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Nuovi ambulatori di Taio

Da Paola Demagri 11 Gennaio 2026

Oggi sono stati inaugurati i nuovi ambulatori medici presso la struttura di proprietà dell’ASUC di Taio, realizzati grazie alla collaborazione tra ASUC, Comune e BIM. Uno spazio rinnovato, sicuro, funzionale e pensato per chi ogni giorno si prende cura della nostra comunità.

Non si tratta solo di “nuovi locali”. Si tratta di un investimento culturale, prima ancora che infrastrutturale. Perché questi ambienti rappresentano una visione precisa del territorio e del suo futuro.

1. Prossimità

Prossimità non come semplice distanza ridotta, ma come principio di giustizia territoriale. Significa garantire servizi che non si limitano a esistere, ma che raggiungono davvero le persone, soprattutto quelle che rischiano di rimanere ai margini. Significa dire, con i fatti, che la salute non è un privilegio, ma un diritto che deve essere accessibile.

2. Presidio

Un presidio non è un edificio: è una responsabilità condivisa. È una presenza viva, capace di intercettare bisogni prima che diventino emergenze. È un luogo che rassicura, che accompagna, che rimane. E questo nuovo spazio vuole essere esattamente questo: un punto fermo per la comunità.

3. Continuità di cura

La struttura è nuova, ma la sua vera forza sta nelle persone che la abiteranno: medici, infermieri, operatori sanitari. Professionisti che garantiscono percorsi stabili, relazioni che durano, ascolto che non si interrompe. La continuità di cura è ciò che permette a un territorio di sentirsi davvero tutelato.

4. Prevenzione attiva

Non la prevenzione “raccomandata”, ma quella costruita giorno per giorno: educazione, ascolto, collaborazione tra istituzioni, territorio e professionisti. Un luogo che non si limita a curare, ma che aiuta a vivere meglio, prima ancora che a guarire.

Questi ambulatori sono un segno concreto di ciò che possiamo realizzare quando istituzioni e comunità lavorano insieme. Un passo avanti per la salute, per la qualità della vita, per la dignità dei servizi nei nostri paesi. Un investimento che parla di futuro, di cura e di responsabilità reciproca.

11 Gennaio 2026 0 Commenti
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Citare il punto nascita di Cles evoca l’immagine di una medaglia dalle due facce

Da Paola Demagri 2 Novembre 2025

Daniele Benfanti il T 2 novembre 2025

Punto nascita di Cles: tra riconoscenza e criticità, è tempo di scelte coraggiose

Il punto nascita di Cles rappresenta una realtà complessa, con due volti ben distinti. Da un lato, la gratitudine delle famiglie che scelgono di partorire in valle, affidandosi con fiducia al personale sanitario. Dall’altro, la preoccupazione per la sostenibilità di un servizio che, con soli quattro parti registrati a ottobre, fatica a garantire continuità operativa e crescita professionale.

L’articolo propone una riflessione lucida e critica: non si può mantenere un’unità dove il 60% dei turni è coperto da gettonisti, né ignorare l’eccesso di parti cesarei rispetto alla media nazionale. La sicurezza delle donne e dei neonati deve restare prioritaria, anche a costo di rivedere l’organizzazione territoriale.

Si sollecita l’Azienda sanitaria a riequilibrare le risorse tra il punto nascita e il consultorio, vero fulcro del Percorso nascita, oggi penalizzato da carenze di personale. La proposta è chiara: investire nei servizi territoriali, potenziare il trasporto sanitario e comunicare con trasparenza le scelte, anche quelle difficili.

Non si tratta di chiudere o aprire, ma di costruire un sistema sanitario fondato su qualità, sicurezza e fiducia. Una visione che trova eco anche nel recente congresso regionale in Val di Non, dove si è ribadita l’importanza di valorizzare le professioni sanitarie e rafforzare l’area chirurgica degli ospedali di valle.

Il messaggio alla politica è netto: servono coerenza, responsabilità e coraggio per affrontare con serietà il futuro della sanità nelle aree montane.

