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Uno sguardo sul Trentino di oggi

Da Paola Demagri 19 Maggio 2026

QProsegue il ciclo di incontri sul territorio “Uno sguardo sul Trentino”. Questa volta saremo a Borgo Valsugana. 

Siamo a metà legislatura: cosa sta succedendo? Quali scelte servono nei prossimi due anni e mezzo?
Parliamone insieme, partendo dall’ascolto del territorio e delle persone.

Vi invitiamo dunque a partecipare a:

📅 27 maggio 2026
🕣 ore 20.30
📍 Borgo Valsugana – Sala Lenzi, piazzetta Ceschi 1. 

Sarà coordinato da:

Sumil Pellanda

 e vedrà gli interventi di:
– Michele Dallapiccola, Segretario politico

– Paola Demagri, Consigliera provinciale

Il terzo incontro pubblico aperto a tutte e tutti per confrontarci sul presente del Trentino e costruire insieme prospettive concrete per il futuro della nostra comunità.
Vi aspettiamo numerosi.

19 Maggio 2026 0 Commenti
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A sostegno del ddl di iniziativa popolare

Da Paola Demagri 20 Aprile 2026

Siamo stati chiamati a discutere un disegno di legge che non nasce nei corridoi della politica, ma nelle mani dei cittadini. Un ddl di iniziativa popolare che richiedeva ai proponenti di raccogliere almeno 2.500 firme entro il 30 settembre. E già questo, da solo, dovrebbe farci fermare un momento.

Perché quando la comunità si muove, quando le famiglie firmano, quando gli educatori si espongono, quando i pedagogisti mettono nero su bianco le loro analisi, la politica ha il dovere di ascoltare. Non per cortesia, ma per mandato democratico.

E invece, finora, il metodo scelto dalla Giunta è stato un altro: un metodo di forzatura, non di motivazione. Un metodo che non ha mai presentato dati comparativi sulla reale partecipazione delle famiglie, che non ha costruito un percorso di ascolto, che non ha aperto un confronto.

E questo pesa, perché quando si parla di infanzia, il metodo è già merito. Il modo in cui si decide racconta la qualità della decisione. In questi anni abbiamo ascoltato molte voci: pedagogisti, insegnanti, esperti, famiglie. E tutte, con una coerenza rara, ci dicono la stessa cosa: dieci mesi di scuola d’infanzia sono ampiamente sufficienti per una formazione strutturata, equilibrata, rispettosa dei tempi di crescita dei bambini.

Non è un’opinione politica: è un principio pedagogico consolidato. I bambini hanno bisogno di cicli chiari, di tempi riconoscibili, di pause che permettano di integrare ciò che hanno vissuto. La scuola d’infanzia non è un servizio continuativo senza stagioni: è un percorso educativo che ha bisogno di respirare. E qui entra un altro principio fondamentale: il servizio di conciliazione non va confuso con il servizio educativo. Sono due funzioni diverse, con finalità diverse, con personale diverso. La conciliazione è un bisogno legittimo delle famiglie, ma non può essere scaricato sulla scuola d’infanzia.

La scuola non è un parcheggio sociale. La scuola non è un contenitore universale. La scuola è un luogo di crescita, e come tale va protetto. Le famiglie, quando hanno esigenze di conciliazione, possono trovare luoghi adatti, personale adatto, servizi pensati per rispondere a quel tipo di necessità.

Ma non possiamo chiedere alla scuola d’infanzia di diventare ciò che non è. Non possiamo snaturare la sua identità per coprire vuoti organizzativi che spettano ad altri strumenti. E poi ci sono loro, le insegnanti. Le persone che ogni giorno tengono in piedi la qualità educativa del nostro territorio. Da anni ci dicono che andare oltre i dieci mesi significa uscire dalla cornice contrattuale, educativa, logistica, climatica e formativa.

