Paola Demagri
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Elezioni europee e ballottaggio a Rovereto: il bilancio di Casa Autonomia.eu

Da Paola Demagri 12 Giugno 2024

Come noto, anche il nostro Movimento civico provinciale ha voluto confrontarsi con l’ampia dimensione della kermesse elettorale europea. Col suffisso “.eu” nel proprio nome non poteva esimersi da questo compito. Avvertiamo infatti come molto forte il bisogno di ispirarci a quel PPTT.ue di passata memoria. Fautore di un autonomismo di respiro europeo già da una sua precocissima intuizione. 

Onestà vuole – benché questa sia una dote che a quanto pare in politica non serve più – che si ammetta il risultato ottenuto come piuttosto deludente. Non tanto a livello locale dove AZIONE ha ottenuto i migliori risultati del suo livello nazionale, quanto piuttosto all’esito complessivo. Dove, come osservato, a sbancare sono state le Destre, anzi, le “Ultradestre”. Movimenti da far sembrare la nostra Giorgia nazionale una novellina di quella parte di Arco costituzionale. 

Ed è proprio lei a guidare l’elenco delle nostre delusioni. Con la conferma della fiducia verso il “melonismo” da parte di tutti gli italiani, abbiamo ormai tutti la certezza che a vincere in politica è più importante avere doti da showgirl che portare a casa risultati concreti. Al netto del fatto che far questo, in Italia, è ormai praticamente impossibile. 

Potrebbe essere diverso qui in Trentino. Invece, tutti i problemi degli scorsi cinque anni sono stati spazzati come polvere sotto al tappeto. Col suo gran girovagare, la Giunta provinciale ha preferito mescolare polente alle sagre paesane e tagliar nastri di ogni ordine e genere. Non importa se i lavori pubblici sono al palo, se in agricoltura vanno bene soltanto un paio di cooperative e sul resto regna il buio,  se la sanità va come va, se i giovani scappano all’estero (ma da li poi, votano verde!). In Italia l’importante è esser presenti in TV ed in Trentino al maggior numero di manifestazioni possibile. 

Un secondo elemento di insoddisfazione che le urne nazionali hanno certificato, è la litigiosità dei movimenti di Centro. Fin quando Renzi e Calenda non si faranno da parte o smetteranno di litigare quei Partiti davvero centrali e moderati non avranno la possibilità di decollare. 

Per Casa Autonomia.eu il test è comunque andato bene. Le persone che ci hanno sostenuto alle provinciali hanno risposto altrettanto bene anche in questa tornata. Di certo sarà necessario far tesoro degli aspetti che non hanno funzionato per affrontare al meglio la prossima

Nel frattempo possiamo consolarci con Rovereto, città tradizionalmente di centro-sinistra dove il risultato però, era tutt’altro che scontato. Abbiamo vinto certificando lo scarso valore elettorale che hanno dimostrato le attuali scelte del Patt. Anche a Rovereto infatti, gli Autonomisti di Panizza hanno voluto continuare nel solco del loro voltafaccia al centro-sinistra. Dopo un quarto di secolo di collaborazione col csx la dirigenza del PATT affamata più di poltrone che di destra, tiene ben salde le poche tessere rimaste, da quella parte dell’arco costiutuzionale. Così se in passato per le elezioni comunali non dava nessuna indicazione precisa di Alleanza, da quando hanno ottenuto qualche posto di potere (su nomina diretta di Fugatti) le vecchie stelle alpine hanno cambiato stile. Ora gli ordini di scuderia sono di stare dove stanno i partiti di destra. Nonostante pubblicamente il loro Segretario provi a dissimulare con parole di apertura a tutti i fronti (risultando poco credibile) 

Ecco perché al Centro sinistra gli autonomisti progressisti di MCA.eu fanno assai bene. Colmano quel bisogno di voto locale che incarna i valori di quello che un tempo, fu il PATT. Una sfida che siamo già pronti a correre ad urne europee ancora “calde”. In settimana incontreremo il nostro direttivo e in seguito allargheremo le riflessioni emerse alla Assemblea dei soci.. La data delle elezioni 2025 pare difficilmente procrastinabile rispetto alla naturale scadenza di maggio e dunque entro la fine dell’anno la maggior parte dei candidati sindaci di maggior rilievo saranno già notizia di cronaca. E noi ci saremo.

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Ciclabile del Brenta, a quando la sua riapertura?

Da Paola Demagri 14 Maggio 2024

Il Gruppo consiliare MCA.eu, attraverso la sua Consigliera Paola Demagri, ha voluto stimolare la Giunta su uno scottante problema per il Turismo e gli appassionali delle ruote a raggi in Valsugana. Una frana, blocca una delle attrazioni forse più importanti del luogo, senza che dalla politica locale arrivi qualcosa di più che un semplice annuncio. 

