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Il Trentino non può voltarsi dall’altra parte: la povertà cresce, servono misure strutturali

Da Paola Demagri 9 Agosto 2025

In Trentino, la povertà relativa colpisce oggi circa 36.000 persone e 18.000 famiglie, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.Questi sono i dati presentati dal Presidente delle ACLI Walter Nicoletti. Non si tratta solo di numeri: sono volti, storie, bambini, donne, anziani. Secondo il report di ActionAid, torna a crescere anche la deprivazione materiale e sociale, con 30.965 persone che non riescono ad accedere a un pasto completo ogni due giorni. È la prima volta dal 2019 che si registra un’inversione di tendenza così netta.

Il confronto con l’Alto Adige è impietoso: lì la povertà relativa è contenuta al 2%, mentre in Trentino si supera il 6%, con punte dell’8,8% tra i minori. Questo divario evidenzia una fragilità strutturale che non può essere ignorata.

Le cause principali

  • Disoccupazione femminile e precarietà lavorativa
  • Costo della vita elevato, in particolare per l’abitazione (che assorbe oltre il 50% del reddito delle famiglie povere)
  • Gap di genere: le donne con figli sono le più esposte al rischio di povertà
  • Povertà educativa e mentale: il basso reddito si accompagna spesso a minore istruzione e maggiore stress decisionale

Pensavo che la parola “povertà” potesse, un giorno, scomparire dal nostro vocabolario. Invece non è solo una parola: è diventata un dato di fatto, quasi ordinario. E posso testimoniarlo personalmente. Come amministratrice di sostegno, in oltre due terzi dei casi che mi sono stati assegnati dal tribunale, la questione principale da affrontare è proprio la povertà. Si fatica ad arrivare a fine mese, i pacchi della Caritas diventano indispensabili, le restrizioni economiche sono la quotidianità. È una realtà che non si può più ignorare

La revisione dell’ICEF: un’opportunità da non sprecare

La Giunta provinciale ha approvato in prima adozione la riforma dell’ ICEF, che riduce gli indicatori da 36 a 4, suddivisi per aree tematiche: Famiglia, Povertà, Casa, Disabilità. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore equità e semplificare l’accesso ai benefici. Al momento in 4 Commissione è stato presentato il progetto di un nuovo calcolatore e non le politiche a cui applicarlo, per bocca dell’Assessore Spinelli le politiche verranno dopo. Convengo che la semplificazione e la revisione del sistema di calcolo era necessaria in quanto , il sistema attuale era troppo articolato e dispersivo. 

Auspico che la semplificazione non debba tradursi in esclusione. I sindacati hanno già espresso preoccupazione: il nuovo modello potrebbe penalizzare le famiglie con due redditi e non valorizzare l’occupazione femminile. Inoltre, l’incertezza sulle soglie di accesso rischia di lasciare molte famiglie nell’incognita fino a settembre.

La IV Commissione è chiamata a discutere le “Nuove disposizioni per la valutazione della condizione economica dei richiedenti interventi agevolativi”. È un passaggio cruciale. Non possiamo permetterci una riforma che non tenga conto della realtà sociale.

La povertà si vede, si tocca, si sente. Porta con sé degrado, esclusione, povertà intellettuale, alimentare, sanitaria. La politica trentina deve reagire con misure riparatorie e cautelative, che mettano al centro: le famiglie numerose, il problema casa, le donne, soprattutto madri.

Non mi sento di esprimere giudizi definitivi prima di aver approfondito con la struttura e la politica gli esiti di applicazione della norma che l’Assessore  intende portare avanti. Ma so che la gente chiede attenzione, e che il Trentino non può restare a guardare e per questo mi farò portavoce partendo da qui.

