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Chi è “anziano”? Tre sguardi, tre definizioni. Attraverso la foto, emergono le tre chiavi di lettura dell’anziano: quella sanitaria, quella sociale e quella politica 😄

Da Paola Demagri 26 Ottobre 2025

In ambito sanitario, l’anziano è spesso identificato a partire dai 75 anni, età in cui aumentano fragilità, comorbidità e bisogni assistenziali. È il momento in cui la medicina si concentra sulla prevenzione della non autosufficienza e sull’invecchiamento attivo.                            

Per la società, l’anziano è chi ha superato i 65 anni, spesso coincidente con l’età pensionabile. Ma è una definizione fluida: oggi si parla di “anziani giovani” (65-74 anni), “anziani adulti” (75-84) e “grandi anziani” (85+), ciascuno con caratteristiche, bisogni e potenzialità diverse.                                                                 

Le politiche pubbliche, adottano una visione più ampia: l’anziano è chi ha superato i 65 anni, ma l’attenzione si concentra soprattutto su chi è in condizioni di fragilità o non autosufficienza. L’obiettivo è promuovere dignità, autonomia, inclusione e salute

Un Paese che invecchia: sfida o opportunità?

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo. In Trentino, oltre il 22% della popolazione ha più di 65 anni. Questo non è solo un dato demografico: è un cambiamento culturale, sociale, economico. L’anziano è risorsa, non solo destinatario di cure. È memoria storica, volontariato attivo, sostegno familiare, presidio di comunità. Ma serve una narrazione nuova: non più “peso”, ma “potenziale”.

Invertire il trend dell’invecchiamento non significa combattere l’età, ma riequilibrare il futuro. In un Paese come l’Italia, e in territori come il Trentino, dove la popolazione anziana cresce e quella giovane si assottiglia, servono politiche lungimiranti. Favorire la natalità è il primo passo: sostenere le famiglie con servizi accessibili, congedi equi, case a misura di bambino e lavoro stabile per i genitori. Ma non basta. Occorre attrarre nuovi residenti, anche stranieri, offrendo opportunità concrete, integrazione e qualità della vita. E poi c’è l’altra faccia dell’invecchiamento: quella attiva, vitale, generativa. Investire sull’invecchiamento attivo significa trasformare l’età in energia sociale, in volontariato, in mentoring, in cultura. Non è solo una questione demografica: è una visione del mondo. Dove ogni età ha il suo posto, il suo valore, il suo futuro.

In Trentino, l’invecchiamento della popolazione si intreccia con le peculiarità del territorio: montagne, valli, piccoli borghi e distanze che amplificano le sfide. Garantire servizi di qualità significa superare la frammentazione e costruire una rete capillare, equa e accessibile. L’assistenza domiciliare deve essere potenziata, anche grazie alla telemedicina, per raggiungere chi vive lontano dai centri urbani. I centri diurni e gli spazi di socialità devono diventare presidi di comunità, luoghi dove l’anziano non è solo assistito, ma valorizzato. La formazione dei caregiver, familiari e professionali, è cruciale per offrire cure competenti e umane. E poi c’è la mobilità: servono trasporti age-friendly, percorsi sicuri, città pensate per tutte le età. Infine, i progetti intergenerazionali: perché l’invecchiamento non è un confine, ma un ponte. Un ponte tra chi ha vissuto e chi sta iniziando a vivere.

Tre slogan per tre età dell’anzianità

  • Anziani giovani (65-74): “È il tuo tempo. Vivi, viaggia, insegna. L’età è un trampolino, non un traguardo.”
  • Anziani adulti (75-84): “Hai ancora tanto da dare. La tua esperienza è il nostro futuro.”
  • Grandi anziani (85+): “Ogni giorno è un dono. La tua presenza è un faro per chi viene dopo.
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CPR e il resto dell’agenda provinciale

Da Paola Demagri 26 Ottobre 2025

Gli strumenti utilizzati dalla Giunta provinciale sono atomizzatori di denaro e offuscamento politico. Il denaro pubblico viene usato come nebbia: distribuito in modo da confondere, da nascondere le vere scelte politiche. I “maestri del soldo e delle promesse”offuscano la visuale dei cittadini.

https://www.ildolomiti.it/politica/2025/cpr-e-calo-dellaccoglienza-straordinaria-scontro-sulla-decisione-di-fugatti-casa-autonomia-vogliono-trasformare-il-trentino-in-una-sezione-del-potere-centrale

