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MENO SLOGAN, PIÙ SCUOLA: LA RISPOSTA AI PROBLEMI NON È UN TETTO, MA INVESTIMENTI E AUTONOMIA

Da Paola Demagri 22 Settembre 2026

Casa Autonomia e il gruppo “Fare Scuola” intervengono sulla proposta della soglia del 30% di studenti stranieri sostenuta dal Governo Meloni e dall’assessora Gerosa: «Fissare tetti burocratici è facile, investire nelle competenze e nelle comunità richiede coraggio. Serve un’Autonomia capace di governare la complessità, non di rincorrere la propaganda.»

Ogni volta che l’assessora Gerosa interviene sul tema della scuola, viene da chiedersi quale sia davvero l’idea di istruzione che sta perseguendo. Osservando le scelte compiute in questi anni, le polemiche alimentate e le continue messe in discussione dell’autonomia scolastica e delle professionalità dei nostri istituti, emerge la sensazione che esista un disegno preciso: ridurre la complessità della scuola trentina a una sequenza di slogan utili alla politica nazionale, anziché valorizzarne le competenze, le esperienze e le capacità di risposta ai problemi reali. Sembra quasi che all’inizio della legislatura sia stato stabilito un indirizzo preciso: “La scuola trentina deve cambiare volto”. Ma cambiare volto per diventare cosa? Più autonoma o più dipendente? Più capace di affrontare i problemi o più condizionata dalle campagne mediatiche del momento? Più vicina ai bisogni dei territori o più appiattita sulle parole d’ordine che arrivano da Roma?

L’ultima proposta di introdurre una soglia massima del 30% di studenti stranieri nelle classi, sostenuta dal Governo Meloni e rilanciata in Trentino dall’assessora Gerosa, si colloca perfettamente dentro questa impostazione. Ancora una volta la destra sceglie la strada più semplice: quella dello slogan. È una misura che parla alla pancia delle persone, intercetta paure e percezioni diffuse e offre una risposta apparentemente semplice a problemi complessi. Si individua un problema, si individua un responsabile apparente e si suggerisce una soluzione immediata. È il meccanismo classico del populismo: semplificare fino a impedire il pensiero critico.

Noi di Casa Autonomia non intendiamo rispondere con uno slogan opposto. Non ci interessa fare contro-populismo. Crediamo invece che la politica debba aiutare i cittadini a comprendere la complessità. Le riflessioni che proponiamo nascono dal lavoro del gruppo “Fare Scuola” di Casa Autonomia, composto da persone che la scuola la conoscono davvero perché l’hanno insegnata, diretta, amministrata e vissuta. La nostra non è una posizione ideologica, ma un ragionamento costruito attraverso esperienze concrete e professionalità.

Partiamo da un punto importante: Meloni e Gerosa mettono il dito su una questione reale. Esistono scuole e territori in cui si concentrano situazioni complesse. Esistono classi in cui la presenza di alunni con difficoltà linguistiche, sociali o culturali richiede attenzioni particolari, così come richiedono attenzione gli studenti con disabilità o fragilità. La scuola non è tutta uguale e negare questa complessità sarebbe un errore. Ma una cosa è la diagnosi, altra cosa è la cura. Quando si parla di educazione e inclusione c’è un passaggio che viene sistematicamente saltato: l’ascolto di chi nella scuola lavora ogni giorno (docenti, dirigenti, educatori, famiglie). La scuola sa già cosa serve: classi meno numerose, insegnanti preparati e stabilizzati, mediatori culturali e percorsi di alfabetizzazione linguistica, formazione continua e figure dedicate all’inclusione, progetti che coinvolgano famiglie e territori.

Tutte queste misure rientrano già oggi nelle competenze delle istituzioni scolastiche e dell’autonomia trentina, ma richiedono risorse economiche. Negli ultimi anni abbiamo assistito invece a un drastico ridimensionamento degli investimenti: la formazione linguistica degli adulti stranieri è stata ridotta.

