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Nessun veto personale limiti chi soffre. La politica risolva i problemi, non giudichi le coscienze

Da Paola Demagri 9 Giugno 2026

Mentre a livello nazionale il dibattito sulla legge sul fine vita appare congelato, il livello locale dimostra che muoversi è possibile: la vicina Bolzano ha visto il voto favorevole in Commissione e anche a Trento il disegno di legge è ora al vaglio della commissione legislativa. Un percorso che sostengo da sempre  in prima linea e con profonda convinzione, essendomi adoperata personalmente anche nella raccolta delle firme. Il mio sì a questa legge è totale, convinto e coerente con la mia storia personale e politica. La prima motivazione è professionale: per anni, nel mio lavoro in ambito sanitario, ho assistito a situazioni cliniche drammatiche che causavano sofferenze immense ai pazienti. Quei ricordi sono impressi nella mia memoria ed è a quel dolore che questa legge, finalmente, vuole dare una risposta dignitosa.
Sollevo poi una forte critica sulla gestione dei diritti già esistenti, come la DAT (Disposizione Anticipata di Trattamento). Se ne parla pochissimo e l’adesione è bassissima perché le istituzioni, a partire dai Comuni, non la promuovono. La cittadinanza è lasciata nella totale disinformazione su un proprio diritto, ed è ora di invertire la rotta. Io mi sono fatta promotrice di alcuni incontri affinchè nella mia comunità ci sia stata l’opportunità di conoscere grazie all’impegno e la disponibilità del Dr Fabio Cembrani.  C’è poi un tema di serietà politica e di rispetto del mandato elettorale. Il sostegno a questo disegno di legge era inserito chiaramente nel programma di coalizione di Alleanza Democratica Autonomista del 2023. Ci ho creduto allora e ci credo oggi: portare avanti questo testo significa rispettare i patti presi con i cittadini.
La norma in discussione con gli opportuni aggiustamenti sarà solida. Non stiamo parlando di scelte superficiali. La legge prevederà un percorso rigoroso, dove ogni richiesta sarà vagliata da personale competente in forma multidisciplinare, affinché nessuna area clinica, psicologica o umana rimanga priva di una valutazione attenta e profonda.
Ci sono temi profondamente trasversali, che toccano la carne viva e la dignità delle persone. Questi temi appartengono a tutti, non possono e non devono essere proprietà di un partito, né essere usati come bandiere ideologiche. È proprio in queste circostanze che rivendico con orgoglio la mia autonomia: non appartenere a un partito nazionale mi rende totalmente libera da diktat romani o da posizioni imposte dall’alto che non potrei condividere. Di fronte al fine vita non servono calcoli politici, ma l’ascolto di esperienze reali, sensibilità umane e valori tecnici. La politica ha il dovere di risolvere i problemi concreti delle persone, non ha il diritto di giudicare le loro coscienze o il loro dolore.
So perfettamente  che anche all’interno di Casa Autonomia ci sono persone che legittimamente non approvano questa legge, ma che rispettano il mio impegno e la mia volontà di offrire una possibilità di scelta a tutti. Il nostro compito non è limitare, ma rappresentare. Perché mai dovrei oppormi a una legge che dà la possibilità al soggetto di decidere per sé in un momento di estremo dolore e di sofferenze inaccettabili? Chi non desidera usufruirne sarà sempre libero di fare scelte diverse, ma le convinzioni contrarie di una parte non possono diventare un limite o un divieto per chi, nel momento del bisogno, sceglierà di avvalersene. Con questa legge non si toglie la vita, si elimina la sofferenza. Votare a favore significa fare un atto di civiltà, garantendo la massima libertà a tutti: sia a chi deciderà di utilizzarla, sia a chi deciderà di no.

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Io combatto contro la deriva!

Da Paola Demagri 10 Febbraio 2026

In questi giorni mi sento profondamente preoccupata. Preoccupata non solo per come reagiamo, ma per come ci portiamo dietro le reazioni delle persone che hanno davvero a cuore il futuro della nostra comunità. Questa preoccupazione nasce da una sensazione sempre più forte: molte persone si stanno appiattendo su una condizione generalizzata che ci sta trascinando verso una deriva sociale.È facile guardare oltre i nostri confini, persino quelli internazionali, e pensare che ciò che descrivo riguardi scenari lontani, conflitti remoti, dinamiche che “non ci appartengono”. E invece no. Hanno molto a che fare anche con noi. Perché ormai tutto ciò che accade lontano, in un attimo, diventa vicino. L’effetto dei media, dei social, della velocità dell’informazione, della facilità con cui ci si muove nel mondo e si incontrano persone di ogni provenienza: tutto questo ci attraversa, ci influenza, ci cambia.

Non voglio tirarla troppo lunga, quindi torno al punto da cui sono partita: l’appiattimento. L’appiattimento della politica, che sta insinuando nelle nostre menti l’idea che la violenza sia accettabile se esercitata da chi ha un mandato “autorevole”. Che la difesa debba trasformarsi sempre in autodifesa. Che educare al rispetto fin dall’infanzia non sia responsabilità delle istituzioni ma solo dei genitori. Che il fascismo “non esista più” e che l’antifascismo sia una semplice opinione, una posizione come un’altra. Io questa normalizzazione non riesco ad accettarla. La sento come un indebolimento degli anticorpi democratici, come una perdita di profondità nel nostro modo di guardare al mondo e a noi stessi. E non riguarda solo i grandi scenari globali: riguarda ogni comunità, anche la nostra. Perché ciò che accade altrove arriva qui, nelle conversazioni quotidiane, nei comportamenti, nelle aspettative.

E questa sensazione di appiattimento la ritrovo anche in ciò che sta accadendo a livello provinciale. Le scelte politiche della maggioranza rischiano di indebolire il nostro pensiero critico, di abituarci a una narrazione fatta di slogan, di annunci, di promesse che soffocano ciò che davvero conta.Ma io sono certa che i Trentini sapranno risollevarsi. Sapranno liberarsi dal soffocamento degli spot, dal soffocamento delle prebende, dal soffocamento degli annunci e delle promesse. Sapranno riconoscere l’indebolimento progressivo di ciò che è essenziale: l’istruzione, la sanità, la cura del territorio, l’attenzione alle fragilità, alla disabilità, alla marginalità, alla dignità economica di ogni singola persona. Io non ci sto. Per questo reagisco ogni giorno. Per questo mi impegno affinché, anche solo un passo alla volta, si generi una piccola rivoluzione culturale e politica. Una rivoluzione che ribalti le vedute e apra la strada a un Trentino più resistente, più forte, più autonomo, più incisivo. Un Trentino che sia davvero per tutti, non per pochi.

10 Febbraio 2026 0 Commenti
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