Significa lavorare in condizioni non previste, in spazi non adeguati, in periodi dell’anno in cui la qualità non può essere garantita. Significa chiedere loro di fare un lavoro diverso da quello per cui sono state formate, selezionate, assunte. E non è solo una questione di salute dei bambini, anche se quella dovrebbe bastare.

È una questione di rispetto per la professionalità educativa. Perché la scuola d’infanzia non è fatta solo di muri e orari: è fatta di competenze, di progettazione, di intenzionalità pedagogica. E quando si chiede di estendere il servizio oltre i dieci mesi, si chiede di sacrificare tutto questo.

Il ddl di iniziativa popolare difende un principio semplice e potente:che l’infanzia è un bene pubblico e come tale va tutelata con norme chiare, partecipate, rispettose delle competenze professionali. E difende un altro principio, altrettanto importante: che la partecipazione dei cittadini non è un fastidio, ma una risorsa. 

Che quando migliaia di persone firmano, quando si organizzano, quando chiedono un confronto, la politica non può voltarsi dall’altra parte.Perché la democrazia non è solo votare: è essere ascoltati.

Questo ddl non nasce contro qualcuno. Nasce per qualcosa: per un territorio che vuole crescere, per famiglie che meritano servizi adeguati, per bambini che meritano qualità, per insegnanti che meritano rispetto, per una politica che non abbia paura di ascoltare. E allora sì, oggi siamo chiamati a una scelta che non è tecnica. È una scelta identitaria.

Una scelta che dice chi siamo e che idea di futuro vogliamo costruire. Sostenere questo ddl significa dire che la democrazia funziona. Significa dire che la qualità educativa non si sacrifica. Significa dire che la scuola d’infanzia non è un servizio residuale, ma un pilastro della comunità. Significa dire che quando la comunità parla, le istituzioni rispondono. E io credo che questo sia il compito più alto che abbiamo.

20 Aprile 2026 0 Commenti
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Interrogazioni senza risposta: quando la trasparenza si ferma

Da Paola Demagri 14 Aprile 2026

Dal Consiglio provinciale      

Il regolamento è molto chiaro: le interrogazioni dei consiglieri provinciali devono ricevere risposta entro 30 giorni. Non è un dettaglio tecnico, è una garanzia di trasparenza e di rispetto verso il Consiglio e verso la comunità. Eppure, sempre più spesso, su alcuni temi le risposte non arrivano. Non arrivano nei tempi, non arrivano nel merito, oppure non arrivano affatto.

È difficile non vedere un filo rosso: più l’argomento è scomodo, più la risposta si perde nei meandri dell’amministrazione. Ma un’amministrazione davvero trasparente non dovrebbe temere nessuna domanda, nessuna pubblicazione, nessun chiarimento.

Governare significa assumersi la responsabilità delle scelte compiute e rendere conto dell’uso delle risorse pubbliche. Sono soldi dei trentini, spesi per i trentini, che hanno pieno diritto di conoscere, capire e valutare.

Le interrogazioni non sono un fastidio: sono uno strumento democratico. Ignorarle significa indebolire quel patto di fiducia che dovrebbe legare istituzioni e cittadini.

14 Aprile 2026 0 Commenti
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Scuola dell’infanzia in Trentino: senza dati non c’è qualità né trasparenza

Da Paola Demagri 7 Aprile 2026

Dall’ultima legislatura in poi la scuola dell’infanzia trentina è stata raccontata come un sistema solido, stabile, capace di reggere qualsiasi pressione. Una narrazione rassicurante, ripetuta con costanza, che però non coincide più con ciò che accade nelle scuole.
Mentre la Giunta parlava di “attenzione alle famiglie” e “qualità garantita”, nelle sezioni si accumulavano segnali di fragilità che non sono stati affrontati: personale qualificato che se ne va, supplenze improvvisate, sezioni affidate a chi non ha il titolo, malessere crescente tra le insegnanti, e soprattutto progressiva mancanza di trasparenza.
Oggi non sappiamo più come stia davvero funzionando la scuola dell’infanzia. E questo non è un incidente: è il risultato di anni in cui si è preferito non misurare, non monitorare, non rendere pubblici i dati. Perché quando i numeri non circolano, è più facile continuare a dire che tutto va bene.


