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Per Paola Demagri Sindaca: PD del Trentino CLES

Da Paola Demagri 25 Aprile 2025
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Per Paola Demagri Sindaca: PercorSI Comuni

Da Paola Demagri 25 Aprile 2025
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Per Paola Demagri Sindaca : Impronta Civica Cles 2025

Da Paola Demagri 25 Aprile 2025
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Le idee in un dibattito pubblico

Da Paola Demagri 21 Aprile 2025
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Riva , elezioni comunali 2025 e Casaautonomia.eu

Da Paola Demagri 9 Febbraio 2025

https://www.ildolomiti.it/politica/2025/la-super-coalizione-di-alessio-zanoni-a-riva-del-garda-otto-liste-a-supporto-del-candidato-di-centro-sinistra-e-il-centro-destra-silvia-betta-non-convince-tutti

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Arco, elezioni comunali 2025 e Casaautonomia.eu

Da Paola Demagri 9 Febbraio 2025

https://www.ildolomiti.it/politica/2025/il-centro-sinistra-ha-scelto-lassessore-allo-sport-e-turismo-dario-ioppi-sara-il-candidato-sindaco-ad-arco-arco-che-vorrei-non-fara-parte-della-coalizione

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Trento, Elezioni comunali 2025 e Casaautonomia.eu

Da Paola Demagri 9 Febbraio 2025

https://www.ildolomiti.it/politica/2024/nasce-si-trento-una-lista-che-aggrega-casa-autonomia-e-europa-italia-viva-e-azione-lobiettivo-e-di-essere-propositivi-e-pragmatici-endorsement-di-ianeselli

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Immigrati 

Da Paola Demagri 17 Gennaio 2025

Ormai, dopo gli interventi fatti in questi giorni sulla stampa, possiamo dire che sugli immigrati si giuoca (se giuoco si può chiamare) a carte scoperte. Diversi sindaci di varie località, sparse in Trentino, hanno dichiarato che l’accoglienza diffusa per iniziativa comunale esiste e continua. Quindi non è vero, come dice il Presidente Fugatti che “durante i sette anni della mia presidenza non ho ricevuto nessuna disponibilità di sindaci del Trentino a ricevere quote di migranti….la verità è che l’accoglienza non la vuole nessuno”. Questa ultima affermazione è contraddetta dai fatti documentati perchè ci sarebbero già 18 comuni disponibili “come dice il Centro Astalli”.

Piuttosto c’è da dire che l’accoglienza diffusa, dove dipendeva dalla Provincia, è stata cancellata dal 2018 dall’allora Maggioranza con Presidente Fugatti, e di conseguenza gli immigrati sono stati concentrati al Centro con tutte le conseguenze negative che tutti conosciamo. Non si poteva lasciare gli immigrati dov’erano? Personalmente sono testimone diretto di quelli che erano alla palazzina dell’Enel di Peio. Stavano bene ed a un certo punto la Provincia, come per tutti gli altri centri di accoglienza sparsi nelle Valli, d’autorità è intervenuta con la soppressione.

Pertanto si abbia il coraggio di dire “gli immigrati non li vogliamo”. Ma questa volontà è contraddetta ormai dalle prese di posizioni di diverse realtà economiche e sociali. E’ voce quasi unanime che bisogna ritornare all’accoglienza diffusa se non per motivi umanitari almeno per convenienza visto il grande bisogno di manodopera di provenienza straniera. Quindi è urgente ed indispensabile il cambiamento di rotta da parte della politica provinciale in merito all’accoglienza degli immigrati. Sono tutti d’accordo nella Maggioranza di continuare nella linea dura attuale? E chi non è d’accordo non può farsi sentire? Chi vuol essere veramente cristiano deve sapere che la scelta attuale certo non la vuole la Chiesa alla quale si dice di appartenere, ma non la vuole neppure la società civile responsabile e sensibile ai problemi umani. Chi si vuol rappresentare allora? L’egoismo o la solidarietà per non parlare anche di interesse? Ad ognuno la libera scelta. E non si può nascondersi dietro a un dito. Bisogna cambiare motto: passare dal come respingere al come accogliere.

Purtroppo l’immigrato da qualcuno è visto e trattato come un lebbroso. Questi deve stare alla larga, disturba la nostra quiete, respingiamolo. In troppi prevale l’atteggiamento del: godiamoci da soli il nostro benessere, magari frutto delle fatiche degli sfruttati guardati dall’alto in basso anche se dobbiamo ammettere che nei rapporti di lavoro tante cose sono cambiate e ci sono datori di lavoro corretti e responsabili. Menomale quindi che accanto a tanto egoismo c’è ancora tanto altruismo, tanta solidarietà, tanta gente che si dedica agli altri, che vuole bene a chi ne ha di bisogno, che pensa a certe mamme, a tanti bambini, a tanti anziani, a tanti uomini che vogliono solo guadagnarsi il pane quotidiano, quel pane che nel Padre Nostro chiediamo al plurale e non al singolare (…dacci oggi il nostro pane quotidiano…). Ad ognuno fare la scelta da che parte stare. Ed è una scelta che fa tremare le vene e i polsi per la grande responsabilità morale che comporta, in particolare per un credente cristiano. Infatti è’ scritto nel Vangelo che saremo giudicati soprattutto da questo: “avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero ignudo e mi hai vestito ecc…”

