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giovani

La salute mentale deve essere un diritto di cittadinanza garantito dal nostro sistema sanitario, non un privilegio per chi può permetterselo.

Da Paola Demagri 15 Settembre 2026

Oggi depositiamo il disegno di legge unificato frutto della mia proposta e di quella della collega Coppola, sostenuto da tutto il centro-sinistra per istituire ufficialmente il Servizio di Psicologia delle Cure Primarie in Trentino.

I bonus e le misure d’emergenza non bastano più: servono strutture permanenti.

📌1 psicologo ogni 4 medici di medicina generale Presidio gratuito e diffuso nelle Case della Comunità, negli ambulatori e a domicilio

📌Prevenzione e diagnosi precoce al fianco di medici, pediatri, scuole e servizi sociali

📌I dati di ASUIT parlano chiaro: in Trentino il 4% della popolazione (19.000 persone) soffre di sintomi depressivi e 1 giovane su 10 tra i 11 e i 17 anni mostra segni di disagio.

Dopo tre anni di attesa, è il momento di portare il testo in Commissione e poi in Aula.

🎧 Ascolta la puntata completa del podcast per conoscere tutti i dettagli del DDL👉👉👉

https://t.me/paola_demagri/75

15 Settembre 2026 0 Commenti
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Finanziamento da 300mila euro a Cavareno e Romeno: la Giunta chiarisca criteri ed equità. Qual è la politica per la finanza locale?

Da Paola Demagri 15 Settembre 2026

L’accordo di “gestione distrettualizzata” tra i Comuni di Cavareno e Romeno ha riportato al centro del dibattito la vera ed enorme emergenza dei Comuni trentini: la drammatica carenza di personale e la mancanza di competenze per affrontare sfide complesse, a partire dalla gestione dei fondi del PNRR, a cui molte amministrazioni hanno dovuto rinunciare proprio per carenza di organico e segretari comunali ormai perennemente a scavalco.

I due Comuni hanno cercato una strada per garantire continuità ai servizi ed efficienza alla macchina amministrativa. Ciò che lascia profondamente perplessi e basiti non è lo sforzo di riorganizzazione, ma il metodo discrezionale adottato dalla Giunta provinciale nell’assegnazione delle risorse.

Come si giustifica lo stanziamento straordinario di 300 mila euro di soldi pubblici riservato esclusivamente a questo progetto? Soltanto Cavareno e Romeno avevano questa esigenza?

Per fare chiarezza ho provveduto a depositare un’interrogazione consiliare per chiedere alla Giunta: se la stessa opportunità di finanziamento sia stata data a tutti gli altri Comuni del Trentino e con quale grado di informazione e trasparenza. Quali siano i criteri oggettivi utilizzati per l’assegnazione di questo corposo contributo e se il Consiglio delle Autonomie Locali sia stato coinvolto o abbia espresso un parere su questa erogazione. Se e come la Provincia intenda rispondere qualora altri Comuni in gestione associata chiedessero da domani mattina un analogo sostegno economico per le proprie attività.

Il provvedimento appare privo di equità e di una reale programmazione. A dieci anni dalle prime fusioni, alcune delle quali complesse e bisognose di supporto (come nel caso del Comune di Predaia), in questi anni di governo leghista non si è visto alcun interesse per esse, né alcun impegno a sostenere quelle in essere o a favorirne di nuove. Il tutto affiancato dalla constatazione che le gestioni associate non abbiano reso quanto sperato. Ora la Giunta spunta con una “terza via” finanziata generosamente. Il rischio di questo ennesimo “bonus spot” è evidente: di fronte a finanziamenti di questa entità per chi non si fonde, quale segnale si dà a chi ha fatto la scelta coraggiosa della fusione? Perché non dovrebbero valutare di tornare indietro verso forme di gestione distrettualizzata pur di accedere a simili contributi?

La finanza locale non può essere gestita a macchia di leopardo con interventi . Il Trentino ha bisogno di un piano strutturale e trasparente, uguale per tutti i Comuni, e non di risorse distribuite, magari senza criteri chiari.

Articolo del T quotidiano pagina 31, Iori W.

