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Liste d’attesa senza trasparenza: impossibile programmare soluzioni

Da Paola Demagri 18 Febbraio 2026

La Fondazione GIMBE rileva che, a 18 mesi dalla conversione del DL Liste d’attesa, non è arrivato alcun beneficio concreto per i cittadini: mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale non rende pubblici i dati necessari per capire dove si concentrano i ritardi. Le liste d’attesa restano così il segnale più evidente dell’indebolimento del Servizio sanitario nazionale, con milioni di persone costrette a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure. 

E noi in Trentino?  Senza dati provinciali pubblici e disaggregati, non è possibile sapere con precisione dove si concentrano i ritardi, quali prestazioni sono più critiche e quanto pesa l’intramoenia sul nostro territorio. Questo è il punto politico: il Trentino non è valutabile, e questo rende impossibile programmare interventi seri. Ciò che però sappiamo perché emerge da operatori, amministratori e cittadini è che le liste d’attesa sono un problema crescente anche qui, soprattutto per la diagnostica di base e le visite specialistiche più richieste. La carenza di personale pesa in modo particolare nelle valli, dove sostituire i professionisti è più difficile. L’intramoenia è in aumento e spesso rappresenta l’unica via per ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Il CUP trentino è andato in crash come dimostrato nelle scorse settimane, non è integrato con un sistema nazionale e non offre strumenti chiari ai cittadini quando i tempi massimi non vengono rispettati. Le prenotazion i dal sistema Tre C non sempre vanno a buon fine. Manca trasparenza: non è possibile confrontare i tempi tra pubblico, privato accreditato e intramoenia, né tra territori diversi. In sintesi: il Trentino non fa eccezione. Senza dati pubblici e leggibili non possiamo misurare il problema né pretendere soluzioni adeguate. Ed è un limite politico e amministrativo che va denunciato con forza.
Non è sufficiente che l’Assessore Tonina riconosca l’esistenza del problema, la sua complessità e la volontà di trovare soluzioni. Le scelte politiche non possono basarsi su percezioni o dichiarazioni di principio: devono poggiare su dati, analisi e trasparenza. E oggi in Trentino questi elementi mancano. Mancano i numeri, i rapporti, le percentuali che permetterebbero di capire dove intervenire e con quali priorità. Senza dati pubblici e verificabili, ogni promessa rischia di restare un esercizio retorico, non una risposta concreta ai cittadini.

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Dalla malattia ai diritti: un impegno politico quotidiano

Da Paola Demagri 11 Febbraio 2026

Oggi, nella 34ª Giornata Mondiale del Malato, sento riaffiorare tutto ciò che negli anni ho visto, ascoltato, accompagnato. La malattia non è mai solo una condizione clinica: è un’esperienza umana che attraversa le vite, le famiglie, le comunità. È un fatto politico, perché ogni fragilità che resta senza risposta è una responsabilità collettiva mancata.

Le persone malate non chiedono compassione: chiedono diritti, ascolto, presenza. Chiedono che la cura non sia un percorso a ostacoli, che la solitudine non diventi un secondo dolore, che la dignità non sia negoziabile. E oggi la solitudine è una nuova pandemia silenziosa: colpisce chi è malato, chi è anziano, chi vive la disabilità, chi non ha reti o chi le ha viste sgretolarsi. La solitudine non è un destino individuale, è un fallimento sociale e politico.

La disabilità, poi, continua a essere trattata come un capitolo a parte, invece di essere riconosciuta come parte piena della cittadinanza. Non basta parlare di inclusione: servono accessibilità reale, sostegni concreti, servizi che funzionano, percorsi di autonomia possibili. La disabilità non è un problema da gestire, è una condizione che chiede diritti, opportunità, rispetto.

Per questo non mi basta una ricorrenza. Vorrei che questa giornata fosse un impegno politico concreto: investimenti veri nella sanità pubblica, servizi territoriali che funzionano, sostegno alle famiglie, assistenza domiciliare che non lasci indietro nessuno, salute mentale trattata come priorità. E vorrei una prevenzione che inizi nei luoghi dove si costruisce il futuro: la scuola, lo sport, il sociale. Luoghi dove si impara a prendersi cura di sé e degli altri, dove si combattono le disuguaglianze prima che diventino malattia.

