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 “LA MINORANZA CONSILIARE “ADA” ESPRIME SODDISFAZIONE PER L’ACCORDO TRA LE PARTI PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO INTEGRATIVO DELLE COOPERATIVE SOCIALI”

Da Paola Demagri 18 Luglio 2024

La minoranza consiliare dell’Alleanza Democratica Autonomista esprime soddisfazione per la convergenza che Federazione della Cooperazione e sigle sindacali stanno trovando per il rinnovo del contratto integrativo della cooperazione sociale. Questo permetterà da un lato di riqualificare l’offerta dei servizi sociali, socio-assistenziali e socio-educativi e dall’altra di dare risposte alla perdita di potere d’acquisto di lavoratori e lavoratrici della cooperazione sociale e arrestarne la fuga verso il privato, le RSA e l’APSS, cosa che ha già iniziato a mettere in difficoltà i servizi sociali territoriali.

Ora serve che il Presidente Fugatti stanzi le risorse per dare copertura agli aumenti contrattuali e permettere così che si arrivi a siglare l’accordo tra Cooperazione e sindacati. Sono anni che chiediamo che si stanzino queste risorse, con oltre un miliardo di euro in assestamento non ci sono più alibi: se i salari sono realmente una priorità per la Giunta,  questo è  il momento per dimostrarlo.

Anche su questo faremo sentire la nostra voce in Aula durante la discussione dell’assestamento di bilancio.

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UNA STRATEGIA SENZA STRATEGIE:

Da Paola Demagri 28 Giugno 2024

tra sciatteria istituzionale e solita mancanza di prospettiva

I consiglieri e le consigliere di minoranza : Francesco Valduga, Paola Demagri, Mariachiara Franzoia, Paolo Zanella

Oggi in Prima Commissione le minoranze consiliari hanno bocciato la Strategia provinciale per la XVII legislatura. D’altronde si tratta di una programmazione lacunosa e general generica, che dice poco o nulla su come si vogliono raggiungere gli obiettivi in questi cinque anni (peccato che il “come” sarebbe proprio la strategia…) e che tra l’altro è spesso incoerente rispetto alla Strategia Provinciale per lo Sviluppo Sostenibile, a partire dalla riproposizione della Valdastico. SProSS che è stata votata la scorsa legislatura evidentemente più per obbligo derivante dall’Agenda 2030 che perché ci si creda realmente, visto che in più occasioni la Giunta ha dimostrato che la sostenibilità non è tra le sue priorità.

L’assenza di Fugatti oggi in Commissione per replicare alle nostre osservazioni, poi, dimostra quanto sia importante per questa Giunta una visione complessiva da mettere in campo nel medio-lungo termine. La replica dell’assessore Spinelli alle nostre osservazioni è stata – pare impossibile – più vuota della Strategia stessa. Restano quelli di sempre, che prendono decisioni estemporanee di sei mesi in sei mesi, dal bilancio all’assestamento (al netto delle grandi opere, per le quali ci sono sempre milionate da accantonare che poi mai ricadono a terra), anche ora che la scusa del CoViD non c’è più. E lo si vede proprio in questa Strategia provinciale, povera e incoerente sin dalla premessa, con un’analisi del contesto socio-economico dove le priorità citate da Fugatti a inizio legislatura scompaiono: non si portano dati sull’emergenza casa, sui salari più bassi del Nordest, sull’aumento delle disuguaglianze, sulla spesa per la sanità privata direttamente a carico dei cittadini più alta d’Italia.

Al di là della sciatteria generale e delle legittime posizioni politiche su alcuni temi che segnano la distanza tra chi governa e noi all’opposizione, ciò che salta all’occhio è la mancanza di proposte in risposta ai problemi identificati. Sulla carenza di personale nei Comuni nulla si dice sull’incentivazione delle fusioni, delle gestioni associate o di altre proposte credibili che rafforzino le autonomie locali e nemmeno del trasferimento di competenze alle Comunità di Valle. Sulla chiusura del ciclo dei rifiuti, dopo anni di ragionamenti ancora non si esprime nessuna posizione su tipologia di impianto, dimensionamento e localizzazione. Nulla su un piano per il risanamento degli acquedotti, sulla strategia per il rinnovo delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche per mantenerne il controllo territoriale, sul sostegno delle Comunità energetiche rinnovabili, sull’efficientamento delle abitazioni e sul contrasto alla povertà energetica. Come fossero temi secondari in questo momento storico. Nemmeno sui nidi d’infanzia si esplicita se si vuole andare o meno verso l’universalità e la gratuità, visto che ormai il trend della (de)natalità con la politica dei bonus si sta allineando a quello nazionale. Poco pure sulle strategie per contrastare il persistente divario di genere. Sui salari si dice solo che si deve cercare di alzarli, ma non si spiega con quali leve: incentivando selettivamente le aziende e favorendone la crescita dimensionale per aumentarne la produttività? trasferendo più risorse per gli affidamenti dei servizi per garantire contrattazioni integrative migliori nel terzo settore? Nulla è dato sapere. Sull’abitare poi manca completamente l’idea di un piano di edilizia residenziale pubblica e non si accenna nemmeno al problema degli affitti turistici brevi che erodono il mercato residenziale, figurarsi a possibili risposte. Sulla sanità l’approssimazione è massima, tanto che è su questo tema che è arrivato il numero più alto di osservazioni dai cittadini e organizzazioni interessate: il ruolo della prevenzione invece che essere centrale è solo accennato, manca un progetto di riorganizzazione del territorio e le strategie per l’integrazione socio sanitaria e non si definiscono leve per il trattenimento e l’attrattività del personale per garantire il funzionamento della sanità pubblica e universalistica. E quasi nulla si dice del sociale e disabilità. Sui grandi carnivori, poi, tema principale di campagna elettorale di questa maggioranza, ci si ferma alle enunciazioni di principio.

