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Pulizia delle strade provinciali: un segnale atteso dai cittadini!

Da Paola Demagri 31 Gennaio 2026

All’inizio di gennaio ho presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale sul degrado e sulla scarsa pulizia di molti tratti delle nostre strade provinciali. Era una situazione sotto gli occhi di tutti: rifiuti abbandonati, bordi stradali non curati, sottopassi trascurati. Un’immagine che non rappresenta il Trentino che conosciamo e che vogliamo continuare a essere.

In questi giorni ho visto con sorpresa positiva che sono iniziati interventi di pulizia approfondita lungo diversi tratti critici. Un segnale atteso da tanti cittadini, che da tempo segnalavano il disagio di percorrere strade che non rispecchiavano più gli standard di ordine e cura che ci hanno sempre contraddistinto.

Non mi interessa attribuire meriti che non mi spettano. La Giunta ha colto lo stimolo e ha agito: bene così. Ma è giusto ricordare che questo è esattamente il senso degli atti politici che presentiamo come opposizione.

Il nostro ruolo è proporre, segnalare, controllare. È portare all’attenzione della Giunta ciò che non funziona, affinché si intervenga. È trasformare le osservazioni dei cittadini in azioni concrete.

Quando un’interrogazione produce un risultato – anche prima della risposta formale – significa che la politica sta facendo il suo lavoro: quello di migliorare, passo dopo passo, la qualità del nostro territorio e della vita delle persone che lo abitano.

Continuerò a farlo, con lo stesso spirito: attenzione, responsabilità e cura del bene comune.

31 Gennaio 2026 0 Commenti
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Non autosufficienza: il Governo annuncia, il Trentino vive la realtà

Da Paola Demagri 29 Gennaio 2026

In questi giorni si è parlato molto del nuovo disegno di legge nazionale dedicato ai caregiver. Un annuncio che promette molto, ma che nella sostanza riguarda pochissime persone.  

Il contributo previsto  fino a 400 euro al mese  sarà accessibile solo a chi assiste un familiare con disabilità gravissima per oltre 90 ore settimanali. Una platea ristrettissima, a fronte di milioni di situazioni di cura quotidiana che restano senza risposta.Nel dibattito pubblico, però, è passato un messaggio fuorviante: che si tratti di un sostegno al mondo dell’assistenza nel suo complesso.Non è così.  Tipico messaggio populista!

Il provvedimento non riguarda le badanti, non riguarda le famiglie che ogni giorno reggono il peso della non autosufficienza, non riguarda la realtà concreta dei territori.E qui, in Trentino, questa distanza pesa ancora di più.Parliamo di circa 7000 badanti che garantiscono la cura dei nostri anziani, spesso supplendo a un sistema pubblico che non riesce a rispondere ai bisogni crescenti. Un esercito silenzioso che sostiene il nostro welfare, genera valore, permette alle famiglie di conciliare lavoro e cura. Eppure, ancora una volta, non compare in nessuna riforma nazionale. Per questo è importante dirlo con chiarezza: serve una politica seria sulla non autosufficienza, non annunci che creano illusioni.  In Trentino possiamo rafforzare davvero il lavoro di cura investendo nella formazione gratuita delle badanti, con corsi su igiene, mobilizzazione, demenze e sicurezza e un patentino provinciale che riconosca anche le competenze delle lavoratrici straniere. Accanto alla formazione serve una rete territoriale di supporto: punti di comunità, sostegno psicologico e collaborazioni con le associazioni di migranti. Una badante formata e sostenuta lavora meglio, più a lungo e garantisce una qualità dell’assistenza più alta per i nostri anziani. Servono risorse adeguate, criteri realistici, e soprattutto una visione che tenga insieme caregiver familiari, assistenti domiciliari, famiglie e territori.Il Trentino conosce bene la realtà della cura. E proprio da qui possiamo e dobbiamo continuare a chiedere riforme che guardino alla vita reale delle persone, non agli slogan.

FOTO: credits Jose – Manuel – Esp

29 Gennaio 2026 0 Commenti
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Casa Autonomia Giovani Primo incontro 2026

Da Paola Demagri 28 Gennaio 2026

Ieri i giovani di Casa Autonomia si sono ritrovati per il primo incontro del 2026: un momento ricco di idee chiare, ambizioni sane e un’attenzione autentica verso ciò cheriguarda la nostra comunità.
Abbiamo attraversato insieme molti dei temi oggi sul tavolo:

  • il referendum sulla separazione delle carriere,
  • le prospettive in vista delle provinciali del 2028,
  • le sfide e le opportunità legate all’emigrazione giovanile, positiva quando è temporanea ma preoccupante quando diventa un distacco definitivo dal proprio territorio,
  • le questioni sociali e sanitarie,
  • la vita amministrativa nei Comuni, soprattutto per chi ha da poco iniziato un percorso come consigliere o studia scienze politiche.

