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Stelle alpine: violati i principi etici.

Da Paola Demagri 26 Gennaio 2025

di Luigi Panizza

Ho letto oggi su questo giornale la risposta del segretario del PATT (termine improprio) all’intervento fatto dall’ex Presidente della Provincia Carlo Andreotti. Sorvolo per quanto riguarda il dibattito sull’Autonomia. Sappiamo che questa c’è e per cambiarla o peggio perderla l’iter legislativo per farlo è molto lungo  e talmente complicato che ci vogliono anni ed al momento non c’è nessuna iniziativa in merito. Piuttosto è nostro compito e dovere esercitarla   ed esercitarla bene nell’interesse di tutta la Comunità Trentina ovvero  per il bene comune. 

E’ in questa direzione che deve operare chi rappresenta la Comunità sia politicamente che amministrativamente. Sappiamo che il PATT ha scelto di far parte della Maggioranza Provinciale attuale in contraddizione con  parte dei principi e valori etici dello Statuto. Andreotti nel suo intervento ricorda che il PATT “è ancorato laicamente alla dottrina sociale della Chiesa” .  Se così è come mai il PATT ha stretto un’alleanza proprio con forze politiche che contraddicono e calpestano la dottrina sociale della Chiesa con il loro comportamento verso gli immigrati? E questo è dimostrato al lato pratico dall’abolizione dell’accoglienza diffusa e la riduzione degli aiuti alle associazioni di volontariato per le opere che realizzano sui territori d’origine degli immigrati. Altro che aiutarli a casa loro perché non siano tentati di emigrare. E la dottrina sociale della Chiesa allora che fine ha fatto?

Il Papa in questi giorni nell’intervista televisiva “Che tempo che fa” a Fazio che gli chiedeva cosa ne  pensasse dei provvedimenti di Trump di rimandare in Messico tutti gli immigrati irregolari, il Papa ha risposto che “questa è una disgrazia”. E questo vale non solo per gli Stati Uniti, ma per tutto il Mondo, compresa l’Italia. E chi tira in ballo impropriamente la parola Dio deve sapere che non si può pronunciare il nome di Dio invano. E sull’argomento nel Vangelo c’è scritto “ero forestiero e mi avete ospitato”.  Questa è la dottrina sociale della Chiesa. E non è questa linea che adotta la Maggioranza Provinciale in carica. Come mai allora il PATT non fa opposizione  alla linea razzista del Governo Provinciale del quale fa parte? Il segretario , leggo, rigetta fermamente l’accusa di subalternità al vincitore di turno. Il segretario afferma ancora che si è alleato con Fugatti sulla base di una precisa visione e sulla possibilità di incidere sulle scelte”.

Ma ciò che sta accadendo è proprio il contrario di quello che dovrebbe volere il PATT, e il PATT non dice nulla. Quale può essere allora l’amara conclusione se non che il PATT, come dice Andreotti, “ si è messo a servizio del vincitore e per la consigliera De Magri  che il PATT è diventato “un partito populista” che è sinonimo di opportunista? Altro che ideali, principi e valori che erano il fondamento e la base del defunto Partito Autonomista Trentino Tirolese”. Piuttosto che parlare alla pancia è più nobile e umano parlare all’intelligenza e al cuore anche se questo comporta delle rinunce. Rimane sempre vero quello che ha detto Degasperi che chi ha responsabilità politiche “bisogna che pensi prima alle future generazioni e non alle future elezioni”. Agli autonomisti che parteciperanno al Congresso del PATT in febbraio dico che se tutto si esaurirà in una prova di forza interna e basta, con i dissidenti isolati, nulla cambierà e le speranze di riunificazione con un cambiamento di rotta rimarranno pii desideri.

Luigi Panizza

Ex assessore e componente  “Casa Autonomia E.U. 

26 Gennaio 2025 0 Commenti
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Immigrati 

Da Paola Demagri 17 Gennaio 2025

Ormai, dopo gli interventi fatti in questi giorni sulla stampa, possiamo dire che sugli immigrati si giuoca (se giuoco si può chiamare) a carte scoperte. Diversi sindaci di varie località, sparse in Trentino, hanno dichiarato che l’accoglienza diffusa per iniziativa comunale esiste e continua. Quindi non è vero, come dice il Presidente Fugatti che “durante i sette anni della mia presidenza non ho ricevuto nessuna disponibilità di sindaci del Trentino a ricevere quote di migranti….la verità è che l’accoglienza non la vuole nessuno”. Questa ultima affermazione è contraddetta dai fatti documentati perchè ci sarebbero già 18 comuni disponibili “come dice il Centro Astalli”.

Piuttosto c’è da dire che l’accoglienza diffusa, dove dipendeva dalla Provincia, è stata cancellata dal 2018 dall’allora Maggioranza con Presidente Fugatti, e di conseguenza gli immigrati sono stati concentrati al Centro con tutte le conseguenze negative che tutti conosciamo. Non si poteva lasciare gli immigrati dov’erano? Personalmente sono testimone diretto di quelli che erano alla palazzina dell’Enel di Peio. Stavano bene ed a un certo punto la Provincia, come per tutti gli altri centri di accoglienza sparsi nelle Valli, d’autorità è intervenuta con la soppressione.