Insomma letto il documento ci si rende conto che si tratta di una Strategia senza strategie, dove manca una prospettiva di sviluppo del territorio e che di fatto è stata scritta solo perché si doveva farlo, sapendo già che tanto per altri cinque anni si continuerà comunque a navigare a vista. E i grandi cambiamenti in atto nessuno li governa, con buona pace dei trentini e delle trentine.

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La Provincia attivi un aiuto straordinario per gli studenti lavoratori

Da Paola Demagri 18 Giugno 2024


 La categoria delle persone che si possono definire “studente” è piuttosto eterogenea. Ogni fattispecie ha però in comune una condizione: frequentare l’Università è costoso. E fuori sede, all’alimentare si aggiungono una serie di altre spese tra cui l’affitto. Così lo studiare per prepararsi ed acquisire nuove competenze sta diventando sempre più un lusso. Chi è particolarmente motivato nel seguire un certo tipo di percorso di studi, si può scontrare con problematiche economiche legate al caro vita.

Nella Mozione recentemente predisposta da Casa Autonomia.eu e sottoscritta dai Consiglieri provinciali di minoranza , abbiamo voluto occuparci di una categoria spesso poco considerata: gli studenti che scelgono di trovarsi un lavoro per sopperire almeno in parte alle loro necessità finanziarie. Persone che per non gravare completamente sulla famiglia finiscono per sottrarre tempo allo studio e alla vita sociale. Persone che, beffa nella beffa, finiscono per dimostrare un fittizio aumento del reddito e quindi dell’indicatore ISEE (o ICEF, per le borse di studio dell’Opera Universitaria). E non parliamo solo di giovani che scelgono di autosostenersi ma anche persone non più giovani che lavorano e scelgono di portare avanti un percorso di studi per riqualificarsi professionalmente.

Già molte le realtà universitarie stanno investendo nel sostegno economico ai soggetti che ne fanno richiesta. Ad esempio, è facilmente reperibile sul web il caso dell’Università degli Studi di Padova. Citiamo a tal proposito il bando annuale per la contribuzione degli studenti Alle studentesse e agli studenti con reddito annuo lordo di almeno 3.500,00 Euro percepito nel 2023 o nel 2024 in base ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o determinato o ad altre attività lavorative autonome, e con ISEE fino a 50.000 Euro, è prevista una riduzione di 400,00 Euro del contributo onnicomprensivo che viene applicata su seconda e terza rata. La riduzione è concessa per un numero di anni pari alla durata normale del corso di studio, più altri tre anni, a partire dal primo anno di immatricolazione. “

Ecco allora che a nostro avviso, anche un intervento locale sarebbe estremamente opportuno. A tal proposito la copertura economica non potrebbe che provenire dall’ambito provinciale andando a compensare parte delle tasse universitarie di livello locale. Per i “fuori sede” si potrebbero ipotizzare forme di indennità da parte dell’Opera Universitaria con un bando separato rispetto a quello inerente la riduzione delle tasse universitarie a Trento. Due bandi diversi per due casistiche diverse che necessiterebbero di due fondi diversi. 

Anche la CISL, nella sua campagna nazionale “LA TUTELA DEL LAVORO NELLE TRANSIZIONI” sul tema “giovani e lavoro” solleva tutta una serie di problemi nella transizione verso il mondo del lavoro sollevando questioni spinose come l’abbandono scolastico, la ridotta quota di laureati e la necessità di potenziare la formazione degli occupati. 

Volendo parlare quindi di “studenti lavoratori” è quanto meno auspicabile un confronto non solo con la rappresentanza studentesca e l’università ma anche con gli stessi sindacati per capire se, come e quando porteranno avanti eventuali iniziative nelle contrattazioni per concretizzare una certa attenzione verso i giovani più volenterosi.