9 Agosto 2025 0 Commenti
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Il Declino della Sanità Trentina: una storia di rinunce e alibi

Da Paola Demagri 6 Agosto 2025

C’è stato un tempo in cui la sanità trentina era considerata un modello. Un sistema solido, radicato nel territorio, capace di garantire cure di qualità e continuità assistenziale. Poi qualcosa si è rotto. E non è stato il Covid a rompere tutto, come qualcuno vorrebbe far credere. Il virus ha solo accelerato un declino che era già iniziato nel 2018, quando la politica – guidata dalla Lega – ha smesso di investire nella sanità pubblica e ha iniziato a delegare, a rinunciare, a fare spallucce.

Oggi, il quadro è desolante. I reparti chiave – pronto soccorso, punti nascita, medicina penitenziaria, psichiatria  –  sono sorretti da medici gettonisti, pagati a ore, magari senza specializzazione adeguata. In alcune strutture, coprono fino all’80% dei turni. Non passano per concorsi pubblici, non garantiscono continuità, non collaborano alla predisposizione di protocolli della struttura. Chissà se li conoscono fino in fondo! Ma costano. E tanto. In cinque anni, la Provincia ha speso oltre 12 milioni di euro per compensi orari che arrivano a oltre 200€. Una cifra che grida vendetta, soprattutto se confrontata con gli stipendi dei medici strutturati, costretti a turni massacranti, notti, festivi, ferie negate in molti casi. 

Il risultato? Un sistema squilibrato, ingiusto, demotivante. I medici strutturati si sentono abbandonati, penalizzati, mentre i gettonisti scelgono quando e dove lavorare. E la qualità delle cure ne risente. Perché non basta avere un camice per essere un medico d’urgenza. Servono competenze, esperienza, continuità. Tutto ciò che il sistema dei gettonisti non può offrire.

La politica ha fallito. Ha preferito tamponare invece di riformare. Ha scelto la scorciatoia del contratto esterno, invece di affrontare il nodo della formazione, della pianificazione, dell’attrattività del lavoro ospedaliero. Ha usato il Covid come scusa, chiedendo venia ai trentini, ma senza mai assumersi la responsabilità di una sconfitta organizzativa, direzionale, strategica.

Non basteranno gli aumenti salariali promessi: qualche euro in più non riempirà il vuoto che si è creato. Serve una svolta. Serve un piano straordinario di assunzioni, concorsi pubblici, incentivi reali. Serve una redistribuzione equa dei turni, una valorizzazione delle specializzazioni critiche, una visione politica che metta al centro la salute dei cittadini e la dignità dei professionisti.

Alcuni spunti, se mi è consentito, vorrei offrire: conosco bene il sistema. I Pronto Soccorso degli ospedali di valle sono incardinati nei reparti di Medicina Interna. Sarebbe quindi sufficiente assegnare personale medico direttamente a questi reparti. I Direttori delle Medicine potrebbero così garantire la copertura dei turni di PS con personale strutturato e competente. Questa sarebbe già una prima svolta concreta per ridurre il ricorso ai medici gettonisti.

Politica e APSS non facciano finta di non vedere il lento declino dei Punti Nascita negli ospedali di valle. I numeri parlano chiaro: sempre più coppie scelgono di partorire a Trento o Rovereto. A Cles, proprio in questi giorni, se ne va una professionista che da 11 anni lavorava al Punto Nascita. Il 31 luglio è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Come intende coprire questi turni APSS? Ancora con i gettonisti? Per favore, siate seri. Prendete finalmente la decisione giusta, quella che la popolazione vi sta offrendo su un piatto d’argento.

E chiedete agli amministratori locali una presa d’atto seria: chiudere alcuni servizi non significa fallire, ma semplicemente investire dove c’è davvero bisogno.

La sanità trentina non può più permettersi di galleggiare. È tempo di ricostruire. Con coraggio, con responsabilità, con rispetto per chi ogni giorno –  nonostante tutto – continua a credere nella medicina pubblica.