Eppure la presenza di studenti stranieri nelle scuole trentine non è una novità: già dagli anni Novanta la scuola ha saputo accogliere e costruire percorsi di successo con serietà e intelligenza. Le esperienze raccolte dal gruppo “Fare Scuola” raccontano una scuola trentina che ha sempre saputo innovare: a Canova, insegnanti e amministratori si sono impegnati per creare occasioni di incontro tra ragazzi e famiglie nei quartieri, nelle associazioni e nello sport ; a Lavis, la dirigenza scolastica creò un consorzio sostenuto da Cassa Rurale, Comune e scuola per offrire corsi di italiano agli immigrati e alle donne (recuperando anche l’ex appartamento del custode), oltre a percorsi di lingua e informatica; a Gardolo, nei primi anni Duemila, si organizzarono docenti referenti per l’integrazione, accompagnamento delle famiglie e iniziative come la “scuola del pane”, luogo di incontro tra mamme.

Tutto questo dimostra che la scuola sa cosa fare da oltre trent’anni. Non mancano le competenze né le idee: mancano le risorse economiche e la volontà politica di investire.

La proposta del 30% appare non solo inefficace, ma pericolosa. Applicarla concretamente solleva interrogativi insormontabili:una volta superata la soglia, chi verrebbe trasferito e con quali criteri? Chi si farebbe carico dei costi del trasporto e in quali scuole lontane andrebbero mandati i bambini? Perché utilizzare la categoria burocratica di “studente straniero” anziché valutare le effettive difficoltà linguistiche o educative?

Il rischio è creare sradicamento, frammentazione sociale, traffico e costi aggiuntivi senza risolvere il problema. Come autonomisti, crediamo che la presenza di culture differenti non sia solo una sfida, ma una straordinaria opportunità di crescita. Un’Autonomia moderna, aperta e progressista non deve avere paura della complessità, ma deve saperla governare. Sotto il tappeto dello slogan del 30% si nascondono i veri tagli: carenza di finanziamenti, mancanza di insegnanti formati e disinteresse verso le potenzialità dell’Autonomia scolastica trentina. La vera domanda non è quanti studenti stranieri possano stare in una classe, ma di cosa abbia bisogno la scuola per funzionare meglio e garantire il successo formativo di tutti.

Il punto è che riconoscere un problema non equivale a risolverlo. E qui emerge la distanza tra chi utilizza le difficoltà della scuola per costruire consenso e chi invece prova a trovare soluzioni. La politica dovrebbe interrogarsi su ciò di cui le scuole hanno bisogno per affrontare queste situazioni. Invece la discussione viene spostata sul numero degli studenti stranieri presenti in una classe, come se fosse quello il cuore della questione.

La domanda da porre dovrebbe essere un’altra: le scuole dispongono delle risorse necessarie per rispondere ai bisogni educativi che incontrano? Hanno abbastanza insegnanti formati? Possono contare su mediatori culturali, su percorsi di alfabetizzazione linguistica, su classi meno numerose, su attività di supporto, su formazione continua e su strumenti adeguati? Perché se la risposta è no, allora il problema non è la presenza di studenti stranieri. Il problema è la scelta politica di non investire sufficientemente nella scuola.

Ascolta la puntata completa del podcast. La scuola merita un confronto serio, non soluzioni di facciata.

https://t.me/paola_demagri/87

Paola Demagri Consigliera provinciale e
il Gruppo “fare scuola” di Casaautonomia.eu

22 Settembre 2026 0 Commenti
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Marchiori e il centro impossibile: tra nostalgia e velleità