Il dispositivo della mozione depositata vuole impegnare la Giunta provinciale ad attivarsi per almeno un paio di

  • aprire un tavolo che coinvolga PAT, Opera Universitaria, Università degli Studi di Trento, rappresentanze studentesche e sindacati per elaborare strategie e soluzioni che possano mitigare disagi economici del cd. “studente lavoratore” trentino
  • valutare di destinare dei fondi a sostegno di tale categoria di studenti per incentivare l’accostamento del lavoro ad un percorso universitario (in Trentino o fuori da esso)
18 Giugno 2024 0 Commenti
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Elezioni europee e ballottaggio a Rovereto: il bilancio di Casa Autonomia.eu

Da Paola Demagri 12 Giugno 2024

Come noto, anche il nostro Movimento civico provinciale ha voluto confrontarsi con l’ampia dimensione della kermesse elettorale europea. Col suffisso “.eu” nel proprio nome non poteva esimersi da questo compito. Avvertiamo infatti come molto forte il bisogno di ispirarci a quel PPTT.ue di passata memoria. Fautore di un autonomismo di respiro europeo già da una sua precocissima intuizione. 

Onestà vuole – benché questa sia una dote che a quanto pare in politica non serve più – che si ammetta il risultato ottenuto come piuttosto deludente. Non tanto a livello locale dove AZIONE ha ottenuto i migliori risultati del suo livello nazionale, quanto piuttosto all’esito complessivo. Dove, come osservato, a sbancare sono state le Destre, anzi, le “Ultradestre”. Movimenti da far sembrare la nostra Giorgia nazionale una novellina di quella parte di Arco costituzionale. 

Ed è proprio lei a guidare l’elenco delle nostre delusioni. Con la conferma della fiducia verso il “melonismo” da parte di tutti gli italiani, abbiamo ormai tutti la certezza che a vincere in politica è più importante avere doti da showgirl che portare a casa risultati concreti. Al netto del fatto che far questo, in Italia, è ormai praticamente impossibile. 

Potrebbe essere diverso qui in Trentino. Invece, tutti i problemi degli scorsi cinque anni sono stati spazzati come polvere sotto al tappeto. Col suo gran girovagare, la Giunta provinciale ha preferito mescolare polente alle sagre paesane e tagliar nastri di ogni ordine e genere. Non importa se i lavori pubblici sono al palo, se in agricoltura vanno bene soltanto un paio di cooperative e sul resto regna il buio,  se la sanità va come va, se i giovani scappano all’estero (ma da li poi, votano verde!). In Italia l’importante è esser presenti in TV ed in Trentino al maggior numero di manifestazioni possibile. 

Un secondo elemento di insoddisfazione che le urne nazionali hanno certificato, è la litigiosità dei movimenti di Centro. Fin quando Renzi e Calenda non si faranno da parte o smetteranno di litigare quei Partiti davvero centrali e moderati non avranno la possibilità di decollare. 

Per Casa Autonomia.eu il test è comunque andato bene. Le persone che ci hanno sostenuto alle provinciali hanno risposto altrettanto bene anche in questa tornata. Di certo sarà necessario far tesoro degli aspetti che non hanno funzionato per affrontare al meglio la prossima

Nel frattempo possiamo consolarci con Rovereto, città tradizionalmente di centro-sinistra dove il risultato però, era tutt’altro che scontato. Abbiamo vinto certificando lo scarso valore elettorale che hanno dimostrato le attuali scelte del Patt. Anche a Rovereto infatti, gli Autonomisti di Panizza hanno voluto continuare nel solco del loro voltafaccia al centro-sinistra. Dopo un quarto di secolo di collaborazione col csx la dirigenza del PATT affamata più di poltrone che di destra, tiene ben salde le poche tessere rimaste, da quella parte dell’arco costiutuzionale. Così se in passato per le elezioni comunali non dava nessuna indicazione precisa di Alleanza, da quando hanno ottenuto qualche posto di potere (su nomina diretta di Fugatti) le vecchie stelle alpine hanno cambiato stile. Ora gli ordini di scuderia sono di stare dove stanno i partiti di destra. Nonostante pubblicamente il loro Segretario provi a dissimulare con parole di apertura a tutti i fronti (risultando poco credibile) 

Ecco perché al Centro sinistra gli autonomisti progressisti di MCA.eu fanno assai bene. Colmano quel bisogno di voto locale che incarna i valori di quello che un tempo, fu il PATT. Una sfida che siamo già pronti a correre ad urne europee ancora “calde”. In settimana incontreremo il nostro direttivo e in seguito allargheremo le riflessioni emerse alla Assemblea dei soci.. La data delle elezioni 2025 pare difficilmente procrastinabile rispetto alla naturale scadenza di maggio e dunque entro la fine dell’anno la maggior parte dei candidati sindaci di maggior rilievo saranno già notizia di cronaca. E noi ci saremo.