6 Agosto 2025 0 Commenti
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A ciascuno il suo

Da Paola Demagri 28 Luglio 2025

La sicurezza è un tema troppo importante per essere ridotto a bandiera di parte o usato come strumento di propaganda. Eppure, sembra essere questo l’approccio scelto dalla Lega – o forse dal Consiglio Regionale, visto che il manifesto del recente convegno non lo chiarisce, come abbiamo già rilevato. L’evento, riservato a un pubblico selezionato, è stato l’ennesima occasione per alzare i toni e rilanciare accuse. Durante l’incontro, il Presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha scelto ancora una volta la strada dello scontro, scaricando la responsabilità della sicurezza sui sindaci. Una narrazione semplicistica, che però non regge di fronte alla realtà. È bene ricordare che nei territori dove è presente un Commissariato, l’autorità responsabile dell’ordine pubblico è il Questore.

Dove invece il Commissariato manca, il Sindaco agisce sì come ufficiale di governo, ma il coordinamento delle forze dell’ordine resta una competenza statale, con il contributo rilevante della Provincia autonoma. Non è un caso se all’incontro sono stati invitati anche rappresentanti del Governo nazionale: la sicurezza è una questione complessa, che coinvolge più livelli istituzionali. Addossare quindi ai sindaci l’intera responsabilità della sicurezza è non solo scorretto, ma fuorviante. Significa semplificare un tema delicato e scaricare sulle autonomie locali il peso di problemi strutturali che richiedono risposte condivise. E soprattutto, significa ignorare il ruolo fondamentale della Provincia autonoma di Trento, che ha il dovere di affiancare le forze dell’ordine, rafforzare il presidio sul territorio, investire in prevenzione e mediazione sociale. Le dichiarazioni non bastano: servono atti concreti. Lo abbiamo ribadito anche in Consiglio provinciale, durante il dibattito sull’assestamento di bilancio: pensare che dotare la polizia locale di Taser risolva il problema della sicurezza è illusorio.

Quello che serve sono risorse certe, strumenti adeguati e un coordinamento efficace tra tutti i soggetti coinvolti. La sicurezza nasce dalla collaborazione quotidiana tra istituzioni e forze dell’ordine. È un lavoro che richiede metodo, analisi dei dati e interventi mirati. I sindaci lo sanno bene e, ogni giorno, affrontano questo impegno con serietà e responsabilità. Ma episodi come quello del convegno, dove rappresentanti del Governo puntano il dito contro magistrati e amministratori locali, non fanno che alimentare l’incertezza tra i cittadini.

Se si continuerà a rivendicare i meriti quando le cose vanno bene e a scaricare le colpe sugli altri quando emergono le criticità, sarà impossibile costruire una politica della sicurezza all’altezza delle sfide reali del territorio. Il rispetto per le istituzioni si misura nella capacità di agire con responsabilità. Non nel cercare, ogni volta, qualcuno a cui dare la colpa. A ciascuno il suo.

Foto: https://unsplash.com/it/foto/foto-in-scala-di-grigi-di-persone-in-uniforme-nera-WSSRitJhoNE?utm_content=creditShareLink&utm_medium=referral&utm_source=unsplash

28 Luglio 2025 0 Commenti
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Il bilancio 2025: risorse senza visione?

Da Paola Demagri 21 Luglio 2025

Venerdì abbiamo ascoltato una relazione precisa come un registro contabile: cifre ordinate, ma nessuna anima. Le risorse ci sono, oltre un miliardo di euro, ma manca una direzione politica chiara e concreta. Il bilancio doveva raccontare una visione per il futuro del Trentino. Invece, ha mostrato solo equilibrio contabile, poca attenzione per i problemi veri della gente. Chi ha più bisogno resta indietro: i sostegni vanno ai soliti, mentre i lavoratori vedono salire il costo della vita e restano esclusi. Intanto, si rincorrono slogan populisti, ma i ritardi sulle grandi opere parlano da soli. E mentre il clima cambia (Trento ha registrato +3,7°C sulla media storica!), i giovani fuggono, le imprese femminili arrancano e si continua a fare confronti con l’Alto Adige invece di guardare al nostro tessuto fragile.

📣 Il Trentino ha bisogno di un progetto, non solo di bilanci che tornano. Serve una politica che sa dove vuole andare.