2 Novembre 2025 0 Commenti
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Chi è “anziano”? Tre sguardi, tre definizioni. Attraverso la foto, emergono le tre chiavi di lettura dell’anziano: quella sanitaria, quella sociale e quella politica 😄

Da Paola Demagri 26 Ottobre 2025

In ambito sanitario, l’anziano è spesso identificato a partire dai 75 anni, età in cui aumentano fragilità, comorbidità e bisogni assistenziali. È il momento in cui la medicina si concentra sulla prevenzione della non autosufficienza e sull’invecchiamento attivo.                            

Per la società, l’anziano è chi ha superato i 65 anni, spesso coincidente con l’età pensionabile. Ma è una definizione fluida: oggi si parla di “anziani giovani” (65-74 anni), “anziani adulti” (75-84) e “grandi anziani” (85+), ciascuno con caratteristiche, bisogni e potenzialità diverse.                                                                 

Le politiche pubbliche, adottano una visione più ampia: l’anziano è chi ha superato i 65 anni, ma l’attenzione si concentra soprattutto su chi è in condizioni di fragilità o non autosufficienza. L’obiettivo è promuovere dignità, autonomia, inclusione e salute

Un Paese che invecchia: sfida o opportunità?

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo. In Trentino, oltre il 22% della popolazione ha più di 65 anni. Questo non è solo un dato demografico: è un cambiamento culturale, sociale, economico. L’anziano è risorsa, non solo destinatario di cure. È memoria storica, volontariato attivo, sostegno familiare, presidio di comunità. Ma serve una narrazione nuova: non più “peso”, ma “potenziale”.

Invertire il trend dell’invecchiamento non significa combattere l’età, ma riequilibrare il futuro. In un Paese come l’Italia, e in territori come il Trentino, dove la popolazione anziana cresce e quella giovane si assottiglia, servono politiche lungimiranti. Favorire la natalità è il primo passo: sostenere le famiglie con servizi accessibili, congedi equi, case a misura di bambino e lavoro stabile per i genitori. Ma non basta. Occorre attrarre nuovi residenti, anche stranieri, offrendo opportunità concrete, integrazione e qualità della vita. E poi c’è l’altra faccia dell’invecchiamento: quella attiva, vitale, generativa. Investire sull’invecchiamento attivo significa trasformare l’età in energia sociale, in volontariato, in mentoring, in cultura. Non è solo una questione demografica: è una visione del mondo. Dove ogni età ha il suo posto, il suo valore, il suo futuro.

In Trentino, l’invecchiamento della popolazione si intreccia con le peculiarità del territorio: montagne, valli, piccoli borghi e distanze che amplificano le sfide. Garantire servizi di qualità significa superare la frammentazione e costruire una rete capillare, equa e accessibile. L’assistenza domiciliare deve essere potenziata, anche grazie alla telemedicina, per raggiungere chi vive lontano dai centri urbani. I centri diurni e gli spazi di socialità devono diventare presidi di comunità, luoghi dove l’anziano non è solo assistito, ma valorizzato. La formazione dei caregiver, familiari e professionali, è cruciale per offrire cure competenti e umane. E poi c’è la mobilità: servono trasporti age-friendly, percorsi sicuri, città pensate per tutte le età. Infine, i progetti intergenerazionali: perché l’invecchiamento non è un confine, ma un ponte. Un ponte tra chi ha vissuto e chi sta iniziando a vivere.

Tre slogan per tre età dell’anzianità

  • Anziani giovani (65-74): “È il tuo tempo. Vivi, viaggia, insegna. L’età è un trampolino, non un traguardo.”
  • Anziani adulti (75-84): “Hai ancora tanto da dare. La tua esperienza è il nostro futuro.”
  • Grandi anziani (85+): “Ogni giorno è un dono. La tua presenza è un faro per chi viene dopo.
26 Ottobre 2025 0 Commenti
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Cultura della pace e dell’autonomia

Da Paola Demagri 21 Ottobre 2025

Intervento alla Campana dei Caduti in occasione della celebrazione del centenario della campana dei caduti Maria Dolens. 