Pertanto si abbia il coraggio di dire “gli immigrati non li vogliamo”. Ma questa volontà è contraddetta ormai dalle prese di posizioni di diverse realtà economiche e sociali. E’ voce quasi unanime che bisogna ritornare all’accoglienza diffusa se non per motivi umanitari almeno per convenienza visto il grande bisogno di manodopera di provenienza straniera. Quindi è urgente ed indispensabile il cambiamento di rotta da parte della politica provinciale in merito all’accoglienza degli immigrati. Sono tutti d’accordo nella Maggioranza di continuare nella linea dura attuale? E chi non è d’accordo non può farsi sentire? Chi vuol essere veramente cristiano deve sapere che la scelta attuale certo non la vuole la Chiesa alla quale si dice di appartenere, ma non la vuole neppure la società civile responsabile e sensibile ai problemi umani. Chi si vuol rappresentare allora? L’egoismo o la solidarietà per non parlare anche di interesse? Ad ognuno la libera scelta. E non si può nascondersi dietro a un dito. Bisogna cambiare motto: passare dal come respingere al come accogliere.

Purtroppo l’immigrato da qualcuno è visto e trattato come un lebbroso. Questi deve stare alla larga, disturba la nostra quiete, respingiamolo. In troppi prevale l’atteggiamento del: godiamoci da soli il nostro benessere, magari frutto delle fatiche degli sfruttati guardati dall’alto in basso anche se dobbiamo ammettere che nei rapporti di lavoro tante cose sono cambiate e ci sono datori di lavoro corretti e responsabili. Menomale quindi che accanto a tanto egoismo c’è ancora tanto altruismo, tanta solidarietà, tanta gente che si dedica agli altri, che vuole bene a chi ne ha di bisogno, che pensa a certe mamme, a tanti bambini, a tanti anziani, a tanti uomini che vogliono solo guadagnarsi il pane quotidiano, quel pane che nel Padre Nostro chiediamo al plurale e non al singolare (…dacci oggi il nostro pane quotidiano…). Ad ognuno fare la scelta da che parte stare. Ed è una scelta che fa tremare le vene e i polsi per la grande responsabilità morale che comporta, in particolare per un credente cristiano. Infatti è’ scritto nel Vangelo che saremo giudicati soprattutto da questo: “avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero ignudo e mi hai vestito ecc…”

Quando penso a quanto ho visto in Africa in tanti anni e viaggi e so il perché tante persone, a proprio rischio e pericolo, lasciano con tanta sofferenza la loro terra, mi chiedo perché c’è tanto rifiuto ed anche disprezzo nei confronti di questi nostri fratelli che non hanno nessuna colpa per essere nati nella miseria, come noi non abbiamo nessun merito per essere nati in un certo benessere? E pensare quanto sono stati sfruttati e lo sono ancora dal mondo ricco! A noi la responsabilità di collocarci al posto giusto e contribuire per ristabilire quella uguaglianza e giustizia che sono la base per garantire una serena e pacifica convivenza umana. 

Luigi Panizza ex assessore provinciale e componente “Casa e Autonomia E.U.”

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VISITA ALLA CASA CIRCONDARIALE DI SPINI: LO SCAMBIO DEGLI AUGURI COME OCCASIONE PER ASCOLTARE IL DISAGIO DELLE PERSONE RECLUSE 

Da Paola Demagri 23 Dicembre 2024

Oggi una delegazione di consiglieri e consigliere provinciali di minoranza dell’Alleanza Democratica Autonomista (Valduga, Manica, Demagri, Coppola, Calzà, Maule, Parolari, Zanella), assieme ai consiglieri del Comune di Trento Lenzi e Zappini e all’avvocato Valcanover, è stata in visita alla Casa circondariale di Spini di Gardolo. 

Obiettivo della visita è stato semplicemente quello di scambiarsi gli auguri per le feste natalizie con le persone recluse e di manifestare loro vicinanza in un momento in cui la privazione della libertà e la lontananza dagli affetti si fa particolarmente sentire. 

In un contesto politico sempre più intriso di populismo penale, in un contesto anche provinciale in cui le carceri sono sempre più affollate (a Trento sui 240 posti previsti sono presenti 364 detenuti, di cui 318 uomini e 46 donne), in un sistema penitenziario in cui il numero di suicidi è in continuo aumento (tra i detenuti, ma anche tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria), in un contesto complessivo nel quale l’esecuzione della pena intramuraria risponde in modo del tutto marginale al dettato rieducativo previsto dalla nostra Costituzione, abbiamo deciso di limitarci alla visita alle celle (senza passare dal reparto sanitario, area trattamentale, …) per raccogliere dalla viva voce delle persone detenute vissuti, disagi e problemi. 

Innanzitutto segnaliamo le condizioni detentive delle celle d’isolamento, particolarmente fredde (ci viene riferito che il riscaldamento funziona solo di sera/notte), dove abbiamo trovato una persona reclusa con evidenti alterazioni psichiche, che dovrebbe essere collocata altrove (nella REMS, oggi piena), ma non assolutamente in un contesto d’isolamento chè è inadatto a una gestione dignitosa del suo disagio. 

Peraltro, alcune altre criticità ci sono state segnalate in modo ricorrente direttamente dalle testimonianze di uomini e donne detenuti/e. 

Innanzitutto la carenza di opportunità lavorative e quindi rieducative: molti o non lavorano, aspettando il proprio turno rispetto alle insufficienti attività disponibili, oppure lavorano solo tre ore al giorno. Riferiscono inoltre di percepire arbitrarietà nei criteri di assegnazione delle opportunità lavorative. 