Con una specifica interrogazione chiediamo lumi su questa vicenda apparentemente non ancora in via di soluzione. 

A seguire, eccone il testo in via di deposito.

La ciclabile del Brenta è una vera attrazione per turisti e appassionati non solo della Valsugana. In attesa del collegamento definitivo con Trento, parte comunque da Pergine e arriva a Bassano. Ma se vogliamo darle l’importanza che merita, più ampiamente rappresenta l’asse di collegamento tra Monaco e Venezia. La riprova sono i numerosissimi turisti tedeschi che la calcano in ogni stagione. 

In località Pianello di Grigno si registrano i passaggi tra Veneto e Trentino e nel 2023 se ne sono contati oltre 100.000. Dato destinato a rimanere non confrontabile con l’anno in corso visto che a causa di una frana, la ciclabile è preclusa al transito ormai da mesi. È pur vero che il problema è accaduto in territorio veneto tant’è che a risponderne, per altro con cura e puntualità, è il sindaco di Enego. Alla Stampa locale, racconta del suo puntuale interessamento alla vicenda. E’ un episodio che ha coinvolto la regione Veneto per competenza e la Provincia autonoma di Trento per conoscenza.

Ma al di là dei vari interessamenti il dato di fatto è che la stagione turistica è praticamente avviata e di lavori di riapertura non se ne vede nemmeno l’ombra. 

Attualmente per bypassare il tratto chiuso senza dover affrontare le forche caudine della ss47 – che peraltro è vietata alle bici -, si deve prendere il treno tra Cismon e Primolano. Come se non bastasse però, va constatato che l’alternativa del treno è praticamente un’illusione. I treni che possono trasportare bici sono una misera manciata (pare quattro) e i bus sostitutivi addirittura non le caricano. Eventualmente, in bici è possibile fare una chilometrica e complicata deviazione fino ad Arsiè per poi scendere nuovamente a valle.

Nel frattempo tra i tanti superficiali annunci, proprio della politica locale, è difficile capire cosa possa davvero servire per programmare i necessari interventi di messa in sicurezza e riapertura del percorso, e soprattutto come, quando e da chi verrà finanziato il ripristino.

Eppure la soluzione a questo rebus, potrebbe diventare un’interessante palestra ed esercizio anche per quegli assessori della giunta Trentina che qualche tempo fa consideravano pubblicamente i Fondi per i Comuni di confine come qualcosa di inutile e da rimuovere. Se Grigno ed Enego potessero ora collaborare nell’interesse collettivo, ne beneficerebbe non solo la Regione vicina ma l’intero comparto turistico locale. 

Di certo, è necessario passare dai propositi e annunci alla proposta di soluzioni concrete come non sembra riuscire a fare il Governo trentino di oggi. Sembra quasi far fatica a trovare la sua dimensione amministrativa facendo riaprire ciclabile anziché continuare soltanto a parlarne.

Tutto ciò premesso abbiamo voluto interrogare la Giunta provinciale per sapere:

quali tipi di interessamento e attività ha intrapreso la PAT, per incentivare la riapertura della ciclabile del Brenta nel più breve tempo possibile?

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La lista di ADA per il futuro di ALA

Da Paola Demagri 9 Maggio 2024

“Una serata quella di Ala molto partecipata, nella quale ho creduto che l’obiettivo principale fosse quello di trasmettere entusiamo e fiducia a un gruppo che strumentalmente qualcuno sta dipingendo come già perdente in partenza, quello dell’AlleanzaDemocraticaAutonomista, che invece è chiamato a un’azione fondamentale. E’ chiamato a costruire le basi per il futuro e un’alternativa, in primis a un modo di fare politica sbagliato e immorale che soffoca quei valori e quegli ideali che invece devono sostenere il cammino di una Comunità come quella Alense.

In questa Città, si è compiuta negli ultimi anni un’azione politica che ha visto forze della Maggioranza di centro sinistra uscente allearsi con l’opposizione della destra leghista e nazionalista. Un’alleanza innaturale creata ad hoc, dal Sindaco uscente Soini e dei rappresentanti delle Stelle Alpine, da sempre tra le fila e sostenitori del centro sinistra alense, i quali per raggiungere uno scranno in Consiglio e “un posto al sole”, hanno accettato di piegarsi ai voleri del Presidente Fugatti e smentire il proprio passato politico, le proprie azioni e principi e così svendere il proprio territorio, cambiando idea radicalmente su temi come quello della Valdastico. Chiedendo il ripristino di “privilegi” come quello dell’auto blu a Soini, l’aumento delle indennità a sindaci e politici, e così innalzando i costi della politica.

