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Le nuove lauree magistrali infermieristiche: un’occasione che il Trentino non può perdere

Da Paola Demagri 5 Marzo 2026

L’annuncio del Ministro della Salute sulla conclusione dell’iter per le tre nuove lauree magistrali infermieristiche è un passo nella direzione giusta. Finalmente si riconosce che la professione infermieristica ha bisogno di percorsi di carriera, di specializzazione clinica avanzata e di strumenti per colmare quei vuoti assistenziali che oggi pesano su tutto il sistema sanitario. Le nuove lauree – Cure Primarie e Sanità Pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali, Cure Intensive ed Emergenza – non sono un titolo in più: sono un investimento strategico. Servono a rafforzare i percorsi territoriali, a sostenere i reparti più in difficoltà, a dare risposte dove oggi mancano competenze e continuità. Sono un tassello fondamentale per ridare attrattività alla professione e per costruire un modello di assistenza moderno, capace di affrontare la complessità clinica e demografica dei prossimi anni.

A questo punto la domanda è inevitabile: il Trentino saprà cogliere questa opportunità o resterà ancorato a modelli organizzativi che mostrano tutti i loro limiti? Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di manutenzione ordinaria: ha bisogno di innovazione. Ha bisogno di percorsi formativi aggiornati, non di schemi che risalgono a un’altra epoca. Ha bisogno di scelte politiche più coraggiose, più vicine agli interessi dei trentini e dei professionisti che ogni giorno tengono in piedi il sistema.

Un esempio concreto riguarda la prescrizione di ausili, materiali di medicazione e dispositivi del nomenclatore tariffario. Da anni gli infermieri compilano codici su foglietti volanti e i medici fanno da meri trascrittori, sottraendo tempo prezioso alla cura dei pazienti. È un meccanismo inefficiente, anacronistico e dannoso. Una pratica prescrittiva infermieristica, basata su formazione avanzata, responsabilità e competenza, non solo sarebbe coerente con i nuovi percorsi magistrali, ma renderebbe più rapido e lineare l’intero processo di fornitura, che oggi anche in Trentino soffre di tempi lunghi, passaggi inutili e timbri che non aggiungono alcun valore. Ai Medici non verrebbe tolto nulla se non aggiunto tempo paziente.

Ed è proprio per questo che diventa indispensabile che anche l’Università di Trento faccia la sua parte. La formazione infermieristica sia il Corso di Laurea che la Laurea Magistrale deve trovare casa dentro UniTrento. Non come un’aggiunta marginale, ma come una delle prime professioni sanitarie su cui costruire un vero progetto accademico. Se vogliamo competenze avanzate, ricerca applicata, percorsi di carriera e una sanità territoriale all’altezza delle sfide, allora dobbiamo portare la formazione infermieristica nel cuore del sistema universitario trentino. È una scelta strategica: significa trattenere talenti, attrarre nuovi professionisti, creare un ecosistema formativo che dialoghi con le Case della Comunità, con i servizi territoriali, con gli ospedali.

Per questo chiedo  alla Giunta provinciale di attivarsi subito, in collaborazione con l’Università di Trento e con gli enti formativi, per avviare i nuovi corsi già dal primo anno utile e per aggiornare i modelli organizzativi in coerenza con le nuove competenze. Non possiamo permetterci di arrivare ultimi, né di rincorrere emergenze che conosciamo da anni. Serve programmazione, serve visione, serve la volontà di muoversi prima che la carenza di personale diventi irreversibile.

Il Trentino ha sempre rivendicato autonomia e capacità di innovazione. Questa è l’occasione per dimostrarlo: trasformare una riforma nazionale in un’opportunità concreta per rafforzare i nostri servizi, sostenere gli infermieri e garantire ai cittadini un’assistenza più solida, più moderna e più vicina. Non è il momento di difendere l’esistente: è il momento di costruire il futuro.

5 Marzo 2026 0 Commenti
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Uno sguardo sul Trentino di oggi

Da Paola Demagri 2 Marzo 2026

Siamo a metà legislatura: cosa sta succedendo? Quali scelte servono nei prossimi due anni e mezzo?
Parliamone insieme, partendo dall’ascolto del territorio e delle persone.

Dove: 11 marzo 2026 – ore 20.00

Quando: Chizzola – Sala pubblica

Conduce: Antonio De Rossi
Intervengono:

  • Paola Demagri, Consigliera provinciale
  • Michele Dallapiccola, Segretario politico

Un incontro pubblico aperto a tutte e tutti per confrontarci sul presente del Trentino e costruire insieme prospettive concrete per il futuro della nostra comunità.
Vi aspettiamo!