La scuola dell’infanzia è il primo luogo in cui un bambino incontra il mondo, eppure proprio questo segmento così delicato del sistema educativo trentino vive dentro una crescente opacità. Non esistono dati pubblici, completi e aggiornati che permettano di capire come stia davvero funzionando, quali fragilità stia vivendo e quali rischi stia correndo.
È per questo che abbiamo presentato un’interrogazione: evitando allarmismi, con l’intento però di restituire trasparenza a un settore che merita rispetto e attenzione. Oggi non sappiamo quante sezioni siano affidate a personale non qualificato. Negli ultimi anni il ricorso personale qualificato come senza titolo è aumentato, ma non esiste una fotografia chiara che dica quante insegnanti prive della laurea richiesta stiano lavorando stabilmente nelle sezioni. Senza questo dato non possiamo valutare la qualità del servizio né capire quanto sia fragile la continuità educativa. Anche qui pesa una responsabilità politica: se non si pubblicano i numeri, non si è costretti a rispondere delle scelte fatte.
Non sappiamo nemmeno perché sempre più laureati in Scienze della formazione primaria scelgano di non lavorare nella scuola dell’infanzia o chiedano di essere spostati su incarichi non educativi. È un segnale evidente di perdita di attrattività della professione, ma senza numeri non possiamo capire la portata del fenomeno né intervenire in modo efficace. Dal 2020 la Giunta ha preferito minimizzare, anziché affrontare le condizioni di lavoro e il malessere crescente.
Non sappiamo se i bambini con bisogni educativi speciali ricevono un supporto adeguato. Quante insegnanti di sostegno hanno davvero il titolo specifico? Sono domande che avrebbero dovuto trovare risposta già anni fa, ma la scelta politica è stata un’altra: evitare di rendere pubblici numeri che potrebbero mostrare un sistema in difficoltà. Non sappiamo quanto il sistema stia reggendo dal punto di vista organizzativo. Ci sono scuole che faticano a coprire il tempo di intersezione previsto dalla legge, ma non esiste un monitoraggio pubblico che dica quanti giorni, in quali istituti e con quali conseguenze. Senza trasparenza non si può capire se il sistema è in equilibrio o se sta già cedendo. Anche in questo caso, dal 2020, si è preferito non vedere. Non sappiamo quante supplenze senza titolo durano settimane o mesi, né su quali tipologie di posto. Ciò significa che non possiamo distinguere tra emergenze temporanee e criticità strutturali. E senza questa distinzione non si può programmare nulla. La mancanza di monitoraggio è una scelta politica, non una fatalità.


Non sappiamo quante insegnanti stiano chiedendo di uscire dal sistema: trasferimenti, part‑time, aspettative, cambi di mansione. Sono indicatori preziosi dello stato di salute della professione, ma non vengono resi pubblici. Anche questo silenzio è una scelta: se non si vede il disagio, non si è costretti a intervenire. E infine non sappiamo se la denatalità sia stata usata come alibi. Dal 2020 in poi la Giunta ha spesso ripetuto che “ci sono meno bambini”, come se questo bastasse a giustificare tutto. Ma meno bambini non significa automaticamente più qualità. > Sara: Potrebbe significare, invece, meno personale qualificato, più supplenze improvvisate, più stress organizzativo. Solo i numeri possono dirlo, e proprio quei numeri mancano. Per tutte queste ragioni abbiamo chiesto alla Giunta di fornire dati chiari, completi e verificabili. Non per polemica, ma per responsabilità. Perché senza dati non c’è programmazione, senza trasparenza non c’è fiducia, e senza una fotografia reale non si può costruire una politica per l’infanzia seria, lungimirante e rispettosa del lavoro delle insegnanti. L’esecutivo provinciale ha preferito raccontare che il sistema “tiene”, ma un sistema tiene davvero solo se lo si conosce, lo si monitora e lo si sostiene.
La scuola dell’infanzia non è un servizio accessorio: è il cuore del futuro educativo del Trentino. Chiedere dati significa chiedere verità. E chiedere verità significa assumersi la responsabilità politica di guardare in faccia ciò che non funziona, invece di nasconderlo dietro slogan rassicuranti.
 