Da Paola Demagri 1 Luglio 2026

Più che di progetto quello di Marchiori sa di anelito o aspirazione. Questo perché sarà molto difficile per lui riuscire a federare liste civiche ora presenti in consiglio provinciale ma sedute su parti opposte dell’emiciclo consiliare. Né potrà essere sufficiente, come collante, il non mostrare riferimento nazionale nel simbolo.
Questa boutade politica sa piuttosto di operazione nostalgia forse tentando di richiamare momenti felici come furono quelli del Centro della Margherita di Dellai o del PATT di Rossi.
Ormai anche in Trentino i partiti nazionali sono sempre più decisivi a scrivere le sorti di una tornata elettorale anche provinciale. Se l’affannato segretario spera che possa esistere un progetto senza schieramenti rischia di cantarsela e suonarsela da solo al centro… in minoranza.
Dopodiché i trentini governati da una forza nazionale hanno estremamente bisogno di un bilanciamento civico al centro indipendentemente da quale schieramento conquisti il governo del Trentino.
A queste forze, che ne prendano atto o meno, risulterà impossibile pensare di poter governare senza doversi dunque schierare. L’ambiguità del segretario assai difficilmente potrà trasformarsi in un vero progetto politico che vada da qualche parte senza aver comunicato ai Trentini da che parte sta.
Insomma questa di Marchiori nel significato è sicuramente un’operazione lodevole. Ma nei contenuti e nella credibilità di chi la sta portando avanti sembra un’operazione piuttosto pretenziosa e velleitaria dettata da chi i numeri per portarla avanti non li ha.
Infine, leggiamo che a stretto giro di stampa, l’audace proposta politica ha già ricevuto la risposta di Spinelli. Fredda ad essere eufemistici. insomma sembra proprio che al centro – nel centro – di questa proposta politica, a giocarci rimarranno soltanto personaggi di spicco del capoluogo giudicariese.

1 Luglio 2026 0 Commenti
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Il “nuovo” centro del PATT è soltanto un vecchio copione

Da Paola Demagri 1 Luglio 2026

Centro “fai-da-te” e alleanze di convenienza: la fallimentare strategia del PATT tra nostalgie vintage e specchietti per le allodole
Le recenti dichiarazioni del segretario del PATT Simone Marchiori hanno più l’aspetto di un colpo di calore estivo che l’ossatura di un progetto politico serio e lungimirante. Davanti a certe uscite, la domanda sorge spontanea: stiamo parlando di un centro per il Trentino o semplicemente dell’ennesimo tentativo di mettere “Tione al centro” delle poltrone? Dalla maggioranza (e non solo) arrivano già le prime, inevitabili repliche a quella che si configura come un’idea sinceramente balzana.
Pensare di coinvolgere liste civiche che oggi sono chiaramente posizionate nell’emiciclo consiliare – chi a destra, chi a sinistra – avendo come regista chi, storicamente, si colloca solo dove più gli conviene, è pura fantascienza politica. Il PATT, d’altronde, ha dimostrato negli anni una preoccupante dote di galleggiamento: un opportunismo cronico che non permette ai suoi stessi tesserati di avere un orientamento chiaro, nitido e programmato. Questo modus operandi fa una sola cosa: destabilizza chi, iscrivendosi a un partito, cerca una linea politica coerente e inconfutabile.
A ben pensarci, questa mossa sembra una sorta di anticipazione fuori stagione di un blockfrei. Un film già visto nel 2018, con la differenza che allora si consumò a ridosso delle elezioni; oggi, invece, si gioca d’anticipo, tentando di racimolare disperatamente tutto ciò che potrebbe essere disponibile nello scenario politico,
In questo momento storico, la polarizzazione tra destra e sinistra è più che mai radicata e sentita, con risvolti evidenti anche nel nostro Trentino. Se il PATT ha nostalgia del tempo che fu, è evidente che ha sbagliato i tempi: quel progetto territoriale è ormai decisamente vintage.
Se in passato certe formule hanno funzionato – all’epoca della Margherita o del PATT a trazione Rossi – oggi lo scenario è profondamente mutato. Siamo passati attraverso l’ondata leghista e ora ci prepariamo a quella dei “vannacciani”. In questo contesto, un progetto politico territoriale è certamente nobile sulla carta, ma se vogliamo essere sinceri e credibili, è semplicemente improbabile da applicare. Meglio lasciarlo stare e proseguire sulla retta via.
Casa Autonomia ha un’ambizione chiara: essere una lista civica capace di controbilanciare, rendere più efficace e allargare il perimetro del centrosinistra, insieme a compagni di viaggio che ,auspichiamo , non abbandonino la coalizione. Da parte nostra, la risposta a queste manovre di palazzo è netta: dagli specchietti per le allodole stiamo ben lontani. Soprattutto quando a proporli è chi ha sposato l’ambiguità e il trasformismo come unica bussola, rinnegando la coerenza

1 Luglio 2026 0 Commenti
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Demagri – Malfer: “La Giunta Gerosa non può voltarsi dall’altra parte: il sistema delle scuole musicali va difeso ora”