Credits Patrick Hendry

26 Ottobre 2025 0 Commenti
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Educare alla parità è un atto di libertà

Da Paola Demagri 22 Ottobre 2025

Educare alla parità è un atto di libertà. Sostengo la proposta di legge popolare per le scuole trentine

credits Arkuscha

Come consigliera provinciale e come donna impegnata nella costruzione di una comunità fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla democrazia, annuncio il mio pieno sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare che mira a integrare la Legge provinciale sulla scuola con percorsi strutturati e permanenti di educazione alla parità di genere e al rispetto delle differenze. È una proposta che nasce dal basso, da una rete ampia e plurale, e che mette al centro l’educazione come strumento di prevenzione, consapevolezza e cura.

Questo impegno è coerente con i valori statutari del Movimento a cui appartengo e che rappresento, che riconosce nella libertà, nel rispetto della persona e nella democrazia partecipata i pilastri di ogni azione politica. Sostenere questa proposta significa dare forma concreta a quei principi, traducendoli in politiche educative capaci di generare relazioni sane, inclusive e non violente. È una scelta che parla alla coscienza di ogni cittadina e cittadino, al di là delle appartenenze ideologiche, perché riguarda ciò che ci rende umani: la capacità di riconoscersi nell’altro, di costruire insieme una società più giusta.

Questa proposta nasce da una rete ampia e plurale di soggetti che, con sensibilità diverse ma un intento comune, hanno scelto di mettere al centro l’educazione come strumento di prevenzione, consapevolezza e cura. È una risposta concreta e necessaria a una realtà che ci interpella ogni giorno.

Nel 2024, in Italia, sono stati registrati 113 femminicidi, di cui 99 avvenuti in ambito familiare o affettivo. 61 donne hanno perso la vita per mano del partner o ex partner..

Questi numeri non sono statistiche astratte. Sono storie, volti, vite spezzate. E ci dicono che non basta indignarsi dopo l’ennesimo episodio di violenza. Serve agire prima. Serve educare.

La scuola, luogo di formazione e crescita, ha il dovere costituzionale di promuovere relazioni sane, pacifiche e inclusive. In un contesto mediatico e digitale che spesso propone modelli tossici e stereotipati, l’educazione alla parità diventa uno strumento indispensabile per contrastare la misoginia, l’omofobia, la discriminazione e il disagio relazionale.

La proposta di legge prevede azioni concrete e strutturate:formazione per insegnanti, famiglie e personale scolastico, moduli didattici interdisciplinari e laboratoriali, un comitato scientifico di supervisione,referenti per il coordinamento nei collegi docenti e un fondo provinciale dedicato.

Non si tratta di una battaglia ideologica. Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione umana. Riguarda la dignità della persona, la libertà di crescere senza paura, il diritto di ogni bambina e ogni bambino a essere educato al rispetto, alla relazione, alla differenza.

Per questo, come consigliera provinciale, metto a disposizione la mia funzione istituzionale per promuovere attivamente la raccolta firme su tutto il territorio. Lo faccio con la consapevolezza che ogni firma è una voce che chiede rispetto. Ogni adesione è un gesto di responsabilità verso le nuove generazioni.

Come Movimento invitiamo tutte e tutti, cittadine e cittadini, associazioni, scuole, amministrazioni a unirsi a questo percorso. Perché educare alla parità significa educare alla libertà. E la libertà si costruisce insieme.

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Cultura della pace e dell’autonomia

Da Paola Demagri 21 Ottobre 2025

Intervento alla Campana dei Caduti in occasione della celebrazione del centenario della campana dei caduti Maria Dolens. 

Oggi ci ritroviamo in un luogo simbolico, la Campana dei Caduti, che non è solo memoria, ma anche monito e promessa. La risoluzione che proponiamo insieme respinge ogni logica di guerra, divisione e contrapposizione, e afferma con forza che la via della democrazia e del dialogo è l’unica capace di garantire pace, sviluppo e convivenza Guardare alla storia non significa voltarsi indietro con nostalgia, ma riconoscere le radici da cui possiamo trarre forza per affrontare le sfide di oggi. La Campana dei Caduti ci ricorda il prezzo della divisione e dell’odio, ma ci invita anche a costruire un futuro diverso, fondato sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà. È nella memoria che troviamo il senso del nostro impegno: non per ripetere il passato, ma per trasformarlo in lezione viva. Ed è proprio nel qui e ora che possiamo fare la differenza. Il presente ci interpella, ci chiama a scegliere, a prendere posizione, a costruire. Ogni gesto, ogni parola, ogni decisione può essere un seme di pace e di autonomia. Non possiamo delegare al domani ciò che il nostro tempo ci chiede oggi: essere protagonisti di una comunità più giusta, più consapevole, più aperta. Perché il futuro non si attende: si prepara, insieme.