È stato bello vedere quanto interesse, quanta cura e quanta responsabilità questi ragazzi e queste ragazze portano con sé.
C’è attenzione per il territorio, per le decisioni amministrative, per i bisogni reali delle persone e per il modo in cui devono essere affrontati.
Casa Autonomia crede nei giovani, nella loro capacità di leggere il presente e immaginare il futuro. E incontri come questo lo dimostrano.

28 Gennaio 2026 0 Commenti
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Solitudine e anziani

Da Paola Demagri 24 Gennaio 2026

La solitudine non è solo una condizione, ma una fragilità che cresce con l’età e interpella tutta la comunità.
Prendersi cura degli anziani significa ripensare relazioni, servizi e vicinanza umana in una società che cambia.

 29 gennaio 2026

 Ore 20.15

 Cles – Sala Borghesi Bertolla

 Conduce: la consigliera provinciale Paola Demagri

 Intervengono:
– Dr. Fabio Cembrani, medico legale
– Dr.ssa Paola Taufer, psicologa dell’anziano

Un momento di confronto aperto, per capire insieme come prenderci cura di una comunità che invecchia.

24 Gennaio 2026 0 Commenti
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Figli e lavoro: la frattura che il Trentino non può più ignorare

Da Paola Demagri 23 Gennaio 2026

In tutta Italia l’età media della prima maternità ha superato i 33 anni. È un dato che racconta un cambiamento profondo, ma soprattutto una difficoltà crescente: oggi, per molti giovani, la scelta di avere un figlio è subordinata alla conquista di una stabilità lavorativa che arriva sempre più tardi. Il risultato è una contrapposizione di fatto tra lavoro e genitorialità. Una contrapposizione che non nasce nelle famiglie, ma nelle condizioni materiali che la politica ha il compito di creare. Questa dinamica è evidente anche in Trentino, un territorio che per anni si è raccontato come modello di welfare, ma che oggi si trova a fare i conti con un inverno demografico che non risparmia nessuno. Eppure, nonostante la gravità del fenomeno, dopo sette anni di governo provinciale non si vedono risultati tangibili, significativi, concreti. Si annunciano tavoli, si evocano strategie, si promettono misure. Ma la realtà è che la natalità continua a scendere, i giovani continuano a rimandare, e il lavoro continua a essere percepito come un ostacolo non come un alleato nella costruzione di una famiglia.

La maggioranza guidata dal presidente Fugatti afferma di occuparsi del tema. Ma occuparsene non significa citarlo nei discorsi o inserirlo in un elenco di priorità astratte. Occuparsene significa produrre politiche che cambiano davvero la vita delle persone: favorire  contratti stabili e non precari, salari adeguati al costo della vita trentina, servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, sostegno reale alla conciliazione, investimenti strutturali e non bonus episodici, una visione che tenga insieme lavoro, comunità e futuro. Poco o nulla di tutto questo, ad oggi, ha trovato una traduzione efficace.

E mentre la politica rinvia, le scelte personali dei giovani vengono condizionate da un sistema che li costringe a scegliere tra stabilità economica e desiderio di famiglia. È qui che si misura la responsabilità pubblica: quando la libertà di diventare genitori viene limitata non da una scelta, ma da un contesto. Il Trentino non può permettersi di mettere in competizione lavoro e natalità. Perché quando questo accade, non è solo il numero delle nascite a diminuire: si indebolisce l’intero tessuto comunitario.

Una comunità che non si rinnova è una comunità che perde forza, continuità, capacità di immaginare il futuro.È una comunità che smette di tramandare, di crescere, di consolidarsi.Per questo è necessario dirlo con chiarezza: non possiamo permettere che la politica continui a trattare la genitorialità come una questione privata, mentre il lavoro resta un terreno di precarietà e disuguaglianze. La politica decide gli obiettivi generali, orienta le condizioni materiali, definisce le priorità collettive. E se dopo sette anni non si vedono risultati, significa che la direzione non è quella giusta.

Il Trentino ha bisogno di una strategia demografica vera. Ha bisogno di politiche che non si limitino a fotografare il problema, ma che lo affrontino alla radice. Ha bisogno di un patto nuovo tra lavoro, comunità e futuro. Perché una comunità che non si sostiene, non si moltiplica, non si consolida e non si tramanda è una comunità che si spegne. E noi autonomisti non possiamo permettere che questo accada.