Da Paola Demagri 14 Giugno 2026

Finita la scuola per studenti e studentesse, insegnanti, dirigenti e personale, non sono finite le attenzioni che la politica deve dedicare al mondo scolastico. Tutti hanno fatto la loro parte, tutti hanno portato a termine l’anno con responsabilità e impegno. Ora tocca all’assessora Gerosa e alla Giunta dimostrare altrettanta serietà, usando il periodo estivo non come una pausa, ma come un tempo di riflessione e programmazione in vista del prossimo anno scolastico. Se tutti hanno fatto bene il proprio lavoro, è il momento che lo faccia anche chi governa. Il sistema delle scuole musicali trentine rappresenta una delle esperienze più significative e originali delle politiche culturali della Provincia autonoma di Trento. Nel corso degli anni il Trentino ha sviluppato un modello peculiare di collaborazione tra istituzione pubblica e iniziativa privata organizzata, attraverso il quale la Provincia e le scuole musicali iscritte al Registro provinciale concorrono a garantire un accesso diffuso, capillare e territorialmente equilibrato alla formazione musicale di base. Si tratta di un sistema che coinvolge realtà giuridicamente diverse – cooperative, associazioni culturali e istituzioni pubbliche – accomunate dalla finalità di promuovere la cultura musicale, la crescita educativa delle persone e lo sviluppo delle comunità locali.
Tale modello assume particolare rilievo in un territorio caratterizzato dalla presenza di aree urbane, vallate periferiche e comunità geograficamente distanti dai principali centri culturali. Grazie alla presenza delle scuole musicali, la formazione artistica non rimane concentrata nelle città maggiori, ma raggiunge in maniera capillare l’intero territorio provinciale, garantendo pari opportunità di accesso anche alle popolazioni residenti nelle zone più periferiche. La Provincia autonoma di Trento ha sempre riconosciuto la formazione musicale di base quale elemento di valorizzazione, aggregazione e crescita culturale e sociale delle comunità locali, promuovendone il coinvolgimento nel sistema educativo provinciale. Ma oggi questa attitudine sembra affievolirsi, come se la Giunta stesse progressivamente arretrando rispetto a un impegno che per decenni è stato considerato strategico.
Il sistema delle scuole musicali trentine costituisce un caso pressoché unico nel panorama nazionale e genera valore collettivo in molteplici ambiti. Sul piano educativo integra e rafforza un’offerta scolastica nella quale l’insegnamento musicale occupa spazi limitati; accompagna bambini, ragazzi e adulti nello sviluppo di competenze personali e relazionali quali ascolto, disciplina, responsabilità, collaborazione e consapevolezza del proprio ruolo nella comunità. Sul piano culturale diffonde competenze artistiche e sensibilità musicale; sul piano sociale favorisce inclusione, partecipazione e coesione; sul piano economico sostiene una rete articolata di lavoratori qualificati, famiglie, associazioni, bande, cori e realtà culturali. Le tredici scuole musicali iscritte al Registro provinciale raggiungono ogni anno migliaia di allievi e collaborano stabilmente con scuole dell’infanzia, istituti scolastici, bande musicali, cori, enti locali, strutture sociali e sanitarie. Considerando anche le collaborazioni con il sistema scolastico e con le realtà associative del territorio, il numero delle persone coinvolte supera ampiamente quello degli iscritti diretti ai corsi.