12 Giugno 2024 0 Commenti
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Ciclabile del Brenta, a quando la sua riapertura?

Da Paola Demagri 14 Maggio 2024

Il Gruppo consiliare MCA.eu, attraverso la sua Consigliera Paola Demagri, ha voluto stimolare la Giunta su uno scottante problema per il Turismo e gli appassionali delle ruote a raggi in Valsugana. Una frana, blocca una delle attrazioni forse più importanti del luogo, senza che dalla politica locale arrivi qualcosa di più che un semplice annuncio. 

Con una specifica interrogazione chiediamo lumi su questa vicenda apparentemente non ancora in via di soluzione. 

A seguire, eccone il testo in via di deposito.

La ciclabile del Brenta è una vera attrazione per turisti e appassionati non solo della Valsugana. In attesa del collegamento definitivo con Trento, parte comunque da Pergine e arriva a Bassano. Ma se vogliamo darle l’importanza che merita, più ampiamente rappresenta l’asse di collegamento tra Monaco e Venezia. La riprova sono i numerosissimi turisti tedeschi che la calcano in ogni stagione. 

In località Pianello di Grigno si registrano i passaggi tra Veneto e Trentino e nel 2023 se ne sono contati oltre 100.000. Dato destinato a rimanere non confrontabile con l’anno in corso visto che a causa di una frana, la ciclabile è preclusa al transito ormai da mesi. È pur vero che il problema è accaduto in territorio veneto tant’è che a risponderne, per altro con cura e puntualità, è il sindaco di Enego. Alla Stampa locale, racconta del suo puntuale interessamento alla vicenda. E’ un episodio che ha coinvolto la regione Veneto per competenza e la Provincia autonoma di Trento per conoscenza.

Ma al di là dei vari interessamenti il dato di fatto è che la stagione turistica è praticamente avviata e di lavori di riapertura non se ne vede nemmeno l’ombra. 

Attualmente per bypassare il tratto chiuso senza dover affrontare le forche caudine della ss47 – che peraltro è vietata alle bici -, si deve prendere il treno tra Cismon e Primolano. Come se non bastasse però, va constatato che l’alternativa del treno è praticamente un’illusione. I treni che possono trasportare bici sono una misera manciata (pare quattro) e i bus sostitutivi addirittura non le caricano. Eventualmente, in bici è possibile fare una chilometrica e complicata deviazione fino ad Arsiè per poi scendere nuovamente a valle.

Nel frattempo tra i tanti superficiali annunci, proprio della politica locale, è difficile capire cosa possa davvero servire per programmare i necessari interventi di messa in sicurezza e riapertura del percorso, e soprattutto come, quando e da chi verrà finanziato il ripristino.

Eppure la soluzione a questo rebus, potrebbe diventare un’interessante palestra ed esercizio anche per quegli assessori della giunta Trentina che qualche tempo fa consideravano pubblicamente i Fondi per i Comuni di confine come qualcosa di inutile e da rimuovere. Se Grigno ed Enego potessero ora collaborare nell’interesse collettivo, ne beneficerebbe non solo la Regione vicina ma l’intero comparto turistico locale. 

Di certo, è necessario passare dai propositi e annunci alla proposta di soluzioni concrete come non sembra riuscire a fare il Governo trentino di oggi. Sembra quasi far fatica a trovare la sua dimensione amministrativa facendo riaprire ciclabile anziché continuare soltanto a parlarne.

Tutto ciò premesso abbiamo voluto interrogare la Giunta provinciale per sapere:

quali tipi di interessamento e attività ha intrapreso la PAT, per incentivare la riapertura della ciclabile del Brenta nel più breve tempo possibile?

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E’ urgente un progetto di accoglienza diffusa

Da Paola Demagri 9 Maggio 2024

In questi giorni leggendo i vari interventi sui mezzi di comunicazione relativamente alla vicenda di quei 15 immigrati minorenni non accompagnati trasferiti dalla struttura di S. Vito di Pergine a Trento in un container perché ritenuti troppo turbolenti (in particolare due) e quindi incompatibili con la struttura che li ospitava, il mio pensiero è andato immediatamente alle possibili origini di questi ragazzi.

La mia ormai lunga esperienza africana vissuta in Kenya mi ha ricordato di questo Stato la situazione nella quale vivono tanti minorenni senza genitori o abbandonati causa situazioni familiari particolari. Ho pensato ai bambini di strada, in particolare, che vagano ed aspirano la colla da una bottiglia per calmare gli stimoli della fame ed i conseguenti effetti negativi cerebrali. Quanti ne ho visti. Ho pensato a quelle comunità formate solo da anziani, donne e bambini perché i mariti o i giovani se ne sono andati, chi sà dove, in cerca di lavoro.