Paola Demagri Consigliera provinciale Casaautonomia.eu 

23 Gennaio 2026 0 Commenti
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Sanità provinciale: serve un cambio di rotta!

Da Paola Demagri 19 Gennaio 2026

Da tempo assistiamo a un progressivo scivolamento del nostro sistema sanitario provinciale verso una situazione che non è più semplicemente critica: è sfuggita di mano. Prima che altri professionisti decidano di abbandonare definitivamente la nave, serve un gesto politico chiaro, netto, capace di ristabilire ordine, giustizia, visione. Un gesto che segni un vero reset e restituisca fiducia a chi lavora ogni giorno e a chi, ogni giorno, si affida ai nostri servizi.L’Azienda sanitaria ha bisogno di una guida straordinaria, di un commissariamento che rimetta al centro ciò che dovrebbe esserlo da sempre: la salute degli utenti e il benessere dei dipendenti. Perché oggi i processi interni sono corrosi, obsoleti, appesantiti da ingerenze e, in troppi casi, da evidenti mancanze di competenza. Da sette anni assistiamo a un turnover continuo nelle posizioni apicali: nomi che si susseguono, incarichi che durano il tempo di un respiro. È inevitabile che sorga una domanda: davvero sono tutti inadeguati, oppure è il sistema stesso a respingere chi prova a mettervi mano?La verità è che si è stratificato un insieme di problemi, responsabilità diffuse, scatole cinesi che chi entra scopre troppo tardi. E spesso, una volta viste da vicino, l’unica reazione possibile è andarsene.Per questo oggi serve un atto forte. Non un gesto simbolico, ma una scelta politica che dica con chiarezza che la sanità provinciale merita un nuovo inizio. Un commissariamento che apra una fase di ricostruzione, riorganizzazione profonda e trasparente, capace di restituire dignità ai professionisti e sicurezza ai cittadini.Non è una richiesta estrema. È l’unica scelta responsabile per rimettere la salute pubblica al centro del futuro della nostra comunità.

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Giovani sotto accusa? Forse dovremmo guardarci allo specchio

Da Paola Demagri 16 Gennaio 2026

In questi giorni si è acceso un dibattito importante attorno a quanto accade sugli autobus di Trentino Trasporti nella zona di Madonna di Campiglio, dove alcuni autisti hanno segnalato comportamenti inappropriati da parte di passeggeri di rientro dagli après-ski. La risposta istituzionale arrivata dall’assessore Gottardi – un pullman “dedicato” ai giovani che rientrano alterati dall’alcol – sembra voler circoscrivere il problema invece di affrontarlo alla radice.

Il punto, infatti, non è trovare un mezzo separato su cui caricare “tutti insieme” i ragazzi, quasi fossero un gruppo da isolare. Il punto è interrogarsi su ciò che accade prima: locali che somministrano alcol anche a minorenni, contesti che incentivano l’eccesso, un sistema di controlli che non funziona, un Comune che liquida tutto come “emotività”, quando invece parliamo di sicurezza, salute pubblica e impatto sociale.

Eppure, come spesso accade, il dibattito pubblico si è rapidamente trasformato in un processo ai giovani. Sul web, nei commenti, nelle chiacchiere da bar, si è scatenata una vera e propria bullizzazione degli adolescenti e dei ventenni, descritti come irresponsabili, maleducati, incapaci di autocontrollo.

Ma la verità è un’altra: sono gli adulti a dover fare un passo indietro e guardarsi allo specchio.
Perché quando si parla di giovani, gli adulti diventano improvvisamente tutti esperti di educazione, ordine e buone maniere. Eppure sono proprio gli adulti a creare i contesti, a gestire i locali, a definire le regole, a controllare – o non controllare – ciò che accade.

Attaccare i giovani non li aiuta.
Li schiaccia.
Riduce la loro capacità di leggere il mondo e di trovare strategie sane per starci dentro.

Se davvero vogliamo affrontare il tema, dobbiamo smettere di puntare il dito e iniziare ad ascoltare. Coinvolgere chi con i giovani lavora ogni giorno: educatori, psicologi, operatori sociali, insegnanti. Professionisti che sanno quanto spesso i ragazzi si sentano spaesati in un mondo costruito dagli adulti e per gli adulti.

Forse dovremmo esercitare un po’ di autoanalisi collettiva.
Chiederci che direzione stiamo prendendo come comunità.
Domandarci se la risposta giusta sia davvero un pullman separato o piuttosto un’assunzione di responsabilità da parte di chi amministra, di chi gestisce i locali, di chi dovrebbe garantire sicurezza e prevenzione.