Oggi ci ritroviamo in un luogo simbolico, la Campana dei Caduti, che non è solo memoria, ma anche monito e promessa. La risoluzione che proponiamo insieme respinge ogni logica di guerra, divisione e contrapposizione, e afferma con forza che la via della democrazia e del dialogo è l’unica capace di garantire pace, sviluppo e convivenza Guardare alla storia non significa voltarsi indietro con nostalgia, ma riconoscere le radici da cui possiamo trarre forza per affrontare le sfide di oggi. La Campana dei Caduti ci ricorda il prezzo della divisione e dell’odio, ma ci invita anche a costruire un futuro diverso, fondato sulla comprensione reciproca e sulla solidarietà. È nella memoria che troviamo il senso del nostro impegno: non per ripetere il passato, ma per trasformarlo in lezione viva. Ed è proprio nel qui e ora che possiamo fare la differenza. Il presente ci interpella, ci chiama a scegliere, a prendere posizione, a costruire. Ogni gesto, ogni parola, ogni decisione può essere un seme di pace e di autonomia. Non possiamo delegare al domani ciò che il nostro tempo ci chiede oggi: essere protagonisti di una comunità più giusta, più consapevole, più aperta. Perché il futuro non si attende: si prepara, insieme.

Ma perché questo messaggio non resti confinato in un atto formale, è necessario che venga raccolto, interpretato e applicato da chi ogni giorno costruisce la comunità: gli enti locali, le associazioni, le realtà sociali ed economiche. A loro chiediamo non solo di sottoscrivere i contenuti della risoluzione, ma di farli vivere nei propri progetti, nei propri linguaggi, nelle proprie azioni. La pace non è un concetto astratto. È una pratica quotidiana che si nutre di autonomia, responsabilità e partecipazione. E in Trentino, l’autonomia non è solo una conquista storica: è uno strumento vivo, regolamentato, che offre opportunità concrete. Opportunità che vanno conosciute, comprese e trasmesse.

Per questo, credo sia fondamentale rivolgere uno sguardo attento alle giovani generazioni. I giovani hanno una mentalità plastica, aperta, capace di confrontarsi con il mondo. E il confronto, talvolta, è il metodo più efficace per far emergere le potenzialità della nostra autonomia. Non basta raccontarla: bisogna viverla, metterla alla prova, farla dialogare con altre esperienze. Promuovere la cultura dell’autonomia tra i giovani significa investire nel futuro della pace. Significa dare loro gli strumenti per essere cittadini consapevoli, capaci di scegliere, di partecipare, di costruire. Significa custodire un patrimonio che non è solo istituzionale, ma profondamente umano. Ecco perché oggi, da questo luogo di memoria e di speranza, lanciamo un appello: che ogni ente, ogni associazione, ogni scuola, ogni realtà del territorio si senta parte attiva di questo progetto. Che la pace e l’autonomia non siano solo parole, ma percorsi condivisi, visibili, concreti.

21 Ottobre 2025 0 Commenti
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13 Ottobre  Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio: il nostro grazie ai tanti volontari

Da Paola Demagri 12 Ottobre 2025

In Trentino, la Protezione Civile non è solo un sistema di intervento: è parte viva del nostro tessuto sociale, civile, economico e del volontariato. È fatta di uomini e donne che dedicano tempo, professionalità, impegno e risorse per proteggere. Ma da chi e da che cosa? Per chi e per cosa?

Proteggere significa prendersi cura. Significa agire prima che il pericolo si manifesti, significa essere presenti, preparati, solidali. La Protezione Civile è composta da una rete di enti e associazioni che operano in sinergia: il Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco, i Vigili del Fuoco Volontari, il Soccorso Alpino, la Croce Rossa, la Croce Bianca, tutte le associazioni di trasporti sanitari volontari, gli Psicologi per i  Popoli del Trentino, l’Associazione Nazionale Alpini, il Corpo Forestale, le associazioni di radioamatori, i gruppi cinofili, le unità logistiche e tanti altri. Insieme, attraverso protocolli, procedure, comunicazione e soprattutto relazioni umane, fanno un lavoro straordinario per tutti noi trentini, senza distinzione, con rispetto ed equità. Un esempio da seguire. È un momento di educazione civica, di consapevolezza, di comunità. Queste donne e questi uomini non si fermano ai confini del Trentino, né a quelli dell’Italia. Portano il loro aiuto ovunque serva, agendo da persone, non da confini. A loro, come Movimento Casaautonomia.eu, va il nostro grazie più profondo. La nostra gratitudine per quanto hanno fatto e per quanto continueranno a fare. Diffondete il vostro “star bene” nel proteggere gli altri. Diffondetelo ai giovani, a chi ancora non ha compreso quanto sia importante la vostra presenza.

