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Vengo dalle valli

Da Paola Demagri 7 Febbraio 2026

E quando parlo di aree interne e spopolamento non lo faccio per slogan, ma perché so cosa significa vivere in territori che non sono “periferia”, ma cuore vivo del Trentino. Territori diversi tra loro, con bisogni diversi, con equilibri delicati che non si possono trattare come fossero tutti uguali. Oggi in Italia si discute molto di aree interne, di spopolamento, di servizi che arretrano. In Trentino questo tema non è solo politico: è identitario. Riguarda la nostra storia, la nostra autonomia, la nostra idea di comunità. E riguarda soprattutto quattro nodi che qui si sentono più che altrove:

Nelle valli un servizio non è mai “solo” un servizio. È un presidio, un punto di riferimento, un pezzo di comunità. Un nido che chiude non è solo un nido che chiude: è una famiglia che rinuncia, una giovane coppia che se ne va, un paese che perde un pezzo di futuro. Lo stesso vale per ambulatori, sportelli, trasporti, servizi sociali. Chi vive nelle valli conosce bene la differenza tra “collegato” e “isolato”. Un’ora di autobus in più, una corsa in meno, una strada non messa in sicurezza: sono scelte che cambiano la vita quotidiana. La mobilità non è un dettaglio tecnico: è ciò che permette alle persone di restare. Nelle aree interne la scuola non è solo un luogo educativo: è il centro della comunità. E i servizi per l’infanzia sono ciò che permette alle famiglie di restare, lavorare, costruire futuro. Quando si parla di riforme che toccano lo 0–3 e il 3–6, nelle valli non si parla di “modelli organizzativi”: si parla di tenuta dei territori.

Lo spopolamento non arriva all’improvviso. Arriva quando i servizi arretrano, quando il personale non si trova, quando le famiglie non si sentono sostenute, quando i giovani non vedono prospettive.È un processo lento, ma inesorabile, se non si interviene con politiche mirate e costruite insieme ai territori.

7 Febbraio 2026 0 Commenti
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Perchè non si può disertare l’aula consigliare

Da Paola Demagri 6 Febbraio 2026

L’aula consiliare è solo una parte del nostro lavoro, ma è una parte decisiva. È il luogo in cui le parole diventano atti, in cui si costruiscono cornici e indirizzi che orientano tutte le deleghe della nostra Provincia autonoma. Lo raccontiamo spesso ai ragazzi quando vengono a trovarci in aula con i loro insegnanti: da qui escono scelte che toccano la vita di tutti.

L’aula è fatta di persone, di gruppi, di coalizioni. È fatta di differenze che si incontrano, si confrontano, discutono. È il luogo del dibattito, della responsabilità, dell’azione politica. E nulla di ciò che facciamo è per noi stessi: ogni intervento, ogni voto, ogni posizione è pensata per i Trentini.

Vorrei ricordarlo ogni tanto, anche fuori dai momenti più visibili: la democrazia vive anche qui, nel lavoro quotidiano e spesso silenzioso che prova, giorno dopo giorno, a costruire un pezzo di futuro comune.

Oggi sentivo il bisogno di tornare sull’importanza del lavoro d’aula. Dopo tre giorni di attività consiliare, in gran parte disertata dalla maggioranza con la motivazione che non c’era nulla di interessante, è difficile non notare il contrasto con altre occasioni. Per esempio, quando si parla di temi come le indennità dei consiglieri, la Valdastico o la legge elettorale per il terzo mandato, l’aula improvvisamente si riempie: i colleghi di maggioranza sembrano incollati alla sedia, il dibattito si accende, gli interventi si susseguono.

Non ha importanza chi porta un argomento in aula: ciascuno di noi ha il dovere di contribuire al confronto costruttivo, portando le proprie idee o quelle del gruppo che rappresenta. Questo è possibile solo ascoltando le posizioni degli altri e mettendo ordine in ciò che diventa materia democratica.

Sono tornata su questo tema perché ho riscontrato disagio da parte di chi, nei giorni scorsi, ha osservato come me il menefreghismo totale e il lassismo nel lavoro d’aula, a partire dal Presidente che, ormai dall’inizio della legislatura, si presenta in aula solo quando c’è un interesse diretto, come nel caso della discussione sul terzo mandato.