Consiglieri provinciali
Demagri Paola Movimento casaautonomia.eu 
Malfer michele Campobase
Maestri Lucia Partito Democratici
Parolari Francesca Partito Democratico
 

7 Aprile 2026 0 Commenti
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Solitudine e anziani 10 aprile

Da Paola Demagri 5 Aprile 2026

Dopo il grande interesse e la partecipazione alla serata di Cles, riproponiamo questo importante momento di confronto con una nuova serata.

La solitudine non è solo una condizione, ma una fragilità che cresce con l’età e interpella tutta la comunità.

Prendersi cura degli anziani significa ripensare relazioni, servizi e vicinanza umana in una società che cambia.

“Solitudine e anziani”
📅 10 aprile 2026
🕣 ore 20.15
📍 Fiavè – Sala consigliare

La serata sarà presentata dall‘assessora Mariapia Calza e condotta dalla nostra consigliera provinciale Paola Demagri e vedrà gli interventi di:
– Dr. Fabio Cembrani, medico legale
– Dr.ssa Paola Taufer, psicologa dell’anziano

La partecipazione è aperta e vi aspettiamo numerosi.

5 Aprile 2026 0 Commenti
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Diario di una Consigliera provinciale 

Da Paola Demagri 3 Aprile 2026

Dentro l’incoerenza: dieci anni di slogan e smantellamenti

Da quasi dieci anni la Lega trentina ripete la parola “sicurezza” come fosse un marchio di fabbrica. La usa per descrivere Trento e di conseguenza il Trentino come luoghi  allo sbando, per accusare i Comuni e gli Amministratori, per alimentare un clima di allarme permanente. Ma basta ripercorrere i fatti dal 2017 a oggi per vedere ciò che la propaganda non dice: la Lega ha demolito gli strumenti che garantivano sicurezza reale, trasformando un tema serio in un dispositivo di consenso.

La fabbrica dell’emergenza (2017–2018)

Prima si costruisce il racconto: “Trento insicura”, “tolleranza zero”, “ripuliremo la città”. Non importa che i dati dicessero altro: serviva un nemico, serviva un’emergenza, serviva un bersaglio. Lo avevano trovato a Roma con Salvini e andava portato in Trentino partendo da Avio.La sicurezza diventa un palcoscenico, non una politica.  

Il paradosso del potere (2019–2021)

Quando la Lega arriva in Provincia, la narrazione non cambia. Cambia invece la responsabilità: ora governano. E cosa fanno?Indeboliscono i presidi che funzionavano.

Il caso simbolo è la Residenza Fersina. Un luogo che garantiva controllo, monitoraggio, mediazione, riduzione della marginalità.Un presidio che teneva insieme sicurezza e dignità.

La Lega lo trasforma in un capro espiatorio: “crea insicurezza”.E decide di superarlo. È qui che l’incoerenza diventa evidente: si attacca ciò che funziona per poter dire che nulla funziona. A nulla valgono i molteplici interventi del mondo politico che ha altra visione in tema di sicurezza e responsabilità

Lo smantellamento mascherato  (2022–2023)

La linea è chiara: chiudere, ridurre, indebolire, centralizzare, impaurire.

Non per migliorare la sicurezza, ma per alimentare la narrazione dell’emergenza.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più persone in strada, più vulnerabilità, più conflitti visibili.E quindi più materiale per dire che “la città è fuori controllo”. È un meccanismo perfetto: si crea il vuoto, poi si denuncia il vuoto, poi si usa il vuoto per attaccare gli altri.

