L’iniziativa del cosiddetto “manifesto valoriale” promosso dai sindaci di Isera, Calliano e Ala e inviato agli amministratori locali in vista delle prossime elezioni provinciali si presenta con grandi proclami, ma racchiude in sé contraddizioni macroscopiche che la rendono del tutto priva di credibilità. Si parla di mettere i Comuni al centro, di tutelare l’Autonomia, di sanità, ambiente e gestione del territorio, proponendo un’apparente contrarietà rispetto alle politiche che la Giunta provinciale sta portando avanti ormai da otto anni. Peccato che, in tutti questi anni, le tematiche e i problemi siano rimasti esattamente gli stessi. Ciò che sconcerta è che,
di fronte a evidenti inefficienza, inefficacia e scelte politiche non idonee né alla tutela dell’Autonomia né alla risoluzione concreta dei problemi dei cittadini, a fronte di centinaia di primi cittadini in Trentino, siano stati pochissimi quelli che hanno alzato la mano e speso una parola di critica verso l’operato di Piazza Dante.
La realtà è che abbiamo assistito per anni a un religioso e prostrato silenzio da parte della stragrande maggioranza dei sindaci. Un atteggiamento dettato dal timore di infastidire la maggioranza di governo e, soprattutto, dalla paura di essere etichettati come “sindaci contro” o sgraditi. Il dubbio, fin troppo fondato, sorge spontaneo: ci si è piegati per il timore di vedere ostacolati o negati i sostegni finanziari per gli interventi pubblici nei propri territori? Questa maggioranza, infatti, ha dimostrato ampiamente di non essere incline a costruire reti o a coinvolgere i territori, preferendo dettare leggi, indirizzi e decisioni calate dall’alto senza
alcun reale confronto. Di questo modus operandi gli esempi abbondano. Partiamo dal destino urbanistico del CPR, alla volontà politica sulla Valdastico respinta da tutti, alla variante di Torbole con sbocco nella piana del Linfano, al progetto della rotatoria di
Dermulo, al bonus per gli asilo nido che ha esautorato i Comuni di una funzione fondamentale . Per non parlare del destino della Music Arena, di quello dell’Inceneritore, del NOT o di tutte direttive imposte dai vertici politici di Trento senza un’effettiva concertazione bottom-up con i Comuni o le Comunità di Valle.
Ma c’è forse un elemento che stride ancor più nel sottotraccia del comunicato dei tre Sindaci “stella-alpin-ati”. Quella a cui assistiamo è, nei fatti, una sorta di imbarazzante déjà-vu: sono quasi vent’anni che gruppi di amministratori locali tentano di riproporre iniziative analoghe a quelle sopra con intenzioni e prospettive ben diverse da quelle sbandierate oggi. Ed il consigliere Daldoss potrebbe esser per loro un ottimo buon testimone nel certificare come iniziative così personalistiche ed estemporanee abbiano vita assai breve. Oggi ci troviamo di fronte a una mossa politica dall’intento bizzarro e fin troppo evidente. Forse anche all’interno della stessa maggioranza provinciale si sta prendendo atto che sono passati otto anni senza aver concluso nulla di significativo. Ecco allora che si cerca di muovere le acque sottobanco, spingendo i sindaci a farsi promotori di un presunto “movimento civico” per intercettare il malcontento. Ma la sostanza non cambia: in cima a questo percorso si ritroverà puntualmente qualche assessore o esponente della maggioranza pronto a raccogliere i frutti. È la classica operazione del tipo “andate avanti voi che poi arrivo io a metterci il cappello”.
Del resto, questi sindaci promotori diventeranno credibili solo e soltanto quando prenderanno le distanze nette dall’attuale maggioranza e abbracceranno un progetto politico alternativo, che non sia la mera prosecuzione del malgoverno di questi anni. I cittadini e gli amministratori del Trentino meritano chiarezza, coerenza e coraggio politico vero, non finzioni della vigilia elettorale intese a rifarsi il look dopo anni di complice silenzio.