Poi il permanere di ritardi nella stesura delle sintesi (relazione dopo un periodo di osservazione), nonostante l’organico dei funzionari giuridico pedagogici (educatori) sia passato da due a sette da qualche mese. Questo si pone come particolare fattore afflittivo poiché nei fatti determina un oggettivo ostacolo alla richiesta di permessi e misure alternative. 

Altra questione relativa al rapporto con la Magistratura di sorveglianza che ci è stata segnalata da un numero significativo di persone recluse sarebbe quella dei ritardi – che diventano per i richiedenti estenuanti – per ottenere una risposta rispetto alle richieste di permessi e di misure alternative. Ritardi con frequenza correlati anche ai tempi di attesa dovuti ai ricorsi avverso i dinieghi del Magistrato di sorveglianza. Si consideri come per questo Natale solo 7 su 364 detenuti/e abbia effettivamente ottenuto un permesso. 

Tutte criticità importanti, assieme alla già nota carenza di personale di polizia penitenzia, sovraccarico di lavoro e che necessiterebbe anch’esso di supporto psicologico, criticità che ostacolano il percorso rieducativo di chi sta in carcere e che riporteremo prontamente al nuovo Garante dei diritti dei detenuti, dott. Pavarin.

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Accordo ottenuto dall’Alleanza Democratica Autonomista a favore di famiglie, sanità e casa  

Da Paola Demagri 17 Dicembre 2024

Dopo due giorni di intense trattative con la Giunta, le minoranze hanno ottenuto innanzitutto il ritiro dell’emendamento sul transito di mezzi a motore sui demani sciabili e quello sul transito sulle strade di arroccamento per la caccia al cervo.

L’Alleanza Democratica Autonomista può dirsi soddisfatta della chiusura dell’accordo con la Giunta che ha visto riconosciute diverse proposte, alcune riformulate:   

conciliazione familiare:

aumentata a 0,50 la soglia ICEF per l’accesso ai buoni di servizio per servizi di conciliazione (1,2 milioni/anno); 

ampliamento dei requisiti di accesso al supporto delle libero professioniste in maternità (500.000 euro/anno);   

natalità: 

reso strutturale l’assegno di natalità per i figli fino ai tre anni (6.975.000 euro/anno a regime);  

sanità:

borse di studio integrativa per tutti i posti banditi alla Scuola di Medicina generale, anche per i non residenti, come misura di attrattività, vista la carenza di iscrizioni. Istituite altre cinque borse integrative per trentini iscritti fuori Regione. Tutte le borse vincolate ad esercitare per due anni in Trentino (a regime 990.000 euro/anno);  

casa:

nella revisione del regolamento dell’edilizia abitativa pubblica si terrà conto dell’incremento del costo della vita rispetto agli incrementi salariali ed entro marzo si presenteranno al Comitato provinciale sulla condizione abitativa le direttrici di riforma del regolamento (odg).  

Alleanza democratica Autonomista

17 Dicembre 2024 0 Commenti
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Sarà il FaBER la cura della scuola?

Da Paola Demagri 26 Novembre 2024

intervento di Luigi Panizza

Ho letto in questi giorni sui vari mezzi di comunicazione che l’assessore all’istruzione Gerosa con l’anno scolastico 2025-2026 vuole istituire nei vari Istituti Scolastici una nuova figura scolastica che si chiamerebbe FaBER cioè “Facilitatore del Benessere Emotivo e Relazionale” che avrebbe il compito appunto di “promuovere il benessere emotivo e relazionale degli studenti, favorendo resilienza, apprendimento e relazioni positive”. Premesso tutto questo mi permetto da ex insegnante e preside di Scuola Media di fare alcune considerazioni.

Che sia in atto e diffuso un disagio giovanile preoccupante lo dimostrano i fatti e le cronache oltre ai rilievi concreti fatti dal personale direttivo e docente della Scuola e dai genitori stessi. Prenderne atto è senz’altro doveroso, ma non basta. Come per analogia con la salute fisica è importante prendere atto del disturbo fisico che si fa sentire e quindi andare dal medico che prescrive la cura e nello stesso tempo cerca di individuare le possibili cause perché il disturbo, o la malattia non si ripetano, Così si dovrebbe fare con i disturbi psicologici giovanili. E’ giusto intervenire tempestivamente.

Ma chi? Chi può essere il competente nella scuola? Come non ci si improvvisa medico così non ci si improvvisa “FaBER”. Si può con 27 ore di corso, come prevederebbe la legge, diventare esperti per assumere ruoli e competenze che richiedono anni di studio e preparazione? Se posso continuare  con l’analogia di cui sopra sarebbe come affidare il compito dell’intervento per la salute fisica ad un improvvisato  guaritore. Il pericolo è quello di causare più danni che ottenere vantaggi. Infatti, se chi si sottovaluta non sfrutta a sufficienza le proprie capacità e competenze, ma chi si sopravvaluta corre il pericolo di fare danni o per lo meno di non raggiungere gli obiettivi che si propone. Pensando all’eccezionale importanza e delicatezza del problema del disagio giovanile odierno a maggior ragione vanno ricercati strumenti e mezzi adeguati, non certo con 27 ore di corso. Anche la nuova assessora all’Istruzione vuol realizzare nell’ambito educativo- psicologico quanto non è riuscito a realizzare in altri ambiti (esperto, ricercatore, delegato all’organizzazione) il suo predecessore.  Si sta ripetendo, pedissequamente,  ciò che è già accaduto. Se è lodevole porre il problema e cercarne la soluzione, ritengo tuttavia, troppo superficiale e inadeguato, lo strumento proposto per affrontarlo. Piuttosto che sprecare il denaro nella proposta in corso ritengo più utile coinvolgere genitori e docenti con esperti psicologi e pedagogisti per sensibilizzare sulla problematica ed individuare mezzi e strumenti, il più possibile adeguati, alla complessità ed importanza del problema. Qualora si insistesse sulla nuova figura, che si vuole istituire, ci sono gli specialisti del settore che sono gli psicologi. Ad ognuno la sua competenza per raggiungere gli obiettivi che si vogliono realizzare.