La città come bersaglio politico (2024–2026)

Negli ultimi anni la retorica è diventata ancora più aggressiva:“Trento capitale del degrado”, “Serve l’esercito”, “Il Comune non controlla nulla”.

Non è un’analisi: è una strategia. Non è un allarme: è un investimento politico. La sicurezza non è più un obiettivo, ma un pretesto.Guardare dall’alto per capire la contraddizione

A volte basta davvero “un escursionista”, qualcuno che prende quota e guarda il sentiero dall’alto. D’altronde vengo dalle Valli, sono montanara abituata a guardare avanti per non inciampare nel sentiero e a guardare in giù per tenere lontano ogni pericolo. Perché da lì si vede tutto: la Lega denuncia un problema, smantella gli strumenti che lo gestivano, poi denuncia il peggioramento che essa stessa ha prodotto. È una spirale costruita con cura: più allarme, meno soluzioni; più slogan, meno responsabilità.

A fine 2025 Fugatti ha compiuto un gesto che dice più di mille conferenze stampa: ha tolto l’Assessorato all’immigrazione a Tonina e lo ha accentrato nelle sue mani. Non per governare meglio, ma per governare il messaggio. Perché quando la sicurezza è uno slogan, la prima preoccupazione non è la gestione: è il controllo del microfono.

La sicurezza è una cosa seria. Riguarda la vita delle persone, non la vita dei partiti. E allora la domanda è inevitabile: come si può parlare di sicurezza dopo aver indebolito ciò che la garantiva? Perché oggi è chiaro: la Lega non ha reso Trento e il Trentino più sicuri.

Ha reso più fragile il sistema che la proteggeva.  Guardando il sentiero dall’alto, l’incoerenza diventa evidente: chi ha tolto i ponti ora denuncia i fiumi. Ma la città non ha bisogno di chi grida alla piena. Ha bisogno di chi ricostruisce i ponti. La sicurezza non nasce dalla paura: nasce dalla responsabilità. E quella, oggi, è la grande assente.

Consigliera Provinciale Paola Demagri 

Movimento Casaautonomia.eu

3 Aprile 2026 0 Commenti
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Autostrada del Brennero: persa la prelazione, autonomia tradita

Da Paola Demagri 31 Marzo 2026

Ve l’avevamo detto!
Il Ministero ha confermato: è caduto il diritto di prelazione sull’Autostrada del Brennero. Una garanzia fondamentale, che Casa Autonomia e le minoranze consiliari difendevano da inizio legislatura.

Le chiacchiere tardive di Kompatscher e il silenzio di Fugatti non bastano: i nostri territori sono stati traditi. Con il “governo amico” gli interessi dell’autonomia sono stati svenduti.

Il Movimento Casa Autonomia.eu denuncia che non servono più parole di palazzo: servono fatti. I trentini e gli altoatesini hanno diritto a vedere difesi i propri interessi. È ora che tutti alzino la voce e pretendano rispetto per i nostri territori e per la nostra autonomia.

31 Marzo 2026 0 Commenti
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Salute collettiva e approccio territoriale

Da Paola Demagri 16 Febbraio 2026

Dal concetto di One Health alle Case della Comunità: come possiamo prenderci cura delle persone, degli animali e del territorio in modo integrato?

Quando? 24 febbraio 2026 – Ore 20.15

Dove? Ossana – Sala Comunale

Conduce: Paola Demagri, Consigliera provinciale

Intervengono:

  • Dr. Michele Dallapiccola, medico veterinario
  • Dr. Alberto Pasquesi, medico di medicina generale

Perché stare bene significa farlo insieme, anche nelle valli.

Vi aspettiamo!