Ho pensato a quei giovani, senza alcuna possibilità di lavoro, che trascorrono la giornata sotto i manghi dal mattino al tramonto. Possono lavorare la terra solo quando arrivano le piogge due volte all’anno. Loro non emigrano in Europa perché troppo lontani dalle nostre coste. E la situazione in Kenya non è la peggiore dell’Africa.

Se il pensiero va a quelli che vivono nel Corno d’Africa in zone desertiche ed ancora più povere, ma più vicine alle nostre coste, viene spontaneo pensare e giustificare che siano tentati di abbandonare la loro terra in cerca di un’altra migliore.  E questo vale anche per chi viene da altre realtà geografiche.

Per tutti è la disperazione che fa scattare la molla di andarsene anche rischiando la vita. E’ la speranza di un futuro migliore che dà questo coraggio. E il dramma nel dramma è il pensiero che una parte di coloro che arrivano siano minorenni non accompagnati. E qui nascono spontanee alcune domande. Primo perché arrivano non accompagnati. Perché sono senza genitori? Perché i genitori sono morti lungo il tragitto della speranza? Perché sono stati affidati a qualcuno che li porti dove potranno avere un futuro migliore? Qualunque sia la causa di questa anomala emigrazione si tratta sempre di situazioni per noi inimmaginabili e comunque umanamente drammatiche. Se questo è il retroterra dei minorenni non accompagnati quale deve essere il nostro comportamento quando li abbiamo in casa nostra? Possiamo rimanere indifferenti? Possiamo fregarcene? Possiamo voltarci dall’altra parte? Possiamo considerarli una scocciatura? Disturbatori della nostra egoistica quiete? Se non la coscienza almeno la sensibilità umana devono commuoverci e attivarci per trovare una soluzione dignitosa per questi poveri nostri fratelli sfortunati.

Sappiamo che la competenza operativa per la loro sistemazione è della Provincia. Questa ha fatto Il primo passo  che è quello dell’accoglienza. Questi ragazzi non stanno vagabondando da soli per le strade. Tuttavia trasferendoli in massa da un luogo all’altro non si risolve il problema, ma lo si sposta soltanto.  Manca il secondo passo, quello che li possa inserire ed integrare affinchè possano anche loro essere cittadini a pieno titolo nella comunità che li ha accolti. Dobbiamo pensare che sono adolescenti che vivono, come tutti i loro coetanei, l’esperienza più delicata e critica della vita e quindi hanno estremo bisogno di sostegno, di aiuto, di attenzione.

A questi ragazzi manca l’affetto della famiglia, un sostegno psicologico. Sono particolarmente fragili e vulnerabili. E’ indispensabile quindi un’accoglienza diffusa che permetta di seguirli il più possibile singolarmente garantendo non solo la sussistenza, ma anche l’inserimento nel mondo che li circonda diverso da quello di provenienza. Hanno bisogno di quella formazione necessaria che permetta loro quanto prima di essere avviati al mondo del lavoro che garantisca la possibilità di guadagnarsi il pane quotidiano e conseguentemente acquistare quell’autonomia alla quale tutti aspirano. Per fare questo secondo passo può essere utile, oltre alla indispensabile e sicura competenza degli uffici provinciali, la collaborazione di enti di assistenza sociale già esistenti sul nostro territorio e che godono tanta stima e fiducia. Non possiamo quindi vivere alla giornata.

E’ urgente un progetto di accoglienza diffusa.

Gli inconvenienti lamentati di eccessiva turbolenza, soprattutto da parte di qualcuno dei minori, con l’accoglienza diffusa andrebbero sicuramente a scomparire. Ritornando al trasferimento di 15 minori, perché troppo problematici, da S.Vito di Pergine a Trento è significativa la frase espressa da una persona autorevole, che ha detto: “chi non diventerebbe problematico passando le sue giornate con l’obbligo di dover riempire il vuoto?“  Per concludere, la Provincia, titolata a risolvere questo importante e delicato problema umanitario, riuscirà, in tempi brevi, a trovare la migliore soluzione per il bene di questi minori non accompagnati? Io sono fiducioso. Certamente la Comunità, invitata a collaborare, non si tirerà indietro. Nell’anno di Trento capitale europea del volontariato una onorevole sistemazione di questi minorenni non accompagnati sarebbe un ottimo segnale di concreta ed efficiente solidarietà.      

Luigi Panizza Presidente “Associazione Valdisole Solidale ODV”

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i candidati per la lista Futuro Insieme – Mezzolombardo

Da Paola Demagri 3 Maggio 2024

Alle elezioni comunali di maggio a Mezzolombardo, come in altri comuni del Trentino, il movimento Casa autonomia.eu ha contribuito alla costruzione di una  lista. La lista  “Futuro Insieme” sosterrà il candidato Sindaco Marco  Pavanelli con il contributo di due giovani membri: Delucca Alessandro (1995) e Fonte Marco (1998), Soci di Casaautonomia.eu.

