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La vera riunificazione è quella tra valli e città.

Da Paola Demagri 5 Maggio 2026

Oggi il Trentino ha bisogno di questa verità semplice e scomoda, perché negli ultimi anni è stato raccontato come un territorio diviso, come se città e valli fossero due mondi separati, due comunità con interessi opposti, due realtà che non si riconoscono più. Questa divisione non nasce dalle persone, ma da un modo di governare che ha trasformato le differenze in confini e i confini in identità contrapposte. È una narrazione che ha scavato un solco e che ha indebolito l’idea stessa di autonomia.


Casaautonomia.eu nasce per ribaltare questo schema, perché l’autonomia non è un simbolo da difendere a parole, è un sistema che funziona solo se tutte le sue parti funzionano insieme. Io guardo il Trentino da entrambi i lati: dalla città vedo le valli che tengono in piedi il territorio con la zootecnia che presidia i pascoli, l’agricoltura che dà forma al paesaggio, i servizi che resistono nonostante la distanza, la fatica quotidiana di chi vive in quota. Dalle valli vedo la città che sostiene con l’università che forma competenze, la ricerca che innova, la sanità specialistica che completa quella territoriale, la mobilità che collega, i servizi che fanno da spina dorsale. Non sono due mondi separati, sono due presidi dello stesso sistema, e se uno dei due si indebolisce, si indebolisce tutto il Trentino.


Lo vediamo nella sanità, dove la chiusura di un punto nascita non è un problema locale ma un segnale di fragilità dell’intero sistema; dove la mancanza di medici di base non è un disagio di un paese ma la prova che la prossimità si sta sgretolando; dove la città lasciata sola nella gestione dell’RFT diventa il simbolo di un equilibrio che si è rotto. Lo vediamo nella mobilità, dove chi vive in valle deve usare l’auto per ogni spostamento e chi vive in città paga il prezzo di scelte che non tengono conto dell’insieme. Lo vediamo nell’università, che non può essere percepita come un presidio urbano ma come il luogo dove si costruisce il futuro di tutto il territorio. Lo vediamo nella zootecnia, che non è folklore ma presidio ambientale, economico e culturale, e che garantisce qualità e paesaggio anche a chi vive lontano dai pascoli.
E lo vediamo, più di tutto, nell’energia. Perché il costo dell’energia non distingue tra città e valli, ma gli effetti sì: chi vive più in alto consuma di più, chi vive più lontano spende di più, chi ha meno servizi paga di più in tempo e risorse, chi vive in città paga il prezzo delle scelte imposte dall’alto. L’energia non è un tema tecnico, è un tema di giustizia territoriale, è il punto in cui tutte le disuguaglianze diventano visibili.


Per questo abbiamo bisogno che chi governa non guardi al consenso, non guardi agli amici, non guardi alle appartenenze politiche. Questo si chiama opportunismo, e l’opportunismo non costruisce futuro. Chi governa deve avere una visione unitaria che tenga conto delle differenze e che trasformi quelle differenze in opportunità. Chi governa non può fare favoritismi, non può generare discordie, non può alimentare contrapposizioni. Chi governa deve avere un’etica responsabile, concreta, equa, capace di tenere insieme e non di dividere, capace di ascoltare e non di imporre, capace di vedere il territorio nella sua interezza e non nella sua convenienza. La politica non è la gestione degli amici, è la gestione del bene comune. E il bene comune non si costruisce scegliendo una parte contro l’altra, ma ricomponendo ciò che è stato separato.
Casaautonomia.eu guarda al futuro partendo da questa consapevolezza: il Trentino non può più permettersi di ragionare per compartimenti, per territori che si guardano con sospetto, per comunità che si percepiscono in competizione. Dobbiamo tornare a pensare come un sistema unico, dove la sanità è vicina, la mobilità è integrata, l’università è un motore per tutti, la zootecnia è riconosciuta come presidio, l’energia è equa e sostenibile. Un sistema dove città e valli non si misurano a vicenda, ma si sostengono.
Questa è la mia idea di futuro. Questa è l’idea di Casaautonomia.eu. Ricucire ciò che è stato diviso e riportare il Trentino a funzionare come un territorio che si riconosce, che si parla, che si sostiene. Un territorio che non sceglie tra città e valli, ma sceglie il Trentino.

5 Maggio 2026 0 Commenti
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Vengo dalle valli

Da Paola Demagri 7 Febbraio 2026

E quando parlo di aree interne e spopolamento non lo faccio per slogan, ma perché so cosa significa vivere in territori che non sono “periferia”, ma cuore vivo del Trentino. Territori diversi tra loro, con bisogni diversi, con equilibri delicati che non si possono trattare come fossero tutti uguali. Oggi in Italia si discute molto di aree interne, di spopolamento, di servizi che arretrano. In Trentino questo tema non è solo politico: è identitario. Riguarda la nostra storia, la nostra autonomia, la nostra idea di comunità. E riguarda soprattutto quattro nodi che qui si sentono più che altrove:

Nelle valli un servizio non è mai “solo” un servizio. È un presidio, un punto di riferimento, un pezzo di comunità. Un nido che chiude non è solo un nido che chiude: è una famiglia che rinuncia, una giovane coppia che se ne va, un paese che perde un pezzo di futuro. Lo stesso vale per ambulatori, sportelli, trasporti, servizi sociali. Chi vive nelle valli conosce bene la differenza tra “collegato” e “isolato”. Un’ora di autobus in più, una corsa in meno, una strada non messa in sicurezza: sono scelte che cambiano la vita quotidiana. La mobilità non è un dettaglio tecnico: è ciò che permette alle persone di restare. Nelle aree interne la scuola non è solo un luogo educativo: è il centro della comunità. E i servizi per l’infanzia sono ciò che permette alle famiglie di restare, lavorare, costruire futuro. Quando si parla di riforme che toccano lo 0–3 e il 3–6, nelle valli non si parla di “modelli organizzativi”: si parla di tenuta dei territori.

Lo spopolamento non arriva all’improvviso. Arriva quando i servizi arretrano, quando il personale non si trova, quando le famiglie non si sentono sostenute, quando i giovani non vedono prospettive.È un processo lento, ma inesorabile, se non si interviene con politiche mirate e costruite insieme ai territori.

7 Febbraio 2026 0 Commenti
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