Le scuole musicali sono una vera infrastruttura culturale diffusa, costruita nel tempo grazie all’impegno congiunto della Provincia, delle comunità locali e di centinaia di professionisti
della musica e dell’educazione. Non sono semplici luoghi di apprendimento, ma agenzie educative radicate nel territorio, capaci di generare inclusione, cittadinanza attiva, dialogo intergenerazionale e benessere sociale. Sono presìdi che contrastano l’isolamento, rafforzano il senso di appartenenza e promuovono percorsi di crescita personale per allievi di ogni età. La ricerca accademica conferma che queste istituzioni contribuiscono in modo determinante alla vitalità culturale delle comunità, alimentando un patrimonio di competenze, relazioni e creatività che rappresenta una risorsa strategica per lo sviluppo del Trentino.
Ed è proprio su questo patrimonio che oggi l’assessora Gerosa deve assumersi una responsabilità chiara. Nelle scuole musicali i costi aumentano, le risorse provinciali sono ferme da anni, gli enti gestori faticano a garantire la qualità del servizio e i docenti lavorano con stipendi che non consentono prospettive di futuro. Persino il limitato incremento di risorse approvato dal Consiglio provinciale con l’emendamento all’assestamento di bilancio 2025-2027, pari a 325.000 euro annui per il triennio 2025-2027, non sembra aver trovato piena attuazione: per il 2025 non risultano infatti assegnazioni aggiuntive alle scuole musicali e per il 2026 sono stati finora destinati soltanto 85.000 euro. Un dato che rende ancora più urgente fare chiarezza sulle reali intenzioni della Giunta nei confronti del comparto.
Per questo i consiglieri provinciali Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) e Michele Malfer (Campobase) hanno depositato un’interrogazione che non lascia margini di ambiguità. Chiedono alla Giunta di dire finalmente la verità: se crede ancora nel sistema delle scuole musicali o se ha deciso di lasciarlo scivolare verso un lento smantellamento.
Chiedono perché le risorse degli ultimi cinque anni non tengano il passo con inflazione e costo del lavoro e per quale motivo, a fronte di uno stanziamento aggiuntivo di 325.000 euro annui approvato dal Consiglio provinciale, alle scuole musicali non siano arrivate risorse aggiuntive nel 2025 e siano stati destinati soltanto 85.000 euro nel 2026. Chiedono perché non sia stata effettuata una valutazione seria sull’adeguatezza dei finanziamenti. Chiedono perché i docenti continuino a essere trattati come un costo da comprimere e non come professionisti che sostengono un’intera infrastruttura culturale. Chiedono quali misure concrete la Giunta intenda adottare per evitare il collasso di un sistema che ha garantito qualità, equità territoriale e crescita culturale per decenni. E chiedono perché, fino a oggi, non sia arrivata alcuna risposta.
Le scuole musicali non chiedono privilegi. Chiedono che vengano rispettati gli impegni assunti dalla politica e che le risorse approvate dal Consiglio provinciale trovino effettiva applicazione. Non accetteremo che un’eccellenza trentina venga sacrificata per inerzia politica. Se la Giunta Gerosa ha deciso di non occuparsi delle scuole musicali, lo dica chiaramente. Noi continueremo a difendere questo sistema finché avremo voce.
Paola Demagri Casaautonomia.eu
Michele Malfer Campobase