Come Movimento politico provinciale, vogliamo cogliere questa occasione per ribadire quanto sia importante un nostro impegno concreto nel promuovere il sostegno a chi si occupa della prevenzione dei rischi nella sua accezione più estesa: dalla sicurezza sul lavoro alla protezione in montagna, dalla viabilità stradale alla tutela digitale, fino alla salvaguardia ambientale

Rischi ambientali: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento ci ricordano che proteggere l’ambiente è proteggere noi stessi  ogni scelta sostenibile è un gesto di prevenzione. Rischi sul lavoro: promuovere una cultura della sicurezza in ogni settore, dalla fabbrica all’ufficio, dal cantiere alla scuola, agli ospedali. Rischi in montagna: investire in formazione, segnaletica, monitoraggio ambientale e informazione per escursionisti e operatori. Rischi sulle strade: migliorare infrastrutture, promuovere la guida responsabile, sostenere la mobilità sicura. Rischi online: educare alla cittadinanza digitale, proteggere i più giovani, contrastare le truffe e la disinformazione. Rischi diffusi: dal cambiamento climatico alle fragilità sociali, serve una visione integrata e lungimirante.

La prevenzione non è solo tecnica: è cultura, è partecipazione, è responsabilità condivisa. E in Trentino, grazie alla Protezione Civile e a tutti i volontari, abbiamo una base solida su cui costruire il futuro. Grazie a chi protegge. Grazie a chi si mette in gioco. Grazie a chi crede che la sicurezza sia un bene comune.

12 Ottobre 2025 0 Commenti
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Psicoterapia on line, bonus e responsabilità pubblica: il Trentino non può voltarsi dall’altra parte

Da Paola Demagri 3 Ottobre 2025

Di questo ho preso contezza in questi giorni, leggendo un approfondimento pubblicato da un giornale nazionale online, accompagnato da un podcast che ha trattato con grande lucidità il tema della psicoterapia digitale e delle piattaforme che la promuovono. È un tema che ci riguarda da vicino, soprattutto ora che il Trentino ha scelto di non aderire al Bonus Psicologico Nazionale, ritenendo di poter contare su risorse proprie. Una decisione che, pur legittima sul piano amministrativo, solleva interrogativi profondi sul ruolo della politica nel garantire accesso equo e responsabile alla cura psicologica. In assenza di un sostegno economico pubblico, si rischia di favorire un modello privatizzato e digitalizzato, dove il criterio dominante diventa il costo e non la qualità della relazione terapeutica.

Le piattaforme di telepsicologia offrono sedute online a prezzi contenuti, con algoritmi che abbinano terapeuti e pazienti e codici sconto che ricordano più l’e-commerce che la cura della persona. Non si nega che queste realtà abbiano avuto il merito di avvicinare molti giovani alla psicoterapia. Ma è altrettanto vero che, come ha sottolineato l’Ordine degli Psicologi nazionale, la commercializzazione della salute mentale comporta rischi concreti: banalizzazione del disagio, riduzione dell’impegno terapeutico, precarizzazione del lavoro clinico. La psicoterapia non è un prodotto da promuovere con codici sconto o campagne legate a beni di consumo. È un percorso delicato, che richiede motivazione, continuità, fiducia e presenza. In un’epoca in cui si denuncia la crisi delle relazioni, l’abuso dei dispositivi digitali e la solitudine crescente, è paradossale pensare che la risposta possa essere una terapia a distanza, impersonale, e spesso vissuta come un servizio usa-e-getta.    