2 Marzo 2026 0 Commenti
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Bollette, accise e promesse mancate: ora la Provincia intervenga per tutelare famiglie e imprese trentine

Da Paola Demagri 26 Febbraio 2026

In queste settimane le lamentele sulle bollette sono tornate fortissime. A febbraio 2026 i prezzi dell’energia salgono del 30% per la luce e del 37% per il gas. Ma mentre il Governo nazionale si barrica dietro un “gassismo integralista” che ci lega a prezzi fuori controllo, la Provincia Autonoma di Trento resta a guardare, ignorando il tesoro che ha in casa. 

Il paradosso è tutto in una cifra: 400 milioni di euro. È il valore della maxi‑gara aggiudicata recentemente per estendere la rete del metano in Trentino. Mentre il mondo corre verso la transizione, la Giunta Fugatti vincola quasi mezzo miliardo per legare 40.000 famiglie a un’infrastruttura fossile e a mercati internazionali instabili. Con la stessa cifra potremmo fare l’opposto: liberare quelle famiglie dalla dipendenza dal gas, investendo in accumuli idroelettrici e comunità energetiche, rimettendo ogni anno 24 milioni di euro direttamente nelle tasche dei cittadini.

 Il Trentino non è vittima del mercato: è un territorio produttore. Produciamo circa 3.500 GWh di energia idroelettrica l’anno, a fronte di un consumo di 2.800 GWh. Siamo già autosufficienti. E lo studio APRIE (RT04) certifica un potenziale fotovoltaico di 9,5 GW, capace di generare quasi 8.000 GWh di energia pulita. Sommando queste risorse, il Trentino potrebbe produrre tre volte l’energia che consuma. Eppure le famiglie pagano l’elettricità il doppio rispetto alle grandi industrie, come evidenziato anche da analisi europee. I cittadini non chiedono nuove reti di metano: chiedono bollette più basse, meno dipendenza dal gas, più comunità energetiche e investimenti nelle rinnovabili locali. In altre parole, chiedono esattamente ciò che l’autosufficienza energetica trentina  già tecnicamente raggiunta  permetterebbe di ottenere. Per questo la maxi‑gara da 400 milioni è una scelta che guarda al passato: lega migliaia di famiglie a un’infrastruttura fossile invece di valorizzare le risorse che il Trentino possiede e che potrebbero garantire sicurezza energetica e costi più bassi.

Le carte parlano chiaro: nel 2017, grazie alla produzione locale, pagavamo la quota energia a circa 4 centesimi/kWh. Oggi, nel 2026, ci viene fatturata a 15 centesimi: un aumento del 200%. Non è un problema di costi di produzione  le nostre turbine sono già ammortizzate ma di scelte politiche: la rendita idroelettrica, circa 70–100 milioni l’anno, viene assorbita nel bilancio provinciale invece di essere restituita ai cittadini in bolletta.

E c’è un elemento che in Trentino pesa più che altrove: il nostro è un territorio con un clima più rigido della media nazionale, con inverni lunghi e temperature più basse. Questo significa che famiglie, imprese e servizi pubblici hanno un fabbisogno energetico molto più elevato per il riscaldamento. Proprio per questo ogni aumento delle bollette colpisce qui più duramente che altrove, rendendo ancora più urgente una strategia che valorizzi l’energia che produciamo e riduca la dipendenza dal gas.

L’Autonomia non può essere un vessillo da sventolare nei convegni: deve tradursi in scelte concrete. Basta investire centinaia di milioni in tubi per il metano: serve puntare sulla sovranità energetica locale. Chiediamo una Tariffa Territoriale che svincoli il prezzo dell’energia trentina dalle speculazioni del gas e lo riallinei al costo reale di produzione, e un Fondo Invernale Strutturale che utilizzi i canoni delle grandi derivazioni non per la spesa corrente, ma per abbattere subito le quote fisse delle bollette di famiglie e imprese.Non è “rinnovabilismo integralista”: è pragmatismo trentino. Abbiamo l’energia, abbiamo la tecnologia, abbiamo l’Autonomia. Manca solo la volontà politica di smettere di fare cassa sulla pelle di chi deve riscaldare casa.