6 Febbraio 2026 0 Commenti
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Diventare Amministratore di Sostegno: un gesto semplice che cambia vite

Da Paola Demagri 2 Febbraio 2026

Da quindici anni svolgo il ruolo di Amministratrice di Sostegno. In questo tempo ho incontrato tante persone fragili, sole, spesso senza una rete familiare o con difficoltà che impediscono loro di gestire aspetti fondamentali della vita quotidiana: pratiche sanitarie, questioni amministrative, scelte economiche, rapporti con i servizi. L’Amministratore di Sostegno è una figura nominata dal Tribunale per affiancare queste persone, rispettandone la storia, le abitudini, la dignità. Non si tratta di “sostituirsi” al beneficiario, ma di accompagnarlo. Significa agire secondo le indicazioni del giudice tutelare, con competenza e soprattutto con umanità: adattandosi al modo di pensare della persona, proteggendola dove serve, senza mai imporre scelte che non le appartengono. Un esempio semplice: se il beneficiario è vegano, l’Amministratore non può e non deve modificarne le abitudini alimentari. Se invece non ha capacità amministrativa, l’Amministratore interviene per tutelare il suo patrimonio, piccolo o grande che sia. Racconto tutto questo perché considero questo ruolo un atto dovuto verso chi ha perso alcune abilità e rischia di farsi del male economicamente, socialmente, talvolta anche nella gestione della propria vita. È anche un sostegno concreto ai servizi pubblici che ogni giorno seguono queste persone: servizi sociali, alcologia, psichiatria, dipendenze. Non possiamo lasciare tutto sulle loro spalle. Il Trentino ha una rete sociale forte: possiamo esserne parte attiva. Diventare Amministratore di Sostegno significa mettere a disposizione un po’ del proprio tempo e scoprire qualità che spesso non sappiamo nemmeno di avere. Significa assumersi la responsabilità del decreto di nomina del Tribunale e diventare un punto di riferimento per qualcuno che, senza di noi, sarebbe davvero solo. C’è un grande bisogno di nuovi volontari.Se senti che questo ruolo potrebbe parlarti, fatti avanti. Entra nella nostra rete di sostegno: è un gesto che fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo compie.

2 Febbraio 2026 0 Commenti
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Pulizia delle strade provinciali: un segnale atteso dai cittadini!

Da Paola Demagri 31 Gennaio 2026

All’inizio di gennaio ho presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale sul degrado e sulla scarsa pulizia di molti tratti delle nostre strade provinciali. Era una situazione sotto gli occhi di tutti: rifiuti abbandonati, bordi stradali non curati, sottopassi trascurati. Un’immagine che non rappresenta il Trentino che conosciamo e che vogliamo continuare a essere.

In questi giorni ho visto con sorpresa positiva che sono iniziati interventi di pulizia approfondita lungo diversi tratti critici. Un segnale atteso da tanti cittadini, che da tempo segnalavano il disagio di percorrere strade che non rispecchiavano più gli standard di ordine e cura che ci hanno sempre contraddistinto.

Non mi interessa attribuire meriti che non mi spettano. La Giunta ha colto lo stimolo e ha agito: bene così. Ma è giusto ricordare che questo è esattamente il senso degli atti politici che presentiamo come opposizione.

Il nostro ruolo è proporre, segnalare, controllare. È portare all’attenzione della Giunta ciò che non funziona, affinché si intervenga. È trasformare le osservazioni dei cittadini in azioni concrete.

Quando un’interrogazione produce un risultato – anche prima della risposta formale – significa che la politica sta facendo il suo lavoro: quello di migliorare, passo dopo passo, la qualità del nostro territorio e della vita delle persone che lo abitano.

Continuerò a farlo, con lo stesso spirito: attenzione, responsabilità e cura del bene comune.

31 Gennaio 2026 0 Commenti
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Non autosufficienza: il Governo annuncia, il Trentino vive la realtà

Da Paola Demagri 29 Gennaio 2026

In questi giorni si è parlato molto del nuovo disegno di legge nazionale dedicato ai caregiver. Un annuncio che promette molto, ma che nella sostanza riguarda pochissime persone.  