Le stelle alpine alensi, in primis, il Candidato Sindaco Gatti e l’Assessore Aprone, che conosco bene perché miei ex compagni di partito ai tempi in cui militavo nel Patt prima di fondare CasaAutonomia nel 2022 con i Consiglieri Provinciale Demagri e Dallapiccola, erano i primi che qualche anno fà dicevano che se avesse vinto la Lega in Trentino si sarebbe persa l’Autonomia e l’identitá del Trentino stesso ma, oggi, stanno dimostrando a tutta la Comunità Alense che per una “ carega” si può essere disposti a tradire quello che si è sempre detto.

Bisogna avere paura di queste persone e credo che l’astensione per tali motivi sarà sempre un dato importante su cui riflettere e che nasce proprio da azioni politiche di questo tipo. Riportiamo Ala verso i giusti valori e riportiamola ad essere la Città libera e progressista che è sempre stata. È un progetto quello dell’Alleanza Democratica Autonomista che guarda anche a oltre le elezioni comunali perché a chiederlo è il tutto il Trentino”.

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E’ urgente un progetto di accoglienza diffusa

Da Paola Demagri 9 Maggio 2024

In questi giorni leggendo i vari interventi sui mezzi di comunicazione relativamente alla vicenda di quei 15 immigrati minorenni non accompagnati trasferiti dalla struttura di S. Vito di Pergine a Trento in un container perché ritenuti troppo turbolenti (in particolare due) e quindi incompatibili con la struttura che li ospitava, il mio pensiero è andato immediatamente alle possibili origini di questi ragazzi.

La mia ormai lunga esperienza africana vissuta in Kenya mi ha ricordato di questo Stato la situazione nella quale vivono tanti minorenni senza genitori o abbandonati causa situazioni familiari particolari. Ho pensato ai bambini di strada, in particolare, che vagano ed aspirano la colla da una bottiglia per calmare gli stimoli della fame ed i conseguenti effetti negativi cerebrali. Quanti ne ho visti. Ho pensato a quelle comunità formate solo da anziani, donne e bambini perché i mariti o i giovani se ne sono andati, chi sà dove, in cerca di lavoro.

Ho pensato a quei giovani, senza alcuna possibilità di lavoro, che trascorrono la giornata sotto i manghi dal mattino al tramonto. Possono lavorare la terra solo quando arrivano le piogge due volte all’anno. Loro non emigrano in Europa perché troppo lontani dalle nostre coste. E la situazione in Kenya non è la peggiore dell’Africa.

Se il pensiero va a quelli che vivono nel Corno d’Africa in zone desertiche ed ancora più povere, ma più vicine alle nostre coste, viene spontaneo pensare e giustificare che siano tentati di abbandonare la loro terra in cerca di un’altra migliore.  E questo vale anche per chi viene da altre realtà geografiche.

Per tutti è la disperazione che fa scattare la molla di andarsene anche rischiando la vita. E’ la speranza di un futuro migliore che dà questo coraggio. E il dramma nel dramma è il pensiero che una parte di coloro che arrivano siano minorenni non accompagnati. E qui nascono spontanee alcune domande. Primo perché arrivano non accompagnati. Perché sono senza genitori? Perché i genitori sono morti lungo il tragitto della speranza? Perché sono stati affidati a qualcuno che li porti dove potranno avere un futuro migliore? Qualunque sia la causa di questa anomala emigrazione si tratta sempre di situazioni per noi inimmaginabili e comunque umanamente drammatiche. Se questo è il retroterra dei minorenni non accompagnati quale deve essere il nostro comportamento quando li abbiamo in casa nostra? Possiamo rimanere indifferenti? Possiamo fregarcene? Possiamo voltarci dall’altra parte? Possiamo considerarli una scocciatura? Disturbatori della nostra egoistica quiete? Se non la coscienza almeno la sensibilità umana devono commuoverci e attivarci per trovare una soluzione dignitosa per questi poveri nostri fratelli sfortunati.

Sappiamo che la competenza operativa per la loro sistemazione è della Provincia. Questa ha fatto Il primo passo  che è quello dell’accoglienza. Questi ragazzi non stanno vagabondando da soli per le strade. Tuttavia trasferendoli in massa da un luogo all’altro non si risolve il problema, ma lo si sposta soltanto.  Manca il secondo passo, quello che li possa inserire ed integrare affinchè possano anche loro essere cittadini a pieno titolo nella comunità che li ha accolti. Dobbiamo pensare che sono adolescenti che vivono, come tutti i loro coetanei, l’esperienza più delicata e critica della vita e quindi hanno estremo bisogno di sostegno, di aiuto, di attenzione.

