il T Quotidiano 23 agosto pag 16
dallapiccola
L’Adige Cristiano Moiola 19 agosto pag 23
il T Quotidiano Baldo Donatello 15 agosto pag 15
In Trentino, la povertà relativa colpisce oggi circa 36.000 persone e 18.000 famiglie, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.Questi sono i dati presentati dal Presidente delle ACLI Walter Nicoletti. Non si tratta solo di numeri: sono volti, storie, bambini, donne, anziani. Secondo il report di ActionAid, torna a crescere anche la deprivazione materiale e sociale, con 30.965 persone che non riescono ad accedere a un pasto completo ogni due giorni. È la prima volta dal 2019 che si registra un’inversione di tendenza così netta.
Il confronto con l’Alto Adige è impietoso: lì la povertà relativa è contenuta al 2%, mentre in Trentino si supera il 6%, con punte dell’8,8% tra i minori. Questo divario evidenzia una fragilità strutturale che non può essere ignorata.
Le cause principali
- Disoccupazione femminile e precarietà lavorativa
- Costo della vita elevato, in particolare per l’abitazione (che assorbe oltre il 50% del reddito delle famiglie povere)
- Gap di genere: le donne con figli sono le più esposte al rischio di povertà
- Povertà educativa e mentale: il basso reddito si accompagna spesso a minore istruzione e maggiore stress decisionale
Pensavo che la parola “povertà” potesse, un giorno, scomparire dal nostro vocabolario. Invece non è solo una parola: è diventata un dato di fatto, quasi ordinario. E posso testimoniarlo personalmente. Come amministratrice di sostegno, in oltre due terzi dei casi che mi sono stati assegnati dal tribunale, la questione principale da affrontare è proprio la povertà. Si fatica ad arrivare a fine mese, i pacchi della Caritas diventano indispensabili, le restrizioni economiche sono la quotidianità. È una realtà che non si può più ignorare
La revisione dell’ICEF: un’opportunità da non sprecare
La Giunta provinciale ha approvato in prima adozione la riforma dell’ ICEF, che riduce gli indicatori da 36 a 4, suddivisi per aree tematiche: Famiglia, Povertà, Casa, Disabilità. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore equità e semplificare l’accesso ai benefici. Al momento in 4 Commissione è stato presentato il progetto di un nuovo calcolatore e non le politiche a cui applicarlo, per bocca dell’Assessore Spinelli le politiche verranno dopo. Convengo che la semplificazione e la revisione del sistema di calcolo era necessaria in quanto , il sistema attuale era troppo articolato e dispersivo.
Auspico che la semplificazione non debba tradursi in esclusione. I sindacati hanno già espresso preoccupazione: il nuovo modello potrebbe penalizzare le famiglie con due redditi e non valorizzare l’occupazione femminile. Inoltre, l’incertezza sulle soglie di accesso rischia di lasciare molte famiglie nell’incognita fino a settembre.
La IV Commissione è chiamata a discutere le “Nuove disposizioni per la valutazione della condizione economica dei richiedenti interventi agevolativi”. È un passaggio cruciale. Non possiamo permetterci una riforma che non tenga conto della realtà sociale.
La povertà si vede, si tocca, si sente. Porta con sé degrado, esclusione, povertà intellettuale, alimentare, sanitaria. La politica trentina deve reagire con misure riparatorie e cautelative, che mettano al centro: le famiglie numerose, il problema casa, le donne, soprattutto madri.
Non mi sento di esprimere giudizi definitivi prima di aver approfondito con la struttura e la politica gli esiti di applicazione della norma che l’Assessore intende portare avanti. Ma so che la gente chiede attenzione, e che il Trentino non può restare a guardare e per questo mi farò portavoce partendo da qui.
In un silenzio che ormai fa più rumore delle parole, il sistema sanitario provinciale incassa un altro colpo. D’Urso, il dirigente in cui molti avevano riposto fiducia, pare che saluti il Trentino e si diriga verso Perugia. Non una semplice uscita, ma un segnale. Un messaggio non detto che suona forte: qui non ci sono le condizioni per restare.