La preoccupazione deve essere quella di far le cose, sì, prima possibile, ma anche perbene, e dopo aver seguito un percorso che possa garantire il successo con le persone giuste. E non è certo male dopo aver individuato, come per l’ammalato la cura, ricercare anche le cause di quanto sta accadendo. E’ certo che i nati in questi anni non sono diversi dai nati precedentemente. Non si nasce col disagio, il disagio nasce e trova il suo terreno fertile soprattutto nelle esperienze negative che fanno i disagiati o le disagiate nell’ambito familiare e, o, nel contesto sociale.

La crisi di valori, principi ed ideali  offre un terreno favorevole alla nascita del disagio giovanile.  Il tutto e subito, i modelli negativi offerti dai mezzi di comunicazione non concorrono certo a rafforzare il carattere della persona per affrontare le inevitabili difficoltà che la vita riserva ad ognuno, già in età giovanile. Concludo  consigliando l’assessora Gerosa a riflettere su quanto hanno detto in questo periodo persone competenti che dissentono da quanto l’assessora va proponendo. L’innovazione non è di per sé migliorativa, ma può essere anche peggiorativa, anche se, in tal caso, non è certamente nelle buone intenzioni di chi la propone.  Tanto ho scritto, non certo per motivi politici, ma solo per contribuire al bene degli utenti della scuola.

26 Novembre 2024 0 Commenti
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Ricorso al privato, Sanità 4.0 e NOT, basteranno a colmare le precarietà del sistema sanitario trentino?

Da Paola Demagri 12 Novembre 2024

Che l’insoddisfazione verso il servizio sanitario locale regni sovrana, è fatto notorio. Sembra quasi che l’Autonomia statutaria della quale siamo dotati nulla abbia potuto contro un declino sempre più palese. Da qualche anno, la situazione sembra piuttosto peggiorare. Nemmeno il ricorso ai privati, nel tentativo di recuperare liste d’attesa drammaticamente inevase, ha dato i risultati sperati.  

Nel frattempo, tuttavia, il sistema medico non è rimasto a guardare cercando da sempre comunque, di adottare le migliori pratiche che la comunità scientifica internazionale mette a nostra disposizione. Un esempio tra tutti: si tratta di un nuovo metodo per gestire la riabilitazione post-operatoria di protesi totale al ginocchio. Nonostante la cronaca abbia rilevato qualche lieve preoccupazione di natura politica, la scienza può senz’altro affermare che le scelte attuali in materia di riabilitazione sono il risultato di analisi approfondite e di evidenze consolidate e non certo di una mera riduzione dei servizi disponibili.

Il passaggio verso un modello di riabilitazione ambulatoriale non rappresenta una diminuzione della qualità dell’assistenza, ma un tentativo di rispondere in modo più efficiente alle esigenze di un sistema sanitario in evoluzione. Le ricerche dimostrano infatti che la riabilitazione ambulatoriale può essere altrettanto efficace, se non di più, rispetto alla riabilitazione in degenza, specialmente per pazienti con condizioni generali favorevoli e un adeguato supporto sociale. Questo approccio consente di liberare risorse ospedaliere per i pazienti che necessitano di cure più intensive, contribuendo a un utilizzo più equo e sostenibile delle risorse sanitarie.

Inoltre, l’adozione di un modello riabilitativo “esterno” permette di soddisfare con maggiore rapidità la crescente domanda di interventi protesici, un’esigenza in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e della maggiore attività fisica. Questo approccio non solo migliora l’efficienza del sistema sanitario, ma consente anche ai pazienti di ricevere cure in tempi più brevi, garantendo un recupero più rapido. La riduzione della degenza in ambienti promiscui contribuisce inoltre a diminuire il rischio di infezioni nosocomiali complicanze legate all’ospedalizzazione. 

La riabilitazione ambulatoriale, studi alla mano, offre risultati migliori in termini di soddisfazione del paziente e suo recupero funzionale rispetto alla riabilitazione in degenza (Vogt et al., 2020; Kellett et al., 2019; Ustead et al., 2020).

Certo, è essenziale che i pazienti siano informati sulle potenzialità di queste nuove modalità di intervento, con un sistema di assistenza ben strutturato. Le sedute devono essere tempestive e in numero adattabile alle necessità specifiche dei pazienti. 

Da questo esempio ben si comprende perché le politiche sanitarie debbano basarsi su un’analisi costante delle evidenze e delle migliori pratiche, piuttosto che su un confronto diretto con altre regioni, che potrebbero avere invece caratteristiche demografiche e sanitarie diverse. Le decisioni devono essere guidate da un principio di equità nell’accesso alle cure. La riorganizzazione dei servizi, specie facendo ricorso alle prerogative della nostra Autonomia, deve essere vista come un’opportunità per migliorare l’assistenza, integrando innovazioni e rispondendo alle esigenze di un sistema in evoluzione. Solo attraverso un dialogo aperto e collaborativo tra gli attori del sistema sanitario, i professionisti e i cittadini è possibile garantire che le scelte siano realmente al servizio della popolazione.