A questi ragazzi manca l’affetto della famiglia, un sostegno psicologico. Sono particolarmente fragili e vulnerabili. E’ indispensabile quindi un’accoglienza diffusa che permetta di seguirli il più possibile singolarmente garantendo non solo la sussistenza, ma anche l’inserimento nel mondo che li circonda diverso da quello di provenienza. Hanno bisogno di quella formazione necessaria che permetta loro quanto prima di essere avviati al mondo del lavoro che garantisca la possibilità di guadagnarsi il pane quotidiano e conseguentemente acquistare quell’autonomia alla quale tutti aspirano. Per fare questo secondo passo può essere utile, oltre alla indispensabile e sicura competenza degli uffici provinciali, la collaborazione di enti di assistenza sociale già esistenti sul nostro territorio e che godono tanta stima e fiducia. Non possiamo quindi vivere alla giornata.

E’ urgente un progetto di accoglienza diffusa.

Gli inconvenienti lamentati di eccessiva turbolenza, soprattutto da parte di qualcuno dei minori, con l’accoglienza diffusa andrebbero sicuramente a scomparire. Ritornando al trasferimento di 15 minori, perché troppo problematici, da S.Vito di Pergine a Trento è significativa la frase espressa da una persona autorevole, che ha detto: “chi non diventerebbe problematico passando le sue giornate con l’obbligo di dover riempire il vuoto?“  Per concludere, la Provincia, titolata a risolvere questo importante e delicato problema umanitario, riuscirà, in tempi brevi, a trovare la migliore soluzione per il bene di questi minori non accompagnati? Io sono fiducioso. Certamente la Comunità, invitata a collaborare, non si tirerà indietro. Nell’anno di Trento capitale europea del volontariato una onorevole sistemazione di questi minorenni non accompagnati sarebbe un ottimo segnale di concreta ed efficiente solidarietà.      

Luigi Panizza Presidente “Associazione Valdisole Solidale ODV”

9 Maggio 2024 0 Commenti
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Perchè sostenere il candidato Mario Raffaelli alle prossime elezioni europee

Da Paola Demagri 4 Maggio 2024

Inama Valentino

La scena politica è dominata da personalismi e queste elezioni europee si stanno trasformando in una gara di popolarità tra i vari leader nazionali. Ciò dovrebbe preoccuparci perché anziché portare avanti nelle istituzioni europee idee, proposte e riflessioni, si arriva al punto il cui obiettivo è quello di “piazzare” nomi con le elezioni e poi… post elezioni far calare il silenzio. E’ serio questo? A noi non sembra e di qui – citando lo stesso Raffaelli – “non faremo una grande rissa sulla politica interna”.

Le elezioni europee 2024 sono l’occasione per riflettere sui temi dell’Europa e su quali siano i nostri interessi in merito agli orizzonti europei. Non vogliamo una gara di popolarità ma vogliamo un’opportunità per il Trentino e per i trentini.

Mario Raffaelli è sì un politico di lungo corso che ha negli anni dimostrato con il suo lavoro, le sue capacità e la sua affidabilità. Nel suo curriculum apprezziamo che è stato attivo come un “cooperatore della pace”, ad esempio fra il 1990 e il 1992 ha rappresentato il governo italiano nelle trattative che hanno portato agli accordi di pace di Roma fra governo del Mozambico e Resistência Nacional Moçambicana. Tra gli altri incarichi, si conta anche quello di presidente della Conferenza di pace per il Nagorno-Karabakh (1992 – 1993), la regione caucasica oggetto di contesa tra Armenia e Azerbaigian. Dicevamo sopra affidabile, aggiungiamo a seguito di ciò preparato e… Ci preme dire Trentino! E’ quindi un candidato del territorio con esperienza sul territorio ma – soprattutto – anche fuori!

Mario Raffaelli ci è sembrato un profilo che potesse coniugare una riflessione sulla geopolitica globale accostandola a quelle che sono le istanze particolari della Montagna, dell’Agricoltura e di quello che è il suo (ed il nostro) Trentino.

Casa Autonomia.eu, per il Trentino, Team K, per l’Alto Adige, ed Azione! come denominatore regionale, hanno trovato un’intesa sui contenuti e la volontà di portare avanti il nome di Raffaelli come fiduciario di istanze globali (sostegno alla Difesa dell’Ucraina, politica industriale comune, politica estera europea strutturata, ecc.) e di istanze particolari legate ai nostri rispettivi territori (grandi carnivori, caratteristiche particolare della montagna come la differenza tra esercizi commerciali ed “esercizi sociali”, alpeggi e l’inquadramento nella politica agricola comune, ecc.).

La convergenza di Casa Autonomia.eu e di Team K sul nome di Mario Raffaelli è un’alleanza regionale ispirata ad un’idea di Europa come una Casa Comune, nata su un’affinità di valori liberal-democratici e con la consapevolezza di voler portare avanti un progetto a doppio binario: uno di istanze globali, temi che riguardano questioni degli Stati Europei, uno di istanze territoriali, legate nello specifico ai nostri territori.