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Sanità provinciale: serve un cambio di rotta!

Da Paola Demagri 19 Gennaio 2026

Da tempo assistiamo a un progressivo scivolamento del nostro sistema sanitario provinciale verso una situazione che non è più semplicemente critica: è sfuggita di mano. Prima che altri professionisti decidano di abbandonare definitivamente la nave, serve un gesto politico chiaro, netto, capace di ristabilire ordine, giustizia, visione. Un gesto che segni un vero reset e restituisca fiducia a chi lavora ogni giorno e a chi, ogni giorno, si affida ai nostri servizi.L’Azienda sanitaria ha bisogno di una guida straordinaria, di un commissariamento che rimetta al centro ciò che dovrebbe esserlo da sempre: la salute degli utenti e il benessere dei dipendenti. Perché oggi i processi interni sono corrosi, obsoleti, appesantiti da ingerenze e, in troppi casi, da evidenti mancanze di competenza. Da sette anni assistiamo a un turnover continuo nelle posizioni apicali: nomi che si susseguono, incarichi che durano il tempo di un respiro. È inevitabile che sorga una domanda: davvero sono tutti inadeguati, oppure è il sistema stesso a respingere chi prova a mettervi mano?La verità è che si è stratificato un insieme di problemi, responsabilità diffuse, scatole cinesi che chi entra scopre troppo tardi. E spesso, una volta viste da vicino, l’unica reazione possibile è andarsene.Per questo oggi serve un atto forte. Non un gesto simbolico, ma una scelta politica che dica con chiarezza che la sanità provinciale merita un nuovo inizio. Un commissariamento che apra una fase di ricostruzione, riorganizzazione profonda e trasparente, capace di restituire dignità ai professionisti e sicurezza ai cittadini.Non è una richiesta estrema. È l’unica scelta responsabile per rimettere la salute pubblica al centro del futuro della nostra comunità.

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Punti nascita: sicurezza, efficienza ed efficacia. Allora nessun dubbio sul mantenerli aperti

Da Paola Demagri 6 Gennaio 2026

Ma ad oggi Cles e Cavalese non hanno queste caratteristiche

Il T quotidiano Daniele Benfanti 06/01/2026

6 Gennaio 2026 0 Commenti
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Asuit, la riforma che ridisegna la sanità trentina preoccupa politica e professionisti, Tonina: “Unicum in Italia”. L’opposizione: “Voci critiche anche dall’azienda stessa”

Da Paola Demagri 27 Novembre 2025

Il Dolomiti 27 novembre 2025 Fin Giuseppe

https://www.ildolomiti.it//politica/2025/asuit-la-riforma-che-ridisegna-la-sanita-trentina-preoccupa-politica-e-professionisti-tonina-unicum-in-italia-lopposizione-voci-critiche-anche-dallazienda-stessa

A chiedere certezze su attrattività e soprattutto su ricadute dell’Asuit è invece la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri. Nel dibattito la consigliera ha espresso numerosi dubbi, partendo dalla parola “cambiamento”, che “solitamente spaventa” e che, ha ricordato, aveva già suscitato forti perplessità nella scorsa legislatura, quando in molti si erano opposti all’introduzione della facoltà di Medicina a Trento. Pur riconoscendo che “ormai bisogna andare avanti”, Demagri ha messo in guardia sulla reale attrattività del nuovo modello: non è scontato che gli studenti di Medicina formati a Trento restino sul territorio, e l’attrattività non può essere misurata “con i proclami”, ma con investimenti concreti come borse di studio e contratti di ricerca.

La consigliera ha anche evidenziato la difficoltà di spiegare ai cittadini cosa cambierà davvero con l’Asuit e ha avvertito del rischio che, senza adeguati incentivi ai professionisti, l’Università si trasformi in “una vetrina vuota”. Ha richiamato i possibili attriti tra personale Apss e personale universitario e i vincoli che potrebbero derivare dal Dpcm, temendo una cornice “non così trentina e territoriale”. Demagri ha sollevato inoltre il tema del benessere del personale sanitario, spesso trascurato rispetto all’attenzione verso gli esiti per i cittadini, e ha annunciato la presentazione di due ordini del giorno. “Per non farci spaventare dal cambiamento – ha concluso – approfittiamo di un cambiamento più ampio. Cogliendo gli stimoli che arrivano da quest’aula. Questo è un atto politico” ha detto in chiusura “fortemente voluto nel passato, raggiunto in questa seconda legislatura della maggioranza, nonostante le voci critiche non solo della minoranza ma anche dell’azienda stessa”.