26 Febbraio 2026 0 Commenti
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Dopo i podi, le domande: un territorio che vuole capire

Da Paola Demagri 24 Febbraio 2026

Domenica  si sono chiuse le Olimpiadi, e anche se non ho partecipato direttamente a nessun evento, le ho seguite ogni giorno, informandomi, leggendo, osservando l’evoluzione di ciò che accadeva attorno a noi.E confesso che ogni volta che un atleta è salito sul podio ho esultato; per i trentini ho esultato molto di più, perché dietro quei risultati ci sono storie, sacrifici, territori che riconosciamo.

In queste ore sento il bisogno di dire grazie. Grazie agli atleti e alle atlete per la dedizione alla loro disciplina, per la serietà con cui hanno rappresentato sé stessi e il Paese.

Grazie ai loro preparatori, alle società sportive, a chi lavora nell’ombra per costruire risultati che il pubblico vede solo per pochi secondi.E grazie anche a tutte le organizzazioni che hanno garantito sicurezza e ordine: forze dell’ordine, volontari, personale tecnico, operatori locali. Il loro lavoro silenzioso ha permesso a migliaia di persone di vivere questi giorni in tranquillità.

E, mentre guardiamo alle Olimpiadi, non possiamo dimenticare i Giochi Paralimpici.  

Hanno lo stesso valore, la stessa intensità, la stessa capacità di raccontare talento, disciplina e visioni di futuro. Anzi, ci interrogano ancora di più sull’inclusione reale, sull’accessibilità degli impianti, sulla qualità delle attrezzature e sulla possibilità per ogni atleta di trovare spazi adeguati per allenarsi e competere. Il sostegno che sapremo garantire dipenderà dalla sensibilità di ciascuno di noi e dalla capacità delle istituzioni di mettere davvero tutti nelle condizioni di esprimersi. Io tifo per loro esattamente come per tutti gli altri: perché agli occhi di chi guarda con onestà, gli atleti sono tutti uguali.

Accanto all’emozione, però, credo sia doveroso aprire una riflessione più ampia.

Le ricadute sul nostro territorio non possono essere misurate solo dall’entusiasmo o dalla percezione del momento. Servono dati, analisi, valutazioni serie. Solo così potremo capire se la scelta di aderire al progetto olimpico e di impegnare risorse pubbliche importanti abbia generato benefici reali e duraturi oppure no. Non è una questione di tifoserie: è un esercizio di responsabilità verso il futuro. Perché solo con numeri chiari possiamo decidere se, un domani, occasioni come questa vadano colte di nuovo o se sia più saggio dire “no, grazie”.

Infine, una considerazione che ho ascoltato spesso dai più giovani: l’impatto degli impianti e degli ambienti.

Molti si chiedono se abbia senso investire cifre così elevate in strutture dedicate a sport di nicchia, con il rischio che dopo l’evento restino sottoutilizzate o addirittura abbandonate. È una domanda legittima, che non va liquidata con leggerezza. Anche qui servono trasparenza, piani di utilizzo, visioni di lungo periodo. Perché un impianto sportivo non è solo un costo: può essere un’opportunità, oppure un’eredità pesante.

Queste non sono critiche né celebrazioni. Sono domande.

Domande che un territorio maturo deve saper fare a sé stesso, senza paura e senza pregiudizi.Perché lo sport è emozione, ma la buona politica è capacità di guardare oltre l’emozione e valutare con lucidità ciò che resta.

24 Febbraio 2026 0 Commenti
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FEM, criteri in continuo cambiamento: chiesti chiarimenti alla Provincia

Da Paola Demagri 23 Febbraio 2026
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Foto: Vitaly Gariev