Tale partecipazione è anche frutto del lavoro dell’Alleanza Democratica Autonomista (ADA) che ha permesso di unire risorse, intenti e idee per la costruzione della lista e del programma offrendo così ai cittadini di Mezzolombardo un’alternativa alla destra.

Il movimento giallo ha arricchito la lista “Futuro Insieme” di valori a cui  Casaautonomia.eu fa riferimento, ossia, quelli cattolici democratici, liberali e progressisti. 

Alessandro Delucca, 29 anni con una formazione tecnica ambientale. Da sempre legato ai veri valori autonomisti del nostro territorio. Si candida per portare concretezza e competenza nella gestione del suo paese, dal tema ambiente alla necessità di coinvolgere direttamente la popolazione nelle decisioni riguardanti la collettività.

Il giovanissimo Marco Fonte, Dottore magistrale in Politiche Pubbliche e Amministrazione e iscritto al movimento politico CasaAutonomia.eu fin dagli inizi. Si candida nella lista “Futuro Insieme” per consentire la presenza di una forza politica in grado di offrire ai cittadini scontenti la possibilità di non votare la giunta uscente. 

In quanto membro di Casa Autonomia, i suoi  valori politici sono riconducibili alla cultura popolare, liberal-democratica e riformista. Per questa ragione non si ritiene un cittadino di sinistra. Tuttavia, il rafforzamento di una destra nazionalista e incompetente ha obbligato i moderati a formare alleanze con la sinistra per tutelare i valori repubblicani. Per questo motivo reputiamo  importante che l’elettorato moderato di centro non voti per chi storicamente si è posto in antitesi alle politiche di De Gasperi, di Sturzo, di Einaudi o di Aldo Moro.

Anche nelle elezioni amministrative i valori non possono essere ignorati, in quanto le scelte di ordinaria amministrazione richiedono anch’esse una coscienza ideale. 

Come Movimento  riteniamo utile e  doveroso fare un appello al voto attraverso le parole di un antico politico ateniese, Pericle, il quale sosteneva che il cittadino che non si interessa allo Stato non è da considerare innocuo, ma inutile .

3 Maggio 2024 0 Commenti
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Punti nascita ormai alla deriva, ma non limitiamoci a parlare solo di questo Servizio

Da Paola Demagri 28 Aprile 2024

Di grande scalpore i dati fatti emergere dall’analisi della Corte dei Conti sui Punti nascita di Cles e Cavalese. Io non mi sono scandalizzata per questo, ne ero tanto meno impreparata a questa evenienza.

Ciò che dico è, ad ognuno il proprio compito. Alla Corte dei Conti di analizzare, controllare e bacchettare sulla spesa pubblica. Al professionista sanitario di considerare e garantire l’appropriatezza del proprio operato in termini di sicurezza e qualità. Al cittadino di scegliere ciò che ritiene più attinente alla sua percezione di benessere e gradimento, con alla base  un concetto che deve garantire la Politica: sicurezza ed equità.

La politica seria non faccia i conti con il consenso ma con gli esiti. Un politico che vuole il bene della propria comunità non può decidere pensando al solo consenso elettorale. Un politico serio può arrivare a cambiare idea se le condizioni sono cambiate.

Ma andiamo con ordine.

Il Presidente Fugatti non dirà mai chiudiamo i punti nascita perché la prima azione del governo leghista nel 2018 fu la consegna di un mazzo di fiori alle donne che a novembre avevano partorito nel Punto nascita riaperto di Cavalese . Una campagna elettorale populista, una scelta politica di propaganda. Da lì in poi nessuna azione forte e d’impegno politico per garantire il miglioramento degli standard di sicurezza a Cavalese e a Cles. Ciò che fu inaugurato era frutto di decisioni e investimenti precedenti, coma la Sala Operatoria dentro il Punto Nascita. Esplicitamente richiesta nel 2016 dal Ministero della Sanità per garantire maggior sicurezza. Per il resto la precedente Giunta leghista i Punti nascita li ha lasciati morire a  se stessi. 

Ora la Politica deve fare i conti con chi dice che i conti non tornano e chi legittimamente non li fa tornare perché si rivolge altrove. Nel mio ruolo di Consigliera provinciale preferisco occuparmi delle preoccupazioni dei cittadini e dei sanitari. E’ ormai noto che i futuri genitori scelgono di andare laddove i numeri garantiscono sicurezza per la diade madre-bambino e magari offrono  meno  in termini di ospitalità e comfort dei servizi. Alle future coppie va garantita la possibilità di scelta ma con la stessa offerta ovunque!