Se per alcuni queste elezioni Europee sono una gara di popolarità per noi invece è la possibilità di portare avanti una certa idea d’Europa ed un progetto legato a degli obiettivi concreti per il nostro sviluppo territoriale.

Per rispondere, in sintesi, alla domanda nel titolo “perchè sosteniamo Mario Raffaelli?”: perché per noi il suo profilo ha i legami con il territorio con le competenze e le conoscenze più idonee per essere europarlamentare e rappresentare noi Trentini nelle sedi europee.

4 Maggio 2024 0 Commenti
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i candidati per la lista Futuro Insieme – Mezzolombardo

Da Paola Demagri 3 Maggio 2024

Alle elezioni comunali di maggio a Mezzolombardo, come in altri comuni del Trentino, il movimento Casa autonomia.eu ha contribuito alla costruzione di una  lista. La lista  “Futuro Insieme” sosterrà il candidato Sindaco Marco  Pavanelli con il contributo di due giovani membri: Delucca Alessandro (1995) e Fonte Marco (1998), Soci di Casaautonomia.eu.

Tale partecipazione è anche frutto del lavoro dell’Alleanza Democratica Autonomista (ADA) che ha permesso di unire risorse, intenti e idee per la costruzione della lista e del programma offrendo così ai cittadini di Mezzolombardo un’alternativa alla destra.

Il movimento giallo ha arricchito la lista “Futuro Insieme” di valori a cui  Casaautonomia.eu fa riferimento, ossia, quelli cattolici democratici, liberali e progressisti. 

Alessandro Delucca, 29 anni con una formazione tecnica ambientale. Da sempre legato ai veri valori autonomisti del nostro territorio. Si candida per portare concretezza e competenza nella gestione del suo paese, dal tema ambiente alla necessità di coinvolgere direttamente la popolazione nelle decisioni riguardanti la collettività.

Il giovanissimo Marco Fonte, Dottore magistrale in Politiche Pubbliche e Amministrazione e iscritto al movimento politico CasaAutonomia.eu fin dagli inizi. Si candida nella lista “Futuro Insieme” per consentire la presenza di una forza politica in grado di offrire ai cittadini scontenti la possibilità di non votare la giunta uscente. 

In quanto membro di Casa Autonomia, i suoi  valori politici sono riconducibili alla cultura popolare, liberal-democratica e riformista. Per questa ragione non si ritiene un cittadino di sinistra. Tuttavia, il rafforzamento di una destra nazionalista e incompetente ha obbligato i moderati a formare alleanze con la sinistra per tutelare i valori repubblicani. Per questo motivo reputiamo  importante che l’elettorato moderato di centro non voti per chi storicamente si è posto in antitesi alle politiche di De Gasperi, di Sturzo, di Einaudi o di Aldo Moro.

Anche nelle elezioni amministrative i valori non possono essere ignorati, in quanto le scelte di ordinaria amministrazione richiedono anch’esse una coscienza ideale. 

Come Movimento  riteniamo utile e  doveroso fare un appello al voto attraverso le parole di un antico politico ateniese, Pericle, il quale sosteneva che il cittadino che non si interessa allo Stato non è da considerare innocuo, ma inutile .

3 Maggio 2024 0 Commenti
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Punti nascita ormai alla deriva, ma non limitiamoci a parlare solo di questo Servizio

Da Paola Demagri 28 Aprile 2024

Di grande scalpore i dati fatti emergere dall’analisi della Corte dei Conti sui Punti nascita di Cles e Cavalese. Io non mi sono scandalizzata per questo, ne ero tanto meno impreparata a questa evenienza.

Ciò che dico è, ad ognuno il proprio compito. Alla Corte dei Conti di analizzare, controllare e bacchettare sulla spesa pubblica. Al professionista sanitario di considerare e garantire l’appropriatezza del proprio operato in termini di sicurezza e qualità. Al cittadino di scegliere ciò che ritiene più attinente alla sua percezione di benessere e gradimento, con alla base  un concetto che deve garantire la Politica: sicurezza ed equità.

La politica seria non faccia i conti con il consenso ma con gli esiti. Un politico che vuole il bene della propria comunità non può decidere pensando al solo consenso elettorale. Un politico serio può arrivare a cambiare idea se le condizioni sono cambiate.

Ma andiamo con ordine.