Ma perché questo messaggio non resti confinato in un atto formale, è necessario che venga raccolto, interpretato e applicato da chi ogni giorno costruisce la comunità: gli enti locali, le associazioni, le realtà sociali ed economiche. A loro chiediamo non solo di sottoscrivere i contenuti della risoluzione, ma di farli vivere nei propri progetti, nei propri linguaggi, nelle proprie azioni. La pace non è un concetto astratto. È una pratica quotidiana che si nutre di autonomia, responsabilità e partecipazione. E in Trentino, l’autonomia non è solo una conquista storica: è uno strumento vivo, regolamentato, che offre opportunità concrete. Opportunità che vanno conosciute, comprese e trasmesse.

Per questo, credo sia fondamentale rivolgere uno sguardo attento alle giovani generazioni. I giovani hanno una mentalità plastica, aperta, capace di confrontarsi con il mondo. E il confronto, talvolta, è il metodo più efficace per far emergere le potenzialità della nostra autonomia. Non basta raccontarla: bisogna viverla, metterla alla prova, farla dialogare con altre esperienze. Promuovere la cultura dell’autonomia tra i giovani significa investire nel futuro della pace. Significa dare loro gli strumenti per essere cittadini consapevoli, capaci di scegliere, di partecipare, di costruire. Significa custodire un patrimonio che non è solo istituzionale, ma profondamente umano. Ecco perché oggi, da questo luogo di memoria e di speranza, lanciamo un appello: che ogni ente, ogni associazione, ogni scuola, ogni realtà del territorio si senta parte attiva di questo progetto. Che la pace e l’autonomia non siano solo parole, ma percorsi condivisi, visibili, concreti.

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Riflessioni da chi vive la responsabilità di rappresentare, ma anche il diritto di scegliere.

Da Paola Demagri 17 Ottobre 2025

Sul tema dei CPR scelgo il silenzio. Chi mi conosce sa già come la penso. Preferisco usare la mia voce per parlare di un modo di governare che mi interroga profondamente: quello del Presidente, fedelissimo leghista, interprete coerente dei capisaldi del suo partito.

La politica che c’era. La questione non nasce oggi. Parte da lontano, da quando il Presidente aderì a un impegno nazionale importante, portando il suo stile a Trento. Trento era un luogo di quiete. La politica non aveva mai messo le persone le une contro le altre. Non divideva. Costruiva. Risolveva. Non creava problemi, li affrontava. Era una politica che sapeva ascoltare, mediare, includere. Poi arrivarono i leghisti Nulla da dire sulle persone, come nel mio stile. Ma critico apertamente il pensiero, l’atteggiamento. Critico la propensione a creare consenso attraverso il populismo. E allora mi chiedo: che danni ha fatto il populismo? Il populismo ha semplificato il dibattito, svuotato la complessità, reso appetibile l’illusione. Ha trasformato la partecipazione in reazione, il pensiero in slogan, la visione in algoritmo. Ha reso la politica un prodotto da consumare, non un processo da costruire.

E ai trentini cosa è accaduto? Ciò che è accaduto in tutta la nazione. Ciò che accade nel mondo. I cittadini si sono trovati davanti a uno scenario politico impoverito, semplificato, poco attrattivo. Da una parte, concetti alti. Dall’altra, slogan. Slogan facili da immagazzinare, veloci come le stories, effimeri come i reel.

E allora: perché scegliere gli uni anziché gli altri? Dove sta la colpa? Sta da entrambe le parti. Da chi offre: la politica. Da chi prende: l’elettore.

Ma ce ne fossero di elettori così. Vorrei vederne tanti, a dire la propria, a esprimersi, a esercitare un diritto. Per questo, sul tema dei CPR non dirò nulla. Protesterò in cabina, come chiedo ai trentini di protestare per l’impoverimento dell’economia, per le troppe agevolazioni ai pochi, perchè è stato premiato anche chi non ha mosso un dito. Per aver sostenuto solo poche categorie, per non aver saputo progettare in grande, per aver sabotato la sanità, per non aver pensato al sociale, per non aver creato uguaglianze.