Il caso dunque di un cambio di approccio alla riabilitazione post-operatoria è almeno una prima piccola risposta ai mille quesiti che il Trentino deve porre alla nuova Sanita post Covid. L’obiettivo deve essere quello di un livello adeguato di cura, integrando innovazioni e rispondendo alle esigenze di un sistema in evoluzione. Solo attraverso un approccio informato e collaborativo è possibile garantire il miglioramento della salute e del benessere dei cittadini. Da qui si evince che il ricorso al privato o la costruzione di una nuova struttura ospedaliera a nulla serviranno se non supportate dall’ascolto di una classe medica sempre attenta e propositiva – verso politica e cittadini – di nuovi modelli di cura e approccio alle patologie. Che la politica ascolti e agisca di conseguenza, che i cittadini siano più attenti a scegliere una classe politica adeguata.

Consigliera Provinciale Casaautonomia.eu

Paola Demagri 

Ricorso al privato, Sanità 4.0 e NOT, basteranno a colmare le precarietà del sistema sanitario trentino?

Che l’insoddisfazione verso il servizio sanitario locale regni sovrana, è fatto notorio. Sembra quasi che l’Autonomia statutaria della quale siamo dotati nulla abbia potuto contro un declino sempre più palese. Da qualche anno, la situazione sembra piuttosto peggiorare. Nemmeno il ricorso ai privati, nel tentativo di recuperare liste d’attesa drammaticamente inevase, ha dato i risultati sperati.  

Nel frattempo, tuttavia, il sistema medico non è rimasto a guardare cercando da sempre comunque, di adottare le migliori pratiche che la comunità scientifica internazionale mette a nostra disposizione. Un esempio tra tutti: si tratta di un nuovo metodo per gestire la riabilitazione post-operatoria di protesi totale al ginocchio. Nonostante la cronaca abbia rilevato qualche lieve preoccupazione di natura politica, la scienza può senz’altro affermare che le scelte attuali in materia di riabilitazione sono il risultato di analisi approfondite e di evidenze consolidate e non certo di una mera riduzione dei servizi disponibili.

Il passaggio verso un modello di riabilitazione ambulatoriale non rappresenta una diminuzione della qualità dell’assistenza, ma un tentativo di rispondere in modo più efficiente alle esigenze di un sistema sanitario in evoluzione. Le ricerche dimostrano infatti che la riabilitazione ambulatoriale può essere altrettanto efficace, se non di più, rispetto alla riabilitazione in degenza, specialmente per pazienti con condizioni generali favorevoli e un adeguato supporto sociale. Questo approccio consente di liberare risorse ospedaliere per i pazienti che necessitano di cure più intensive, contribuendo a un utilizzo più equo e sostenibile delle risorse sanitarie.

Inoltre, l’adozione di un modello riabilitativo “esterno” permette di soddisfare con maggiore rapidità la crescente domanda di interventi protesici, un’esigenza in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e della maggiore attività fisica. Questo approccio non solo migliora l’efficienza del sistema sanitario, ma consente anche ai pazienti di ricevere cure in tempi più brevi, garantendo un recupero più rapido. La riduzione della degenza in ambienti promiscui contribuisce inoltre a diminuire il rischio di infezioni nosocomiali complicanze legate all’ospedalizzazione. 

La riabilitazione ambulatoriale, studi alla mano, offre risultati migliori in termini di soddisfazione del paziente e suo recupero funzionale rispetto alla riabilitazione in degenza (Vogt et al., 2020; Kellett et al., 2019; Ustead et al., 2020).

Certo, è essenziale che i pazienti siano informati sulle potenzialità di queste nuove modalità di intervento, con un sistema di assistenza ben strutturato. Le sedute devono essere tempestive e in numero adattabile alle necessità specifiche dei pazienti. 

Da questo esempio ben si comprende perché le politiche sanitarie debbano basarsi su un’analisi costante delle evidenze e delle migliori pratiche, piuttosto che su un confronto diretto con altre regioni, che potrebbero avere invece caratteristiche demografiche e sanitarie diverse. Le decisioni devono essere guidate da un principio di equità nell’accesso alle cure. La riorganizzazione dei servizi, specie facendo ricorso alle prerogative della nostra Autonomia, deve essere vista come un’opportunità per migliorare l’assistenza, integrando innovazioni e rispondendo alle esigenze di un sistema in evoluzione. Solo attraverso un dialogo aperto e collaborativo tra gli attori del sistema sanitario, i professionisti e i cittadini è possibile garantire che le scelte siano realmente al servizio della popolazione.

Il caso dunque di un cambio di approccio alla riabilitazione post-operatoria è almeno una prima piccola risposta ai mille quesiti che il Trentino deve porre alla nuova Sanita post Covid. L’obiettivo deve essere quello di un livello adeguato di cura, integrando innovazioni e rispondendo alle esigenze di un sistema in evoluzione. Solo attraverso un approccio informato e collaborativo è possibile garantire il miglioramento della salute e del benessere dei cittadini. Da qui si evince che il ricorso al privato o la costruzione di una nuova struttura ospedaliera a nulla serviranno se non supportate dall’ascolto di una classe medica sempre attenta e propositiva – verso politica e cittadini – di nuovi modelli di cura e approccio alle patologie. Che la politica ascolti e agisca di conseguenza, che i cittadini siano più attenti a scegliere una classe politica adeguata.