16 Febbraio 2026 0 Commenti
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Vengo dalle valli

Da Paola Demagri 7 Febbraio 2026

E quando parlo di aree interne e spopolamento non lo faccio per slogan, ma perché so cosa significa vivere in territori che non sono “periferia”, ma cuore vivo del Trentino. Territori diversi tra loro, con bisogni diversi, con equilibri delicati che non si possono trattare come fossero tutti uguali. Oggi in Italia si discute molto di aree interne, di spopolamento, di servizi che arretrano. In Trentino questo tema non è solo politico: è identitario. Riguarda la nostra storia, la nostra autonomia, la nostra idea di comunità. E riguarda soprattutto quattro nodi che qui si sentono più che altrove:

Nelle valli un servizio non è mai “solo” un servizio. È un presidio, un punto di riferimento, un pezzo di comunità. Un nido che chiude non è solo un nido che chiude: è una famiglia che rinuncia, una giovane coppia che se ne va, un paese che perde un pezzo di futuro. Lo stesso vale per ambulatori, sportelli, trasporti, servizi sociali. Chi vive nelle valli conosce bene la differenza tra “collegato” e “isolato”. Un’ora di autobus in più, una corsa in meno, una strada non messa in sicurezza: sono scelte che cambiano la vita quotidiana. La mobilità non è un dettaglio tecnico: è ciò che permette alle persone di restare. Nelle aree interne la scuola non è solo un luogo educativo: è il centro della comunità. E i servizi per l’infanzia sono ciò che permette alle famiglie di restare, lavorare, costruire futuro. Quando si parla di riforme che toccano lo 0–3 e il 3–6, nelle valli non si parla di “modelli organizzativi”: si parla di tenuta dei territori.

Lo spopolamento non arriva all’improvviso. Arriva quando i servizi arretrano, quando il personale non si trova, quando le famiglie non si sentono sostenute, quando i giovani non vedono prospettive.È un processo lento, ma inesorabile, se non si interviene con politiche mirate e costruite insieme ai territori.

7 Febbraio 2026 0 Commenti
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Perchè non si può disertare l’aula consigliare

Da Paola Demagri 6 Febbraio 2026

L’aula consiliare è solo una parte del nostro lavoro, ma è una parte decisiva. È il luogo in cui le parole diventano atti, in cui si costruiscono cornici e indirizzi che orientano tutte le deleghe della nostra Provincia autonoma. Lo raccontiamo spesso ai ragazzi quando vengono a trovarci in aula con i loro insegnanti: da qui escono scelte che toccano la vita di tutti.

L’aula è fatta di persone, di gruppi, di coalizioni. È fatta di differenze che si incontrano, si confrontano, discutono. È il luogo del dibattito, della responsabilità, dell’azione politica. E nulla di ciò che facciamo è per noi stessi: ogni intervento, ogni voto, ogni posizione è pensata per i Trentini.

Vorrei ricordarlo ogni tanto, anche fuori dai momenti più visibili: la democrazia vive anche qui, nel lavoro quotidiano e spesso silenzioso che prova, giorno dopo giorno, a costruire un pezzo di futuro comune.

Oggi sentivo il bisogno di tornare sull’importanza del lavoro d’aula. Dopo tre giorni di attività consiliare, in gran parte disertata dalla maggioranza con la motivazione che non c’era nulla di interessante, è difficile non notare il contrasto con altre occasioni. Per esempio, quando si parla di temi come le indennità dei consiglieri, la Valdastico o la legge elettorale per il terzo mandato, l’aula improvvisamente si riempie: i colleghi di maggioranza sembrano incollati alla sedia, il dibattito si accende, gli interventi si susseguono.

Non ha importanza chi porta un argomento in aula: ciascuno di noi ha il dovere di contribuire al confronto costruttivo, portando le proprie idee o quelle del gruppo che rappresenta. Questo è possibile solo ascoltando le posizioni degli altri e mettendo ordine in ciò che diventa materia democratica.

Sono tornata su questo tema perché ho riscontrato disagio da parte di chi, nei giorni scorsi, ha osservato come me il menefreghismo totale e il lassismo nel lavoro d’aula, a partire dal Presidente che, ormai dall’inizio della legislatura, si presenta in aula solo quando c’è un interesse diretto, come nel caso della discussione sul terzo mandato.

6 Febbraio 2026 0 Commenti
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