Il Presidente Fugatti non dirà mai chiudiamo i punti nascita perché la prima azione del governo leghista nel 2018 fu la consegna di un mazzo di fiori alle donne che a novembre avevano partorito nel Punto nascita riaperto di Cavalese . Una campagna elettorale populista, una scelta politica di propaganda. Da lì in poi nessuna azione forte e d’impegno politico per garantire il miglioramento degli standard di sicurezza a Cavalese e a Cles. Ciò che fu inaugurato era frutto di decisioni e investimenti precedenti, coma la Sala Operatoria dentro il Punto Nascita. Esplicitamente richiesta nel 2016 dal Ministero della Sanità per garantire maggior sicurezza. Per il resto la precedente Giunta leghista i Punti nascita li ha lasciati morire a  se stessi. 

Ora la Politica deve fare i conti con chi dice che i conti non tornano e chi legittimamente non li fa tornare perché si rivolge altrove. Nel mio ruolo di Consigliera provinciale preferisco occuparmi delle preoccupazioni dei cittadini e dei sanitari. E’ ormai noto che i futuri genitori scelgono di andare laddove i numeri garantiscono sicurezza per la diade madre-bambino e magari offrono  meno  in termini di ospitalità e comfort dei servizi. Alle future coppie va garantita la possibilità di scelta ma con la stessa offerta ovunque!

All’ Assessore Tonina, che non appare così reticente nell’affrontare il tema “chiusura Punti nascita” offro anche stavolta  spunti di riflessione. Chieda ai tecnici i dati sugli esiti ( misurazione dell’appropriatezza e della qualità dell’atto professionale) e li confronti con il passato. Alcuni dati potrebbero essere davvero significativi, per chi li sa leggere e commentare. Solo così si metterà fine all’eventuale dubbio sulla sicurezza. Se tutto sarà perfetto non resta che lavorare sulla popolazione e sui professionisti ed offrire ad  entrambi  motivo per rimanere negli ospedali periferici. 

Abbiamo dedicato tanto spazio ai Punti nascita che da sempre fanno parlare. Spero di non dovermi mai occupare  del rischio di perdere un Servizio di Day Hospital Oncologico, o di una riduzione di posti letto in medicina, o ancora la riduzione del numero e della tipologia di interventi di chirurgia e ortopedia. Aggiungo che la questione del Pronto soccorso è già un problema e non è né fuori tempo né fuori luogo. 

E’ ormai tempo di conoscere l’agenda politica dell’Assessore Tonina a partire dal modello organizzativo che intende adottare, quello attuale è inefficiente e inefficace, lo dice anche la Corte dei Conti. 

28 Aprile 2024 0 Commenti
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Al Presidente del Consiglio provinciale

Da Paola Demagri 23 Aprile 2024

A chi come me, svolge ruolo di consigliere di controllo e opposizione, l’intervista di Soini
apparsa sul quotidiano IL T domenica scorsa, può risultare molto difficile da comprendere.
Eventualmente giustificabile solo se letta coma forma di entusiasmo del principiante.
Tra tutte le sue considerazioni, per il ruolo che rivesto, preferisco tuttavia entrare nel merito
soltanto per quanto riguarda quelle relative all’Ufficio di Presidenza.


Sono conscia che questa istituzione suoni ai non addetti ai lavori come qualcosa di piuttosto
difficile da comprendere. In realtà, e in parole estremamente povere, si tratta di una sorta di
“consiglio di amministrazione” che ha il compito di gestire i fondi a disposizione del Consiglio
provinciale E poiché la storia dell’Autonomia trentina ha voluto consegnare al consiglio
provinciale la sua indipendenza intellettuale e politica, ha previsto anche che chi amministra i
fondi del suo funzionamento, avesse la possibilità di esercitare questa indipendenza fino in
fondo.


Per prassi dunque, pur presieduto dal Presidente del Consiglio, pur espressione della
maggioranza (attualmente leghista), da lungo tempo si è deciso che venisse controllato da una
maggioranza appartenente all’opposizione consiliare
E così è stato, anche recentemente, quando la strafottenza leghista di questa ultima vittoria
voleva mettere in discussione questa prassi consolidata ormai da decenni.


Il Presidente si metta dunque il cuore in pace. Quando chiede all’Ufficio di presidenza di
assumere un ruolo super partes, dimostra di non conoscere storia e istituzioni che rappresenta.
Provo ad immaginare che forse è rimasto legato al suo modo di intendere le cose ancora nei
panni di sindaco tuttofare. Un sindaco di periferia dove gli assessori preferiscono
accompagnare le decisioni, anziché costruire e discutere insieme.


Ebbene qui in Consiglio provinciale non è così. Ognuno ha il suo ruolo e lo dovrebbe rispettare.
A poco vale dunque che Soini richiami tutti ad assumere una posizione super partes nei propri
comportamenti perché è lui stesso per primo ad offrire esempio contrario.
Una volta accolta quella figura istituzionale, una persona infatti non può più pensare di
occuparsi di politica svestendosi dal suo ruolo come fuori dall’orario di un normale lavoro perché
questo, normale lavoro non è.