Il contributo previsto  fino a 400 euro al mese  sarà accessibile solo a chi assiste un familiare con disabilità gravissima per oltre 90 ore settimanali. Una platea ristrettissima, a fronte di milioni di situazioni di cura quotidiana che restano senza risposta.Nel dibattito pubblico, però, è passato un messaggio fuorviante: che si tratti di un sostegno al mondo dell’assistenza nel suo complesso.Non è così.  Tipico messaggio populista!

Il provvedimento non riguarda le badanti, non riguarda le famiglie che ogni giorno reggono il peso della non autosufficienza, non riguarda la realtà concreta dei territori.E qui, in Trentino, questa distanza pesa ancora di più.Parliamo di circa 7000 badanti che garantiscono la cura dei nostri anziani, spesso supplendo a un sistema pubblico che non riesce a rispondere ai bisogni crescenti. Un esercito silenzioso che sostiene il nostro welfare, genera valore, permette alle famiglie di conciliare lavoro e cura. Eppure, ancora una volta, non compare in nessuna riforma nazionale. Per questo è importante dirlo con chiarezza: serve una politica seria sulla non autosufficienza, non annunci che creano illusioni.  In Trentino possiamo rafforzare davvero il lavoro di cura investendo nella formazione gratuita delle badanti, con corsi su igiene, mobilizzazione, demenze e sicurezza e un patentino provinciale che riconosca anche le competenze delle lavoratrici straniere. Accanto alla formazione serve una rete territoriale di supporto: punti di comunità, sostegno psicologico e collaborazioni con le associazioni di migranti. Una badante formata e sostenuta lavora meglio, più a lungo e garantisce una qualità dell’assistenza più alta per i nostri anziani. Servono risorse adeguate, criteri realistici, e soprattutto una visione che tenga insieme caregiver familiari, assistenti domiciliari, famiglie e territori.Il Trentino conosce bene la realtà della cura. E proprio da qui possiamo e dobbiamo continuare a chiedere riforme che guardino alla vita reale delle persone, non agli slogan.

FOTO: credits Jose – Manuel – Esp

29 Gennaio 2026 0 Commenti
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Casa Autonomia Giovani Primo incontro 2026

Da Paola Demagri 28 Gennaio 2026

Ieri i giovani di Casa Autonomia si sono ritrovati per il primo incontro del 2026: un momento ricco di idee chiare, ambizioni sane e un’attenzione autentica verso ciò cheriguarda la nostra comunità.
Abbiamo attraversato insieme molti dei temi oggi sul tavolo:

  • il referendum sulla separazione delle carriere,
  • le prospettive in vista delle provinciali del 2028,
  • le sfide e le opportunità legate all’emigrazione giovanile, positiva quando è temporanea ma preoccupante quando diventa un distacco definitivo dal proprio territorio,
  • le questioni sociali e sanitarie,
  • la vita amministrativa nei Comuni, soprattutto per chi ha da poco iniziato un percorso come consigliere o studia scienze politiche.

È stato bello vedere quanto interesse, quanta cura e quanta responsabilità questi ragazzi e queste ragazze portano con sé.
C’è attenzione per il territorio, per le decisioni amministrative, per i bisogni reali delle persone e per il modo in cui devono essere affrontati.
Casa Autonomia crede nei giovani, nella loro capacità di leggere il presente e immaginare il futuro. E incontri come questo lo dimostrano.

28 Gennaio 2026 0 Commenti
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Solitudine e anziani

Da Paola Demagri 24 Gennaio 2026

La solitudine non è solo una condizione, ma una fragilità che cresce con l’età e interpella tutta la comunità.
Prendersi cura degli anziani significa ripensare relazioni, servizi e vicinanza umana in una società che cambia.

 29 gennaio 2026

 Ore 20.15

 Cles – Sala Borghesi Bertolla

 Conduce: la consigliera provinciale Paola Demagri

 Intervengono:
– Dr. Fabio Cembrani, medico legale
– Dr.ssa Paola Taufer, psicologa dell’anziano

Un momento di confronto aperto, per capire insieme come prenderci cura di una comunità che invecchia.