Queste parole sono scritte da chi fa politica, ma sono anche elettrice. Da chi vive la responsabilità di rappresentare, ma anche il diritto di scegliere. Da chi non smette di credere che la politica possa ancora essere luogo di costruzione, non di distruzione.

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Appropriatezza sanitaria: il ribaltamento delle colpe

Da Paola Demagri 13 Ottobre 2025

Sta diventando prassi: l’appropriatezza delle visite e delle prestazioni sanitarie sarebbe ormai responsabilità dell’utente. L’inadeguatezza della governance non conosce fine, ma dimostra una sorprendente abilità nel ribaltare le responsabilità su chi subisce le conseguenze.

il T Quotidiano Simone Casciano 12 ottobre 2025

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13 Ottobre  Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio: il nostro grazie ai tanti volontari

Da Paola Demagri 12 Ottobre 2025

In Trentino, la Protezione Civile non è solo un sistema di intervento: è parte viva del nostro tessuto sociale, civile, economico e del volontariato. È fatta di uomini e donne che dedicano tempo, professionalità, impegno e risorse per proteggere. Ma da chi e da che cosa? Per chi e per cosa?

Proteggere significa prendersi cura. Significa agire prima che il pericolo si manifesti, significa essere presenti, preparati, solidali. La Protezione Civile è composta da una rete di enti e associazioni che operano in sinergia: il Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco, i Vigili del Fuoco Volontari, il Soccorso Alpino, la Croce Rossa, la Croce Bianca, tutte le associazioni di trasporti sanitari volontari, gli Psicologi per i  Popoli del Trentino, l’Associazione Nazionale Alpini, il Corpo Forestale, le associazioni di radioamatori, i gruppi cinofili, le unità logistiche e tanti altri. Insieme, attraverso protocolli, procedure, comunicazione e soprattutto relazioni umane, fanno un lavoro straordinario per tutti noi trentini, senza distinzione, con rispetto ed equità. Un esempio da seguire. È un momento di educazione civica, di consapevolezza, di comunità. Queste donne e questi uomini non si fermano ai confini del Trentino, né a quelli dell’Italia. Portano il loro aiuto ovunque serva, agendo da persone, non da confini. A loro, come Movimento Casaautonomia.eu, va il nostro grazie più profondo. La nostra gratitudine per quanto hanno fatto e per quanto continueranno a fare. Diffondete il vostro “star bene” nel proteggere gli altri. Diffondetelo ai giovani, a chi ancora non ha compreso quanto sia importante la vostra presenza.

Come Movimento politico provinciale, vogliamo cogliere questa occasione per ribadire quanto sia importante un nostro impegno concreto nel promuovere il sostegno a chi si occupa della prevenzione dei rischi nella sua accezione più estesa: dalla sicurezza sul lavoro alla protezione in montagna, dalla viabilità stradale alla tutela digitale, fino alla salvaguardia ambientale

Rischi ambientali: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento ci ricordano che proteggere l’ambiente è proteggere noi stessi  ogni scelta sostenibile è un gesto di prevenzione. Rischi sul lavoro: promuovere una cultura della sicurezza in ogni settore, dalla fabbrica all’ufficio, dal cantiere alla scuola, agli ospedali. Rischi in montagna: investire in formazione, segnaletica, monitoraggio ambientale e informazione per escursionisti e operatori. Rischi sulle strade: migliorare infrastrutture, promuovere la guida responsabile, sostenere la mobilità sicura. Rischi online: educare alla cittadinanza digitale, proteggere i più giovani, contrastare le truffe e la disinformazione. Rischi diffusi: dal cambiamento climatico alle fragilità sociali, serve una visione integrata e lungimirante.

La prevenzione non è solo tecnica: è cultura, è partecipazione, è responsabilità condivisa. E in Trentino, grazie alla Protezione Civile e a tutti i volontari, abbiamo una base solida su cui costruire il futuro. Grazie a chi protegge. Grazie a chi si mette in gioco. Grazie a chi crede che la sicurezza sia un bene comune.