Quando penso a quanto ho visto in Africa in tanti anni e viaggi e so il perché tante persone, a proprio rischio e pericolo, lasciano con tanta sofferenza la loro terra, mi chiedo perché c’è tanto rifiuto ed anche disprezzo nei confronti di questi nostri fratelli che non hanno nessuna colpa per essere nati nella miseria, come noi non abbiamo nessun merito per essere nati in un certo benessere? E pensare quanto sono stati sfruttati e lo sono ancora dal mondo ricco! A noi la responsabilità di collocarci al posto giusto e contribuire per ristabilire quella uguaglianza e giustizia che sono la base per garantire una serena e pacifica convivenza umana. 

Luigi Panizza ex assessore provinciale e componente “Casa e Autonomia E.U.”

17 Gennaio 2025 0 Commenti
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VISITA ALLA CASA CIRCONDARIALE DI SPINI: LO SCAMBIO DEGLI AUGURI COME OCCASIONE PER ASCOLTARE IL DISAGIO DELLE PERSONE RECLUSE 

Da Paola Demagri 23 Dicembre 2024

Oggi una delegazione di consiglieri e consigliere provinciali di minoranza dell’Alleanza Democratica Autonomista (Valduga, Manica, Demagri, Coppola, Calzà, Maule, Parolari, Zanella), assieme ai consiglieri del Comune di Trento Lenzi e Zappini e all’avvocato Valcanover, è stata in visita alla Casa circondariale di Spini di Gardolo. 

Obiettivo della visita è stato semplicemente quello di scambiarsi gli auguri per le feste natalizie con le persone recluse e di manifestare loro vicinanza in un momento in cui la privazione della libertà e la lontananza dagli affetti si fa particolarmente sentire. 

In un contesto politico sempre più intriso di populismo penale, in un contesto anche provinciale in cui le carceri sono sempre più affollate (a Trento sui 240 posti previsti sono presenti 364 detenuti, di cui 318 uomini e 46 donne), in un sistema penitenziario in cui il numero di suicidi è in continuo aumento (tra i detenuti, ma anche tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria), in un contesto complessivo nel quale l’esecuzione della pena intramuraria risponde in modo del tutto marginale al dettato rieducativo previsto dalla nostra Costituzione, abbiamo deciso di limitarci alla visita alle celle (senza passare dal reparto sanitario, area trattamentale, …) per raccogliere dalla viva voce delle persone detenute vissuti, disagi e problemi. 

Innanzitutto segnaliamo le condizioni detentive delle celle d’isolamento, particolarmente fredde (ci viene riferito che il riscaldamento funziona solo di sera/notte), dove abbiamo trovato una persona reclusa con evidenti alterazioni psichiche, che dovrebbe essere collocata altrove (nella REMS, oggi piena), ma non assolutamente in un contesto d’isolamento chè è inadatto a una gestione dignitosa del suo disagio. 

Peraltro, alcune altre criticità ci sono state segnalate in modo ricorrente direttamente dalle testimonianze di uomini e donne detenuti/e. 

Innanzitutto la carenza di opportunità lavorative e quindi rieducative: molti o non lavorano, aspettando il proprio turno rispetto alle insufficienti attività disponibili, oppure lavorano solo tre ore al giorno. Riferiscono inoltre di percepire arbitrarietà nei criteri di assegnazione delle opportunità lavorative. 

Poi il permanere di ritardi nella stesura delle sintesi (relazione dopo un periodo di osservazione), nonostante l’organico dei funzionari giuridico pedagogici (educatori) sia passato da due a sette da qualche mese. Questo si pone come particolare fattore afflittivo poiché nei fatti determina un oggettivo ostacolo alla richiesta di permessi e misure alternative. 

Altra questione relativa al rapporto con la Magistratura di sorveglianza che ci è stata segnalata da un numero significativo di persone recluse sarebbe quella dei ritardi – che diventano per i richiedenti estenuanti – per ottenere una risposta rispetto alle richieste di permessi e di misure alternative. Ritardi con frequenza correlati anche ai tempi di attesa dovuti ai ricorsi avverso i dinieghi del Magistrato di sorveglianza. Si consideri come per questo Natale solo 7 su 364 detenuti/e abbia effettivamente ottenuto un permesso. 

