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I BISOGNI PSICOLOGICI AUMENTANO E LA GIUNTA NON RIFINANZIA IL “BONUS PSICOLOGO”

Da Paola Demagri 21 Ottobre 2024

Consiglieri Paolo Zanella e Paola Demagri

Dopo il finanziamento del “bonus psicologo” 2023 (per le richieste presentate nella primavera 2024), la Provincia ha deciso di non rifinanziarle in futuro questa misura d’accesso alle cure psicologiche.

Beffardamente l’assessore ne ha dato comunicazione all’Ordine degli psicologi nella Giornata mondiale della salute mentale, nella quale venivano presentati i dati sui disturbi psicologici in aumento: nevrosi, disturbi affettivi e di personalità, tentati suicidi…

Le ragioni di questo mancato rifinanziamento addotte dall’assessore Tonina sono sostanzialmente due: innanzitutto il superamento del periodo emergenziale post-CoViD-19 per cui le Province autonome avevano già deciso di non accedere più ai Fondi statali, ma di far fronte con risorse proprie; fondi che ora la Provincia di Trento non ha più intenzione di stanziare. La seconda ragione è che per far fronte ai bisogni psicologici il Trentino ha già un servizio di Psicologia clinica in APSS e vi sono anche studi psicologici accreditati e convenzionati.

Tutto vero, ma ci sono persone che necessitano di cicli di psicoterapia più lunghi di quello offerti da APSS e gli studi convenzionati sono di fatto pochissimi. I dati del bonus 2022 dimostrano che anche in Trentino la richiesta non si risolve con il servizio  di APSS o con gli psicologi convenzionati e quindi o si potenziano quei servizi, oppure i contributi per accedere alla psicoterapia vanno mantenuti. 

In Trentino nel 2023 (Fondo “bonus psicologo” 2022) sono state fatte quasi 3000 richieste, di cui 500 finanziate. Nel 2024 (fondi 2023) in Italia 400.000 richieste e finanziate nemmeno l’1% (ridotti i fondi). Lo studio PsyCare commissionato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi in collaborazione con diverse Università, ha documentato l’efficacia della misura, sia in termini di esiti sull’utenza che di risparmio in termini di ore di malattia risparmiate sul lavoro. Inoltre ha documentato che il 72% delle persone che vi hanno fatto ricorso non aveva mai effettuato sedute di psicoterapia e di queste l’81% anche per motivi economici. Di qui l’importanza di sostenere le fasce economiche più in difficoltà per l’accesso alle cure psicologiche. 

Per questo abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere: 

  1. se davvero ritenga sufficiente la risposta del pubblico ai bisogni psicologici attraverso i servizi di psicologia clinica di APSS e gli studi di psicoterapia convenzionati, visto l’aumento del disagio e dei disturbi psicologici, testimoniato anche dalle richieste di “bonus psicologo”;
  2. se non si ritenga necessario integrare la norma provinciale – e gli atti amministrativi conseguenti – rispetto a una semplificazione degli accreditamenti degli studi di psicoterapia convenzionati, alle modalità di presa in carico da parte di questi e a un ampliamento degli ambiti di intervento;
  3. se non si ritiene utile pensare a forme stabili di sostegno in base all’ICEF per l’accesso alla psicoterapia, dal momento che la risposta dell’UO di Psicologia clinica e degli psicoterapeuti convenzionati paiono insufficienti per far fronte ai bisogni manifestati.
21 Ottobre 2024 0 Commenti
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Casaautonomia riflette sulla gestione dei migranti in Trentino.

Da Paola Demagri 18 Agosto 2024

Paola Demagri Consigliera provinciale MCA

Valentino Inama Coordinatore Giovani MCA

Lo spunto di riflessione da cui partire è il saggio Vite Ferme del prof. Paolo Baccagni dell’Università degli Studi di Trento che sottolinea come la segregazione residenziale dei richiedenti asilo non sia solo antieconomica per i conti pubblici ma non produca nemmeno integrazione. L’integrazione implica – ricordiamolo – un processo di inserimento nel contesto sociale e cioè nel conoscere anche le regole tipiche della nostra convivenza civile. 