Quando Soini, ad esempio, si reca a Rovereto a coordinare le elezioni comunali anche se non
sta muovendosi in missione per conto del Consiglio e dunque ci si reca senza autista, rimane
pur sempre il Presidente del Consiglio provinciale.
E forse dimentica anche che proprio alla tornata delle ultime elezioni provinciali si è presentato
sostenendo la compagine che più rappresenta i populisti in Trentino.
Forse dimentica che la sua lista era tutta improntata al sostegno del loro diretto rappresentante
a livello locale.


Forse dimentica ancora che capolista di questa compagine, era un tale Spinelli, leghista della
prima ora, da sempre tesserato lega, assiduo frequentatore dei raduni di Pontida.
E forse, e non infine, si dimentica che qui la coalizione che ha sostenuto è la più pura
rappresentanza dei nazional-seguaci di Alberto da Giussano, a capo dei quali a livello nazionale
è Salvini, il più significativo populista che l’Italia abbia mai conosciuto.
Allora Presidente che ora provi a dispensare saggezza mascherato di un abito civico super
partes, non pretendere che chi ha il compito di controllare le tue azioni nell’Ufficio di presidenza
prenda lezioni da chi si comporta come te, cioè in maniera esattamente uguale e contraria.

23 Aprile 2024 0 Commenti
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Allarme zootecnia un tris di proposte per non lasciare nulla di intentato.

Da Paola Demagri 3 Aprile 2024

Non ha certo bisogno di avvocati della difesa il sistema zootecnico Trentino. Che tuttavia non può vivere di silenzio e di accettazione di quello che amministrativamente parlando passa il convento. E’ per questo che MCA.eu ha voluto raccogliere le numerose lamentele del sistema allevatoriale provinciale. Un’organizzazione che possiede certo propri canali di dialogo, assolutamente autorevoli. Parliamo di Federazione allevatori, Tavolo verde, rappresentanze sindacali e Consorzi raccolta e lavorazione latte.

Questo momento di denuncia pubblica delle difficoltà è dunque un semplice affiancarsi alla loro voce.  Racconta ai professionisti del comparto e al Trentino tutto, che anche le forze politiche di minoranza si vogliono unire ai problemi degli allevatori. Per questo ringraziamo i colleghi di Coalizione per aver accettato senza indugio di condividere e sostenere le preoccupazioni esposte qui oggi.

Da un lato ricordando al Trentino e ai suoi ospiti che se c’è un bel territorio coltivato da vivere nel tempo libero o sul quale costruire la propria attività turistica è perché c’è chi lo coltiva.  Guarda caso le zone maggiormente vocate a indirizzo turistico sono anche quelle con il sistema agricolo più sviluppato. Ci chiediamo cosa ne sarebbe della Val Rendena e della Val di Fassa se non ci fossero le vacche e gli allevatori che coltivano i loro prati. 

In secondo ma non secondario luogo vogliamo ricordare all’amministrazione provinciale che ciò che si sta facendo non è sufficiente. 

Nel recente convegno sulla zootecnica di montagna tenutosi alla FEM qualche tempo fa, la Giunta ha voluto accomiatarsi dagli astanti invocando un tavolo di confronto con gli allevatori.  Come è giusto che sia a quel tavolo le forze politiche di minoranza Provinciale non sono invitate.  Tuttavia possiedono degli strumenti di proposta che oggi qui, in questa conferenza stampa, intendiamo utilizzare. 

Sono tre indirizzi precisi che derivano dalla nostra attività di intelligence dei problemi del comparto, dal lavoro quotidiano di relazione con gli allevatori e dalla decisione di affiancarli nelle loro preoccupazioni attraverso le opportune sedi istituzionali. 

Non siamo qui a inseguire il mito altoatesino, nonostante i nostri “cugini” a nord, allevino un numero di animali triplo rispetto al nostro, intendiamo attribuire questa diversa mentalità d’impresa agricola come legata anche al sistema del Maso chiuso. (vedi sotto dati allegati).

Di fatto però in Trentino gli animali continuano a calare, statistiche alla mano, in particolare in questi ultimi anni. Calo di terra coltivata e numero di animali sono comunque risparmiati dal fatto che le aziende più strutturate tendono ad ingrandirsi con l’evidente vantaggio di permettere al territorio di continuare ad essere coltivato.

Anche in questo caso la fotografia della situazione è resa particolarmente evidente dalla raccolta dati della BDN zootecnica, accessibile a tutti e rappresentata qui sotto

Tuttavia con una PAC in contrazione e con un prezzo del latte costantemente alla mercé del confronto europeo il futuro è piuttosto oscuro. A pesare, inoltre, un modello di vita cioè quello dell’allevatore, fatto di un impegno h24-365 giorni/anno, è piuttosto facile capire perché in questo settore il ricambio generazionale sia merce piuttosto rara. 