23 Febbraio 2026 0 Commenti
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Basta populismo, bisogna agire

Da Paola Demagri 22 Febbraio 2026

Negli ultimi giorni l’assessore Tonina ha più volte riconosciuto pubblicamente la gravità delle liste d’attesa: ha dato ragione a chi le denuncia, ha ammesso che i tempi sono troppo lunghi, ha assicurato che “si metterà al lavoro” e che chiederà all’ASUIT  di fare meglio.È un atteggiamento che può sembrare umile, quasi consolatorio, ma che finisce per assumere i tratti di un populismo dimesso, fatto di rammarico e comprensione, più che di responsabilità e direzione. Una sorta di politica della penitenza: si prende atto dei problemi, si esprime dispiacere, si condivide la frustrazione dei cittadini… ma nel frattempo i cittadini continuano ad aspettare mesi per una visita.La responsabilità politica, però, non è dire “lo so”. Non è condividere la frustrazione dei cittadini. Non è chiedere agli uffici di arrangiarsi. La responsabilità politica è indicare una direzione, definire strumenti, fissare obiettivi e tempi. La presa d’atto non risolve nulla: è il punto di partenza, non il punto d’arrivo. E quando diventa l’unica risposta, rischia di deresponsabilizzare la politica e di mettere sulle spalle della parte tecnica un compito che dovrebbe essere guidato da un indirizzo chiaro. Il caso della dermatologia è emblematico. Tempi lunghi per una prima visita, difficoltà di accesso ai controlli, rischio che i cittadini si rivolgano al privato o rinuncino del tutto a curarsi. Qui non servono scuse, servono scelte. La Provincia ha tutti gli strumenti per intervenire, se decide di farlo davvero. Le soluzioni esistono e sono già applicate con successo in altre regioni. È possibile potenziare l’offerta pubblica con ambulatori serali e nel weekend, contratti aggiuntivi regolati per gli specialisti disponibili a coprire ore extra, stabilizzazioni mirate per evitare la fuga verso il privato. È possibile utilizzare in modo intelligente il privato accreditato, acquistando prestazioni dermatologiche con tariffe definite o introducendo voucher per le visite non urgenti, così da ridurre i tempi senza scaricare i costi sulle famiglie. È possibile riorganizzare i percorsi interni con un triage clinico vero, la teledermatologia per i casi semplici. È possibile rafforzare la prevenzione con screening mirati e percorsi rapidi per i pazienti già diagnosticati. In questa fase si può chiedere aiuto a Enti accreditati come la LILT.

Queste non sono suggestioni astratte: sono azioni concrete, attuabili, che richiedono una sola cosa per partire davvero: volontà politica. Meno rammarico, più direzione. Meno “avete ragione”, più “questo è il piano”. Meno penitenza, più responsabilità.I cittadini non hanno bisogno di un assessore che si limiti a condividere la loro preoccupazione. Hanno bisogno di un assessore che indichi una strada, la percorra e ne risponda. La presa d’atto non riduce le liste d’attesa. Le decisioni sì.

22 Febbraio 2026 0 Commenti
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Io mi indigno di fronte a tanta indifferenza

Da Paola Demagri 20 Febbraio 2026

In questi giorni faccio fatica a mandare giù ciò che sta accadendo a Trento. La presenza crescente di persone costrette a dormire all’aperto, nel gelo, è il segno più evidente di un degrado umano che non appartiene alla nostra comunità. Trento è sempre stata una città accogliente, attenta alle fragilità, capace di coniugare responsabilità sociale e umanità. Oggi, invece, assistiamo al risultato di scelte politiche che hanno smantellato un modello di accoglienza diffusa costruito negli anni e riconosciuto come efficace.

È difficile comprendere come il Presidente della Provincia e chi lo sostiene possano considerare accettabile una situazione in cui la possibilità di dormire al caldo o al freddo dipende da un “contingentamento delle temperature”. Non è così che si tutela la dignità delle persone, soprattutto di chi si trova sul nostro territorio per ragioni internazionali e non ha una fissa dimora. Passare accanto a chi è costretto a dormire per terra, al gelo, senza una risposta minima a un bisogno primario, genera un disagio profondo. E non posso non pensare a come reagirei se fossi al loro posto.

Questa gestione non solo aumenta il disagio sociale, ma rischia di alimentare tensioni e sofferenze evitabili. Sono convinta che nell’intero sistema che riguarda immigrazione, CPR, senzatetto e politiche correlate ci siano zone d’ombra, dinamiche poco trasparenti e interessi che non vengono dichiarati. È legittimo chiedersi se il Presidente Fugatti non stia rispondendo a logiche e patti politici che nulla hanno a che fare con i bisogni dei trentini.

Il disagio che provo e che molti cittadini condividono, insieme alla voce del vescovo, dell’arcidiocesi e di numerose associazioni  nasce da un’idea semplice: una comunità si misura da come tratta le sue fragilità. Non mi riconosco nelle logiche di influenza, ma in quelle della persona e del bene comune.