All’ Assessore Tonina, che non appare così reticente nell’affrontare il tema “chiusura Punti nascita” offro anche stavolta  spunti di riflessione. Chieda ai tecnici i dati sugli esiti ( misurazione dell’appropriatezza e della qualità dell’atto professionale) e li confronti con il passato. Alcuni dati potrebbero essere davvero significativi, per chi li sa leggere e commentare. Solo così si metterà fine all’eventuale dubbio sulla sicurezza. Se tutto sarà perfetto non resta che lavorare sulla popolazione e sui professionisti ed offrire ad  entrambi  motivo per rimanere negli ospedali periferici. 

Abbiamo dedicato tanto spazio ai Punti nascita che da sempre fanno parlare. Spero di non dovermi mai occupare  del rischio di perdere un Servizio di Day Hospital Oncologico, o di una riduzione di posti letto in medicina, o ancora la riduzione del numero e della tipologia di interventi di chirurgia e ortopedia. Aggiungo che la questione del Pronto soccorso è già un problema e non è né fuori tempo né fuori luogo. 

E’ ormai tempo di conoscere l’agenda politica dell’Assessore Tonina a partire dal modello organizzativo che intende adottare, quello attuale è inefficiente e inefficace, lo dice anche la Corte dei Conti. 

28 Aprile 2024 0 Commenti
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Al Presidente del Consiglio provinciale

Da Paola Demagri 23 Aprile 2024

A chi come me, svolge ruolo di consigliere di controllo e opposizione, l’intervista di Soini
apparsa sul quotidiano IL T domenica scorsa, può risultare molto difficile da comprendere.
Eventualmente giustificabile solo se letta coma forma di entusiasmo del principiante.
Tra tutte le sue considerazioni, per il ruolo che rivesto, preferisco tuttavia entrare nel merito
soltanto per quanto riguarda quelle relative all’Ufficio di Presidenza.


Sono conscia che questa istituzione suoni ai non addetti ai lavori come qualcosa di piuttosto
difficile da comprendere. In realtà, e in parole estremamente povere, si tratta di una sorta di
“consiglio di amministrazione” che ha il compito di gestire i fondi a disposizione del Consiglio
provinciale E poiché la storia dell’Autonomia trentina ha voluto consegnare al consiglio
provinciale la sua indipendenza intellettuale e politica, ha previsto anche che chi amministra i
fondi del suo funzionamento, avesse la possibilità di esercitare questa indipendenza fino in
fondo.


Per prassi dunque, pur presieduto dal Presidente del Consiglio, pur espressione della
maggioranza (attualmente leghista), da lungo tempo si è deciso che venisse controllato da una
maggioranza appartenente all’opposizione consiliare
E così è stato, anche recentemente, quando la strafottenza leghista di questa ultima vittoria
voleva mettere in discussione questa prassi consolidata ormai da decenni.


Il Presidente si metta dunque il cuore in pace. Quando chiede all’Ufficio di presidenza di
assumere un ruolo super partes, dimostra di non conoscere storia e istituzioni che rappresenta.
Provo ad immaginare che forse è rimasto legato al suo modo di intendere le cose ancora nei
panni di sindaco tuttofare. Un sindaco di periferia dove gli assessori preferiscono
accompagnare le decisioni, anziché costruire e discutere insieme.


Ebbene qui in Consiglio provinciale non è così. Ognuno ha il suo ruolo e lo dovrebbe rispettare.
A poco vale dunque che Soini richiami tutti ad assumere una posizione super partes nei propri
comportamenti perché è lui stesso per primo ad offrire esempio contrario.
Una volta accolta quella figura istituzionale, una persona infatti non può più pensare di
occuparsi di politica svestendosi dal suo ruolo come fuori dall’orario di un normale lavoro perché
questo, normale lavoro non è.


Quando Soini, ad esempio, si reca a Rovereto a coordinare le elezioni comunali anche se non
sta muovendosi in missione per conto del Consiglio e dunque ci si reca senza autista, rimane
pur sempre il Presidente del Consiglio provinciale.
E forse dimentica anche che proprio alla tornata delle ultime elezioni provinciali si è presentato
sostenendo la compagine che più rappresenta i populisti in Trentino.
Forse dimentica che la sua lista era tutta improntata al sostegno del loro diretto rappresentante
a livello locale.


Forse dimentica ancora che capolista di questa compagine, era un tale Spinelli, leghista della
prima ora, da sempre tesserato lega, assiduo frequentatore dei raduni di Pontida.
E forse, e non infine, si dimentica che qui la coalizione che ha sostenuto è la più pura
rappresentanza dei nazional-seguaci di Alberto da Giussano, a capo dei quali a livello nazionale
è Salvini, il più significativo populista che l’Italia abbia mai conosciuto.
Allora Presidente che ora provi a dispensare saggezza mascherato di un abito civico super
partes, non pretendere che chi ha il compito di controllare le tue azioni nell’Ufficio di presidenza
prenda lezioni da chi si comporta come te, cioè in maniera esattamente uguale e contraria.

23 Aprile 2024 0 Commenti
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Allarme zootecnia un tris di proposte per non lasciare nulla di intentato.