27 Novembre 2025 0 Commenti
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Numeri, letti vuoti e scelte politiche: il Trentino che merita efficienza

Da Paola Demagri 4 Novembre 2025

Un’analisi critica sull’assestamento di bilancio 2025 e sulla gestione dei punti nascita in Trentino. Quando i numeri raccontano una realtà che non sempre risponde ai bisogni del territorio

Dopo la presentazione della relazione sull’assestamento di bilancio a luglio 2025 da parte del presidente Fugatti, in replica gli dissi che avevo avuto la sensazione di ascoltare non un’agenda politica, ma il registro contabile di un ragioniere. Una sequenza di numeri, di autocelebrazioni sulle capacità economiche della Provincia, di cifre importanti che documentavano la relazione stessa, ma che, a mio avviso,  avevano ben poco a che fare con i reali bisogni del Trentino. È normale, ed è sano, che esista un dibattito politico, dentro e fuori dall’aula, che permetta anche a chi ascolta o legge di confrontare valutazioni diverse e trarne le proprie conclusioni. Oggi ci accingiamo a predisporre la manovra finanziaria che sarà discussa a dicembre: la legge più importante dell’anno, quella che dovrebbe tradurre in atti concreti l’agenda politica della maggioranza, ma anche offrire spazi di proposta e miglioramento alle minoranze, con o senza ostruzionismo. Ma non è di questo che voglio parlare.Prendo solo spunto per un ragionamento di efficienza.

Sarà una manovra importante anche dal punto di vista economico  i primi dati lo confermano e in questo contesto vorrei tornare a chiamare “ragioniere” il presidente Fugatti, che non si era affatto offeso per quella definizione, anzi, l’aveva accolta come un riconoscimento di concretezza. Disse” Significa che sto con i piedi per terra”!

E allora, da buon ragioniere, vorrei che prendesse in mano i dati forniti in questi giorni dall’Azienda Sanitaria, in particolare quelli relativi ai punti nascita, come quello di Cles e Cavalese. Se consideriamo che ogni giorno di reparto aperto può costare oltre 600 euro a letto libero ( assenza di ricovero), e che sono state 28 le giornate senza alcun parto registrato, ci troviamo di fronte a una spesa che sfiora i 17.000 euro per giornate completamente vuote per posto letto ( 10 posti letto 170.000 €) . Anche se non occupato, il letto comporta costi fissi: manutenzione, riscaldamento, pulizia, personale di base, attrezzature pronte all’uso. Una cifra che potrebbe essere investita in servizi più utili e aderenti ai bisogni reali del territorio.

Perché allora il presidente Fugatti non impiega, da bravo ragioniere, queste risorse per realizzare qualcosa di più utile, più coerente con le esigenze del Trentino?

Un buon padre di famiglia non permetterebbe mai che le proprie risorse venissero gettate al vento. E se il Presidente fosse sindaco di un piccolo comune, si guarderebbe bene dal buttare anche solo 100 euro, sapendo che quei soldi potrebbero servire a pagare stipendi o servizi essenziali.

Ma quando si ha la sensazione che la Provincia abbia “soldi da buttare”, allora forse è il momento di fermarsi, guardare i numeri,tutti i numeri, e ascoltare anche le voci critiche. Perché è da lì che nasce una politica più giusta, più responsabile, più vicina ai cittadini.

4 Novembre 2025 0 Commenti
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Grandi eventi vs grandi opere in Trentino

Da Paola Demagri 3 Ottobre 2025

il Corriere della sera 2 ottobre 2025 Marika Giovannini

È evidente che quando si tratta di grandi eventi internazionali come i Mondiali di ciclismo o le Olimpiadi, il presidente Fugatti dimostra una notevole capacità organizzativa nel rispettare scadenze e garantire risultati. Tuttavia, quando l’attenzione si sposta sulle grandi opere infrastrutturali  quelle che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei trentini   le certezze sembrano svanire. Questa discrepanza non può essere ignorata. I grandi eventi, per loro natura, coinvolgono una rete decisionale ampia, con vincoli e pressioni che arrivano da livelli nazionali e internazionali. In questi casi, il presidente si trova a dover rispettare calendari imposti dall’alto, con risorse e visibilità garantite, tanta visibilità che in politica si traduce in successo elettorale. Al contrario, le grandi opere locali richiedono una visione autonoma, una volontà politica forte e una capacità di pianificazione che parta dal territorio e si assuma la responsabilità delle scelte. E qui non ci siamo.