12 Ottobre 2025 0 Commenti
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Concessione A22: un nodo strategico per l’autonomia e la mobilità del nostro territorio

Da Paola Demagri 12 Ottobre 2025

Negli ultimi tre anni, il futuro della concessione dell’Autostrada del Brennero ha animato un confronto intenso tra territori, governo centrale e Unione Europea. Un confronto che riguarda non solo la gestione di un’infrastruttura strategica, ma anche il modello di sviluppo che vogliamo per le nostre comunità. Il bando ministeriale per l’affidamento cinquantennale della A22 è stato pubblicato nel gennaio 2025, ma la sua efficacia è stata sospesa fino a novembre, in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia dell’UE sul diritto di prelazione previsto per Autobrennero. E ora Fugatti colpevolizza l’Europa: sempre colpa di altri!

La A22 è un’infrastruttura strategica che incarna concretamente l’autonomia trentina: la sua gestione locale, il ruolo delle Province autonome e i progetti futuri ne fanno un pilastro da tutelare per garantire sviluppo, sostenibilità e autodeterminazione territoriale L’Autostrada è stata una scelta lungimirante della Politica regionale di un tempo che ne ha visto potenzialità, opportunità, sostenibilità ed efficacia sotto tutti i punti di vista. 

La A22 non è solo una via di comunicazione: è un simbolo e uno strumento dell’autonomia speciale del Trentino-Alto Adige. La società Autobrennero S.p.A. è controllata in larga parte da enti pubblici locali, tra cui le Province autonome. Questo modello consente una gestione diretta e responsabile, in linea con le esigenze del territorio. 

Nel recente  Consiglio regionale, le minoranze hanno portato avanti con coerenza e determinazione la difesa della proposta “in house”. Abbiamo  parlato di un vero e proprio “processo” alla strategia della maggioranza, denunciando il rischio di perdere il controllo dell’autostrada e chiedendo uno studio serio sulla fattibilità della gestione pubblica. 

La concessione dell’A22 non è solo una questione tecnica: è una scelta politica che riguarda il futuro della nostra autonomia, la qualità della mobilità, la sostenibilità ambientale e la capacità di decidere per il bene comune. Le minoranze hanno avuto il coraggio di porre domande, di proporre soluzioni, di difendere il territorio anche quando sembrava più comodo tacere.

Perché va salvaguardata ? La concessione cinquantennale in fase di assegnazione è cruciale. Se affidata a soggetti esterni o privati, si rischia di perdere il controllo su scelte strategiche, tariffe, investimenti e sostenibilità.La A22 è un asse vitale per il commercio, il turismo e la mobilità. La sua gestione autonoma permette di conciliare crescita economica e tutela ambientale, con investimenti mirati e compatibili con il territorio. Salvaguardare la A22 significa difendere il diritto delle comunità locali di decidere sulle proprie infrastrutture, in coerenza con lo spirito dell’autonomia speciale.

12 Ottobre 2025 0 Commenti
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Casaautonomia.eu è in salute e prosegue nel suo impegno politico

Da Paola Demagri 9 Ottobre 2025

Un movimento in movimento: voci, territori, impegno

Nell’assemblea del movimento che si è tenuta martedì è emersa con forza la rappresentatività territoriale: Trento, Arco, Riva del Garda, Rovereto, Mezzolombardo, Cles, Fiavè, Cavalese, Borgo Valsugana, Ronchi, Pinzolo, Tione, Campodenno, l’Alta e Bassa Valsugana, la Val di Rabbi, la Val di Sole, Brentonico e l’Alta Val di Non. Un mosaico vivo, fatto di volti, storie e comunità che si sono messe in gioco con coraggio e generosità.

Molte delle persone del Movimento hanno scelto di candidarsi alle elezioni comunali di primavera, portando con sé un impegno che va oltre la competizione elettorale: è un gesto che parla di senso civico, di partecipazione autentica, di volontà di costruire. E che richiama quella frase pronunciata durante l’incontro, semplice e potente:
“Perché lo faccio? Perché voglio uno spazio dove dire la mia.”

Casa Autonomia è questo: uno spazio aperto, accogliente, dove le idee si incontrano, si confrontano, si trasformano in proposte. Un luogo dove si può parlare e ascoltare, dove la diversità dei territori diventa ricchezza, e dove ogni voce conta.

La rappresentatività è stata così ampia che, quasi per paradosso, si rischia di dimenticare qualche zona. Ma è proprio questo il segno di un movimento in movimento, che attraversa tutto il Trentino con gambe, teste e cuori. Persone che fanno rete per affrontare insieme le grandi tematiche sociali, economiche, agricole, sanitarie, dell’istruzione, del lavoro e della cooperazione.