Sanità in affanno, personale stanco e reparti in crisi. Le risorse ci sono, ma vanno usate bene: non per tenere in vita punti nascita non più sostenibili, ma per rafforzare cure domiciliari, medicina generale, prevenzione e servizi vicini alle persone. E le grandi opere che secondo la Giunta avrebbero fatto crescere il PIL?

  • SS47: rallentamenti e costi in crescita
  • Circonvallazioni: ferme o in stallo
  • Nuovo ospedale di Trento? Ancora al TAR

La crescita del PIL viene dai consumi e dal turismo, non dai cantieri ancora sulla carta. Noi consiglieri di minoranza non ci limitiamo a criticare. Portiamo avanti 17.000 proposte emendative che parlano di verità, benessere, attenzione e concretezza. Non sono ostruzionismo: sono idee per costruire un Trentino più giusto.

🎯 A chi governa oggi, la responsabilità di dare efficacia alle misure. Noi continueremo a fare la nostra parte.

A cosa serve davvero un bilancio? A mettere in ordine i numeri o a raccontare il futuro di un territorio? Abbiamo ascoltato una relazione precisa, ma fredda. Un esercizio contabile ben fatto, ma povero di prospettiva. Perché dietro ogni cifra dovrebbe esserci una scelta politica, una visione strategica, un progetto di comunità. Il Trentino di oggi vive trasformazioni importanti. Il clima cambia, i giovani cercano altrove le loro strade, le donne faticano a emergere come imprenditrici. Non possiamo limitarci a replicare soluzioni standard o a inseguire modelli esterni. Dobbiamo costruire una politica nuova, radicata nei bisogni locali, capace di vedere le fragilità come occasioni di rilancio. Come minoranza non rivendichiamo solo il diritto di controllo, ma anche il dovere di proposta. Ecco perché le nostre idee, gli emendamenti, le iniziative non sono solo “contro”, ma profondamente “per”.

📣 La politica non è solo amministrazione. È progettualità. È voce. È ascolto. È coraggio di cambiare davvero.

21 Luglio 2025 0 Commenti
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La lenta emorragia della sanità trentina

Da Paola Demagri 13 Luglio 2025

In un silenzio che ormai fa più rumore delle parole, il sistema sanitario provinciale incassa un altro colpo. D’Urso, il dirigente in cui molti avevano riposto fiducia, pare che saluti  il Trentino e si diriga verso Perugia. Non una semplice uscita, ma un segnale. Un messaggio non detto che suona forte: qui non ci sono  le condizioni per restare.

Durante i suoi nove mesi, D’Urso si è immerso nei problemi più spinosi: i gettonisti, il  NOT, la riforma ASUIT, le liste d’attesa. Ma ha trovato anche altro: il tema dell’ accoglienza, il  personale sanitario in fuga, un clima generale che non sostiene  il cambiamento imposto.

Un copione che si ripete E non è un caso isolato. In sei mesi, più primari hanno abbandonato le guide delle loro UUOO. Tutti verso lidi dove la sanità ancora funziona. Il messaggio è chiaro: qui non mancano solo le risorse, manca la visione.

Il Sistema sanitario si sbriciola.  La sanità trentina non è più un terreno fertile per professionisti che cercano stabilità, modelli innovativi, rispetto e fiducia. Troppi progetti lasciati a metà, troppi obiettivi senza rotta. L’organizzazione arranca, mentre chi potrebbe fare la differenza sceglie di andare altrove.

Questa è certamente una scelta politica e non gestionale.  Non ho mai incontrato D’Urso, ma ho sempre creduto fosse davvero impegnato per il bene del territorio. Non si è fatto vedere  nei corridoi del Consiglio provinciale ( come il suo predecessore !) ,  perché molto occupato  a lavorare. Ma ora la sua partenza lascia il vuoto.

