Le consigliere Francesca Parolari e Lucia Maestri (Partito Democratico), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) e il consigliere Michele Malfer (Campobase) accolgono l’appello del corpo docente: «Nel quadro di profonda sollevazione della scuola trentina, non possiamo permettere che l’infanzia venga marginalizzata: la Giunta si confronti con la realtà del lavoro educativo». «In una fase in cui l’intero mondo della scuola trentina è in forte fermento e mobilitazione non possiamo permettere che il settore della scuola dell’infanzia finisca in secondo piano. Il grido d’allarme formalizzato in questi giorni da ben 752 insegnanti, attraverso una puntuale e motivata lettera indirizzata alla Giunta e al Consiglio provinciale, certifica un livello di criticità e affaticamento strutturale che non può più essere ignorato né eluso con la consueta retorica di circostanza».
A dichiararlo congiuntamente sono i consiglieri provinciali di minoranza Francesca Parolari e Lucia Maestri (PD del Trentino), Michele Malfer (Campobase), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) e Lucia Coppola (AVS), che raccolgono le denunce delle insegnanti e annunciano una seria presa in carico del tema nelle aule istituzionali. «Da alcuni anni – denunciano i rappresentanti dell’opposizione – il settore dell’infanzia è oggetto di interventi calati dall’alto, privi di reale ascolto e confronto con chi vive quotidianamente la realtà educativa.
A dominare le scelte della Giunta è un atteggiamento ottuso ed eccessivamente ragioneristico, che punta unicamente al consenso e a far quadrare i conti senza curarsi delle effettive necessità del servizio. Si chiede sempre di più al personale in termini di disponibilità e carichi di lavoro, ma non si è disposti a riconoscere nulla: non si sostengono le condizioni di benessere professionale, si nega il giusto riposo e ci si rifiuta di ragionare seriamente e concretamente sull’organizzazione di un tempo-scuola che presenta oggettive criticità».
Dalla lettera sottoscritta dalle 752 docenti emergono nodi nevralgici che fotografano un sistema in costante sofferenza:
• Fuga di competenze e carenza di personale: la moltiplicazione di contratti frammentati, orari ridotti e spezzoni instabili rende il comparto sempre meno attrattivo. Numerose figure qualificate, in possesso della laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria, scelgono di orientarsi verso altri gradi scolastici o di spostarsi nei territori vicini, come l’Alto Adige, dove trovano condizioni professionali e contrattuali nettamente migliori. Oppure optano per il part time verticale per riuscire a sostenere il carico lavorativo, pesando sul budget familiare e sulla pensione. A farne le spese è la continuità delle relazioni educative, sopperita con incarichi precari o provvisori, assegnati con sempre maggior frequenza a personale senza titoli.
• Mancanza di tutele per l’inclusione e i bisogni educativi speciali (BES): le risorse orarie dedicate al supporto dei bambini con fragilità e disabilità non garantiscono la necessaria copertura e stabilità nel tempo, lasciando i gruppi-sezione a misurarsi con difficoltà crescenti senza gli organici e gli affiancamenti indispensabili per assicurare percorsi educativi realmente inclusivi.
• La negazione dell’effettivo riposo e l’aggravio sui team educativi: la gestione dell’apertura della scuola con il prolungamento dell’attività didattica nel mese di luglio si è tradotta in un governo insostenibile delle assenze. Il meccanismo di sostituzione affidato al solo personale interno finisce per scaricare tutto il peso sulle colleghe in servizio, costrette a sobbarcarsi turni estenuanti. Così, la fruizione dei giorni di ferie estive – specie nelle scuole piccole che sono la maggior parte – si trasforma per molte in un dilemma insostenibile tra il sacrosanto diritto al riposo e la tutela delle colleghe, inducendo a frequenti rinunce. Ad essere ulteriormente penalizzato è il personale a tempo determinato, per il quale le ferie vengono concentrate nei periodi di sospensione dell’attività didattica.
• Snaturamento del progetto pedagogico: secondo le insegnanti l’impostazione data all’undicesimo mese estivo – caratterizzato anche da accorpamenti in strutture talvolta prive di adeguati impianti di raffrescamento – rischia di trasformare la scuola in qualcosa d’altro. Le legittime esigenze di conciliazione delle famiglie non possono, a loro parere, essere scaricate a senso unico su un sistema scolastico già notevolmente affaticato e sulle insegnanti (a loro volta lavoratrici con impegni familiari), quando invece andrebbero affrontate valorizzando il territorio e costruendo opportunità e reti educative dedicate.
«L’atteggiamento dell’Assessora all’Istruzione Francesca Gerosa – sottolineano Parolari, Maestri, Malfer, Demagri e Coppola – risponde purtroppo al medesimo schema già visto negli altri ordini scolastici: grande disponibilità e attenzione proclamate a parole a mezzo stampa, smentite però sistematicamente dagli atti formali e dalle decisioni assunte. Di fronte alle legittime istanze del personale della scuola dell’infanzia che chiede di essere ascoltato sul serio, da piazza Dante continuano ad arrivare soltanto rigidità contabile e porte chiuse al dialogo». «Come minoranze consiliari – concludono gli esponenti di PD, Campobase, Casa Autonomia.eu e AVS – ci faremo carico di queste rivendicazioni nelle forme e nei modi riconosciuti dal Consiglio provinciale.
Chiediamo con forza un’indagine conoscitiva puntuale e trasparente: servono dati precisi sul turnover, sulle assunzioni delle insegnanti senza titolo, sulle rinunce alle ferie, sulle ore non riconosciute o congelate per i bambini con bes, sul ricorso forzato al part-time per esaurimento delle energie psicofisiche. Serve sapere cosa intendono fare Assessora all’Istruzione e Giunta rispetto a queste gravi criticità e serve, inoltre, sapere se si sta lavorando seriamente per rispondere alle esigenze di conciliazione delle famiglie e al diritto dei bambini e delle bambine ad una buona scuola senza gravare esclusivamente sulle insegnanti. L’Autonomia trentina deve misurarsi sulla capacità di valorizzare le proprie professionalità e garantire una scuola di alto profilo».
Francesca Parolari e Lucia Maestri (PD del Trentino), Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), Lucia Coppola (AVS) e Michele Malfer (Campobase).