12 Novembre 2024 0 Commenti
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VISITA ALLA RESIDENZA FERSINA: SI CONFERMA UN SISTEMA DI ACCOGLIENZA INADEGUATO 

Da Paola Demagri 24 Ottobre 2024

Oggi su richiesta delle minoranze consiliari la Quarta Commissione permanente ed alcuni altri/e consiglieri/e sono stati in visita alla residenza Fersina.

Innanzitutto va detto che per potervi accedere abbiamo atteso a lungo perché arrivasse il nulla osta dal Commissariato del Governo, come prevede la norma. Norma che di fatto rende i Centri di accoglienza straordinaria meno accessibili da parte dei consiglieri provinciali persino di carceri e CPR. 

Un’autorizzazione alla visita che incomprensibilmente ha tuttavia escluso la possibilità di accesso agli spazi “alloggiativi” delle persone ospitate – le stanze – il che ha reso la visita del tutto parziale rispetto alla possibilità di verificare le reali condizioni di vita all’interno. 

Tra i pochi spazi visitati, va denunciato lo stato dei bagni, eufemisticamente indecoroso quanto insalubre per la presenza di alcuni wc e “turche” inagibili, di alcune parti di pareti significativamente piene di muffe verdastre e umidità che impongono la necessità di tenere aperte le finestre per arieggiare da maleodoranti odori stagnanti, con anche alcuni controsoffitti mancanti. Alcuni ragazzi richiedenti protezione internazionale ospitati nella Residenza ci hanno raccontato delle ragioni che li hanno mossi ad intraprendere un viaggio dal Marocco all’Italia attraverso la rotta balcanica: la più che legittima volontà di migliorare le proprie condizioni di vita. Per le persone lì residenti la priorità è imparare la lingua – un servizio non offerto in modo strutturale dalla Provincia dentro la struttura – per poter lavorare e trovare una casa. Ci hanno riferito delle difficoltà a trovare un lavoro con un permesso di soggiorno temporaneo. I responsabili della cooperativa Kaleidoscopio che si occupa dell’accoglienza nella Residenza Fersina ci hanno raccontato delle “fratture esistenziali” che affliggono larga parte delle persone accolte. Fratture esistenziali politraumatiche, esito non solo delle esperienze di vita nei luoghi di origine, ma anche sviluppate in ragione della permanenza “in strada” vivendo in Italia e nel nostro territorio in condizioni di marginalità sociale oggettiva, in attesa che si liberi un posto in accoglienza. Fratture esistenziali che purtroppo, se non accolte e supportate prontamente con interventi e strategie adeguate possono essere certamente fattori concorrenti a comportamenti di devianza sociale, che minano anche la convivenza nella Residenza Fersina. 

Una visita quella odierna che -ove ancora ve ne fosse necessità rispetto alle evidenza già ampiamente riscontrate – dimostra l’urgenza di ripristinare un modello di accoglienza che non concentri le persone in una sola struttura (la Fersina è una delle più grandi d’Italia), riappropriandosi di quell’accoglienza diffusa che non solo garantisca la tutela e i diritti fondamentali delle persone richiedenti protezione internazionale, ma che altresì garantisca maggiori risultati rispetto all’integrazione e quindi, anche, alla sicurezza sociale. Ma anche nell’ottica di dare maggiori opportunità di lavoro: la sera vi è l’obbligo di rientrare in struttura e questo impedisce ai ragazzi lì ospitati di lavorare nelle valli, mentre albergatori e imprese continuano a non trovare personale. 

Un assurdo continuare con questo insensato concentramento sul capoluogo che è un incaponimento ideologico del Presidente. Infine una riflessione sulla normativa che regolamenta le migrazioni. I ragazzi marocchini che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare si stanno impegnando per integrarsi e lavorare nel territorio. Un investimento che rischia di non dare i frutti sperati e di mandare in frantumi le speranze delle persone richiedenti protezione internazionale, visto che le chance di una persona marocchina di vedersi riconosciuto l’asilo o la protezione sussidiaria sono davvero poche. 

Un assurdo perdere persone che si sono inserite nel territorio, che un tempo avrebbero avuto qualche speranza di restare grazie alla protezione speciale cancellata dal Governo Meloni.

24 Ottobre 2024 0 Commenti
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I BISOGNI PSICOLOGICI AUMENTANO E LA GIUNTA NON RIFINANZIA IL “BONUS PSICOLOGO”

Da Paola Demagri 21 Ottobre 2024

Consiglieri Paolo Zanella e Paola Demagri

Dopo il finanziamento del “bonus psicologo” 2023 (per le richieste presentate nella primavera 2024), la Provincia ha deciso di non rifinanziarle in futuro questa misura d’accesso alle cure psicologiche.

Beffardamente l’assessore ne ha dato comunicazione all’Ordine degli psicologi nella Giornata mondiale della salute mentale, nella quale venivano presentati i dati sui disturbi psicologici in aumento: nevrosi, disturbi affettivi e di personalità, tentati suicidi…

Le ragioni di questo mancato rifinanziamento addotte dall’assessore Tonina sono sostanzialmente due: innanzitutto il superamento del periodo emergenziale post-CoViD-19 per cui le Province autonome avevano già deciso di non accedere più ai Fondi statali, ma di far fronte con risorse proprie; fondi che ora la Provincia di Trento non ha più intenzione di stanziare. La seconda ragione è che per far fronte ai bisogni psicologici il Trentino ha già un servizio di Psicologia clinica in APSS e vi sono anche studi psicologici accreditati e convenzionati.