Ed è proprio per questo che rivendico un modello chiaro, serio e responsabile: quello dell’accoglienza diffusa, della presenza immigratoria regolare, controllata, organizzata, impegnata, responsabile, utile alla comunità, lavoratrice e rispettosa delle regole. Un modello che non è buonismo, ma capacità amministrativa. Un modello che previene il degrado, tutela la sicurezza, rafforza la coesione sociale e permette a tutti – cittadini e nuovi arrivati – di vivere in un contesto ordinato, umano e civile.

Per queste ragioni ritengo necessario un cambio di passo immediato. Non servono soluzioni tampone né annunci stagionali: serve una scelta politica chiara, che rimetta al centro la dignità delle persone e la responsabilità istituzionale verso chi vive una condizione di estrema fragilità.

Per questo ho depositato un’interrogazione che chiede alla Giunta di chiarire quale modello di comunità intenda perseguire:se uno fondato sulla tutela della dignità umana, garantendo un’accoglienza minima e continuativa;  oppure uno in cui il diritto a non dormire all’addiaccio dipende da soglie termiche e decisioni discrezionali.

Chiedo inoltre al Presidente della Provincia di dichiarare pubblicamente quale sia l’indirizzo politico che guida la scelta di lasciare persone senza riparo, e se questa impostazione risponda a valutazioni autonome o a impegni assunti con forze politiche esterne al Trentino.

Sono domande semplici, ma decisive. Non chiedono numeri: chiedono una visione.

E una comunità come la nostra merita di sapere da che parte sta chi la governa.

20 Febbraio 2026 0 Commenti
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Referendum sulla separazione delle carriere: il nostro NO!

Da Paola Demagri 19 Febbraio 2026

In vista del referendum sulla separazione delle carriere, il Movimento Casa Autonomia esprime un NO convinto, che non lascia spazio a dubbi, perché il nostro Movimento ritiene che la politica non debba mai essere ingerente in tutti i contesti, e ancor meno in quello della giustizia, che deve poter operare in modo libero, autonomo e indipendente. Per questo invitiamo gli elettori a esprimere un NO alla divisione delle carriere, riaffermando un principio che per noi è irrinunciabile. A questo si aggiunge un elemento fondamentale: la separazione degli equilibri istituzionali non può essere messa in discussione attraverso strumenti che rischiano di semplificare eccessivamente questioni complesse, esponendo la giustizia a pressioni esterne e a dinamiche che nulla hanno a che fare con la tutela dei diritti dei cittadini. La credibilità del sistema giudiziario si fonda sulla sua capacità di restare equidistante da ogni potere, e ogni intervento che ne modifichi l’assetto deve essere valutato con rigore, competenza e responsabilità, non con logiche contingenti.

Dire NO significa quindi difendere l’equilibrio costituzionale, proteggere l’indipendenza di chi ogni giorno è chiamato a garantire legalità e imparzialità, e ribadire che la giustizia non può diventare terreno di scontro politico o strumento di propaganda. Solo in un secondo momento va ricordato che la decisione del governo nazionale di affidare al voto popolare una materia così complessa appare più come un’operazione di campagna elettorale che come un vero confronto pubblico. Una scelta che rischia di banalizzare un tema delicato, che richiederebbe invece approfondimento, competenza e responsabilità istituzionale. Allo stesso tempo, invitiamo ogni cittadino a recarsi alle urne, a esercitare il proprio dovere di voto e a contribuire a contrastare l’astensionismo, che indebolisce la partecipazione democratica e la qualità delle nostre istituzioni.

Il Direttivo

19 Febbraio 2026 0 Commenti
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Liste d’attesa senza trasparenza: impossibile programmare soluzioni

Da Paola Demagri 18 Febbraio 2026

La Fondazione GIMBE rileva che, a 18 mesi dalla conversione del DL Liste d’attesa, non è arrivato alcun beneficio concreto per i cittadini: mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale non rende pubblici i dati necessari per capire dove si concentrano i ritardi. Le liste d’attesa restano così il segnale più evidente dell’indebolimento del Servizio sanitario nazionale, con milioni di persone costrette a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure. 

