referente naturale dei lavoratori ed esercitare la propria tutela, soprattutto sugli aspetti contrattuali e su tutto ciò che deriva dal rapporto formale e sostanziale tra l’ente e il lavoratore. È vero, non sempre le varie sigle trovano l’unità d’intenti: coesistono visioni diverse, dinamiche di rappresentanza maggioritaria e strategie differenti. Ma la loro funzione di garanzia resta un pilastro indispensabile.
Oggi sono proprio i lavoratori, docenti e personale scolastico, a trovarsi schiacciati al centro di questo ingranaggio. Da un lato c’è il desiderio di svolgere al meglio la propria professione; dall’altro, l’obbligo di applicare nuove direttive che entrano in rotta di collisione con l’autonomia scolastica. Il risultato? Gli insegnanti si sentono sminuiti nella loro preparazione, nelle loro skill, nell’attitudine quotidiana. È un po’ come se dall’Assessorato alla Sanità arrivassero indicazioni scritte agli infermieri su come applicare una flebo o eseguire un prelievo. Un’invasione di campo che mortifica la professionalità di chi opera sul campo ogni giorno.
In questo scenario si inserisce la vivace presa di posizione dei ragazzi e dei loro genitori, che in diversi contesti hanno scelto di schierarsi a supporto dei propri professori. È una reazione sana, un approccio bello e maturo: significa occuparsi dei propri diritti e prendersi cura dei luoghi in cui i giovani si formano come cittadini.
Al di fuori delle dinamiche prettamente sindacali o contrattuali, sulle quali giustamente non interveniamo direttamente, noi consiglieri provinciali delle forze politiche di minoranza continuiamo a sostenere i princìpi in gioco, ascoltando tutti e tutte. Il nostro lavoro consiste nel raccogliere e sintetizzare le diverse istanze del territorio, elaborando controproposte e assumendo posizioni chiare ed efficaci rispetto alle scelte dell’Assessorato.
A dirla tutta, a dirla giusta e a dirla vera: ognuno, in base al proprio ruolo e alla propria funzione, sta facendo la propria parte. C’è chi propone azioni, chi protesta, chi studia le carte e chi si spende quotidianamente per avere una scuola migliore. Ma, affinché un sistema complesso come quello scolastico funzioni, serve che qualcuno faccia da cappello. Serve chi sappia fare sintesi e garantire una regia capace di tenere insieme le diverse istanze.
Questo sarebbe il ruolo tipico e nobile dell’Assessorato. Un ruolo che, tuttavia, può essere esercitato solo se la sintesi è il frutto reale di valutazioni diverse, di un ascolto ponderato e del rispetto delle competenze altrui. Non può funzionare se a guidare l’azione è soltanto la mania del protagonismo. La scuola trentina ha bisogno di ascolto e visione, non di micromanagement autoreferenziale.
Il Tquotidiano 20/10/2026, pagina 3
Ascolta il podcast completo ai link
Telegram: https://t.me/paola_demagri/123
Youtube: https://youtu.be/S5mx60rIWy8?si=RvbsEAd-4uZ2CFDA
Spotify: https://open.spotify.com/episode/1b8JfeQSS32jEfNhT8nNiv?si=cb882cedf83e4c5d
Paola Demagri
Consigliera provinciale Casaautonomia.eu