Ignorare le caratteristiche delle regole della nostra società civile provoca incomprensioni che spesso arrivano a sfociare in disagi per la popolazione locale producendo così una becera retorica del “noi e loro”.

Il prof. Baccagni in un’intervista rilasciata sul giornale “l’Adige” domenica 19 maggio 2024 parla anche di una “bolla” in cui vivono i richiedenti asilo.  Immaginiamoci per un’attimo di essere noi in questa bolla, “ospitati” in una struttura per settimane, mesi, anni senza poter lavorare, senza nulla da fare, senza conoscere il mondo che ci circonda. Cosa faremmo? 

Inutile scomodare la piramide di Maslow e parlare dei bisogni umani con riferimenti accademici: non c’è solo il cibo, il vestiario e l’assistenza medica nella vita di una persona. Dovremmo parlare di senso di appagamento, di senso d’efficacia e via discorrendo. Il Baccagni sottolinea nel suo saggio come questo “parcheggio sovraffolato” rappresentato dalle residenze per migranti, produce frustrazione nelle persone che vi risiedono ed – aggiungiamo – a chi vi lavora, e a chi come noi ha un pensieri positivo verso i migranti. Non sta  a noi giudicare il buono o il cattivo!

Per un’attimo però fermiamoci: fermiamo le c.d. narrative “buoniste” che edulcolorano da un punto di vista emotivo-empatico il problema migratorio e poniamoci il problema con un approccio analitico sulla base di dati politici, economici e sociali. Per un attimo sospendiamo quindi lo show atto sul tema ( tipico di una certa area politica) e quindi ragioniamo.

Un primo dato è rappresentato dalla volontà della Giunta di attuare una “spending review” sui progetti di accoglienza. Altro dato sono i disagi del capoluogo dove tutti i richiedenti asilo ed i migranti in ospitalità temporanea sono stati ammassati selvaggiamente senza alcuna prospettiva di interazione costruttiva con la società che li circonda.

Volendo rispettare il primo dato vogliamo quindi sottoporre una riflessione alla Giunta provinciale per un piano di gestione e d’accoglienza che cerchi sì di risolvere l’eccessiva presenza di migranti nel capoluogo ma che cerchi anche di rendere queste persone delle risorse sul territorio inserendole in un programma quanto più economicamente sostenibile.

Tenere persone rinchiuse in una struttura pubblica a non fare nulla o non dare loro gli strumenti per interagire in maniera costruttiva a cosa  può portare? Cosa si vuole ottenere lasciandoli alla deriva ed in balia di sé stessi? Per noi questo significa essere ideatori e promotori di problemi che un tempo, non molto lontano, erano Governati e Gestiti.

L’approccio che si deve utilizzare è quello per cui “non è un problema se non ha una soluzione” e quindi se non si vuole affermare che la politica trentina non sa che fare per fermare i disagi nel capoluogo cerchiamo di portare avanti una soluzione condivisa rispettando le necessità del territorio, gli obblighi morali a cui – più volte – il Santo Padre ci ha richiamati.

Spostare  persone o famiglie migranti dal capoluogo ai territori non è di per sé una risposta se non accompagnata da un piano d’inserimento e d’integrazione. Ragioniamo quindi sulle barriere tra le persone migranti e la società trentina: la prima barriera è quella linguistica, servono corsi intensivi di lingua; la seconda barriera è quella socio-culturale, serve educazione civica, netiquette e la presenza di mediatori culturali; la terza barriera è la carenza di una professionalità a cui serve sopperire con un avviamento al lavoro. Pensiamo a settori come l’agricoltura, la zootecnia, il turismo dove vi è una grave carenza  di lavoratori.

Tuttavia, l’obiettivo di questi progetti di accoglienza decentrata deve essere quello di rendere queste persone economicamente autosufficienti, consapevoli delle principali norme giuridiche e sociali della nostra società. 