15 Settembre 2026 0 Commenti
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Ogni giovane che se ne va

Da Paola Demagri 24 Aprile 2026

Dai dati ISTAT
Nel 2024, dal Trentino sono partiti 861 giovani.Un numero che cresce, anno dopo anno, come una linea sottile che si allunga verso l’esterno. Dal 2011 ad oggi ne abbiamo persi oltre 6.400. E mentre le partenze aumentano, i rientri diminuiscono: a livello nazionale i rimpatri degli italiani sono calati del 23% nel biennio 2023–2024.Ogni giovane che se ne va non è una statistica: è una voce che si spegne nelle nostre piazze, un talento che non vedremo crescere qui, un pezzo di comunità che si assottiglia.
Le ragioni sono sempre le stesse, e non servono grandi analisi per riconoscerle.
C’è chi parte perché non trova una casa accessibile, perché i costi sono troppo alti o perché ristrutturare un appartamento ereditato è diventato un percorso a ostacoli.
C’è chi parte perché cerca un lavoro che qui non esiste, o che non offre prospettive, stabilità, crescita.E c’è chi parte perché, vivendo in valle, ogni giorno deve fare i conti con una mobilità lenta, faticosa, che rende tutto più distante: lo studio, il lavoro, le opportunità.Non sono scelte leggere. Sono scelte che parlano di futuro, di possibilità, di dignità.
E allora la domanda che dovremmo farci non è “perché se ne vanno?”, ma “cosa serve perché possano restare?”.Le risposte non sono complicate: politiche abitative che non lascino soli i giovani, lavoro qualificato che non costringa a migrare per crescere, collegamenti che rendano il territorio unito e non frammentato.
Sono scelte che richiedono visione, continuità, ascolto.Perché trattenere i giovani non significa trattenerli a forza: significa offrire loro un motivo per scegliere di restare.E in fondo, tutto parte da qui: dal riconoscere che ogni partenza è una perdita per tutti noi.

24 Aprile 2026 0 Commenti
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Casa Autonomia Giovani Primo incontro 2026

Da Paola Demagri 28 Gennaio 2026

Ieri i giovani di Casa Autonomia si sono ritrovati per il primo incontro del 2026: un momento ricco di idee chiare, ambizioni sane e un’attenzione autentica verso ciò cheriguarda la nostra comunità.
Abbiamo attraversato insieme molti dei temi oggi sul tavolo:

  • il referendum sulla separazione delle carriere,
  • le prospettive in vista delle provinciali del 2028,
  • le sfide e le opportunità legate all’emigrazione giovanile, positiva quando è temporanea ma preoccupante quando diventa un distacco definitivo dal proprio territorio,
  • le questioni sociali e sanitarie,
  • la vita amministrativa nei Comuni, soprattutto per chi ha da poco iniziato un percorso come consigliere o studia scienze politiche.

È stato bello vedere quanto interesse, quanta cura e quanta responsabilità questi ragazzi e queste ragazze portano con sé.
C’è attenzione per il territorio, per le decisioni amministrative, per i bisogni reali delle persone e per il modo in cui devono essere affrontati.
Casa Autonomia crede nei giovani, nella loro capacità di leggere il presente e immaginare il futuro. E incontri come questo lo dimostrano.

28 Gennaio 2026 0 Commenti
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Giovani sotto accusa? Forse dovremmo guardarci allo specchio

Da Paola Demagri 16 Gennaio 2026

In questi giorni si è acceso un dibattito importante attorno a quanto accade sugli autobus di Trentino Trasporti nella zona di Madonna di Campiglio, dove alcuni autisti hanno segnalato comportamenti inappropriati da parte di passeggeri di rientro dagli après-ski. La risposta istituzionale arrivata dall’assessore Gottardi – un pullman “dedicato” ai giovani che rientrano alterati dall’alcol – sembra voler circoscrivere il problema invece di affrontarlo alla radice.

Il punto, infatti, non è trovare un mezzo separato su cui caricare “tutti insieme” i ragazzi, quasi fossero un gruppo da isolare. Il punto è interrogarsi su ciò che accade prima: locali che somministrano alcol anche a minorenni, contesti che incentivano l’eccesso, un sistema di controlli che non funziona, un Comune che liquida tutto come “emotività”, quando invece parliamo di sicurezza, salute pubblica e impatto sociale.

Eppure, come spesso accade, il dibattito pubblico si è rapidamente trasformato in un processo ai giovani. Sul web, nei commenti, nelle chiacchiere da bar, si è scatenata una vera e propria bullizzazione degli adolescenti e dei ventenni, descritti come irresponsabili, maleducati, incapaci di autocontrollo.

Ma la verità è un’altra: sono gli adulti a dover fare un passo indietro e guardarsi allo specchio.
Perché quando si parla di giovani, gli adulti diventano improvvisamente tutti esperti di educazione, ordine e buone maniere. Eppure sono proprio gli adulti a creare i contesti, a gestire i locali, a definire le regole, a controllare – o non controllare – ciò che accade.

Attaccare i giovani non li aiuta.
Li schiaccia.
Riduce la loro capacità di leggere il mondo e di trovare strategie sane per starci dentro.

Se davvero vogliamo affrontare il tema, dobbiamo smettere di puntare il dito e iniziare ad ascoltare. Coinvolgere chi con i giovani lavora ogni giorno: educatori, psicologi, operatori sociali, insegnanti. Professionisti che sanno quanto spesso i ragazzi si sentano spaesati in un mondo costruito dagli adulti e per gli adulti.

