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SANITÀ TRENTINA: BASTA CHIACCHIERE

Da Paola Demagri 26 Settembre 2026

la Giunta si assuma le proprie responsabilità e inizi a dare risposte

È arrivata l’ora che la Giunta la smetta di tergiversare e di giocare allo scaricabile con l’Azienda sanitaria e si assuma le proprie responsabilità nei confronti sia dei cittadini, che sempre più spesso faticano ad accedere alle cure, che del personale sanitario, già sovraccarico e ora alle prese con disservizi pressoché quotidiani.

I gravi malfunzionamenti informatici, che da oltre un anno impattano sull’accesso alle cure e sull’erogazione delle stesse, con un aumentato rischio clinico, sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno: tempi di attesa eterni per troppe visite ed esami, con sempre maggiore ricorso al privato; pronto soccorso sovraffollati e con frequenti esplosioni di aggressività; carenza di personale – a partire da infermieri e MMG – e scarsa capacità di trattenerlo e attrarlo, specie nelle valli dove chiudono servizi e posti letto; riorganizzazione territoriale che resta più sulla carta che nei fatti, con Case della Comunità che ad oggi restano poliambulatori; integrazione sociosanitaria solo sulla carta –  si veda il disastro dell’appalto per l’assistenza domiciliare – ; non autosufficienza in crescita esponenziale e ritardo nel farsene carico con carenza di supporti alle famiglie; esplosione dei problemi di salute mentale e mancata riorganizzazione e potenziamento delle risposte.

Di fronte a questo quadro, se oggi la nostra sanità pubblica riesce ancora a dare risposte di qualità  – almeno per chi riesce ad accedervi – è solo per la dedizione e la professionalità di chi vi lavora. Per il resto manca una regia politica e organizzativa su tutte le questioni citate che oggi determina la sanità in affanno che è sotto gli occhi di tutti. 

Dopo otto anni di presidenza Fugatti e dopo tre anni di Tonina assessore alla salute è chiaro di chi siano le responsabilità!

Certo che nella partita della malagestione rientrano anche i vertici di ASUIT, ma è la politica con il suo primato ad averli nominati e messi in quelle posizioni: non funziona il rimpallo di responsabilità, che tra l’altro non ha nemmeno sortito alcun effetto sull’Azienda. 

L’inadeguatezza di un presidente, che sui temi della sanità ha mostrato tutta la sua evanescenza, occupato da sempre solo a difendere la figura del direttore generale di ASUIT, l’abbiamo (ri)vista al tavolo coi sindacati. Così come abbiamo visto e vediamo da troppo tempo un assessore che asseconda sempre a parole le richieste di sindacati, ordini, rappresentanze dei pazienti, minoranze, ma che nei fatti fa poco o niente. Un copione che non regge più. 

Nessuno di noi ha mai detto che sia semplice affrontare i tanti temi legati a salute e sanità, ma da qualche parte bisogna pure iniziare. 

Da anni come minoranze proponiamo di fare il punto con gli Stati generali della sanità, per costruire in maniera condivisa con tutti i portatori di interesse le strategie necessarie per dare risposte ai tanti problemi che attanagliano la sanità e quindi ai bisogni di salute della popolazione. Un percorso sul quale si era preso l’impegno l’assessore e che poteva incrociare quello della definizione del Piano provinciale per la salute 2026-2036, visto che l’attuale è ormai scaduto da un anno. Ma ancora una volta quelle dell’assessore si rivelano essere parole al vento. 

Le solite chiacchiere di cui non se ne può più!

