Ma ad oggi Cles e Cavalese non hanno queste caratteristiche
Il T quotidiano Daniele Benfanti 06/01/2026
Ma ad oggi Cles e Cavalese non hanno queste caratteristiche
Il T quotidiano Daniele Benfanti 06/01/2026
L’Adige Luisa Patruno 06/01/2026
L’Adige 03/01/2026 Patrizia Todesco
Il dibattito di questi giorni con la decisione della Corte d’Appello .
Non lasciamo le APSP con il cerino in mano . La provincia intervenga subito
Il T quotidiano 023/01/2026 Simone Casciano
Se vogliamo davvero cambiare il futuro della nostra provincia, dobbiamo iniziare a scegliere chi la guiderà, non tre mesi, ma subito.
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In seguito alla pubblicazione delle Note ministeriali n. 5836 del 7 novembre 2025 e n. 6545 del 12 dicembre 2025, che impongono alle scuole criteri rigidi nell’organizzazione di eventi su temi politici e sociali, è stata presentata un’interrogazione per chiedere se l’Assessorato provinciale all’Istruzione abbia assunto una posizione autonoma o se, al contrario, si sia limitato a recepire senza alcuna valutazione critica le indicazioni provenienti da Roma. Le due Note del Ministero dell’Istruzione richiamano le scuole al rispetto del pluralismo, del contraddittorio e della par condicio nella scelta dei relatori. Tuttavia, tali indicazioni – nate per rispondere a episodi specifici verificatisi in altre regioni – rischiano di tradursi in un’ingerenza centralistica che mal si concilia con il nostro modello educativo autonomo. «La nostra Provincia dispone di competenze proprie in materia di istruzione e formazione. È quindi legittimo chiedersi se l’Assessorato abbia ritenuto necessario ribadire l’autonomia decisionale dei Dirigenti scolastici o se, invece, abbia preferito un allineamento totale alle direttive ministeriali, rinunciando di fatto a difendere le nostre prerogative».
Ilconcetto di pluralità non può essere ridotto alla semplice contrapposizione di opinioni, come avviene nei talk show televisivi. Nella scuola, pluralità significa offrire agli studenti informazioni qualificate, strumenti di analisi e contesti di approfondimento, non trasformare gli istituti in arene di scontro politico.
«Se la Giunta locale accetta senza discutere indicazioni pensate per realtà molto diverse dalla nostra rischiamo di vedere impoverite proprio quelle caratteristiche che rendono speciale la nostra autonomia. L’autonomia non è un’etichetta: è la capacità di adattare le norme alle esigenze del territorio, tutelando la qualità del nostro sistema educativo».
Con l’interrogazione si chiede quindi:
La mancata riapertura degli ambulatori ortopedici di Madonna di Campiglio e di Sen Jan di Fassa rappresenta l’ennesimo tassello dell’incapacità programmatoria dell’Azienda sanitaria. O, forse, il segno che qualcuno preferisce continuare a “fare bella figura” con i vari territori, tirando una coperta che è ormai diventata cortissima.
Sostenere oggi che quegli ambulatori “non servono” e che gli sciatori potranno rivolgersi agli ospedali di Tione o di Cavalese è un’affermazione che si commenta da sola. Non serve certo una direzione generale per ricordarci come funziona la naturale organizzazione territoriale. La vera domanda è un’altra: con le risorse attualmente disponibili, questi ospedali sono davvero in grado di garantire gli standard minimi di sicurezza e qualità e l’incremento massiccio di utenza?
In questi giorni si parla poco anche di ciò che accadrà durante le Olimpiadi.
Sappiamo che l’Azienda sanitaria sta reclutando personale disposto a coprire turni aggiuntivi nelle settimane dell’evento, chiedendo disponibilità persino nei giorni di riposo.
Se per far fronte a un picco prevedibile come quello olimpico si ricorre a soluzioni straordinarie, come si può pensare che la stessa struttura sia in grado di garantire servizi essenziali nei territori turistici senza una programmazione seria e stabile?
La verità è che la montagna non può essere gestita con interventi estemporanei o con giustificazioni deboli. Servono visione, organizzazione e rispetto per chi vive e lavora in questi territori, e per chi li sceglie come destinazione.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato – ai sensi dell’art. 87, comma 11, della Costituzione – cinque decreti di grazia. Tra questi figura quello concesso a Franco Cioni, classe 1948, condannato a sei anni, quattro mesi e venti giorni per l’omicidio volontario della moglie, gravemente malata e con la quale condivideva un legame affettivo lungo cinquant’anni. Il fatto risale all’aprile 2021.
Questo atto di clemenza mi spinge a richiamare tre questioni che riguardano da vicino anche il nostro territorio e sulle quali lavoro con continuità e responsabilità.
La prima riguarda la solitudine degli anziani, una condizione sempre più diffusa e preoccupante. Attraverso una mozione ho proposto l’istituzione di una delega specifica, perché la solitudine non è un fatto privato: è un fenomeno sociale che genera isolamento, sofferenza psicologica e un peggioramento della salute. Le istituzioni hanno il dovere di riconoscerla e affrontarla.
La seconda riguarda il fine vita. A breve discuteremo in aula un disegno di legge che potrebbe finalmente offrire un quadro normativo chiaro e rispettoso della dignità umana nelle situazioni più critiche e irreversibili. È un tema che richiede coraggio, responsabilità e un confronto libero da pregiudizi.
La terza questione riguarda il sistema carcerario, che continua a mostrare criticità profonde. Il sovraffollamento compromette la dignità delle persone detenute, le condizioni igieniche non sempre sono adeguate e l’accesso alla salute in alcuni casi è insufficiente. Le dotazioni organiche del personale sanitario e di Polizia penitenziaria sono insufficienti. La carenza di attività significative svuota le giornate, l’assistenza psicologica è insufficiente, i legami familiari si indeboliscono, l’accesso a lavoro e formazione è diseguale. La dignità in carcere non è un principio astratto: è un insieme di condizioni concrete che oggi non vengono pienamente garantite.
I temi richiamati dall’atto del Presidente Mattarella sono temi che seguo da tempo e sui quali auspico una maggiore attenzione anche da parte della maggioranza trentina. Riguardano la qualità della nostra democrazia e la capacità delle istituzioni di farsi carico delle fragilità umane, senza voltarsi dall’altra parte.
Mentre la maggioranza provinciale naviga a vista, come Alleanza Democratica Autonomista tracciamo la rotta con proposte puntuali per il Bilancio provinciale. Non slogan, ma soluzioni concrete ai problemi della vita di tutti i giorni.
Dalla sanità alla casa, passando per il sostegno alle famiglie e ai lavoratori e alle imprese: abbiamo messo nero su bianco le nostre priorità per il triennio 2026-2028.

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