L’Assemblea ci sollecita ad andare avanti tenendo ben saldo lo spirito identitario e valoriale del Movimento e delle persone che lo rappresentano.

Un movimento che cresce, si radica, si rinnova. E che ha come bussola la partecipazione, la responsabilità, la voglia di costruire un futuro più giusto e più vicino alle persone.

9 Ottobre 2025 0 Commenti
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Una piazza da vivere non certo una barricata rispetto alla quale scegliere dove stare

Da Paola Demagri 7 Ottobre 2025

Non sempre è utile reagire nell’immediato. Alcuni eventi meritano tempo, silenzio, ascolto. È per questo che ho atteso qualche ora prima di condividere il mio pensiero sulla mobilitazione pro-Pal che ha avuto luogo venerdì scorso. Un evento importante, che ha suscitato reazioni, commenti, analisi da parte di cittadini e rappresentanti politici. Eppure, in nessuna di queste voci mi sono ritrovata pienamente.

Ho cercato di andare oltre la consueta divisione tra destra e sinistra, che troppo spesso viene usata come scorciatoia per semplificare ciò che è complesso. Non rinnego l’importanza delle appartenenze politiche, né la legittimità di ideali e visioni. Ma oggi, più che mai, sento che molti cittadini si collocano in uno spazio diverso, un luogo che la politica tende a lasciare vuoto. E proprio da lì, da quel vuoto, è emerso qualcosa di potente. Chi ha manifestato venerdì lo ha fatto per una causa umanitaria. Lo ha fatto perché non aveva altri strumenti per esprimersi. Lo ha fatto per dire “ci sono”. E la partecipazione è stata ampia, sentita, trasversale. Un segnale forte, che parla di un popolo che pensa, critica, agisce. Un popolo che desidera un cambiamento vero, non quello proclamato da anni e mai realizzato. Sono certa che chi c’era venerdì, una volta tanto, non voglia essere considerato un elettore o sostenitore di una forza politica locale o nazionale, ma semplicemente un cittadino o una cittadina che ha trovato un evento organizzato e sicuro dove poter dire la propria senza essere giudicato per la propria appartenenza politica. Credo che farebbe bene a tutti poter vivere momenti di libertà, sospesi dal giudizio altrui, in cui conti solo il valore umano e civile della partecipazione. In piazza c’erano persone che hanno scelto di esserci, di farsi sentire, di dimostrare che l’umanità non ha confini. Diritti, pace, solidarietà: parole che venerdì hanno trovato voce. E non è stata una voce di parte, ma una voce umana. La politica, invece, continua a interrogarsi su chi debba intestarsi la responsabilità di questa mobilitazione. Ma forse la domanda è sbagliata. Forse dovremmo chiederci come accogliere e valorizzare questa energia civica. Il popolo che si è mosso è lo stesso che vorremmo vedere attivo nelle urne, presente nei dibattiti, partecipe negli eventi. Eppure, quando si mobilita spontaneamente, viene criticato. Perché? Io mi astengo dalla critica. Preferisco guardare al motivo profondo che ha mosso tutto questo. Leggo in quella piazza una sveglia, un richiamo al senso civico che spesso invochiamo e che venerdì è stato messo al primo posto.

Qualcuno si chiederà dove fossi venerdì. È giusto dirlo: la mattina ero in Ufficio di Presidenza del Consiglio Provinciale, poi in visita al Santa Chiara con i miei genitori, e infine di rientro in Valle, in attesa del via libera da parte delle forze dell’ordine. Ma col pensiero ero lì, accanto a chi ha scelto di esserci, dalle valli o dalla città. La violenza, i disordini, gli imbrattamenti non appartengono al mio modo di manifestare. E le parole del Questore, fondate su legittimità, coordinamento e sicurezza, mi hanno spinta oggi a condividere questa riflessione.

Alla politica rivolgo il mio ultimo pensiero: smettetela di ridurre il pensiero delle persone a una scelta binaria, a una casella da spuntare. Destra o sinistra, miei o vostri, frase spesso citata dentro l’emiciclo provinciale da certi colleghi! È una semplificazione che non rende giustizia alla complessità del sentire civile. Venerdì, in piazza, c’era molto di più. 

Cons Paola Demagri 

7 Ottobre 2025 0 Commenti
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