Tante sono le questioni aperte sulle quali ragionare per trovare SOLUZIONI. Tra queste:

  • liste di attesa: dati Agenas e Ispat su rinuncia alle cure dimostrano la privatizzazione nemmeno più tanto strisciante in atto. Bolzano su questo migliora e va confrontato il modello che sta efficientando le attese, oltre ad agire sull’appropriatezza;
  • carenza di personale: dall’attrattività della professione passa anche quella dei percorsi di studio per accedervi, fondamentale se si vuole dare un futuro alla sanità. Per trattenere servono benessere organizzativo, sviluppo di competenze, soluzioni alloggiative e riconoscimento economico;
  • non autosufficienza: servono maggiori sostegni per la domiciliarità e per i caregiver – dopo anni che lo chiediamo, forse arriverà la revisione/aumento dell’assegno di cura – e un ventaglio maggiore di risposte alle persone non autosufficienti e con demenza, con servizi residenziali e semiresidenziali in piccoli nuclei nelle comunità;
  • sanità territoriale e MMG: il DM 77 è ben lontano dall’essere attuato, perché si sono passati quattro anni a costruire muri senza pianificare funzioni e organizzazione delle Case della Comunità. Gli infermieri di Famiglia e Comunità sono un decimo di quelli necessari. La drammatica carenza di MMG lascia intere aree senza adeguata copertura assistenziale e costringe sempre più cittadini a rivolgersi ai Pronto Soccorso anche per bisogni sanitari di base. Finché i MMG non aumenteranno – speriamo grazie alle borse di studio integrative proposte da noi, che però dovevano essere introdotte prima – serve supportare meglio l’organizzazione, sgravandoli ulteriormente di attività burocratiche delegabili a personale amministrativo e potenziando la telemedicina di montagna;
  • integrazione sociosanitaria: bene che si arrivi con un disegno di legge, ma l’impressione è che accentri troppo sul sanitario e su ASUIT, derogando al principio di sussidiarietà che dovrebbe vedere al centro le Comunità. Poi una legge non basta se si gestiscono gli appalti per il sociosanitario come è stato gestito quello relativo all’assistenza domiciliare, del tutto slegato dal socioassistenziale;
  • ospedali nelle valli: serve assegnare vocazioni chiare e appropriate agli ospedali di valle, complementari a quelli di Trento e Rovereto;
  • blocchi informatici: per risolvere i continui tilt dei sistemi informatici serve una vera governance interna (capitolati, collaudi, supervisioni), coinvolgendo chi lavora sul campo, non basta rivalersi su ditte esterne;
  • salute mentale: l’aumento dei problemi psicologico e psichiatrici, a partire dai giovani, richiede – come fatto da noi con due proposte legislative – che si istituisca la figura dello psicologo di base e che si potenzino i consultori e i Centri di salute mentali;
  • prevenzione: nel modello di salute One Health oltre alla prevenzione attraverso gli stili di vita serve pensare all’impatto di tutte le politiche sulla salute, a partire da quelle ambientali per fare fronte ai cambiamenti climatici che causano/aggravano patologie e mietono sempre più vittime.
  • Di fronte a queste problematiche che non vengono affrontate in modo sistematico è bene che presidente e assessore cambino rapidamente passo e inizino ad affrontare le questioni nodali seriamente. Diversamente la cittadinanza saprà trarre le debite conclusioni su un presidente “girasagre” e un assessore “solochiacchiere” che si occupano di tutto tranne che di risolvere i problemi.
  • I/le consiglieri/e dell’Alleanza Democratica Autonomista
26 Settembre 2026 0 Commenti
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Le nostre proposte per riempire la manovra della maggioranza ricca di soldi povera di idee

Da Paola Demagri 5 Dicembre 2025

Mentre la maggioranza provinciale naviga a vista, come Alleanza Democratica Autonomista tracciamo la rotta con proposte puntuali per il Bilancio provinciale. Non slogan, ma soluzioni concrete ai problemi della vita di tutti i giorni.

Dalla sanità alla casa, passando per il sostegno alle famiglie e ai lavoratori e alle imprese: abbiamo messo nero su bianco le nostre priorità per il triennio 2026-2028.

