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Io mi indigno di fronte a tanta indifferenza

Da Paola Demagri 20 Febbraio 2026

In questi giorni faccio fatica a mandare giù ciò che sta accadendo a Trento. La presenza crescente di persone costrette a dormire all’aperto, nel gelo, è il segno più evidente di un degrado umano che non appartiene alla nostra comunità. Trento è sempre stata una città accogliente, attenta alle fragilità, capace di coniugare responsabilità sociale e umanità. Oggi, invece, assistiamo al risultato di scelte politiche che hanno smantellato un modello di accoglienza diffusa costruito negli anni e riconosciuto come efficace.

È difficile comprendere come il Presidente della Provincia e chi lo sostiene possano considerare accettabile una situazione in cui la possibilità di dormire al caldo o al freddo dipende da un “contingentamento delle temperature”. Non è così che si tutela la dignità delle persone, soprattutto di chi si trova sul nostro territorio per ragioni internazionali e non ha una fissa dimora. Passare accanto a chi è costretto a dormire per terra, al gelo, senza una risposta minima a un bisogno primario, genera un disagio profondo. E non posso non pensare a come reagirei se fossi al loro posto.

Questa gestione non solo aumenta il disagio sociale, ma rischia di alimentare tensioni e sofferenze evitabili. Sono convinta che nell’intero sistema che riguarda immigrazione, CPR, senzatetto e politiche correlate ci siano zone d’ombra, dinamiche poco trasparenti e interessi che non vengono dichiarati. È legittimo chiedersi se il Presidente Fugatti non stia rispondendo a logiche e patti politici che nulla hanno a che fare con i bisogni dei trentini.

Il disagio che provo e che molti cittadini condividono, insieme alla voce del vescovo, dell’arcidiocesi e di numerose associazioni  nasce da un’idea semplice: una comunità si misura da come tratta le sue fragilità. Non mi riconosco nelle logiche di influenza, ma in quelle della persona e del bene comune.

Ed è proprio per questo che rivendico un modello chiaro, serio e responsabile: quello dell’accoglienza diffusa, della presenza immigratoria regolare, controllata, organizzata, impegnata, responsabile, utile alla comunità, lavoratrice e rispettosa delle regole. Un modello che non è buonismo, ma capacità amministrativa. Un modello che previene il degrado, tutela la sicurezza, rafforza la coesione sociale e permette a tutti – cittadini e nuovi arrivati – di vivere in un contesto ordinato, umano e civile.

Per queste ragioni ritengo necessario un cambio di passo immediato. Non servono soluzioni tampone né annunci stagionali: serve una scelta politica chiara, che rimetta al centro la dignità delle persone e la responsabilità istituzionale verso chi vive una condizione di estrema fragilità.

Per questo ho depositato un’interrogazione che chiede alla Giunta di chiarire quale modello di comunità intenda perseguire:se uno fondato sulla tutela della dignità umana, garantendo un’accoglienza minima e continuativa;  oppure uno in cui il diritto a non dormire all’addiaccio dipende da soglie termiche e decisioni discrezionali.

Chiedo inoltre al Presidente della Provincia di dichiarare pubblicamente quale sia l’indirizzo politico che guida la scelta di lasciare persone senza riparo, e se questa impostazione risponda a valutazioni autonome o a impegni assunti con forze politiche esterne al Trentino.

Sono domande semplici, ma decisive. Non chiedono numeri: chiedono una visione.

E una comunità come la nostra merita di sapere da che parte sta chi la governa.

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Accoglienza diffusa , colpito dal no di Fugatti.

Da Paola Demagri 12 Marzo 2024

Luigi Panizza  ex Assessore Provinciale e componente Casa Autonomia    

Leggendo la notizia in prima pagina di giovedì 7 marzo sui migranti , relativamente all’accoglienza diffusa, ho provato sgomento ed incredulità oltre a tanta amarezza. Vediamo da una parte il sindaco del Capoluogo preoccupato di quanto accade nella sua città che si rivolge al Presidente della Provincia per chiedere un provvedimento che potrebbe risolvere subito il problema posto. Immediatamente il Presidente della Provincia risponde “picche” , cioè non intende cambiare nulla. Rimangono  le norme vigenti.  In sostanza, constatato che la concentrazione dei migranti al centro creano problemi fra di loro ed anche con i residenti il sindaco chiede di ritornare all’accoglienza diffusa con la distribuzione dei migranti in più comuni del Trentino con buona pace di tutti.  Il sindaco di Trento fa presente che questa accoglienza diffusa è proprio quello che vuole introdurre il Presidente del Veneto Zaia dello stesso partito del presidente della Provincia di Trento. In sintesi uno fa esattamente il contrario dell’altro. Uno vuol fare quello che l’altro ha cancellato. Quello che per uno è un bene per l’altro è un male. 

Che la soppressione dell’accoglienza diffusa in Trentino sia stata, oltre che un fallimento, anche un grave danno sociale, per le persone coinvolte, è sotto gli occhi di tutti. Ma allora perché succede tutto questo? Per quali motivi il Presidente della Provincia di Trento è così irremovibile al punto da non ascoltare neppure il giustificato ed urgente appello del sindaco ? Perché questa mancanza di collaborazione istituzionale?  Cosa si nasconde dietro questo incomprensibile irrigidimento? Altra spiegazione non c’è, a mio avviso, se non quella di dover ammettere pubblicamente che il provvedimento della soppressione dell’accoglienza diffusa è stato un colossale errore pratico ed ideologico che ha creato solo danni. 

A questo punto però mi chiedo come cittadino: è giusto che delle persone, degli umani, continuino a soffrire, a patire perchè qualcuno non vuol ammettere di avere sbagliato? E quelli della Giunta o maggioranza consiliare condividono quello che dice il loro Presidente? Tacere, da parte dei componenti la maggioranza, è per lo meno un atto (il giudizio del peccato lo lascio a Dio) di omissione. L’aspetto particolarmente etico del problema esula da vincoli politici. Ognuno può quindi invocare la libertà di coscienza. Ed io sono, non convinto, ma convintissimo, che nell’ambito della maggioranza ci sono pensieri e posizioni  differenti. Ed allora che fare? Da ex consigliere e assessore provinciale mi permetto di collaborare chiedendo alle minoranze di proporre una mozione con voto segreto in merito a questo problema . 

Questa proposta è anche per favorire la libertà di voto. Alla fine del mandato ogni consigliere risponderà alla propria coscienza di quello che ha fatto e non certo alla politica. Questo vale per tutti i consiglieri come è valso per me quando ho avuto questa responsabilità.  La politica di convenienza deve cedere il passo alla politica  di qualità.  Solo così si può dire di aver operato per il vero bene comune che deve rimanere il faro che illumina la strada da percorrere. 

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