I dati qui sotto, pur non freschissimi, comparano la bovinicoltura con gli altri settori e aggiungono qualche ulteriore dato di contesto.

orto-fruttaviticolturazootecnia
480 milioni € valore di produzione 400 milioni € valore produzione 120 milioni € valore prod. latte 

12.000 ettari

10.500 ettari 
35 mila ettari prato90 mila ettari pascolo 45mila bovini35mila ovicaprini150 mio litri latte 
8.000 aziende 7.600 aziende 700 aziende professionali
20% circa produzione nazionale1% produzione viticola nazionale (spumante 45 %) 1% circa produzione nazionale
1,4 ettari superficie media aziendale1,2 ettari superficie media aziendale25 capi bovini media aziendaleresa media latte/capo/anno 80 q.li

Ultimo ma non ultimo il dato politico. L’amministrazione Provinciale non ha voluto dare al dicastero dell’Agricoltura l’importanza che meritava, gravando l’ assessora incaricata di ulteriori impegni che la distrarranno dai propri complicati compiti.  Tra Regione, Enti locali, l’amata importantissima melicoltura e la viticoltura che tanta fortuna elettorale le ha portato sarà molto difficile pensare che riusciremo a vederla ritagliarsi qualche tempo in qualche stalla a contatto con la materia amministrata.

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Accoglienza diffusa , colpito dal no di Fugatti.

Da Paola Demagri 12 Marzo 2024

Luigi Panizza  ex Assessore Provinciale e componente Casa Autonomia    

Leggendo la notizia in prima pagina di giovedì 7 marzo sui migranti , relativamente all’accoglienza diffusa, ho provato sgomento ed incredulità oltre a tanta amarezza. Vediamo da una parte il sindaco del Capoluogo preoccupato di quanto accade nella sua città che si rivolge al Presidente della Provincia per chiedere un provvedimento che potrebbe risolvere subito il problema posto. Immediatamente il Presidente della Provincia risponde “picche” , cioè non intende cambiare nulla. Rimangono  le norme vigenti.  In sostanza, constatato che la concentrazione dei migranti al centro creano problemi fra di loro ed anche con i residenti il sindaco chiede di ritornare all’accoglienza diffusa con la distribuzione dei migranti in più comuni del Trentino con buona pace di tutti.  Il sindaco di Trento fa presente che questa accoglienza diffusa è proprio quello che vuole introdurre il Presidente del Veneto Zaia dello stesso partito del presidente della Provincia di Trento. In sintesi uno fa esattamente il contrario dell’altro. Uno vuol fare quello che l’altro ha cancellato. Quello che per uno è un bene per l’altro è un male. 

Che la soppressione dell’accoglienza diffusa in Trentino sia stata, oltre che un fallimento, anche un grave danno sociale, per le persone coinvolte, è sotto gli occhi di tutti. Ma allora perché succede tutto questo? Per quali motivi il Presidente della Provincia di Trento è così irremovibile al punto da non ascoltare neppure il giustificato ed urgente appello del sindaco ? Perché questa mancanza di collaborazione istituzionale?  Cosa si nasconde dietro questo incomprensibile irrigidimento? Altra spiegazione non c’è, a mio avviso, se non quella di dover ammettere pubblicamente che il provvedimento della soppressione dell’accoglienza diffusa è stato un colossale errore pratico ed ideologico che ha creato solo danni. 

A questo punto però mi chiedo come cittadino: è giusto che delle persone, degli umani, continuino a soffrire, a patire perchè qualcuno non vuol ammettere di avere sbagliato? E quelli della Giunta o maggioranza consiliare condividono quello che dice il loro Presidente? Tacere, da parte dei componenti la maggioranza, è per lo meno un atto (il giudizio del peccato lo lascio a Dio) di omissione. L’aspetto particolarmente etico del problema esula da vincoli politici. Ognuno può quindi invocare la libertà di coscienza. Ed io sono, non convinto, ma convintissimo, che nell’ambito della maggioranza ci sono pensieri e posizioni  differenti. Ed allora che fare? Da ex consigliere e assessore provinciale mi permetto di collaborare chiedendo alle minoranze di proporre una mozione con voto segreto in merito a questo problema . 

Questa proposta è anche per favorire la libertà di voto. Alla fine del mandato ogni consigliere risponderà alla propria coscienza di quello che ha fatto e non certo alla politica. Questo vale per tutti i consiglieri come è valso per me quando ho avuto questa responsabilità.  La politica di convenienza deve cedere il passo alla politica  di qualità.  Solo così si può dire di aver operato per il vero bene comune che deve rimanere il faro che illumina la strada da percorrere. 

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