E noi in Trentino?  Senza dati provinciali pubblici e disaggregati, non è possibile sapere con precisione dove si concentrano i ritardi, quali prestazioni sono più critiche e quanto pesa l’intramoenia sul nostro territorio. Questo è il punto politico: il Trentino non è valutabile, e questo rende impossibile programmare interventi seri. Ciò che però sappiamo perché emerge da operatori, amministratori e cittadini è che le liste d’attesa sono un problema crescente anche qui, soprattutto per la diagnostica di base e le visite specialistiche più richieste. La carenza di personale pesa in modo particolare nelle valli, dove sostituire i professionisti è più difficile. L’intramoenia è in aumento e spesso rappresenta l’unica via per ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Il CUP trentino è andato in crash come dimostrato nelle scorse settimane, non è integrato con un sistema nazionale e non offre strumenti chiari ai cittadini quando i tempi massimi non vengono rispettati. Le prenotazion i dal sistema Tre C non sempre vanno a buon fine. Manca trasparenza: non è possibile confrontare i tempi tra pubblico, privato accreditato e intramoenia, né tra territori diversi. In sintesi: il Trentino non fa eccezione. Senza dati pubblici e leggibili non possiamo misurare il problema né pretendere soluzioni adeguate. Ed è un limite politico e amministrativo che va denunciato con forza.
Non è sufficiente che l’Assessore Tonina riconosca l’esistenza del problema, la sua complessità e la volontà di trovare soluzioni. Le scelte politiche non possono basarsi su percezioni o dichiarazioni di principio: devono poggiare su dati, analisi e trasparenza. E oggi in Trentino questi elementi mancano. Mancano i numeri, i rapporti, le percentuali che permetterebbero di capire dove intervenire e con quali priorità. Senza dati pubblici e verificabili, ogni promessa rischia di restare un esercizio retorico, non una risposta concreta ai cittadini.

18 Febbraio 2026 0 Commenti
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Scuole aperte a luglio: molte promesse, nessuna informazione. Depositata interrogazione per chiedere chiarezza alla Giunta

Da Paola Demagri 17 Febbraio 2026

Negli ultimi mesi molte famiglie trentine conservano in agenda un ritaglio di giornale: quello in cui la Giunta annunciava con grande enfasi l’apertura estiva degli istituti scolastici nel mese di luglio, per i bambini della scuola dell’infanzia e per gli alunni dai 6 ai 14 anni. Una misura definita “strategica”, presentata come imminente, sperimentale per due anni e senza impatto sul calendario scolastico. Quel ritaglio, però, da settimane viene solo spostato più avanti, mentre le informazioni concrete continuano a mancare.I genitori interessati cercano risposte, chiedono come accedere ai servizi, quali scuole saranno coinvolte, quali attività verranno proposte, quali costi dovranno sostenere. Ad oggi, di tutto questo non c’è traccia. Se la Giunta non chiarirà rapidamente come intende organizzare il progetto, rischiano di rimanere con un annuncio sulla carta e nulla più. Eppure gennaio e febbraio sono i mesi in cui i lavoratori nel pubblico come nel privato devono programmare ferie e aspettative estive, indispensabili per la cura dei figli. L’incertezza attuale rende impossibile pianificare. Chi non crede che la Provincia riuscirà davvero a partire già dall’estate 2026 si sta organizzando come negli anni scorsi, assumendosi interamente i costi. Altri attendono, ma non potranno farlo ancora a lungo: luglio è dietro l’angolo. È in questo contesto che abbiamo depositato un’interrogazione in Consiglio provinciale, per chiedere finalmente chiarezza su un progetto annunciato come prioritario, finanziato, inserito negli atti di programmazione economica, ma che oggi non mostra alcun avanzamento visibile.
Questa distanza crescente tra gli annunci e la realtà rischia di minare la fiducia delle famiglie e degli stessi soggetti che, negli anni, hanno garantito servizi educativi estivi di qualità. Non è accettabile che una misura definita “strategica”, inserita negli atti di programmazione, finanziata con risorse dedicate e presentata come un pilastro della conciliazione vita-lavoro, rimanga sospesa nel vuoto organizzativo.
La Giunta ha scelto di costruire attorno a questo progetto una narrazione forte, ma oggi quella narrazione non trova riscontro nei fatti. E quando si parla di servizi per l’infanzia, di tempi di vita e di lavoro, di programmazione familiare, non ci si può permettere leggerezze o improvvisazioni.

Per questo abbiamo depositato un’interrogazione: per chiedere trasparenza, tempi certi, responsabilità amministrativa. Perché le famiglie non possono vivere nell’incertezza, le associazioni non possono restare bloccate, e il territorio non può essere lasciato nell’attesa di decisioni che avrebbero dovuto essere già operative. Se la Provincia considera davvero questa misura una priorità, è il momento di dimostrarlo con atti concreti, non con ulteriori annunci.

17 Febbraio 2026 0 Commenti
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