La domanda che pongo è semplice: perché l’efficienza dimostrata nei grandi eventi non si traduce in altrettanta determinazione quando si tratta di opere pubbliche attese da anni? Forse perché, in assenza di pressioni esterne, manca il coraggio di decidere e la volontà di assumersi il peso delle priorità locali? Forse perché sono decisioni prese da altri e alla fine ne esce la dipendenze del livello nazionale? Povero Trentino Autonomo

I cittadini trentini meritano risposte chiare e tempi certi anche per le infrastrutture che riguardano la salute  la loro sicurezza e il loro futuro. Non possiamo accettare che la politica locale barcolli proprio dove dovrebbe essere più salda.

3 Ottobre 2025 0 Commenti
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Il Declino della Sanità Trentina: una storia di rinunce e alibi

Da Paola Demagri 6 Agosto 2025

C’è stato un tempo in cui la sanità trentina era considerata un modello. Un sistema solido, radicato nel territorio, capace di garantire cure di qualità e continuità assistenziale. Poi qualcosa si è rotto. E non è stato il Covid a rompere tutto, come qualcuno vorrebbe far credere. Il virus ha solo accelerato un declino che era già iniziato nel 2018, quando la politica – guidata dalla Lega – ha smesso di investire nella sanità pubblica e ha iniziato a delegare, a rinunciare, a fare spallucce.

Oggi, il quadro è desolante. I reparti chiave – pronto soccorso, punti nascita, medicina penitenziaria, psichiatria  –  sono sorretti da medici gettonisti, pagati a ore, magari senza specializzazione adeguata. In alcune strutture, coprono fino all’80% dei turni. Non passano per concorsi pubblici, non garantiscono continuità, non collaborano alla predisposizione di protocolli della struttura. Chissà se li conoscono fino in fondo! Ma costano. E tanto. In cinque anni, la Provincia ha speso oltre 12 milioni di euro per compensi orari che arrivano a oltre 200€. Una cifra che grida vendetta, soprattutto se confrontata con gli stipendi dei medici strutturati, costretti a turni massacranti, notti, festivi, ferie negate in molti casi. 

Il risultato? Un sistema squilibrato, ingiusto, demotivante. I medici strutturati si sentono abbandonati, penalizzati, mentre i gettonisti scelgono quando e dove lavorare. E la qualità delle cure ne risente. Perché non basta avere un camice per essere un medico d’urgenza. Servono competenze, esperienza, continuità. Tutto ciò che il sistema dei gettonisti non può offrire.

La politica ha fallito. Ha preferito tamponare invece di riformare. Ha scelto la scorciatoia del contratto esterno, invece di affrontare il nodo della formazione, della pianificazione, dell’attrattività del lavoro ospedaliero. Ha usato il Covid come scusa, chiedendo venia ai trentini, ma senza mai assumersi la responsabilità di una sconfitta organizzativa, direzionale, strategica.

Non basteranno gli aumenti salariali promessi: qualche euro in più non riempirà il vuoto che si è creato. Serve una svolta. Serve un piano straordinario di assunzioni, concorsi pubblici, incentivi reali. Serve una redistribuzione equa dei turni, una valorizzazione delle specializzazioni critiche, una visione politica che metta al centro la salute dei cittadini e la dignità dei professionisti.

Alcuni spunti, se mi è consentito, vorrei offrire: conosco bene il sistema. I Pronto Soccorso degli ospedali di valle sono incardinati nei reparti di Medicina Interna. Sarebbe quindi sufficiente assegnare personale medico direttamente a questi reparti. I Direttori delle Medicine potrebbero così garantire la copertura dei turni di PS con personale strutturato e competente. Questa sarebbe già una prima svolta concreta per ridurre il ricorso ai medici gettonisti.