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5 Dicembre 2025 0 Commenti
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 Contributi a pioggia, mai così tanti soldi, mai così poche idee

Da Paola Demagri 30 Novembre 2025

https://www.ildolomiti.it//politica/2025/un-bilancio-da-62-miliardi-ma-un-trentino-piu-povero-da-dove-arrivano-tutte-queste-risorse-laffondo-contributi-a-pioggia-mai-cosi-tanti-soldi-mai-cosi-poche-idee

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Dopo la bocciatura del terzo mandato

Da Paola Demagri 6 Novembre 2025

La bocciatura del terzo mandato non è una sconfitta personale: è una vittoria per la democrazia trentina.

La Consulta ha confermato l’incostituzionalità della legge voluta da Fugatti per garantirsi un terzo mandato. Non è solo la fine di un’aspirazione personale: è l’inizio di una nuova stagione per l’autonomia trentina. Una stagione in cui la Provincia torna ai cittadini, non ai personalismi.

Negli ultimi quindici giorni abbiamo assistito a una frenesia di annunci, inaugurazioni, promesse last minute. Una bulimia comunicativa che non nasconde la realtà: un presidente sempre più solo, sempre più lontano dalle istituzioni democratiche, sempre più concentrato su sé stesso e sulla propria immagine.

Abbiamo visto un uomo che ha preferito rubare idee e progetti altrui piuttosto che confrontarsi nel merito. Che ha inseguito il consenso facile, anziché costruire con pazienza e ascolto. Che ha usato l’autonomia come scudo per giustificare l’eccezione, non come strumento per servire meglio i Trentini.

Ora è il momento di voltare pagina.

Un nuovo Consiglio Provinciale per i bisogni reali dei Trentini.

Il Consiglio Provinciale che vogliamo costruire non sarà un palcoscenico per ambizioni personali, ma una casa trasparente, partecipata, concreta. Un luogo dove:

Si ascoltano i territori, non si impongono decisioni calate dall’alto

Si progettano politiche pubbliche con visione, non si rincorrono titoli di giornale

Si lavora per il bene comune, non per la popolarità personale

Si valorizza l’autonomia, non la si piega a interessi di parte

Il nostro impegno è chiaro: restituire alla politica trentina la sua dignità, la sua sobrietà, la sua funzione di servizio. Non ci interessa il potere per il potere. Ci interessa una Provincia che funzioni, che includa, che guardi al futuro con coraggio e responsabilità.

La Consulta ha aperto una porta.

Sta a noi e a tutti i cittadini trentini  attraversarla insieme.

6 Novembre 2025 0 Commenti
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Citare il punto nascita di Cles evoca l’immagine di una medaglia dalle due facce

Da Paola Demagri 2 Novembre 2025

Daniele Benfanti il T 2 novembre 2025

Punto nascita di Cles: tra riconoscenza e criticità, è tempo di scelte coraggiose

Il punto nascita di Cles rappresenta una realtà complessa, con due volti ben distinti. Da un lato, la gratitudine delle famiglie che scelgono di partorire in valle, affidandosi con fiducia al personale sanitario. Dall’altro, la preoccupazione per la sostenibilità di un servizio che, con soli quattro parti registrati a ottobre, fatica a garantire continuità operativa e crescita professionale.

L’articolo propone una riflessione lucida e critica: non si può mantenere un’unità dove il 60% dei turni è coperto da gettonisti, né ignorare l’eccesso di parti cesarei rispetto alla media nazionale. La sicurezza delle donne e dei neonati deve restare prioritaria, anche a costo di rivedere l’organizzazione territoriale.

Si sollecita l’Azienda sanitaria a riequilibrare le risorse tra il punto nascita e il consultorio, vero fulcro del Percorso nascita, oggi penalizzato da carenze di personale. La proposta è chiara: investire nei servizi territoriali, potenziare il trasporto sanitario e comunicare con trasparenza le scelte, anche quelle difficili.

Non si tratta di chiudere o aprire, ma di costruire un sistema sanitario fondato su qualità, sicurezza e fiducia. Una visione che trova eco anche nel recente congresso regionale in Val di Non, dove si è ribadita l’importanza di valorizzare le professioni sanitarie e rafforzare l’area chirurgica degli ospedali di valle.