Forse dovremmo esercitare un po’ di autoanalisi collettiva.
Chiederci che direzione stiamo prendendo come comunità.
Domandarci se la risposta giusta sia davvero un pullman separato o piuttosto un’assunzione di responsabilità da parte di chi amministra, di chi gestisce i locali, di chi dovrebbe garantire sicurezza e prevenzione.

I giovani non hanno bisogno di essere bullizzati dagli adulti.
Hanno bisogno di essere accompagnati, ascoltati, riconosciuti.
E noi adulti abbiamo il dovere di costruire contesti che li aiutino a crescere, non a difendersi.

16 Gennaio 2026 0 Commenti
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Per Cles si propone una svolta: Paola Demagri sindaca e la sua coalizione

Da Paola Demagri 19 Marzo 2025
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Per la nostra coalizione le Persone sono in cima all’agenda

Da Paola Demagri 19 Marzo 2025
19 Marzo 2025 0 Commenti
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Per Cles una squadra che possa essere la vera innovazione.

Da Paola Demagri 19 Marzo 2025
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Sarà il FaBER la cura della scuola?

Da Paola Demagri 26 Novembre 2024

intervento di Luigi Panizza

Ho letto in questi giorni sui vari mezzi di comunicazione che l’assessore all’istruzione Gerosa con l’anno scolastico 2025-2026 vuole istituire nei vari Istituti Scolastici una nuova figura scolastica che si chiamerebbe FaBER cioè “Facilitatore del Benessere Emotivo e Relazionale” che avrebbe il compito appunto di “promuovere il benessere emotivo e relazionale degli studenti, favorendo resilienza, apprendimento e relazioni positive”. Premesso tutto questo mi permetto da ex insegnante e preside di Scuola Media di fare alcune considerazioni.

Che sia in atto e diffuso un disagio giovanile preoccupante lo dimostrano i fatti e le cronache oltre ai rilievi concreti fatti dal personale direttivo e docente della Scuola e dai genitori stessi. Prenderne atto è senz’altro doveroso, ma non basta. Come per analogia con la salute fisica è importante prendere atto del disturbo fisico che si fa sentire e quindi andare dal medico che prescrive la cura e nello stesso tempo cerca di individuare le possibili cause perché il disturbo, o la malattia non si ripetano, Così si dovrebbe fare con i disturbi psicologici giovanili. E’ giusto intervenire tempestivamente.

Ma chi? Chi può essere il competente nella scuola? Come non ci si improvvisa medico così non ci si improvvisa “FaBER”. Si può con 27 ore di corso, come prevederebbe la legge, diventare esperti per assumere ruoli e competenze che richiedono anni di studio e preparazione? Se posso continuare  con l’analogia di cui sopra sarebbe come affidare il compito dell’intervento per la salute fisica ad un improvvisato  guaritore. Il pericolo è quello di causare più danni che ottenere vantaggi. Infatti, se chi si sottovaluta non sfrutta a sufficienza le proprie capacità e competenze, ma chi si sopravvaluta corre il pericolo di fare danni o per lo meno di non raggiungere gli obiettivi che si propone. Pensando all’eccezionale importanza e delicatezza del problema del disagio giovanile odierno a maggior ragione vanno ricercati strumenti e mezzi adeguati, non certo con 27 ore di corso. Anche la nuova assessora all’Istruzione vuol realizzare nell’ambito educativo- psicologico quanto non è riuscito a realizzare in altri ambiti (esperto, ricercatore, delegato all’organizzazione) il suo predecessore.  Si sta ripetendo, pedissequamente,  ciò che è già accaduto. Se è lodevole porre il problema e cercarne la soluzione, ritengo tuttavia, troppo superficiale e inadeguato, lo strumento proposto per affrontarlo. Piuttosto che sprecare il denaro nella proposta in corso ritengo più utile coinvolgere genitori e docenti con esperti psicologi e pedagogisti per sensibilizzare sulla problematica ed individuare mezzi e strumenti, il più possibile adeguati, alla complessità ed importanza del problema. Qualora si insistesse sulla nuova figura, che si vuole istituire, ci sono gli specialisti del settore che sono gli psicologi. Ad ognuno la sua competenza per raggiungere gli obiettivi che si vogliono realizzare.

La preoccupazione deve essere quella di far le cose, sì, prima possibile, ma anche perbene, e dopo aver seguito un percorso che possa garantire il successo con le persone giuste. E non è certo male dopo aver individuato, come per l’ammalato la cura, ricercare anche le cause di quanto sta accadendo. E’ certo che i nati in questi anni non sono diversi dai nati precedentemente. Non si nasce col disagio, il disagio nasce e trova il suo terreno fertile soprattutto nelle esperienze negative che fanno i disagiati o le disagiate nell’ambito familiare e, o, nel contesto sociale.