Tutto vero, ma ci sono persone che necessitano di cicli di psicoterapia più lunghi di quello offerti da APSS e gli studi convenzionati sono di fatto pochissimi. I dati del bonus 2022 dimostrano che anche in Trentino la richiesta non si risolve con il servizio  di APSS o con gli psicologi convenzionati e quindi o si potenziano quei servizi, oppure i contributi per accedere alla psicoterapia vanno mantenuti. 

In Trentino nel 2023 (Fondo “bonus psicologo” 2022) sono state fatte quasi 3000 richieste, di cui 500 finanziate. Nel 2024 (fondi 2023) in Italia 400.000 richieste e finanziate nemmeno l’1% (ridotti i fondi). Lo studio PsyCare commissionato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi in collaborazione con diverse Università, ha documentato l’efficacia della misura, sia in termini di esiti sull’utenza che di risparmio in termini di ore di malattia risparmiate sul lavoro. Inoltre ha documentato che il 72% delle persone che vi hanno fatto ricorso non aveva mai effettuato sedute di psicoterapia e di queste l’81% anche per motivi economici. Di qui l’importanza di sostenere le fasce economiche più in difficoltà per l’accesso alle cure psicologiche. 

Per questo abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere: 

  1. se davvero ritenga sufficiente la risposta del pubblico ai bisogni psicologici attraverso i servizi di psicologia clinica di APSS e gli studi di psicoterapia convenzionati, visto l’aumento del disagio e dei disturbi psicologici, testimoniato anche dalle richieste di “bonus psicologo”;
  2. se non si ritenga necessario integrare la norma provinciale – e gli atti amministrativi conseguenti – rispetto a una semplificazione degli accreditamenti degli studi di psicoterapia convenzionati, alle modalità di presa in carico da parte di questi e a un ampliamento degli ambiti di intervento;
  3. se non si ritiene utile pensare a forme stabili di sostegno in base all’ICEF per l’accesso alla psicoterapia, dal momento che la risposta dell’UO di Psicologia clinica e degli psicoterapeuti convenzionati paiono insufficienti per far fronte ai bisogni manifestati.
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Oggi in aula consiliare parlando di ammodernamento dello Statuto speciale

Da Paola Demagri 30 Settembre 2024

Oggi in aula consiliare 

Al Presidente  non può essere sfuggito come sia elevata la preoccupazione che noi consiglieri ma anche i cittadini trentini abbiamo  di fronte all’ammodernamento dello Statuto dell’Autonomia. a nostro modo di vedere negli ultimi tempi sono più i lati oscuri di questa vicenda di  quelli chiari.Il tutto ampiamente enfatizzato da dichiarazioni sulla stampa ( non del Presidente) e assenza di repliche (da parte dell Presidente) e   dall’atteggiamento che la vicepresidente ha avuto nella scorsa seduta del Consiglio provinciale, di non rendersi disponibile, visto fra l’altro   il suo ruolo, a riferire a quest’aula lo status quo dei lavori. 

Fatta questa premessa per rappresentare il nostro stato d’animo  Noi abbiamo bisogno di certezze che il Presidente stia lavorando per garantire la salute della nostra autonomia.Serve  garantire che i capisaldi dello Statuto, che per molti anni hanno retto le nostre competenze possano solo essere migliorati e rivisti. 

Sono mesi che chiediamo di avere certezze  e garanzie che quella alla quale i Tavoli tecnici stanno lavorando sia  una revisione/ammodernamento  che fissa dei paletti in tema di principio d’intesa e di competenze.

In particolare al Presidente, questa mattina in Consiglio ho fatto arrivare un messaggio di preoccupazione accompagnato da un messaggio di raccomandazione. 

Dopo aver ascoltato la relazione in aula ho voluto  ribadire che il piatto forte nostro deve essere sempre solo costituito dall’introduzione dell’intesa per ogni revisione del testo. Questo ci darà modo che che vi sia un potere diretto su ogni riforma imposta dall’esterno e non condivisa .Il principio dell’intesa è necessario per affrontare in modo sereno le proposte di riforma. 

Gli elementi centrali di questa proposta di modifica statutaria sono l’ottenimento della principio dell’intesa e il ripristino delle competenze legislative che si sono affievolite via via. È importante che le province di Trento Bolzano percorrono la stessa via e che evitino l’omologazione con altre realtà regionali. L’intesa, il mantenimento e  l’ampliamento delle competenze saranno la formula forte per la nostra autonomia.

Lo scudo di protezione devono essere quelle due paroline dal titolo “ Previa l’intesa”, lo  scudo contro possibili colpi di mano di maggioranze parlamentari in danno della specialità. 

I due Presidenti delle province di Trento e Bolzano  agiscano da conservatori dei particolarismi provinciali aggiungendo visione verso un fenomeno chiamato futuro dal quale non possiamo scappare. Ci proteggano da opere riformatrici di cui non si conosce lo sbocco definitivo e dal quale poi difficilmente potremo tornare indietro. Come minoranze assembleari abbiamo proposto una risoluzione che rinforzava tutto quanto premesso: 

  • È condivisibile il fatto che vi è una necessità di procedere ad una modifica di alcuni aspetti dello Statuto di autonomia
  •  considerata l’attuale modificabilità da parte del parlamento delle proposte di riforma statutaria è giusto impegnare a far precedere ad ogni altra modifica dello Statuto, l’introduzione del principio di Intesa
  •  è fondamentale valutare la possibilità di un percorso autonomo delle due province autonome per l’introduzione del principio di Intesa qualora non rientrasse Nella proposta comune delle regioni a statuto speciale
  •  è fondamentale presidiare in maniera puntuale l’indipendenza di percorsi normativi relativi a modifica degli Statuti di autonomia, autonomia differenziata il premier iato, non possono essere scambiati tra di loro
  •  le minoranze assembleari ritengono essenziali il coinvolgimento del Consiglio provinciale pertanto incaricano la sesta commissione permanente ad approfondire fin da subito gli ulteriori sviluppi del percorso.