Da Paola Demagri 3 Aprile 2024

Non ha certo bisogno di avvocati della difesa il sistema zootecnico Trentino. Che tuttavia non può vivere di silenzio e di accettazione di quello che amministrativamente parlando passa il convento. E’ per questo che MCA.eu ha voluto raccogliere le numerose lamentele del sistema allevatoriale provinciale. Un’organizzazione che possiede certo propri canali di dialogo, assolutamente autorevoli. Parliamo di Federazione allevatori, Tavolo verde, rappresentanze sindacali e Consorzi raccolta e lavorazione latte.

Questo momento di denuncia pubblica delle difficoltà è dunque un semplice affiancarsi alla loro voce.  Racconta ai professionisti del comparto e al Trentino tutto, che anche le forze politiche di minoranza si vogliono unire ai problemi degli allevatori. Per questo ringraziamo i colleghi di Coalizione per aver accettato senza indugio di condividere e sostenere le preoccupazioni esposte qui oggi.

Da un lato ricordando al Trentino e ai suoi ospiti che se c’è un bel territorio coltivato da vivere nel tempo libero o sul quale costruire la propria attività turistica è perché c’è chi lo coltiva.  Guarda caso le zone maggiormente vocate a indirizzo turistico sono anche quelle con il sistema agricolo più sviluppato. Ci chiediamo cosa ne sarebbe della Val Rendena e della Val di Fassa se non ci fossero le vacche e gli allevatori che coltivano i loro prati. 

In secondo ma non secondario luogo vogliamo ricordare all’amministrazione provinciale che ciò che si sta facendo non è sufficiente. 

Nel recente convegno sulla zootecnica di montagna tenutosi alla FEM qualche tempo fa, la Giunta ha voluto accomiatarsi dagli astanti invocando un tavolo di confronto con gli allevatori.  Come è giusto che sia a quel tavolo le forze politiche di minoranza Provinciale non sono invitate.  Tuttavia possiedono degli strumenti di proposta che oggi qui, in questa conferenza stampa, intendiamo utilizzare. 

Sono tre indirizzi precisi che derivano dalla nostra attività di intelligence dei problemi del comparto, dal lavoro quotidiano di relazione con gli allevatori e dalla decisione di affiancarli nelle loro preoccupazioni attraverso le opportune sedi istituzionali. 

Non siamo qui a inseguire il mito altoatesino, nonostante i nostri “cugini” a nord, allevino un numero di animali triplo rispetto al nostro, intendiamo attribuire questa diversa mentalità d’impresa agricola come legata anche al sistema del Maso chiuso. (vedi sotto dati allegati).

Di fatto però in Trentino gli animali continuano a calare, statistiche alla mano, in particolare in questi ultimi anni. Calo di terra coltivata e numero di animali sono comunque risparmiati dal fatto che le aziende più strutturate tendono ad ingrandirsi con l’evidente vantaggio di permettere al territorio di continuare ad essere coltivato.

Anche in questo caso la fotografia della situazione è resa particolarmente evidente dalla raccolta dati della BDN zootecnica, accessibile a tutti e rappresentata qui sotto

Tuttavia con una PAC in contrazione e con un prezzo del latte costantemente alla mercé del confronto europeo il futuro è piuttosto oscuro. A pesare, inoltre, un modello di vita cioè quello dell’allevatore, fatto di un impegno h24-365 giorni/anno, è piuttosto facile capire perché in questo settore il ricambio generazionale sia merce piuttosto rara. 

I dati qui sotto, pur non freschissimi, comparano la bovinicoltura con gli altri settori e aggiungono qualche ulteriore dato di contesto.

orto-fruttaviticolturazootecnia
480 milioni € valore di produzione 400 milioni € valore produzione 120 milioni € valore prod. latte 

12.000 ettari

10.500 ettari 
35 mila ettari prato90 mila ettari pascolo 45mila bovini35mila ovicaprini150 mio litri latte 
8.000 aziende 7.600 aziende 700 aziende professionali
20% circa produzione nazionale1% produzione viticola nazionale (spumante 45 %) 1% circa produzione nazionale
1,4 ettari superficie media aziendale1,2 ettari superficie media aziendale25 capi bovini media aziendaleresa media latte/capo/anno 80 q.li

Ultimo ma non ultimo il dato politico. L’amministrazione Provinciale non ha voluto dare al dicastero dell’Agricoltura l’importanza che meritava, gravando l’ assessora incaricata di ulteriori impegni che la distrarranno dai propri complicati compiti.  Tra Regione, Enti locali, l’amata importantissima melicoltura e la viticoltura che tanta fortuna elettorale le ha portato sarà molto difficile pensare che riusciremo a vederla ritagliarsi qualche tempo in qualche stalla a contatto con la materia amministrata.

3 Aprile 2024 0 Commenti
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