Il Trentino ha una tradizione di prossimità, di servizi territoriali, di attenzione alla persona. È proprio per questo che la scelta di non aderire al Bonus Psicologico Nazionale appare miope. Garantire un sostegno economico a chi sceglie di intraprendere un percorso terapeutico dal vivo, in uno studio, con un professionista del territorio, non è solo una questione di equità: è una presa di posizione culturale. È dire che la mente non è un algoritmo, e che la cura non può essere ridotta a una transazione digitale. Innovare sì, ma con responsabilità. Digitalizzare sì, ma senza svendere la relazione. Il Trentino può e deve fare la sua parte, offrendo strumenti concreti per sostenere la psicoterapia di qualità, quella che non si misura in click ma in fiducia. La politica non può restare neutrale quando si tratta di salute mentale.

3 Ottobre 2025 0 Commenti
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Sostenere la maternità, rispettare i tempi

Da Paola Demagri 18 Settembre 2025

Una proposta concreta per invertire il declino demografico in Trentino

Credits Kelly Sikkema

depositata una mozione https://www.consiglio.provincia.tn.it/attivita/atti-politici/Pages/ricerca-atti-politici.aspx

Il calo delle nascite è una sfida che riguarda tutti: famiglie, istituzioni, territori. In Trentino, come nel resto d’Italia, la natalità è in costante diminuzione. Ma dietro ai numeri ci sono storie, scelte, difficoltà. E la politica ha il dovere di intervenire con strumenti concreti.

Nel 2023, sono state registrate 602 interruzioni volontarie di gravidanza, metà delle quali ha riguardato donne tra i 17 e i 29 anni. Un dato che impone una riflessione seria: troppe giovani affrontano una gravidanza in condizioni di fragilità, senza stabilità lavorativa, senza una casa adeguata, senza servizi che aiutino a conciliare vita e lavoro.

La proposta

La mozione presentata in Consiglio provinciale punta a rafforzare la prevenzione e a sostenere una maternità consapevole e desiderata. In particolare:

  • Gratuità dei contraccettivi e dei sistemi protettivi per donne e uomini tra i 17 e i 30 anni;
  • Campagne informative rivolte ai giovani, alle scuole e alle famiglie, per promuovere la salute riproduttiva e la genitorialità consapevole.

Una politica che guarda al futuro

Una gravidanza non dovrebbe mai essere affrontata nel momento più difficile della vita, ma programmata con serenità, quando ci sono le condizioni giuste: lavoro stabile, casa dignitosa, servizi di conciliazione per uomini e donne.

La sanità territoriale ha già dimostrato, attraverso il Percorso Nascita, quanto sia efficace una presa in carico continuativa, centrata sulla donna e sulla famiglia. Ora è tempo che la politica ne raccolga il valore e lo rilanci.

Questa proposta si inserisce nel solco dell’Autonomia trentina, che deve saper leggere i bisogni reali della popolazione e tradurli in politiche pubbliche efficaci. La prevenzione, la cura e la riabilitazione come indicato dall’OMS devono guidare ogni atto sanitario.

La politica miope si accontenta degli slogan. Quella lungimirante costruisce futuro, investendo nella centralità della persona e nella dignità di ogni percorso di vita.

18 Settembre 2025 0 Commenti
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L’Autonomia va usata per aiutare le imprese agricole e il territorio

Da Paola Demagri 18 Settembre 2025

https://www.ildolomiti.it/ambiente/2025/si-allarga-il-focolaio-di-lingua-blu-nuovi-casi-in-trentino-demagri-qual-e-la-situazione-i-soldi-ci-sono-la-provincia-investa-sulla-prevenzione

18 Settembre 2025 0 Commenti
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Il Declino della Sanità Trentina: una storia di rinunce e alibi

Da Paola Demagri 6 Agosto 2025

C’è stato un tempo in cui la sanità trentina era considerata un modello. Un sistema solido, radicato nel territorio, capace di garantire cure di qualità e continuità assistenziale. Poi qualcosa si è rotto. E non è stato il Covid a rompere tutto, come qualcuno vorrebbe far credere. Il virus ha solo accelerato un declino che era già iniziato nel 2018, quando la politica – guidata dalla Lega – ha smesso di investire nella sanità pubblica e ha iniziato a delegare, a rinunciare, a fare spallucce.