24 Gennaio 2026 0 Commenti
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Figli e lavoro: la frattura che il Trentino non può più ignorare

Da Paola Demagri 23 Gennaio 2026

In tutta Italia l’età media della prima maternità ha superato i 33 anni. È un dato che racconta un cambiamento profondo, ma soprattutto una difficoltà crescente: oggi, per molti giovani, la scelta di avere un figlio è subordinata alla conquista di una stabilità lavorativa che arriva sempre più tardi. Il risultato è una contrapposizione di fatto tra lavoro e genitorialità. Una contrapposizione che non nasce nelle famiglie, ma nelle condizioni materiali che la politica ha il compito di creare. Questa dinamica è evidente anche in Trentino, un territorio che per anni si è raccontato come modello di welfare, ma che oggi si trova a fare i conti con un inverno demografico che non risparmia nessuno. Eppure, nonostante la gravità del fenomeno, dopo sette anni di governo provinciale non si vedono risultati tangibili, significativi, concreti. Si annunciano tavoli, si evocano strategie, si promettono misure. Ma la realtà è che la natalità continua a scendere, i giovani continuano a rimandare, e il lavoro continua a essere percepito come un ostacolo non come un alleato nella costruzione di una famiglia.

La maggioranza guidata dal presidente Fugatti afferma di occuparsi del tema. Ma occuparsene non significa citarlo nei discorsi o inserirlo in un elenco di priorità astratte. Occuparsene significa produrre politiche che cambiano davvero la vita delle persone: favorire  contratti stabili e non precari, salari adeguati al costo della vita trentina, servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, sostegno reale alla conciliazione, investimenti strutturali e non bonus episodici, una visione che tenga insieme lavoro, comunità e futuro. Poco o nulla di tutto questo, ad oggi, ha trovato una traduzione efficace.

E mentre la politica rinvia, le scelte personali dei giovani vengono condizionate da un sistema che li costringe a scegliere tra stabilità economica e desiderio di famiglia. È qui che si misura la responsabilità pubblica: quando la libertà di diventare genitori viene limitata non da una scelta, ma da un contesto. Il Trentino non può permettersi di mettere in competizione lavoro e natalità. Perché quando questo accade, non è solo il numero delle nascite a diminuire: si indebolisce l’intero tessuto comunitario.

Una comunità che non si rinnova è una comunità che perde forza, continuità, capacità di immaginare il futuro.È una comunità che smette di tramandare, di crescere, di consolidarsi.Per questo è necessario dirlo con chiarezza: non possiamo permettere che la politica continui a trattare la genitorialità come una questione privata, mentre il lavoro resta un terreno di precarietà e disuguaglianze. La politica decide gli obiettivi generali, orienta le condizioni materiali, definisce le priorità collettive. E se dopo sette anni non si vedono risultati, significa che la direzione non è quella giusta.

Il Trentino ha bisogno di una strategia demografica vera. Ha bisogno di politiche che non si limitino a fotografare il problema, ma che lo affrontino alla radice. Ha bisogno di un patto nuovo tra lavoro, comunità e futuro. Perché una comunità che non si sostiene, non si moltiplica, non si consolida e non si tramanda è una comunità che si spegne. E noi autonomisti non possiamo permettere che questo accada.

Paola Demagri Consigliera provinciale Casaautonomia.eu 

23 Gennaio 2026 0 Commenti
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Sanità provinciale: serve un cambio di rotta!