La crisi di valori, principi ed ideali  offre un terreno favorevole alla nascita del disagio giovanile.  Il tutto e subito, i modelli negativi offerti dai mezzi di comunicazione non concorrono certo a rafforzare il carattere della persona per affrontare le inevitabili difficoltà che la vita riserva ad ognuno, già in età giovanile. Concludo  consigliando l’assessora Gerosa a riflettere su quanto hanno detto in questo periodo persone competenti che dissentono da quanto l’assessora va proponendo. L’innovazione non è di per sé migliorativa, ma può essere anche peggiorativa, anche se, in tal caso, non è certamente nelle buone intenzioni di chi la propone.  Tanto ho scritto, non certo per motivi politici, ma solo per contribuire al bene degli utenti della scuola.

26 Novembre 2024 0 Commenti
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La Provincia attivi un aiuto straordinario per gli studenti lavoratori

Da Paola Demagri 18 Giugno 2024


 La categoria delle persone che si possono definire “studente” è piuttosto eterogenea. Ogni fattispecie ha però in comune una condizione: frequentare l’Università è costoso. E fuori sede, all’alimentare si aggiungono una serie di altre spese tra cui l’affitto. Così lo studiare per prepararsi ed acquisire nuove competenze sta diventando sempre più un lusso. Chi è particolarmente motivato nel seguire un certo tipo di percorso di studi, si può scontrare con problematiche economiche legate al caro vita.

Nella Mozione recentemente predisposta da Casa Autonomia.eu e sottoscritta dai Consiglieri provinciali di minoranza , abbiamo voluto occuparci di una categoria spesso poco considerata: gli studenti che scelgono di trovarsi un lavoro per sopperire almeno in parte alle loro necessità finanziarie. Persone che per non gravare completamente sulla famiglia finiscono per sottrarre tempo allo studio e alla vita sociale. Persone che, beffa nella beffa, finiscono per dimostrare un fittizio aumento del reddito e quindi dell’indicatore ISEE (o ICEF, per le borse di studio dell’Opera Universitaria). E non parliamo solo di giovani che scelgono di autosostenersi ma anche persone non più giovani che lavorano e scelgono di portare avanti un percorso di studi per riqualificarsi professionalmente.

Già molte le realtà universitarie stanno investendo nel sostegno economico ai soggetti che ne fanno richiesta. Ad esempio, è facilmente reperibile sul web il caso dell’Università degli Studi di Padova. Citiamo a tal proposito il bando annuale per la contribuzione degli studenti Alle studentesse e agli studenti con reddito annuo lordo di almeno 3.500,00 Euro percepito nel 2023 o nel 2024 in base ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o determinato o ad altre attività lavorative autonome, e con ISEE fino a 50.000 Euro, è prevista una riduzione di 400,00 Euro del contributo onnicomprensivo che viene applicata su seconda e terza rata. La riduzione è concessa per un numero di anni pari alla durata normale del corso di studio, più altri tre anni, a partire dal primo anno di immatricolazione. “

Ecco allora che a nostro avviso, anche un intervento locale sarebbe estremamente opportuno. A tal proposito la copertura economica non potrebbe che provenire dall’ambito provinciale andando a compensare parte delle tasse universitarie di livello locale. Per i “fuori sede” si potrebbero ipotizzare forme di indennità da parte dell’Opera Universitaria con un bando separato rispetto a quello inerente la riduzione delle tasse universitarie a Trento. Due bandi diversi per due casistiche diverse che necessiterebbero di due fondi diversi. 

Anche la CISL, nella sua campagna nazionale “LA TUTELA DEL LAVORO NELLE TRANSIZIONI” sul tema “giovani e lavoro” solleva tutta una serie di problemi nella transizione verso il mondo del lavoro sollevando questioni spinose come l’abbandono scolastico, la ridotta quota di laureati e la necessità di potenziare la formazione degli occupati. 

Volendo parlare quindi di “studenti lavoratori” è quanto meno auspicabile un confronto non solo con la rappresentanza studentesca e l’università ma anche con gli stessi sindacati per capire se, come e quando porteranno avanti eventuali iniziative nelle contrattazioni per concretizzare una certa attenzione verso i giovani più volenterosi.

Il dispositivo della mozione depositata vuole impegnare la Giunta provinciale ad attivarsi per almeno un paio di

  • aprire un tavolo che coinvolga PAT, Opera Universitaria, Università degli Studi di Trento, rappresentanze studentesche e sindacati per elaborare strategie e soluzioni che possano mitigare disagi economici del cd. “studente lavoratore” trentino
  • valutare di destinare dei fondi a sostegno di tale categoria di studenti per incentivare l’accostamento del lavoro ad un percorso universitario (in Trentino o fuori da esso)
18 Giugno 2024 0 Commenti
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