Il messaggio alla politica è netto: servono coerenza, responsabilità e coraggio per affrontare con serietà il futuro della sanità nelle aree montane.

2 Novembre 2025 0 Commenti
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Chi è “anziano”? Tre sguardi, tre definizioni. Attraverso la foto, emergono le tre chiavi di lettura dell’anziano: quella sanitaria, quella sociale e quella politica 😄

Da Paola Demagri 26 Ottobre 2025

In ambito sanitario, l’anziano è spesso identificato a partire dai 75 anni, età in cui aumentano fragilità, comorbidità e bisogni assistenziali. È il momento in cui la medicina si concentra sulla prevenzione della non autosufficienza e sull’invecchiamento attivo.                            

Per la società, l’anziano è chi ha superato i 65 anni, spesso coincidente con l’età pensionabile. Ma è una definizione fluida: oggi si parla di “anziani giovani” (65-74 anni), “anziani adulti” (75-84) e “grandi anziani” (85+), ciascuno con caratteristiche, bisogni e potenzialità diverse.                                                                 

Le politiche pubbliche, adottano una visione più ampia: l’anziano è chi ha superato i 65 anni, ma l’attenzione si concentra soprattutto su chi è in condizioni di fragilità o non autosufficienza. L’obiettivo è promuovere dignità, autonomia, inclusione e salute

Un Paese che invecchia: sfida o opportunità?

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo. In Trentino, oltre il 22% della popolazione ha più di 65 anni. Questo non è solo un dato demografico: è un cambiamento culturale, sociale, economico. L’anziano è risorsa, non solo destinatario di cure. È memoria storica, volontariato attivo, sostegno familiare, presidio di comunità. Ma serve una narrazione nuova: non più “peso”, ma “potenziale”.

Invertire il trend dell’invecchiamento non significa combattere l’età, ma riequilibrare il futuro. In un Paese come l’Italia, e in territori come il Trentino, dove la popolazione anziana cresce e quella giovane si assottiglia, servono politiche lungimiranti. Favorire la natalità è il primo passo: sostenere le famiglie con servizi accessibili, congedi equi, case a misura di bambino e lavoro stabile per i genitori. Ma non basta. Occorre attrarre nuovi residenti, anche stranieri, offrendo opportunità concrete, integrazione e qualità della vita. E poi c’è l’altra faccia dell’invecchiamento: quella attiva, vitale, generativa. Investire sull’invecchiamento attivo significa trasformare l’età in energia sociale, in volontariato, in mentoring, in cultura. Non è solo una questione demografica: è una visione del mondo. Dove ogni età ha il suo posto, il suo valore, il suo futuro.

In Trentino, l’invecchiamento della popolazione si intreccia con le peculiarità del territorio: montagne, valli, piccoli borghi e distanze che amplificano le sfide. Garantire servizi di qualità significa superare la frammentazione e costruire una rete capillare, equa e accessibile. L’assistenza domiciliare deve essere potenziata, anche grazie alla telemedicina, per raggiungere chi vive lontano dai centri urbani. I centri diurni e gli spazi di socialità devono diventare presidi di comunità, luoghi dove l’anziano non è solo assistito, ma valorizzato. La formazione dei caregiver, familiari e professionali, è cruciale per offrire cure competenti e umane. E poi c’è la mobilità: servono trasporti age-friendly, percorsi sicuri, città pensate per tutte le età. Infine, i progetti intergenerazionali: perché l’invecchiamento non è un confine, ma un ponte. Un ponte tra chi ha vissuto e chi sta iniziando a vivere.