14 Giugno 2026 0 Commenti
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Elezioni: il prossimo futuro del Trentino

Da Paola Demagri 9 Giugno 2026

A fronte di una norma che stabilisce che un presidente non può proseguire il proprio
mandato oltre la legislatura, troviamo un Fugatti che non dà assolutamente l’idea di voler
mollare: o a Roma o a Trento, purché ci sia una poltrona, anche di seconda linea. Una
parabola che tradisce l’assenza di alternative fuori dalla politica. Questo attaccamento al
potere nuoce soprattutto ai trentini: un politico afflitto dalla necessità di ricandidarsi a tutti i
costi non sceglie e non opera per il bene della comunità, ma per il proprio tornaconto
elettorale. I cittadini trentini, in fondo, stanno cominciando a capirlo. Questo distacco dalle
istituzioni, unito al disagio socio-economico reale, sta alimentando una voglia di
cambiamento sempre più evidente. La percezione diffusa tra i cittadini nei contesti
economici ma soprattutto nei luoghi più popolari che frequento quotidianamente, indica che
il ciclo di questo governo provinciale sta raggiungendo il capolinea. La stanchezza
amministrativa è un fatto concreto, che spesso anticipa l’esito delle urne. Ma perché questa
spinta si traduca in un’alternativa reale, il centrosinistra deve sciogliere un nodo strutturale:
ricucire la frattura tra città e valli. Una polarizzazione scientificamente alimentata da chi ha
costruito il proprio consenso contrapponendo territori che dovrebbero invece cooperare. Le
valli non sono una periferia da assistere, né la città può ignorare le specificità della
montagna. Ricostruire questo equilibrio è il cuore del nostro programma. In questo quadro,
le scelte personali di Maurizio Fugatti passano per forza in secondo piano rispetto ai dati di
fatto: un Trentino impoverito, risorse pubbliche impegnate nel marketing elettorale di opere
irrealizzabili anziché nel welfare, e una sanità pubblica in crisi profonda. Se poi i calcoli di
poltrona di cui sopra, costringeranno i trentini a votare due volte in un anno, avremo la
conferma definitiva di una gestione che ha smarrito il senso delle istituzioni. Il contesto
nazionale pesa, ma la politica territoriale ha dinamiche proprie: un centrodestra forte a Roma
non compensa l’inefficienza di una giunta a Trento. Anzi, la destra locale è oggi schiacciata
tra due fuochi: la necessità di obbedire ai diktat romani di un governo Meloni centralista che
cozza frontalmente con la nostra Autonomia speciale e le crepe di una coalizione
frammentata da personalismi. La destra vince quando polarizza, ma perde quando deve
governare la complessità.
In tutto questo scenario politico posso dire che Il centrosinistra è pronto perché in questi anni
ha saputo fare un lavoro paziente di ricostruzione. Certo, si può e si deve fare sempre
meglio, ma intanto la coalizione ha dimostrato una compattezza solida tra le sue diverse
forze, una reale disponibilità ad ampliare il campo e una classe dirigente matura, pronta a
mettersi in gioco. Il Trentino del 2028 non chiede un semplice cambio di colore, ma un
radicale cambio di metodo. Per farlo, non serve un “capo assoluto” che decide in solitudine,
replicando lo schema della destra, ma una figura radicalmente diversa. L’identikit del nostro
candidato o candidata deve unire popolarità, autorevolezza e capacità di delega. Serve una
leadership allocratica: una guida capace di incarnare la sintesi politica del progetto, ma che
sappia distribuire responsabilità e potere decisionale, valorizzando le competenze ovunque
si trovino. Mentre loro negoziano le proprie carriere tra Trento e Roma, noi presidiamo
l’Autonomia rimettendo in movimento le intelligenze del territorio. Il centrodestra ci ha
consegnato un’agenda piena di fallimenti; sta a noi trasformarli in un’opportunità di governo.
Paola Demagri

9 Giugno 2026 0 Commenti
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Uno sguardo sul Trentino di oggi

Da Paola Demagri 5 Giugno 2026

QPrima di addentrarci nel periodo estivo, un ultimo incontro sul territorio.

La gente apprezza che la Politica entri nelle case e diventi davvero un incontro di prossimità. Sarà l’occasione per fare un breve bilancio del lavoro svolto, ma soprattutto per ascoltare e continuare a costruire insieme.

Vi aspettiamo:

📅 Giovedì 11 giugno
🕣 ore 20.30
📍 Sarnonico, presso il Punto Lettura

Sarà coordinato da:

Carla Podetti

 e vedrà gli interventi di:
– Michele Dallapiccola, Segretario politico

– Paola Demagri, Consigliera provinciale

Non mancate, la vostra voce conta!

5 Giugno 2026 0 Commenti
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Uno sguardo sul Trentino di oggi

Da Paola Demagri 19 Maggio 2026

QProsegue il ciclo di incontri sul territorio “Uno sguardo sul Trentino”. Questa volta saremo a Borgo Valsugana. 

Siamo a metà legislatura: cosa sta succedendo? Quali scelte servono nei prossimi due anni e mezzo?
Parliamone insieme, partendo dall’ascolto del territorio e delle persone.

Vi invitiamo dunque a partecipare a:

📅 27 maggio 2026
🕣 ore 20.30
📍 Borgo Valsugana – Sala Lenzi, piazzetta Ceschi 1. 

Sarà coordinato da:

Sumil Pellanda

 e vedrà gli interventi di:
– Michele Dallapiccola, Segretario politico

– Paola Demagri, Consigliera provinciale

Il terzo incontro pubblico aperto a tutte e tutti per confrontarci sul presente del Trentino e costruire insieme prospettive concrete per il futuro della nostra comunità.
Vi aspettiamo numerosi.

19 Maggio 2026 0 Commenti
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