Oggi, il quadro è desolante. I reparti chiave – pronto soccorso, punti nascita, medicina penitenziaria, psichiatria  –  sono sorretti da medici gettonisti, pagati a ore, magari senza specializzazione adeguata. In alcune strutture, coprono fino all’80% dei turni. Non passano per concorsi pubblici, non garantiscono continuità, non collaborano alla predisposizione di protocolli della struttura. Chissà se li conoscono fino in fondo! Ma costano. E tanto. In cinque anni, la Provincia ha speso oltre 12 milioni di euro per compensi orari che arrivano a oltre 200€. Una cifra che grida vendetta, soprattutto se confrontata con gli stipendi dei medici strutturati, costretti a turni massacranti, notti, festivi, ferie negate in molti casi. 

Il risultato? Un sistema squilibrato, ingiusto, demotivante. I medici strutturati si sentono abbandonati, penalizzati, mentre i gettonisti scelgono quando e dove lavorare. E la qualità delle cure ne risente. Perché non basta avere un camice per essere un medico d’urgenza. Servono competenze, esperienza, continuità. Tutto ciò che il sistema dei gettonisti non può offrire.

La politica ha fallito. Ha preferito tamponare invece di riformare. Ha scelto la scorciatoia del contratto esterno, invece di affrontare il nodo della formazione, della pianificazione, dell’attrattività del lavoro ospedaliero. Ha usato il Covid come scusa, chiedendo venia ai trentini, ma senza mai assumersi la responsabilità di una sconfitta organizzativa, direzionale, strategica.

Non basteranno gli aumenti salariali promessi: qualche euro in più non riempirà il vuoto che si è creato. Serve una svolta. Serve un piano straordinario di assunzioni, concorsi pubblici, incentivi reali. Serve una redistribuzione equa dei turni, una valorizzazione delle specializzazioni critiche, una visione politica che metta al centro la salute dei cittadini e la dignità dei professionisti.

Alcuni spunti, se mi è consentito, vorrei offrire: conosco bene il sistema. I Pronto Soccorso degli ospedali di valle sono incardinati nei reparti di Medicina Interna. Sarebbe quindi sufficiente assegnare personale medico direttamente a questi reparti. I Direttori delle Medicine potrebbero così garantire la copertura dei turni di PS con personale strutturato e competente. Questa sarebbe già una prima svolta concreta per ridurre il ricorso ai medici gettonisti.

Politica e APSS non facciano finta di non vedere il lento declino dei Punti Nascita negli ospedali di valle. I numeri parlano chiaro: sempre più coppie scelgono di partorire a Trento o Rovereto. A Cles, proprio in questi giorni, se ne va una professionista che da 11 anni lavorava al Punto Nascita. Il 31 luglio è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Come intende coprire questi turni APSS? Ancora con i gettonisti? Per favore, siate seri. Prendete finalmente la decisione giusta, quella che la popolazione vi sta offrendo su un piatto d’argento.

E chiedete agli amministratori locali una presa d’atto seria: chiudere alcuni servizi non significa fallire, ma semplicemente investire dove c’è davvero bisogno.

La sanità trentina non può più permettersi di galleggiare. È tempo di ricostruire. Con coraggio, con responsabilità, con rispetto per chi ogni giorno –  nonostante tutto – continua a credere nella medicina pubblica.

6 Agosto 2025 0 Commenti
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La Sanità Trentina tra disaffezione e incertezze potrà riprendersi?

Da Paola Demagri 3 Novembre 2024

La sanità trentina, un tempo ammirata per la sua efficienza e per il forte senso di
appartenenza dei suoi operatori, si trova oggi a vivere una fase di profonda crisi. La
disaffezione del personale è testimoniata da un numero crescente di dipendenti che
scelgono di abbandonare il servizio pubblico, un fenomeno che non può essere giustificato
semplicemente con il trend nazionale. Il Trentino, storicamente, si è distinto per una forte
identità professionale e un attaccamento al proprio lavoro, eppure, ora, assistiamo a un
disimpegno preoccupante.