Legittime richieste non votate dalla maggioranza perché a parer del Presidente il percorso avviato ci porterà nella direzione auspicata.

Noi presidiamo perchè qualche dubbio lo nutriamo che non sarà proprio così.

30 Settembre 2024 0 Commenti
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Lo sfruttamento delle materie prime: Autonomia nel cassetto?

Da Paola Demagri 8 Settembre 2024

Foto Cristina Gottardi

Sfruttamento delle materie prime critiche: non è che Roma stia mettendo i piedi in testa alla nostra Autonomia?

Approvato con modifiche, in una calda giornata romana nella vigilia di Ferragosto, il DL 84 contiene disposizioni urgenti sulle materie prime critiche di interesse strategico.

Come noto, si tratta di un argomento nazionale che possiede risvolti anche a livello locale. Tant’è che i politici nostrani, si badi bene solo quando stimolati dalla stampa, hanno costantemente teso a minimizzare le preoccupazioni. Eppure, le informazioni a livello locale e nazionale ne stimolano non poche nonostante, nel decreto appena editato, ci sia un incipit che potrebbe lasciare tutti tranquilli. 

Lì, si dice infatti che le disposizioni del presente decreto si applicano nelle Regioni a Statuto Speciale e nelle Province autonome di Trento Bolzano compatibilmente con le disposizioni dei rispettivi Statuti e relative a norme di attuazione.

A riportare le nubi sul cielo delle speranze trentine, tuttavia, ci pensa subito il comma 3 dell’articolo 2. Da lì si evince infatti che possono esistere progetti riconosciuti come strategici dalla Commissione Europea che assumono la qualità di progetti di pubblico interesse nazionale. Comprensivi di opere e interventi necessari per la loro realizzazione, sono considerati di pubblica utilità dunque indifferibili ed urgenti

L’articolo 3 afferma poi che la realizzazione di progetti strategici va presentata al “punto unico di contatto” presso il Mase che sente in maniera non vincolante le amministrazioni locali e rilascia le concessioni. 

Al comma 2 si parla dell’autorizzazione unica rilasciata dalla competente direzione generale del Ministero delle imprese e del made in Italy: MIMIT. E’ il Dicastero alle dirette dipendenze del ministro Urso, uno, non proprio autonomista nel DNA politico 

Comprendiamo che queste nostre considerazioni possano essere tacciate di allarmismo. 

Più e più volte tuttavia abbiamo visto Roma tentare di mettere da parte i dettami della nostra Autonomia. Non solo chi ha governato negli anni ‘10 – ad esempio – ricorda la gravità degli effetti della “Spending Review” voluta da Roma, alla faccia del nostro Statuto. Ad aggravare il quadro ci pensa poi lo stesso ISPRA. In una sua recentissima presentazione dal titolo “LA SITUAZIONE NORMATIVA DELLE REGIONI IN RELAZIONE ALLO SFRUTTAMENTO DELLE MATERIE PRIME CRITICHE”, in una slide presentata affermava che

1. Le Regioni, che esercitano una piena competenza amministrativa per il conferimento dei titoli minerari relativi alle materie prime critiche, applicano la legislazione statale vetusta e non possiedono le competenze tecniche e amministrative per autorizzare e controllarne la ricerca e lo sfruttamento.

2. Le stesse Regioni, per la gran parte. hanno una visione dell’interesse economico delle attività estrattive limitato alla singola realtà regionale, e non percepiscono, se non il qualche lodevole caso, l’interesse nazionale.

3. Gli interessi localistici, talvolta, sono prevalenti su quelli nazionali

Allora: il Movimento Casa Autonomia.eu si sente particolarmente legato ai valori dell’Autonomismo. Per questo non ce la sentiamo di lasciar passare in silenzio la questione.

Attraverso un’interrogazione daremo modo alla Giunta di spiegare se e dove i nostri dubbi sono fondati. Diversamente, sarà legittimo chiedersi se sia stato fatto tutto il possibile per poter tutelare gli interessi delle nostre valli e dei  concittadini che le abitano.

Lo facciamo mossi dal desiderio di stigmatizzare un duplice silenzio. Quello dell’amministrazione Provinciale sorprende poco. Si tratta ormai una triste realtà, sempre leale alle scelte di un governo statalista nazionalista. 

A sorprendere maggiormente però è invece l’atteggiamento degli autonomisti che per contratto a chiamata, siedono attualmente in Giunta provinciale. Sarà forse dovuto a questo il mutismo dei discendenti diretti di quegli storici autonomisti che furono schietti e genuini interpreti delle prerogative di autogoverno che un tempo abitavano il loro partito? Che fu ad esempio quello che subito si mosse sulle barricate in Val Rendena non appena era stata paventata un’ipotesi di avviamento di attività estrattiva di Uranio. 

“È colpa di Roma, ci dispiace, di più non si poteva fare” non può bastare L’unica risposta tollerabile è “se il Trentino non sarà d’accordo di nuova attività estrattive non se ne potrà parlare” E’ solo quest’ultima, l’unica risposta accettabile all’interrogazione che abbiamo appena depositato.

8 Settembre 2024 0 Commenti
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