Da Paola Demagri 19 Gennaio 2026

Da tempo assistiamo a un progressivo scivolamento del nostro sistema sanitario provinciale verso una situazione che non è più semplicemente critica: è sfuggita di mano. Prima che altri professionisti decidano di abbandonare definitivamente la nave, serve un gesto politico chiaro, netto, capace di ristabilire ordine, giustizia, visione. Un gesto che segni un vero reset e restituisca fiducia a chi lavora ogni giorno e a chi, ogni giorno, si affida ai nostri servizi.L’Azienda sanitaria ha bisogno di una guida straordinaria, di un commissariamento che rimetta al centro ciò che dovrebbe esserlo da sempre: la salute degli utenti e il benessere dei dipendenti. Perché oggi i processi interni sono corrosi, obsoleti, appesantiti da ingerenze e, in troppi casi, da evidenti mancanze di competenza. Da sette anni assistiamo a un turnover continuo nelle posizioni apicali: nomi che si susseguono, incarichi che durano il tempo di un respiro. È inevitabile che sorga una domanda: davvero sono tutti inadeguati, oppure è il sistema stesso a respingere chi prova a mettervi mano?La verità è che si è stratificato un insieme di problemi, responsabilità diffuse, scatole cinesi che chi entra scopre troppo tardi. E spesso, una volta viste da vicino, l’unica reazione possibile è andarsene.Per questo oggi serve un atto forte. Non un gesto simbolico, ma una scelta politica che dica con chiarezza che la sanità provinciale merita un nuovo inizio. Un commissariamento che apra una fase di ricostruzione, riorganizzazione profonda e trasparente, capace di restituire dignità ai professionisti e sicurezza ai cittadini.Non è una richiesta estrema. È l’unica scelta responsabile per rimettere la salute pubblica al centro del futuro della nostra comunità.

19 Gennaio 2026 0 Commenti
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Giovani sotto accusa? Forse dovremmo guardarci allo specchio

Da Paola Demagri 16 Gennaio 2026

In questi giorni si è acceso un dibattito importante attorno a quanto accade sugli autobus di Trentino Trasporti nella zona di Madonna di Campiglio, dove alcuni autisti hanno segnalato comportamenti inappropriati da parte di passeggeri di rientro dagli après-ski. La risposta istituzionale arrivata dall’assessore Gottardi – un pullman “dedicato” ai giovani che rientrano alterati dall’alcol – sembra voler circoscrivere il problema invece di affrontarlo alla radice.

Il punto, infatti, non è trovare un mezzo separato su cui caricare “tutti insieme” i ragazzi, quasi fossero un gruppo da isolare. Il punto è interrogarsi su ciò che accade prima: locali che somministrano alcol anche a minorenni, contesti che incentivano l’eccesso, un sistema di controlli che non funziona, un Comune che liquida tutto come “emotività”, quando invece parliamo di sicurezza, salute pubblica e impatto sociale.

Eppure, come spesso accade, il dibattito pubblico si è rapidamente trasformato in un processo ai giovani. Sul web, nei commenti, nelle chiacchiere da bar, si è scatenata una vera e propria bullizzazione degli adolescenti e dei ventenni, descritti come irresponsabili, maleducati, incapaci di autocontrollo.

Ma la verità è un’altra: sono gli adulti a dover fare un passo indietro e guardarsi allo specchio.
Perché quando si parla di giovani, gli adulti diventano improvvisamente tutti esperti di educazione, ordine e buone maniere. Eppure sono proprio gli adulti a creare i contesti, a gestire i locali, a definire le regole, a controllare – o non controllare – ciò che accade.

Attaccare i giovani non li aiuta.
Li schiaccia.
Riduce la loro capacità di leggere il mondo e di trovare strategie sane per starci dentro.

Se davvero vogliamo affrontare il tema, dobbiamo smettere di puntare il dito e iniziare ad ascoltare. Coinvolgere chi con i giovani lavora ogni giorno: educatori, psicologi, operatori sociali, insegnanti. Professionisti che sanno quanto spesso i ragazzi si sentano spaesati in un mondo costruito dagli adulti e per gli adulti.

Forse dovremmo esercitare un po’ di autoanalisi collettiva.
Chiederci che direzione stiamo prendendo come comunità.
Domandarci se la risposta giusta sia davvero un pullman separato o piuttosto un’assunzione di responsabilità da parte di chi amministra, di chi gestisce i locali, di chi dovrebbe garantire sicurezza e prevenzione.

I giovani non hanno bisogno di essere bullizzati dagli adulti.
Hanno bisogno di essere accompagnati, ascoltati, riconosciuti.
E noi adulti abbiamo il dovere di costruire contesti che li aiutino a crescere, non a difendersi.

16 Gennaio 2026 0 Commenti
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