Scuola e internazionalizzazione in Trentino: un potenziale ancora inesplorato?

Da Paola Demagri

la risposta dell’assessora Francesca Gerosa all’interrogazione della consigliera Paola Demagri sull’internazionalizzazione del sistema scolastico trentino offre alcuni dati che meritano una riflessione.

Nell’ultimo quinquennio sono stati circa 60 gli studenti provenienti dall’estero che hanno frequentato istituti secondari di secondo grado del Trentino nell’ambito di programmi di mobilità internazionale di medio e lungo periodo. Si tratta quindi di una media di circa 12 studenti all’anno in tutto il territorio provinciale; tale è un dato da rapportare ai 21.821 studenti che frequentano la scuola secondaria di secondo grado in Trentino, escludendo l’istruzione e formazione professionale.

È un dato che non può lasciare indifferenti. La stessa assessora Gerosa definisce i numeri assoluti «ancora contenuti» ed evidenzia una crescita nell’ultimo biennio; resta però il fatto che, in cinque anni, gli studenti stranieri accolti nelle nostre scuole sono stati circa sessanta.

Un altro dato fornito nella risposta permette una riflessione ulteriore. Nello stesso periodo 472 studenti trentini hanno beneficiato di borse provinciali per esperienze all’estero pari o superiori a un quadrimestre. I due dati non sono perfettamente confrontabili perché misurano fenomeni diversi. Restituiscono però una fotografia interessante: la mobilità dei nostri studenti verso l’estero appare molto più strutturata rispetto alla capacità di attrarre studenti stranieri in Trentino.

Anche il quadro nazionale invita a riflettere. Secondo il Rapporto 2025 dell’Osservatorio Nazionale sull’Internazionalizzazione delle Scuole e la Mobilità Studentesca l’indice di internazionalizzazione delle scuole italiane è salito a 52 punti rispetto ai 37 della prima rilevazione del 2009. Il 55% degli istituti italiani ha inoltre almeno uno studente in mobilità individuale di lunga durata. Nel Nord Italia la percentuale arriva al 67%. Di fronte a questi numeri viene spontaneo chiedersi: dove si colloca il Trentino in questo percorso?

La risposta dell’assessora indica inoltre la necessità di un vero e proprio «ecosistema territoriale» per favorire la mobilità in ingresso. Servono famiglie ospitanti, scuole, enti intermediari e reti locali. Serve quindi una capacità di accoglienza che vada oltre la singola scuola o il singolo progetto.

Ed è proprio questo il punto sul quale sarebbe interessante conoscere le intenzioni della Provincia: esiste la volontà di costruire una rete territoriale stabile per l’accoglienza degli studenti stranieri?

Una rete di questo tipo potrebbe mettere in relazione scuole, famiglie, associazioni, enti locali e soggetti che già si occupano di mobilità internazionale. Potrebbe rendere più semplice l’arrivo degli studenti e aumentare la capacità del Trentino di presentarsi come territorio aperto e attrattivo. I vantaggi, in questo caso, si vedrebbero soprattutto nel medio e lungo periodo.

C’è poi il tema del monitoraggio. La risposta fornisce il dato complessivo dei «circa 60 studenti» e segnala una crescita nell’ultimo biennio. Non emerge però un quadro sufficientemente dettagliato delle mobilità, in entrata e in uscita, da permettere di valutare con continuità l’andamento del fenomeno.

La stessa assessora Gerosa, parlando delle mobilità in uscita, richiama infatti «l’assenza, allo stato attuale, di una rilevazione unica di tutte le mobilità brevi». Per quanto riguarda invece la mobilità di lunga durata degli studenti trentini, precisa che «i dati disponibili si riferiscono alle borse di studio erogate dalla Provincia».

Ed è proprio qui che nasce un’altra domanda: stiamo misurando davvero il fenomeno della mobilità oppure riusciamo a ricostruirne solo una parte perché collegata a una spesa pubblica?

In tempi di banche dati ed intelligenza artificiale, è possibile che per conoscere la mobilità degli studenti dobbiamo ancora affidarci alle «ricevute» delle borse di studio?

Se l’internazionalizzazione viene considerata una leva di qualità formativa, apertura culturale e competitività territoriale, allora anche la capacità di attrarre studenti dall’estero e quella di permettere ai nostri studenti di approfondire la propria formazione fuori dal Trentino dovrebbero essere misurate e accompagnate con attenzione.

Tornando all’attrattività delle nostre scuole: sessanta studenti stranieri in cinque anni sono un risultato sufficiente oppure rappresentano un potenziale ancora largamente inesplorato?

Credo che questa sia la domanda da cui partire. Non solo per aumentare un numero ma per capire quale ruolo vogliamo dare all’internazionalizzazione nella scuola trentina.

Valentino Inama
Coordinatore Giovani
Movimento Casa Autonomia.eu