Durante i suoi nove mesi, D’Urso si è immerso nei problemi più spinosi: i gettonisti, il NOT, la riforma ASUIT, le liste d’attesa. Ma ha trovato anche altro: il tema dell’ accoglienza, il personale sanitario in fuga, un clima generale che non sostiene il cambiamento imposto.
Un copione che si ripete E non è un caso isolato. In sei mesi, più primari hanno abbandonato le guide delle loro UUOO. Tutti verso lidi dove la sanità ancora funziona. Il messaggio è chiaro: qui non mancano solo le risorse, manca la visione.
Il Sistema sanitario si sbriciola. La sanità trentina non è più un terreno fertile per professionisti che cercano stabilità, modelli innovativi, rispetto e fiducia. Troppi progetti lasciati a metà, troppi obiettivi senza rotta. L’organizzazione arranca, mentre chi potrebbe fare la differenza sceglie di andare altrove.
Questa è certamente una scelta politica e non gestionale. Non ho mai incontrato D’Urso, ma ho sempre creduto fosse davvero impegnato per il bene del territorio. Non si è fatto vedere nei corridoi del Consiglio provinciale ( come il suo predecessore !) , perché molto occupato a lavorare. Ma ora la sua partenza lascia il vuoto.
E qui la politica non può restare fuori dal discorso. Fugatti, nel 2018, ha tracciato il destino della sanità trentina: nessuna progettualità, l’introduzione della scuola di Medicina con processi non governati e non condivisi, decisioni timide e spesso inopportune, e una strategia che ha messo la provincia sotto il tappeto della Lega nazionale. Un Trentino che doveva essere calmierato e mai protagonista . Un Trentino che per la Lega nazionale non doveva più svettare:
Abbiamo davanti un futuro che rischia di restare solo promesso. Oggi ci parlano di PIL in crescita, manovre ricche, ricchissime per pochi, turisti soddisfatti. Ma la cornice che conta davvero manca: sanità solida, istruzione seria, spazi per i giovani, equità per tutti, servizi per gli anziani. Se togliamo questi elementi, il quadro del Trentino resta incompleto. E rischia di scolorirsi.
Come già avvenuto in Toscana, anche in Trentino prende forma una proposta di legge di
iniziativa popolare per legalizzare il suicidio assistito, ponendo al centro del dibattito il diritto
all’autodeterminazione nella fase finale della vita.
Michele Dallapiccola – Segretario di Casaautonomia.eu segnala quanto è importante che
questa legge nasca dal basso e che sia accompagnata da un percorso partecipativo: la
raccolta firme rappresenta il primo passo verso una società più matura, capace di ascoltare
e rispettare le volontà individuali con umanità e responsabilità.
La Consigliera Demagri Paola ne parla tenendo conto di una questione molto personale.
Sono un’ infermiera, professione che mi ha insegnato a considerare ogni atto sanitario come
una forma di tutela della dignità e della sofferenza del paziente. Proprio per questo, credo
sia essenziale aprire una riflessione seria e consapevole su questo tema. La parola
“suicidio” può risultare forte, persino disturbante, ma è proprio nella sua carica emotiva che
emerge il bisogno di una profonda evoluzione culturale, capace di avvicinare la cittadinanza
a questioni che toccano direttamente la vita e il dolore.
Segretario Dallapiccola Michele
Consigliera provinciale Paola Demagri
In un paese a bassa natalità, l’immigrazione è un contributo demografico immediato, mentre altre politiche agiscono lentamente. È una delle risposte più concrete alle sfide dell’invecchiamento e del declino della popolazione — e non ha nulla a che vedere con l’idea fuorviante della “sostituzione etnica”.
I processi d’integrazione vanno progettati e gestiti con intelligenza. Se ben governata, l’immigrazione genera creatività, valore, crescita. È ben diversa dall’emigrazione forzata dei nostri giovani, che segnala una fragilità profonda del territorio.
Agricoltori, imprenditori, ristoratori lo dicono chiaramente: senza immigrazione, il nostro sistema è destinato a rallentare. Non servono manovre da centinaia di milioni se poi mancano lavoratori, competenze, nuove nascite e politiche lungimiranti.
La destra continua a dipingere gli immigrati come un problema. Ma sono già parte della soluzione.
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