I giovani non hanno bisogno di essere bullizzati dagli adulti.
Hanno bisogno di essere accompagnati, ascoltati, riconosciuti.
E noi adulti abbiamo il dovere di costruire contesti che li aiutino a crescere, non a difendersi.

16 Gennaio 2026 0 Commenti
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Il disimpegno sociale e umano della destra trentina nel gelo dell’inverno

Da Paola Demagri 14 Gennaio 2026

Credits Jon Tyson

In questi giorni di freddo pungente, quando il Trentino si ritrova avvolto da temperature che tagliano la pelle , c’è un’altra forma di gelo che pesa ancora di più: quello dell’indifferenza politica. Un gelo che non arriva dal cielo, ma dalle scelte di chi governa. Un gelo che non colpisce tutti allo stesso modo, ma che diventa atroce e malvagio per chi non ha un tetto, un riparo, una possibilità.

Il tema dei senzatetto, che molti dei colleghi stanno giustamente riportando al centro del dibattito, non è un dettaglio marginale né un’emergenza improvvisa. È il risultato di un’impostazione politica che da tempo ha scelto di voltarsi dall’altra parte, di combattere i più deboli invece di proteggerli, di esibire forza dove servirebbe cura, di mostrare muscoli dove servirebbe responsabilità.

Questa destra trentina continua a raccontarsi come pragmatica, concreta, vicina al territorio. Ma la realtà è che non paga sul piano valoriale, non paga sul piano dell’equità, non paga sul piano della costruzione di una società inclusiva. È una politica che divide: forti contro deboli, ricchi contro poveri, potere contro cittadini. Una politica che preferisce la superficialità all’approfondimento, l’autoreferenzialità al merito, la propaganda alla responsabilità.

Io non mi sono mai riconosciuta in una politica così sfacciata, così distante, così povera di umanità. E sono profondamente grata, oggi più che mai, di non aver mai appoggiato forze che hanno scelto di sacrificare gli ultimi sull’altare del consenso facile.

Ci sono passaggi nella vita politica in cui diventa necessario scegliere la strada che rispecchia davvero i propri valori. Il mio impegno oggi nasce proprio da questo: dalla volontà di promuovere e far crescere un movimento che mette al centro la responsabilità sociale, la tutela delle fragilità, la vicinanza concreta ai lavoratori e agli ultimi.

Un movimento che non tradisce la propria identità statutaria, che non si piega alle convenienze del momento e che continua a credere in una politica capace di ascoltare, includere e proteggere. È questa la direzione che ho scelto e che continuo a scegliere ogni giorno, con convinzione e coerenza.

Oggi, davanti al gelo che morde le strade e davanti al gelo politico che morde le coscienze, sento ancora più forte il dovere di dirlo: una comunità si misura da come tratta chi ha meno, non da come si autocelebra. E una politica che non sa proteggere i più fragili non è una politica: è un esercizio di potere.

14 Gennaio 2026 0 Commenti
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Il disimpegno sociale e umano della destra trentina nel gelo dell’inverno

Da Paola Demagri 14 Gennaio 2026

credits Jon Tyson

In questi giorni di freddo pungente, quando il Trentino si ritrova avvolto da temperature che tagliano la pelle , c’è un’altra forma di gelo che pesa ancora di più: quello dell’indifferenza politica. Un gelo che non arriva dal cielo, ma dalle scelte di chi governa. Un gelo che non colpisce tutti allo stesso modo, ma che diventa atroce e malvagio per chi non ha un tetto, un riparo, una possibilità.

Il tema dei senzatetto, che molti dei colleghi stanno giustamente riportando al centro del dibattito, non è un dettaglio marginale né un’emergenza improvvisa. È il risultato di un’impostazione politica che da tempo ha scelto di voltarsi dall’altra parte, di combattere i più deboli invece di proteggerli, di esibire forza dove servirebbe cura, di mostrare muscoli dove servirebbe responsabilità.

Questa destra trentina continua a raccontarsi come pragmatica, concreta, vicina al territorio. Ma la realtà è che non paga sul piano valoriale, non paga sul piano dell’equità, non paga sul piano della costruzione di una società inclusiva. È una politica che divide: forti contro deboli, ricchi contro poveri, potere contro cittadini. Una politica che preferisce la superficialità all’approfondimento, l’autoreferenzialità al merito, la propaganda alla responsabilità.

Io non mi sono mai riconosciuta in una politica così sfacciata, così distante, così povera di umanità. E sono profondamente grata, oggi più che mai, di non aver mai appoggiato forze che hanno scelto di sacrificare gli ultimi sull’altare del consenso facile.

