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diritto alla salute

Sanità trentina in tilt: non è più un’emergenza, è un sistema che non regge

Da Paola Demagri 24 Aprile 2026

La sanità trentina si è fermata di nuovo. Un guasto informatico ha bloccato tutti i pronto soccorso, e ci hanno raccontato che è solo un problema tecnico, come se fosse normale, come se fosse inevitabile, come se noi cittadini dovessimo accettare tutto in silenzio. Ma la verità è che non è più possibile far finta di niente. Non è più possibile credere che sia solo sfortuna. Non è più possibile accettare che ogni volta ci dicano che va tutto bene mentre tutto cade a pezzi.

Perché questo non è un episodio isolato. È l’ennesimo. È l’ennesima giornata in cui i sistemi informatici non funzionano, le prenotazioni saltano, la TreC si inceppa, le griglie si duplicano, i laboratori si bloccano. È l’ennesima giornata in cui chi lavora nella sanità deve arrangiarsi come può e chi ha bisogno di cure deve sperare che oggi sia il giorno giusto, quello in cui il sistema non decide di crollare.

E intanto il personale se ne va, i pazienti aspettano mesi, tanti rinunciano a curarsi o si rivolgono al privato perché non trovano risposte nel pubblico. E noi dovremmo continuare a sentirci dire che è tutto sotto controllo. Ma sotto controllo non c’è più niente. Sotto controllo non c’è più nemmeno la pazienza delle persone, che è stata tirata, stirata, consumata fino all’ultimo filo.

La verità è che la gente è stufa. Stufa di essere trattata come se non capisse. Stufa di sentirsi dire che è tutto normale quando non lo è. Stufa di vedere la sanità ridotta così, giorno dopo giorno, senza che nessuno si prenda la responsabilità di dire basta. Perché qui non si parla di un capriccio, di un dettaglio, di un fastidio. Qui si parla della salute, del diritto più sacro che abbiamo. E quando un sistema non è più in grado di garantirlo, allora non è la gente che deve adattarsi: è il sistema che deve cambiare.

E allora sì, diciamolo chiaramente: siamo stufi. Siamo stufi di vedere la nostra sanità trattata come se fosse un optional. Siamo stufi di dover sperare che oggi funzioni. Siamo stufi di doverci arrangiare mentre tutto intorno scricchiola. È ora di rimettere al centro la salute delle persone, non le scuse. È ora di pretendere ciò che ci spetta: un sistema che funzioni, che rispetti chi ci lavora e chi ci entra perché ha bisogno di essere curato.

Perché la salute non è un favore. È un diritto. E quando un diritto viene calpestato così, la voce dei cittadini non può più restare bassa.

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Dalla malattia ai diritti: un impegno politico quotidiano

Da Paola Demagri 11 Febbraio 2026

Oggi, nella 34ª Giornata Mondiale del Malato, sento riaffiorare tutto ciò che negli anni ho visto, ascoltato, accompagnato. La malattia non è mai solo una condizione clinica: è un’esperienza umana che attraversa le vite, le famiglie, le comunità. È un fatto politico, perché ogni fragilità che resta senza risposta è una responsabilità collettiva mancata.

Le persone malate non chiedono compassione: chiedono diritti, ascolto, presenza. Chiedono che la cura non sia un percorso a ostacoli, che la solitudine non diventi un secondo dolore, che la dignità non sia negoziabile. E oggi la solitudine è una nuova pandemia silenziosa: colpisce chi è malato, chi è anziano, chi vive la disabilità, chi non ha reti o chi le ha viste sgretolarsi. La solitudine non è un destino individuale, è un fallimento sociale e politico.

La disabilità, poi, continua a essere trattata come un capitolo a parte, invece di essere riconosciuta come parte piena della cittadinanza. Non basta parlare di inclusione: servono accessibilità reale, sostegni concreti, servizi che funzionano, percorsi di autonomia possibili. La disabilità non è un problema da gestire, è una condizione che chiede diritti, opportunità, rispetto.

Per questo non mi basta una ricorrenza. Vorrei che questa giornata fosse un impegno politico concreto: investimenti veri nella sanità pubblica, servizi territoriali che funzionano, sostegno alle famiglie, assistenza domiciliare che non lasci indietro nessuno, salute mentale trattata come priorità. E vorrei una prevenzione che inizi nei luoghi dove si costruisce il futuro: la scuola, lo sport, il sociale. Luoghi dove si impara a prendersi cura di sé e degli altri, dove si combattono le disuguaglianze prima che diventino malattia.

11 Febbraio 2026 0 Commenti
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