Tre slogan per tre età dell’anzianità

  • Anziani giovani (65-74): “È il tuo tempo. Vivi, viaggia, insegna. L’età è un trampolino, non un traguardo.”
  • Anziani adulti (75-84): “Hai ancora tanto da dare. La tua esperienza è il nostro futuro.”
  • Grandi anziani (85+): “Ogni giorno è un dono. La tua presenza è un faro per chi viene dopo.
26 Ottobre 2025 0 Commenti
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CPR e il resto dell’agenda provinciale

Da Paola Demagri 26 Ottobre 2025

Gli strumenti utilizzati dalla Giunta provinciale sono atomizzatori di denaro e offuscamento politico. Il denaro pubblico viene usato come nebbia: distribuito in modo da confondere, da nascondere le vere scelte politiche. I “maestri del soldo e delle promesse”offuscano la visuale dei cittadini.

https://www.ildolomiti.it/politica/2025/cpr-e-calo-dellaccoglienza-straordinaria-scontro-sulla-decisione-di-fugatti-casa-autonomia-vogliono-trasformare-il-trentino-in-una-sezione-del-potere-centrale

Credits Patrick Hendry

26 Ottobre 2025 0 Commenti
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Educare alla parità è un atto di libertà

Da Paola Demagri 22 Ottobre 2025

Educare alla parità è un atto di libertà. Sostengo la proposta di legge popolare per le scuole trentine

credits Arkuscha

Come consigliera provinciale e come donna impegnata nella costruzione di una comunità fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla democrazia, annuncio il mio pieno sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare che mira a integrare la Legge provinciale sulla scuola con percorsi strutturati e permanenti di educazione alla parità di genere e al rispetto delle differenze. È una proposta che nasce dal basso, da una rete ampia e plurale, e che mette al centro l’educazione come strumento di prevenzione, consapevolezza e cura.

Questo impegno è coerente con i valori statutari del Movimento a cui appartengo e che rappresento, che riconosce nella libertà, nel rispetto della persona e nella democrazia partecipata i pilastri di ogni azione politica. Sostenere questa proposta significa dare forma concreta a quei principi, traducendoli in politiche educative capaci di generare relazioni sane, inclusive e non violente. È una scelta che parla alla coscienza di ogni cittadina e cittadino, al di là delle appartenenze ideologiche, perché riguarda ciò che ci rende umani: la capacità di riconoscersi nell’altro, di costruire insieme una società più giusta.

Questa proposta nasce da una rete ampia e plurale di soggetti che, con sensibilità diverse ma un intento comune, hanno scelto di mettere al centro l’educazione come strumento di prevenzione, consapevolezza e cura. È una risposta concreta e necessaria a una realtà che ci interpella ogni giorno.

Nel 2024, in Italia, sono stati registrati 113 femminicidi, di cui 99 avvenuti in ambito familiare o affettivo. 61 donne hanno perso la vita per mano del partner o ex partner..

Questi numeri non sono statistiche astratte. Sono storie, volti, vite spezzate. E ci dicono che non basta indignarsi dopo l’ennesimo episodio di violenza. Serve agire prima. Serve educare.

La scuola, luogo di formazione e crescita, ha il dovere costituzionale di promuovere relazioni sane, pacifiche e inclusive. In un contesto mediatico e digitale che spesso propone modelli tossici e stereotipati, l’educazione alla parità diventa uno strumento indispensabile per contrastare la misoginia, l’omofobia, la discriminazione e il disagio relazionale.

La proposta di legge prevede azioni concrete e strutturate:formazione per insegnanti, famiglie e personale scolastico, moduli didattici interdisciplinari e laboratoriali, un comitato scientifico di supervisione,referenti per il coordinamento nei collegi docenti e un fondo provinciale dedicato.

Non si tratta di una battaglia ideologica. Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione umana. Riguarda la dignità della persona, la libertà di crescere senza paura, il diritto di ogni bambina e ogni bambino a essere educato al rispetto, alla relazione, alla differenza.

Per questo, come consigliera provinciale, metto a disposizione la mia funzione istituzionale per promuovere attivamente la raccolta firme su tutto il territorio. Lo faccio con la consapevolezza che ogni firma è una voce che chiede rispetto. Ogni adesione è un gesto di responsabilità verso le nuove generazioni.