Politica e APSS non facciano finta di non vedere il lento declino dei Punti Nascita negli ospedali di valle. I numeri parlano chiaro: sempre più coppie scelgono di partorire a Trento o Rovereto. A Cles, proprio in questi giorni, se ne va una professionista che da 11 anni lavorava al Punto Nascita. Il 31 luglio è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Come intende coprire questi turni APSS? Ancora con i gettonisti? Per favore, siate seri. Prendete finalmente la decisione giusta, quella che la popolazione vi sta offrendo su un piatto d’argento.

E chiedete agli amministratori locali una presa d’atto seria: chiudere alcuni servizi non significa fallire, ma semplicemente investire dove c’è davvero bisogno.

La sanità trentina non può più permettersi di galleggiare. È tempo di ricostruire. Con coraggio, con responsabilità, con rispetto per chi ogni giorno –  nonostante tutto – continua a credere nella medicina pubblica.

6 Agosto 2025 0 Commenti
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Lo stato di disagio del Pronto Soccorso dell’Ospedale Valli del Noce

Da Paola Demagri 2 Luglio 2025

In merito alle recenti dichiarazioni di un  sindacato apparse sui giornali, ci tengo ad esprimere una profonda perplessità. La situazione denunciata, di posizionare la postazione amministrativa del Pronto Soccorso direttamente all’ingresso della struttura, sembra essere attribuita alla Direzione dell’ospedale di Cles, senza un reale coinvolgimento dei professionisti del settore. La scelta fatta dalla Direzione immagino sia legata a fattori strutturali molto limitanti. Segnalare l’inadeguatezza della scelta fatta, riduce la reale complessità del problema del Pronto Soccorso di Cles e rischia di spostare l’attenzione dalle vere criticità che affliggono il Servizio dell’Ospedale Valli del Noce. 

È proprio il Pronto Soccorso, infatti, a rappresentare l’area in maggiore sofferenza all’interno del presidio ospedaliero. Le problematiche, già più volte portate all’attenzione dell’assessore Tonina, affondano le radici nel periodo post-Covid, quando le esigenze logistiche hanno subito un cambiamento significativo. Nonostante le sollecitazioni rivolte all’allora Assessora Segnana, la questione non è mai stata affrontata concretamente, né inserita nell’agenda politica di allora. Basta ricordare che durante la scorsa legislatura sono stati riqualificati e attrezzati due ambulatori adiacenti al Pronto Soccorso, tuttora inutilizzati. La motivazione? La loro collocazione isolata, priva di assistenza e supervisione, rende impossibile accogliere e gestire pazienti in sicurezza. 

A questo si aggiunge il sovraffollamento cronico della sala d’attesa, che in diverse fasce orarie raggiunge livelli di promiscuità non più accettabili. L’insufficiente  sorveglianza e assistenza in alcuni momenti di maggior afflusso  in sala d’attesa, espone inoltre i pazienti a rischi sanitari e di sicurezza ai quali nessun professionista vorrebbe mai esporre. I dati parlano chiaro: oggi gli accessi al Pronto Soccorso di Cles vanno oltre i 25.000 all’anno. Nel 2019 non raggiungevano i 20.000. Ora l’afflusso è implementato di molto in quanto l’Ospedale è di riferimento oltre che per la Val di Non , la Val di Sole anche per la Rotaliana e in parte anche la Val di Cembra, Nei giorni di maggior afflusso, non è raro vedere pazienti su barelle, lettini o sedie, in alcuni casi sistemati all’ingresso dell’ospedale, schermati solo da una parete mobile per separare il flusso dei visitatori. È inaccettabile che una tale realtà si verifichi nel terzo ospedale della Provincia, che meriterebbe ben altro trattamento. Durante alcuni incontri, l’assessore Tonina ha indicato il Pronto Soccorso di Cles come priorità per gli interventi futuri. Ma a quando? Con quali intenzioni?  Forse manca la spinta delle Amministrazioni locali. Pare infatti  esserci più attenzione verso il Punto nascita che verso la grave sofferenza dell’intero presidio ospedaliero. È legittimo difendere il diritto delle partorienti a scegliere dove partorire, ma è altrettanto necessario occuparsi con determinazione del complesso ospedaliero nel suo insieme. Ovvio che per farlo è necessario conoscerne potenzialità e criticità, e criteri  di valutazione e opportunità non sempre  previsti dall’approccio populista.

Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda la sicurezza degli operatori sanitari. Recentemente è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra La PAT e il Commissariato del Governo, volto alla tutela del personale. Tuttavia, ciò che emerge chiaramente dal testo è che l’attenzione è concentrata esclusivamente sui Pronto Soccorso degli ospedali di Trento e Rovereto. 

Sorge allora spontanea una domanda: il Pronto Soccorso di Cles – così come quelli degli altri ospedali territoriali – è forse considerato di “serie B”? Gli atti di violenza che si registrano in queste strutture sono forse meno gravi, solo perché avvengono in presidi periferici? Oppure ci si aspetta che il personale di questi reparti, sprovvisto di supporto diretto da parte di forze dell’ordine, sia in grado di tutelarsi autonomamente? Anche su questo punto sarebbe auspicabile che l’Azienda che dovrebbe occuparsi della sicurezza dei propri dipendenti si esprimesse con chiarezza anche a tutela della dignità di tutti i lavoratori del sistema sanitario provinciale, indipendentemente dalla collocazione geografica della struttura in cui operano. 

Purtroppo, depotenziare un ospedale è facile: basta non intervenire per migliorare la situazione oppure basta che un professionista valido lasci la guida di un reparto perché la struttura perda rapidamente forza, attrattività e autorevolezza. E temo che le sorprese, in tal senso, non siano finite qui.

È quindi positivo che il sindacato abbia evidenziato con decisione l’urgenza di migliorare la recente scelta della Direzione dell’ospedale e di aver sollecitato l’adozione immediata di soluzioni capaci di tutelare la dignità e la sicurezza di utenti e operatori sanitari. Tuttavia, per garantire un cambiamento reale e duraturo, è indispensabile che l’Assessorato assuma una responsabilità piena e strutturata sull’intera questione del Pronto Soccorso, affrontando con determinazione sia le criticità logistiche che quelle organizzative.

Solo attraverso un intervento sistemico sarà possibile restituire dignità all’ospedale di Cles, superare l’attuale stato di promiscuità, garantire un servizio realmente efficace ed efficiente, assicurare la sicurezza delle cure e della gestione degli utenti, e soprattutto ricostruire quella fiducia e motivazione nel personale che oggi rischiano seriamente di venire meno.

2 Luglio 2025 0 Commenti
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Accordo ottenuto dall’Alleanza Democratica Autonomista a favore di famiglie, sanità e casa  

Da Paola Demagri 17 Dicembre 2024

Dopo due giorni di intense trattative con la Giunta, le minoranze hanno ottenuto innanzitutto il ritiro dell’emendamento sul transito di mezzi a motore sui demani sciabili e quello sul transito sulle strade di arroccamento per la caccia al cervo.

L’Alleanza Democratica Autonomista può dirsi soddisfatta della chiusura dell’accordo con la Giunta che ha visto riconosciute diverse proposte, alcune riformulate:   

conciliazione familiare:

aumentata a 0,50 la soglia ICEF per l’accesso ai buoni di servizio per servizi di conciliazione (1,2 milioni/anno); 

ampliamento dei requisiti di accesso al supporto delle libero professioniste in maternità (500.000 euro/anno);   

natalità: 

reso strutturale l’assegno di natalità per i figli fino ai tre anni (6.975.000 euro/anno a regime);  

sanità:

borse di studio integrativa per tutti i posti banditi alla Scuola di Medicina generale, anche per i non residenti, come misura di attrattività, vista la carenza di iscrizioni. Istituite altre cinque borse integrative per trentini iscritti fuori Regione. Tutte le borse vincolate ad esercitare per due anni in Trentino (a regime 990.000 euro/anno);  

casa:

nella revisione del regolamento dell’edilizia abitativa pubblica si terrà conto dell’incremento del costo della vita rispetto agli incrementi salariali ed entro marzo si presenteranno al Comitato provinciale sulla condizione abitativa le direttrici di riforma del regolamento (odg).  

Alleanza democratica Autonomista

17 Dicembre 2024 0 Commenti
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