Tutte criticità importanti, assieme alla già nota carenza di personale di polizia penitenzia, sovraccarico di lavoro e che necessiterebbe anch’esso di supporto psicologico, criticità che ostacolano il percorso rieducativo di chi sta in carcere e che riporteremo prontamente al nuovo Garante dei diritti dei detenuti, dott. Pavarin.

23 Dicembre 2024 0 Commenti
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Sarà il FaBER la cura della scuola?

Da Paola Demagri 26 Novembre 2024

intervento di Luigi Panizza

Ho letto in questi giorni sui vari mezzi di comunicazione che l’assessore all’istruzione Gerosa con l’anno scolastico 2025-2026 vuole istituire nei vari Istituti Scolastici una nuova figura scolastica che si chiamerebbe FaBER cioè “Facilitatore del Benessere Emotivo e Relazionale” che avrebbe il compito appunto di “promuovere il benessere emotivo e relazionale degli studenti, favorendo resilienza, apprendimento e relazioni positive”. Premesso tutto questo mi permetto da ex insegnante e preside di Scuola Media di fare alcune considerazioni.

Che sia in atto e diffuso un disagio giovanile preoccupante lo dimostrano i fatti e le cronache oltre ai rilievi concreti fatti dal personale direttivo e docente della Scuola e dai genitori stessi. Prenderne atto è senz’altro doveroso, ma non basta. Come per analogia con la salute fisica è importante prendere atto del disturbo fisico che si fa sentire e quindi andare dal medico che prescrive la cura e nello stesso tempo cerca di individuare le possibili cause perché il disturbo, o la malattia non si ripetano, Così si dovrebbe fare con i disturbi psicologici giovanili. E’ giusto intervenire tempestivamente.

Ma chi? Chi può essere il competente nella scuola? Come non ci si improvvisa medico così non ci si improvvisa “FaBER”. Si può con 27 ore di corso, come prevederebbe la legge, diventare esperti per assumere ruoli e competenze che richiedono anni di studio e preparazione? Se posso continuare  con l’analogia di cui sopra sarebbe come affidare il compito dell’intervento per la salute fisica ad un improvvisato  guaritore. Il pericolo è quello di causare più danni che ottenere vantaggi. Infatti, se chi si sottovaluta non sfrutta a sufficienza le proprie capacità e competenze, ma chi si sopravvaluta corre il pericolo di fare danni o per lo meno di non raggiungere gli obiettivi che si propone. Pensando all’eccezionale importanza e delicatezza del problema del disagio giovanile odierno a maggior ragione vanno ricercati strumenti e mezzi adeguati, non certo con 27 ore di corso. Anche la nuova assessora all’Istruzione vuol realizzare nell’ambito educativo- psicologico quanto non è riuscito a realizzare in altri ambiti (esperto, ricercatore, delegato all’organizzazione) il suo predecessore.  Si sta ripetendo, pedissequamente,  ciò che è già accaduto. Se è lodevole porre il problema e cercarne la soluzione, ritengo tuttavia, troppo superficiale e inadeguato, lo strumento proposto per affrontarlo. Piuttosto che sprecare il denaro nella proposta in corso ritengo più utile coinvolgere genitori e docenti con esperti psicologi e pedagogisti per sensibilizzare sulla problematica ed individuare mezzi e strumenti, il più possibile adeguati, alla complessità ed importanza del problema. Qualora si insistesse sulla nuova figura, che si vuole istituire, ci sono gli specialisti del settore che sono gli psicologi. Ad ognuno la sua competenza per raggiungere gli obiettivi che si vogliono realizzare.

La preoccupazione deve essere quella di far le cose, sì, prima possibile, ma anche perbene, e dopo aver seguito un percorso che possa garantire il successo con le persone giuste. E non è certo male dopo aver individuato, come per l’ammalato la cura, ricercare anche le cause di quanto sta accadendo. E’ certo che i nati in questi anni non sono diversi dai nati precedentemente. Non si nasce col disagio, il disagio nasce e trova il suo terreno fertile soprattutto nelle esperienze negative che fanno i disagiati o le disagiate nell’ambito familiare e, o, nel contesto sociale.

La crisi di valori, principi ed ideali  offre un terreno favorevole alla nascita del disagio giovanile.  Il tutto e subito, i modelli negativi offerti dai mezzi di comunicazione non concorrono certo a rafforzare il carattere della persona per affrontare le inevitabili difficoltà che la vita riserva ad ognuno, già in età giovanile. Concludo  consigliando l’assessora Gerosa a riflettere su quanto hanno detto in questo periodo persone competenti che dissentono da quanto l’assessora va proponendo. L’innovazione non è di per sé migliorativa, ma può essere anche peggiorativa, anche se, in tal caso, non è certamente nelle buone intenzioni di chi la propone.  Tanto ho scritto, non certo per motivi politici, ma solo per contribuire al bene degli utenti della scuola.

26 Novembre 2024 0 Commenti
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