La scarsa partecipazione alle scuole di specializzazione e ai corsi di infermieristica è un altro
campanello d’allarme che non possiamo ignorare. L’assenza di nuovi professionisti nel
sistema sanitario, in un contesto dove le esigenze di assistenza continuano a crescere, è
destinata a creare un vuoto difficile da colmare. Gli operatori sanitari, soprattutto i medici
ospedalieri, si sentono disorientati e scoraggiati, ignari dei reali propositi della giunta
provinciale riguardo al futuro della sanità trentina. La mancanza di comunicazione e di
chiarezza sui progetti in atto contribuisce a un clima di sfiducia che mina la motivazione di
chi lavora quotidianamente per garantire qualità e sicurezza nelle prestazioni.

Uno dei temi più critici è sicuramente il progetto del nuovo ospedale trentino. L’incertezza su
quando sarà realmente operativo, unita alla mancanza di indicazioni chiare su come gestire
il periodo di transizione, sta aggravando la situazione. Gli ospedali periferici, nel frattempo,
continuano a vivere in una condizione di limbo, senza una connotazione definita, mentre
l’unica certezza è che si naviga a vista. Le risorse interne sembrano essere allocate non
sulla base di criteri organizzativi e programmatici, ma piuttosto in base a logiche di
personalismi e rivalse , con il risultato di creare un quadro di disfacimento generale di quanto
di buono era stato realizzato fino a oggi.

Questa situazione non è solo un problema di gestione, ma ha conseguenze dirette sulla
qualità delle prestazioni sanitarie. Stiamo assistendo a uno sperpero di risorse per
mantenere in vita reparti che non raggiungono neanche la metà delle soglie minime di
struttura, mettendo a rischio sia la qualità che la sicurezza delle cure. Al contempo, centri di
eccellenza, riconosciuti dalla stessa utenza, vengono mortificati e privati del supporto
necessario per operare al meglio.

In questo contesto, è fondamentale chiedersi e conoscere quale sia l’obiettivo della
Provincia autonoma di Trento per il futuro della sanità. È tempo di ripensare le strategie, di
ascoltare le istanze del personale sanitario e di restituire fiducia a chi lavora in prima linea.
La neonata Scuola di Medicina dell’Università di Trento rappresenta un ulteriore dilemma in
questo scenario complesso. Da un lato, la creazione di una scuola di medicina offre
l’opportunità di formare nuovi professionisti sul territorio, contribuendo a colmare il gap di
personale che stiamo vivendo. Dall’altro, sorgono interrogativi sul come questa nuova

istituzione possa integrarsi con il sistema sanitario locale e quale sia il suo impatto sulla già
fragile situazione attuale.

Gli studenti di medicina, ora parte integrante del panorama trentino, devono poter
visualizzare un percorso professionale chiaro e sostenibile. Tuttavia, il disorientamento tra i
medici ospedalieri e la mancanza di una visione strategica da parte della giunta provinciale
potrebbero minare la loro motivazione e la qualità della formazione. Se le aspettative non
saranno allineate con le reali necessità del sistema sanitario, potremmo trovarci a formare
professionisti senza un adeguato sbocco lavorativo, rischiando di ripetere gli errori del
passato.

In definitiva, la sanità trentina ha bisogno di una visione chiara e condivisa, che metta al
centro le persone e la loro salute. Solo così potremo evitare di scivolare ulteriormente nelle
graduatorie di merito nazionali e di demotivare coloro che, con impegno e dedizione,
continuano a lavorare per il bene della comunità.

La sfida è quella di costruire un sistema sanitario integrato e sostenibile, dove la formazione,
la gestione e l’assistenza siano in perfetta armonia, in modo che il Trentino possa tornare a
essere un esempio di eccellenza nel panorama sanitario nazionale.

3 Novembre 2024 0 Commenti
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