E qui la politica non può restare fuori dal discorso. Fugatti,  nel 2018, ha tracciato il destino della sanità trentina: nessuna progettualità, l’introduzione della scuola di Medicina con processi non governati e non condivisi, decisioni timide e spesso inopportune, e una strategia che ha messo la provincia sotto il tappeto della Lega nazionale. Un Trentino che doveva essere calmierato e  mai protagonista . Un  Trentino che per la Lega nazionale non doveva più svettare:

Abbiamo davanti un futuro che rischia di restare solo promesso. Oggi ci parlano di PIL in crescita, manovre ricche, ricchissime per pochi, turisti soddisfatti. Ma la cornice che conta davvero manca: sanità solida, istruzione seria, spazi per i giovani, equità per tutti, servizi per gli anziani. Se togliamo questi elementi, il quadro del Trentino resta incompleto. E rischia di scolorirsi.

13 Luglio 2025 0 Commenti
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La legge sul fine vita d’iniziativa popolare

Da Paola Demagri 12 Luglio 2025

Come già avvenuto in Toscana, anche in Trentino prende forma una proposta di legge di
iniziativa popolare per legalizzare il suicidio assistito, ponendo al centro del dibattito il diritto
all’autodeterminazione nella fase finale della vita.
Michele Dallapiccola – Segretario di Casaautonomia.eu segnala quanto è importante che
questa legge nasca dal basso e che sia accompagnata da un percorso partecipativo: la
raccolta firme rappresenta il primo passo verso una società più matura, capace di ascoltare
e rispettare le volontà individuali con umanità e responsabilità.


La Consigliera Demagri Paola ne parla tenendo conto di una questione molto personale.
Sono un’ infermiera, professione che mi ha insegnato a considerare ogni atto sanitario come
una forma di tutela della dignità e della sofferenza del paziente. Proprio per questo, credo
sia essenziale aprire una riflessione seria e consapevole su questo tema. La parola
“suicidio” può risultare forte, persino disturbante, ma è proprio nella sua carica emotiva che
emerge il bisogno di una profonda evoluzione culturale, capace di avvicinare la cittadinanza
a questioni che toccano direttamente la vita e il dolore.


Segretario Dallapiccola Michele
Consigliera provinciale Paola Demagri

12 Luglio 2025 0 Commenti
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Il nuovo centro destra come un piatto di vitello tonnato rivisitato

Da Paola Demagri 12 Luglio 2025
12 Luglio 2025 0 Commenti
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APSS: una crisi silenziosa ma profonda. I professionisti non smettono di esserci, ma chiedono di essere visti.

Da Paola Demagri 8 Luglio 2025

Da anni, centinaia di professionisti della sanità trentina – medici, infermieri, tecnici, amministrativi – si dedicano al proprio lavoro con impegno indefesso e serietà esemplare. Nonostante tutto. Nonostante il silenzio, l’immobilismo, la mancanza di ascolto. Eppure, ciò che oggi vacilla è la motivazione. Quella fiducia reciproca, quel sentimento di appartenenza che ha reso l’Azienda Sanitaria di Trento un’eccellenza riconosciuta, oggi sembra scomparso.

Parlo da chi ha dato trentacinque anni alla sanità pubblica come si dà a una famiglia: con dedizione, con orgoglio, con la consapevolezza di ricevere almeno quanto si dona. E so che non sono sola: sono tanti i colleghi con cui ho condiviso questa vocazione. Ma oggi? Oggi negli ospedali si respira amarezza. Gli sguardi sono bassi, le parole pesanti, le lamentele si tagliano col coltello.

Telefoni a un vecchio collega, e la risposta è la stessa: “L’APSS non è più quella di una volta.”Tutti i livelli professionali sono stati toccati, nessuna categoria è rimasta immune. L’APSS sta vivendo una crisi di fiducia che rischia di compromettere la sua capacità di rispondere in modo tempestivo ed efficace ai bisogni della popolazione.