In questa riflessione non abbiamo scomodato il dato più scientifico che ci sia, quello demografico. Solo questo basterebbe per decidere di cambiare la rotta della nave demografica dove il progressivo invecchiamento della popolazione trentina e la denatalità tanto bastano per sapere già oggi quale sarà il domani. 

18 Agosto 2024 0 Commenti
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Punti nascita ormai alla deriva, ma non limitiamoci a parlare solo di questo Servizio

Da Paola Demagri 28 Aprile 2024

Di grande scalpore i dati fatti emergere dall’analisi della Corte dei Conti sui Punti nascita di Cles e Cavalese. Io non mi sono scandalizzata per questo, ne ero tanto meno impreparata a questa evenienza.

Ciò che dico è, ad ognuno il proprio compito. Alla Corte dei Conti di analizzare, controllare e bacchettare sulla spesa pubblica. Al professionista sanitario di considerare e garantire l’appropriatezza del proprio operato in termini di sicurezza e qualità. Al cittadino di scegliere ciò che ritiene più attinente alla sua percezione di benessere e gradimento, con alla base  un concetto che deve garantire la Politica: sicurezza ed equità.

La politica seria non faccia i conti con il consenso ma con gli esiti. Un politico che vuole il bene della propria comunità non può decidere pensando al solo consenso elettorale. Un politico serio può arrivare a cambiare idea se le condizioni sono cambiate.

Ma andiamo con ordine.

Il Presidente Fugatti non dirà mai chiudiamo i punti nascita perché la prima azione del governo leghista nel 2018 fu la consegna di un mazzo di fiori alle donne che a novembre avevano partorito nel Punto nascita riaperto di Cavalese . Una campagna elettorale populista, una scelta politica di propaganda. Da lì in poi nessuna azione forte e d’impegno politico per garantire il miglioramento degli standard di sicurezza a Cavalese e a Cles. Ciò che fu inaugurato era frutto di decisioni e investimenti precedenti, coma la Sala Operatoria dentro il Punto Nascita. Esplicitamente richiesta nel 2016 dal Ministero della Sanità per garantire maggior sicurezza. Per il resto la precedente Giunta leghista i Punti nascita li ha lasciati morire a  se stessi. 

Ora la Politica deve fare i conti con chi dice che i conti non tornano e chi legittimamente non li fa tornare perché si rivolge altrove. Nel mio ruolo di Consigliera provinciale preferisco occuparmi delle preoccupazioni dei cittadini e dei sanitari. E’ ormai noto che i futuri genitori scelgono di andare laddove i numeri garantiscono sicurezza per la diade madre-bambino e magari offrono  meno  in termini di ospitalità e comfort dei servizi. Alle future coppie va garantita la possibilità di scelta ma con la stessa offerta ovunque!

All’ Assessore Tonina, che non appare così reticente nell’affrontare il tema “chiusura Punti nascita” offro anche stavolta  spunti di riflessione. Chieda ai tecnici i dati sugli esiti ( misurazione dell’appropriatezza e della qualità dell’atto professionale) e li confronti con il passato. Alcuni dati potrebbero essere davvero significativi, per chi li sa leggere e commentare. Solo così si metterà fine all’eventuale dubbio sulla sicurezza. Se tutto sarà perfetto non resta che lavorare sulla popolazione e sui professionisti ed offrire ad  entrambi  motivo per rimanere negli ospedali periferici. 

Abbiamo dedicato tanto spazio ai Punti nascita che da sempre fanno parlare. Spero di non dovermi mai occupare  del rischio di perdere un Servizio di Day Hospital Oncologico, o di una riduzione di posti letto in medicina, o ancora la riduzione del numero e della tipologia di interventi di chirurgia e ortopedia. Aggiungo che la questione del Pronto soccorso è già un problema e non è né fuori tempo né fuori luogo. 

E’ ormai tempo di conoscere l’agenda politica dell’Assessore Tonina a partire dal modello organizzativo che intende adottare, quello attuale è inefficiente e inefficace, lo dice anche la Corte dei Conti. 