Come Movimento invitiamo tutte e tutti, cittadine e cittadini, associazioni, scuole, amministrazioni a unirsi a questo percorso. Perché educare alla parità significa educare alla libertà. E la libertà si costruisce insieme.

22 Ottobre 2025 0 Commenti
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Cultura della pace e dell’autonomia

Da Paola Demagri 21 Ottobre 2025

Intervento alla Campana dei Caduti in occasione della celebrazione del centenario della campana dei caduti Maria Dolens. 

Oggi ci ritroviamo in un luogo simbolico, la Campana dei Caduti, che non è solo memoria, ma anche monito e promessa. La risoluzione che proponiamo insieme respinge ogni logica di guerra, divisione e contrapposizione, e afferma con forza che la via della democrazia e del dialogo è l’unica capace di garantire pace, sviluppo e convivenza Guardare alla storia non significa voltarsi indietro con nostalgia, ma riconoscere le radici da cui possiamo trarre forza per affrontare le sfide di oggi. La Campana dei Caduti ci ricorda il prezzo della divisione e dell’odio, ma ci invita anche a costruire un futuro diverso, fondato sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà. È nella memoria che troviamo il senso del nostro impegno: non per ripetere il passato, ma per trasformarlo in lezione viva. Ed è proprio nel qui e ora che possiamo fare la differenza. Il presente ci interpella, ci chiama a scegliere, a prendere posizione, a costruire. Ogni gesto, ogni parola, ogni decisione può essere un seme di pace e di autonomia. Non possiamo delegare al domani ciò che il nostro tempo ci chiede oggi: essere protagonisti di una comunità più giusta, più consapevole, più aperta. Perché il futuro non si attende: si prepara, insieme.

Ma perché questo messaggio non resti confinato in un atto formale, è necessario che venga raccolto, interpretato e applicato da chi ogni giorno costruisce la comunità: gli enti locali, le associazioni, le realtà sociali ed economiche. A loro chiediamo non solo di sottoscrivere i contenuti della risoluzione, ma di farli vivere nei propri progetti, nei propri linguaggi, nelle proprie azioni. La pace non è un concetto astratto. È una pratica quotidiana che si nutre di autonomia, responsabilità e partecipazione. E in Trentino, l’autonomia non è solo una conquista storica: è uno strumento vivo, regolamentato, che offre opportunità concrete. Opportunità che vanno conosciute, comprese e trasmesse.

Per questo, credo sia fondamentale rivolgere uno sguardo attento alle giovani generazioni. I giovani hanno una mentalità plastica, aperta, capace di confrontarsi con il mondo. E il confronto, talvolta, è il metodo più efficace per far emergere le potenzialità della nostra autonomia. Non basta raccontarla: bisogna viverla, metterla alla prova, farla dialogare con altre esperienze. Promuovere la cultura dell’autonomia tra i giovani significa investire nel futuro della pace. Significa dare loro gli strumenti per essere cittadini consapevoli, capaci di scegliere, di partecipare, di costruire. Significa custodire un patrimonio che non è solo istituzionale, ma profondamente umano. Ecco perché oggi, da questo luogo di memoria e di speranza, lanciamo un appello: che ogni ente, ogni associazione, ogni scuola, ogni realtà del territorio si senta parte attiva di questo progetto. Che la pace e l’autonomia non siano solo parole, ma percorsi condivisi, visibili, concreti.

21 Ottobre 2025 0 Commenti
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Appropriatezza sanitaria: il ribaltamento delle colpe

Da Paola Demagri 13 Ottobre 2025

Sta diventando prassi: l’appropriatezza delle visite e delle prestazioni sanitarie sarebbe ormai responsabilità dell’utente. L’inadeguatezza della governance non conosce fine, ma dimostra una sorprendente abilità nel ribaltare le responsabilità su chi subisce le conseguenze.

il T Quotidiano Simone Casciano 12 ottobre 2025

13 Ottobre 2025 0 Commenti
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