I segnali ci sono da tempo: già subito dopo il 2018 si era palesata la necessità di una svolta. Ma le nomine, le scelte tecniche e politiche, hanno seguito un’altra strada. E ora? Si attende. Si rimanda. Si invoca la riforma, il Nuovo Polo Ospedaliero. E non arriva nulla, tutto arenato. Solo annunci del Governatore, che scarica le colpe su altri: il solito atteggiamento populista dei Punti nascita aperti senza utenza, dei Pronto Soccorsi obsoleti sovraccarichi . degli Ospedali di Valle che perdono identità, dell’Ospedale Santa Chiara che implode.

Nel frattempo, l’azienda indietreggia, i professionisti fuggono, e l’utenza – che resta il nostro faro – non sempre trova risposte né nei tempi né nei modi che meriterebbe. E la gente, sfiduciata, preferisce tacere… o andarsene altrove.

Per la Politica è tempo di agire. È tempo di restituire dignità e speranza a chi ogni giorno continua a servire, nonostante tutto. Il tempo dell’attesa è finito. Il tempo dell’ascolto è scaduto ormai da quasi un anno!

Un consiglio all’utenza mi sento di darlo.

Cara utenza, nel 2023 avevi una chance per cambiare rotta. Hai scelto di dare fiducia un’altra volta? Bene. Ma ora basta, sbagliare è umano. Perseverare… beh, lo sappiamo tutti com’è il proverbio

8 Luglio 2025 0 Commenti
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Commemorazione di Andreas Hofer a San Romedio

Da Paola Demagri 6 Luglio 2025

Nel cuore dell’estate, il Santuario di San Romedio si fa custode della memoria storica di Andreas Hofer, eroe tirolese della libertà. Come ogni anno a luglio, la comunità si riunisce per ricordare il gesto coraggioso del 7 luglio 1809, quando Hofer, in pellegrinaggio con 600 uomini, affidò la sua battaglia alla protezione spirituale di San Romedio.

 La cerimonia, tra Santa Messa, giuramento degli Schützen e parole di impegno civile, rinnova un legame profondo con il territorio e i suoi valori. È un momento per sentirsi parte di una storia viva, che parla di appartenenza, tradizione e futuro.

 Ricordare Andreas Hofer significa anche difendere l’identità culturale e la dignità della nostra terra, con fierezza e consapevolezza.

“La memoria non è solo il passato, è il seme di ciò che scegliamo di diventare.”

6 Luglio 2025 0 Commenti
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il centro politico trentino come un piatto di vitello tonnato

Da Paola Demagri 6 Luglio 2025

Uso una metafora culinaria  per descrivere il panorama centrista trentino che sta nascendo. 

Il centro politico, come un piatto di “vitello tonnato rivisitato” che perde identità e sapore per voler piacere a tutti.

Ecco perché:

• Il centro politico in procinto di nascere appare una miscela indistinta di “monti e mare”: un accostamento che confonde i gusti piuttosto che esaltarli.

• L’intento di accontentare tutti genera ambiguità e perdita di direzione; una strategia che “spacca”, ma non per brillantezza, bensì per convenienza.

• Nell’epoca dell’indifferenziazione, dove “tutto fa brodo”, la politica perde il carattere netto e il cittadino finisce per rinunciare all’approfondimento delle proprie posizioni, smettendo di definire limiti e convinzioni.

Il centro che sta nascendo viste le provenienze politiche di alcuni promotori, anziché essere spazio di sintesi e mediazione, rischia di diventare un piatto confuso che non sa più cosa vuol dire né chi vuole nutrire. E in questo buffet ideologico, il gusto autentico della scelta rischia di perdersi.

Il cittadino, frastornato da ingredienti che si annullano a vicenda, smette di interrogarsi sul proprio appetito politico. Non definisce un perimetro di valori, non cerca coerenza nel piatto. Consuma, vota, digerisce — senza sapere esattamente che cosa.

Forse, invece, occorrerebbe tornare alla cucina della sincerità. Quella che separa il mare dalla montagna, le spezie dolci dai sapori forti. Quella che rispetta il palato e lo educa, anziché blandirlo. Perché anche la politica, come la cucina, merita onestà, coraggio e gusto.

6 Luglio 2025 0 Commenti
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