28 Aprile 2024 0 Commenti
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Presentato oggi in 4 Commissione il ddl del cosiddetto Psicologo delle Cure Primarie: un’innovazione per il Trentino un’opportunità per i trentini.

Da Paola Demagri 5 Marzo 2024

Prima firmataria del DDL la Consigliera Demagri Paola di Casa Autonomia.eu che ha coinvolto i colleghi di minoranza – in modo particolare il Collega Zanella Paolo con il quale aveva già avviato un percorso nella precedente legislatura –  per costruire e depositare un atto innovativo per il nostro sistema sanitario provinciale: l’implementazione della figura dello Psicologo delle Cure Primarie. In alcune regioni ( Puglia, Calabria, Lazio) è già Legge!

L’analisi dei bisogni che ci hanno  sottoposto le persone  incontrate in questi ultimi anni, le difficoltà degli Psicologi che operano su tutto il territorio trentino a far fronte a tutte le richieste di presa in carico, le innumerevoli richieste di prestazione che arrivano ogni giorno ai Medici di medicina di base e dei Pediatri ci hanno dato motivo per elaborare una proposta che oggi è stata presentata alla 4 Commissione legislativa che ne ha apprezzato l’impostazione. Nei prossimi giorni partiranno le audizioni.

L’istituzione di questo servizio non può più essere rimandata dalla politica, poiché negli ultimi anni è aumentato il bisogno di supporto psicologico e la popolazione è sempre più consapevole dell’importanza della salute mentale, anche a seguito delle difficoltà psico-relazionali del periodo pandemico.

Negli ultimi anni il tema della salute mentale – anche a causa delle conseguenze del lockdown pandemico – è passato dall’essere tema ai margini del dibattito pubblico, all’essere questione centrale da attenzionare e di cui farsi carico. Con l’aumento del disagio psichico degli ultimi anni è andata aumentando di pari passo l’attenzione sul tema e la consapevolezza della necessità di farsene carico, andando a rompere quel tabù che da sempre ammanta il ricorso allo psicologo e agli altri servizi di salute mentale. 

Un’emergenza che colpisce soprattutto i giovanissimi, con il 10-20% di bambini e adolescenti colpiti e il 75% delle malattie psichiatriche che oggi insorge prima dei 25 anni.Nel nostro territorio il 4% della popolazione (19.000 persone) soffre di sintomi depressivi, soprattutto donne (il 7%), le persone con difficoltà economiche (10%), disoccupate, casalinghe e pensionate (11%) e quelle che vivono sole. La percentuale di coloro che chiede aiuto a un professionista è aumentata dopo il 2020:

Con l’intervento legislativo ci si propone di dare una risposta diffusa, di prossimità e facilmente accessibile a questo disagio crescente e ai problemi psicologici che interessano sempre più persone. La psicologia delle cure primarie rappresenta il primo livello dei servizi per la salute mentale con un ruolo preventivo, di promozione della salute, di intercettazione del disagio, di diagnosi e cura, di invio ai servizi di secondo livello. Un servizio che lavora in rete, cooperando con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e i professionisti della salute mentale nel rispondere ai bisogni assistenziali di base di natura psicologica di cittadini e cittadine. 

La psicologia delle cure primarie sarà erogata da libero professionisti convenzionati a livello ambulatoriale, nelle Case della comunità e, al bisogno, al domicilio dell’utente fragile, disabile o anziano.

ARTICOLATO 

L’articolo 1 istituisce il servizio di psicologia delle cure primarie, definendone le finalità e attribuendo i costi in capo al servizio sanitario provinciale.

L’articolo 2 individua gli ambiti di intervento della psicologia delle cure primarie, dalla prevenzione e promozione della salute mentale, all’individuazione del disagio psicologico, dagli interventi di primo livello di diagnosi e cura, all’invio a servizi di secondo livello.