Ci sono passaggi nella vita politica in cui diventa necessario scegliere la strada che rispecchia davvero i propri valori. Il mio impegno oggi nasce proprio da questo: dalla volontà di promuovere e far crescere un movimento che mette al centro la responsabilità sociale, la tutela delle fragilità, la vicinanza concreta ai lavoratori e agli ultimi.

Un movimento che non tradisce la propria identità statutaria, che non si piega alle convenienze del momento e che continua a credere in una politica capace di ascoltare, includere e proteggere. È questa la direzione che ho scelto e che continuo a scegliere ogni giorno, con convinzione e coerenza.

Oggi, davanti al gelo che morde le strade e davanti al gelo politico che morde le coscienze, sento ancora più forte il dovere di dirlo: una comunità si misura da come tratta chi ha meno, non da come si autocelebra. E una politica che non sa proteggere i più fragili non è una politica: è un esercizio di potere.

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E le mele trentine? chi le tutela?

Da Paola Demagri 14 Gennaio 2026

Negli ultimi mesi il dibattito sull’Accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur è tornato al centro dell’agenda politica. Un negoziato lungo venticinque anni, presentato come un grande passo avanti per il commercio internazionale, ma che per territori come il nostro rischia di tradursi in un arretramento silenzioso, quasi invisibile, e proprio per questo ancora più grave. Mentre l’Europa discute di dazi, quote e reciprocità, qui in Trentino sembrerebbe che troviamo davanti a un dato che non può essere derubricato a dettaglio tecnico.

Secondo quanto riportato da stampa e parti sociali interessate al settore, le mele trentine non comparirebbero tra le Indicazioni geografiche protette dall’accordo. Non c’è traccia della nostra produzione simbolo, della filiera che sostiene intere valli, della qualità che abbiamo costruito in decenni di lavoro, ricerca, investimenti e rigore.

Eppure, a pochi chilometri da noi, la Provincia di Bolzano ha invece ottenuto la tutela delle proprie mele IGP. L’Alto Adige ha saputo presidiare il tavolo europeo, difendere i propri interessi, far valere la propria rappresentanza. La SVP e il suo Eurodeputato hanno portato a casa un risultato concreto, tangibile, misurabile. Il Trentino pare proprio di no. Se conferamto, allora la domanda politica diventerebbe inevitabile: dov’eravamo mentre gli altri difendevano il proprio territorio? Perché mentre Bolzano lavorava, il PATT,  che si definisce partito territoriale, autonomista, vicino alla SVP e allo stesso Dorfmann, non ha ottenuto nulla. E mentre l’assessora Zanotelli si dedicava a presenze pubbliche, nessuno sembra essersi accorto che il principale prodotto agricolo trentino stava scivolando fuori dalle tutele europee?

Non è questione di bandiere o di appartenenze. È questione di responsabilità verso un settore che rappresenta migliaia di famiglie, un pezzo della nostra identità economica e culturale, un presidio ambientale e sociale. È questione di capire perché altri territori hanno saputo far valere la propria voce, mentre il nostro è rimasto in silenzio. Per questo serve chiarezza. Serve sapere se questa notizia, così come mediaticametne esposta corrispnde alla realtà, o se fortunatamente vi fossero invece valide alterantive di ripiego ad un danno che altrimenti sembra inevitabilmente evidente. A quanto pare fra l’altro la presenza dei leader nazionali Meloni –  Lollobrigida intervenuti solo due mesi fa per inaugurare la funivia che trasporta le mele nelle celle ipogee non ha dato garanzie in tal senso, se non il presenzialismo puro che ha anche innescato qualche mal di pancia. La politica non può limitarsi a commentare a posteriori: deve presidiare, prevenire, difendere. E quando non lo fa, deve rispondere, perchè.

S’interroga la Giunta per sapere :

1. Se fosse a conoscenza, durante le fasi negoziali dell’Accordo UE–Mercosur, del fatto che le mele trentine non sarebbero state incluse tra le Indicazioni geografiche protette.

2. Quali azioni politiche, istituzionali o tecniche siano state intraprese per ottenere tale tutela e con quali risultati.

3. Se la Provincia abbia interloquito con il Governo italiano, con la Farnesina o con la Commissione europea per difendere le produzioni trentine, e in quali forme.

4. Se vi siano stati contatti con la SVP o con l’eurodeputato Herbert Dorfmann, e quali esiti abbiano prodotto tali interlocuzioni.

5. Quali iniziative urgenti intenda assumere per evitare che l’accordo, una volta operativo, penalizzi ulteriormente le filiere agricole trentine, già esposte alla concorrenza internazionale e al rischio di importazioni prive degli standard europei.

14 Gennaio 2026 0 Commenti
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