L’articolo 3 chiarisce l’organizzazione dei servizi di psicologia delle cure primarie all’interno del servizio sanitario provinciale: esercizio libero professionale in regime di convenzione con APSS nel numero di uno psicologo ogni 4 MMG; rapporti con la medicina generale, i servizi di prevenzione e quelli per la salute mentale di secondo livello; setting di cura di prossimità: ambulatoriale, anche integrato con MMG e PLS e nelle Case della comunità, e domiciliare.

L’articolo 4 definisce le competenze, i titoli e requisiti minimi che lo psicologo di cure primarie deve possedere e prevede l’istituzione di un corso specialistico provinciale in psicologia delle cure primarie la cui frequenza costituisce requisito per lo svolgimento della professione di psicologo delle cure primarie.

L’articolo 5 individua la composizione e le funzioni della Cabina di regia delle attività di psicologia delle cure primarie.

L’articolo 6 dà mandato alla Giunta e all’Azienda provinciale per i servizi sanitari di dare attuazione, attraverso proprie deliberazioni, al servizio di psicologia delle cure primarie. Si prevede, tra le altre cose, la definizione delle prestazioni extra-LEA riguardanti la psicologia di cure primarie e l’individuazione degli ambiti territoriali da coprire in ciascun distretto.

L’articolo 7 inserisce nella legge provinciale sulla tutela della salute gli psicologi delle cure primarie tra i soggetti convenzionati del sistema sanitario provinciale.

L’articolo 8 stanzia le risorse per l’attivazione del servizio di psicologia di cure primarie: 2 milioni di euro per l’avvio nel 2024 e 4 milioni a regime dal 2025.

5 Marzo 2024 0 Commenti
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La strage subdola dei femminicidi.

Da Paola Demagri 14 Gennaio 2024

Cordoglio, dolore, strazio per ciò che rappresentano queste immani tragedie: a cosa possono servire queste parole? I femminicidi, recitati ormai tragicamente al plurale stanno sconvolgendo le coscienze della nostra società. Una piaga subdola assolutamente imprevedibile. Colpiscono improvvisamente, senza senso. Picchiano profondamente, feriscono tutti, anche quelli non direttamente interessati generando una diffusa sensazione di impotenza. Perché dentro alle famiglie colpite potrebbe esserci ciascuno di noi. Così il cordoglio, lo strazio e la disperazione non possono bastare. Né si può trascurare di prendere in considerazione qualsiasi intervento possa mitigare il rischio di reiterazione.

Psicologi, assistenti sociali, forze dell’ordine e gruppi di ascolto, magari coordinati in nuclei di professionisti organizzati potrebbero coltivare lo scopo di intercettare sul nascere le potenziali situazioni di pericolo.

Nel frattempo, nel medio – lungo periodo i corsi di genere nelle scuole di ogni ordine grado, potrebbero forse aiutare.  È fondamentale educare le nuove generazioni alla parità, un compito che spetta anche al mondo della scuola. L’uso di strumenti educativi declinati per la 

scuola, per affrontare tematiche quali quelle della violenza del sessismo e della discriminazione. Non andrebbe inoltre dimenticata la promozione dell’ascolto della coppia. In qualche caso si riuscirebbe ad intercettare qualche fragilità nei momenti più critici , quali la separazione, che una coppia potrebbe dover affrontare. 

Siamo consci che sarebbero pochi i casi. Soprattutto perché sono pochissimi gli uomini che cercano aiuto. Al contrario delle donne, intimorite, sofferenti, preoccupate per se stesse e per i figli. Gli esperti di settore raccontano che arrivano da sole, con gli uomini  chiusi nei loro pensieri e nelle loro azioni, che non condividono con nessuno.

Siamo tutti bravi a piangere ed a indignarci ma siamo sicuri che a parte i familiari e gli amici fra qualche mese tutti si dimenticheranno di questo terribile accadimento come già successo in analoghe situazioni. Solo azioni sociali, formative, educative e di supporto potranno tenere attivo il pensiero negli uomini e nelle donne con la speranza di poterlo disseminare  affinchè diventi strumento di prevenzione sociale.

Il Direttivo del Movimento di Casaautonomia.eu

14 Gennaio 2024 0 Commenti
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