Paola Demagri
  • BIOGRAFIA
  • IL MIO SGUARDO SUL MONDO
  • IDEE E PROPOSTE
  • ATTI POLITICI
  • CONTATTI
Categoria:

Senza categoria

Dopo i podi, le domande: un territorio che vuole capire

Da Paola Demagri 24 Febbraio 2026

Domenica  si sono chiuse le Olimpiadi, e anche se non ho partecipato direttamente a nessun evento, le ho seguite ogni giorno, informandomi, leggendo, osservando l’evoluzione di ciò che accadeva attorno a noi.E confesso che ogni volta che un atleta è salito sul podio ho esultato; per i trentini ho esultato molto di più, perché dietro quei risultati ci sono storie, sacrifici, territori che riconosciamo.

In queste ore sento il bisogno di dire grazie. Grazie agli atleti e alle atlete per la dedizione alla loro disciplina, per la serietà con cui hanno rappresentato sé stessi e il Paese.

Grazie ai loro preparatori, alle società sportive, a chi lavora nell’ombra per costruire risultati che il pubblico vede solo per pochi secondi.E grazie anche a tutte le organizzazioni che hanno garantito sicurezza e ordine: forze dell’ordine, volontari, personale tecnico, operatori locali. Il loro lavoro silenzioso ha permesso a migliaia di persone di vivere questi giorni in tranquillità.

E, mentre guardiamo alle Olimpiadi, non possiamo dimenticare i Giochi Paralimpici.  

Hanno lo stesso valore, la stessa intensità, la stessa capacità di raccontare talento, disciplina e visioni di futuro. Anzi, ci interrogano ancora di più sull’inclusione reale, sull’accessibilità degli impianti, sulla qualità delle attrezzature e sulla possibilità per ogni atleta di trovare spazi adeguati per allenarsi e competere. Il sostegno che sapremo garantire dipenderà dalla sensibilità di ciascuno di noi e dalla capacità delle istituzioni di mettere davvero tutti nelle condizioni di esprimersi. Io tifo per loro esattamente come per tutti gli altri: perché agli occhi di chi guarda con onestà, gli atleti sono tutti uguali.

Accanto all’emozione, però, credo sia doveroso aprire una riflessione più ampia.

Le ricadute sul nostro territorio non possono essere misurate solo dall’entusiasmo o dalla percezione del momento. Servono dati, analisi, valutazioni serie. Solo così potremo capire se la scelta di aderire al progetto olimpico e di impegnare risorse pubbliche importanti abbia generato benefici reali e duraturi oppure no. Non è una questione di tifoserie: è un esercizio di responsabilità verso il futuro. Perché solo con numeri chiari possiamo decidere se, un domani, occasioni come questa vadano colte di nuovo o se sia più saggio dire “no, grazie”.

Infine, una considerazione che ho ascoltato spesso dai più giovani: l’impatto degli impianti e degli ambienti.

Molti si chiedono se abbia senso investire cifre così elevate in strutture dedicate a sport di nicchia, con il rischio che dopo l’evento restino sottoutilizzate o addirittura abbandonate. È una domanda legittima, che non va liquidata con leggerezza. Anche qui servono trasparenza, piani di utilizzo, visioni di lungo periodo. Perché un impianto sportivo non è solo un costo: può essere un’opportunità, oppure un’eredità pesante.

Queste non sono critiche né celebrazioni. Sono domande.

Domande che un territorio maturo deve saper fare a sé stesso, senza paura e senza pregiudizi.Perché lo sport è emozione, ma la buona politica è capacità di guardare oltre l’emozione e valutare con lucidità ciò che resta.

24 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

FEM, criteri in continuo cambiamento: chiesti chiarimenti alla Provincia

Da Paola Demagri 23 Febbraio 2026
Clicca qui per leggere l’articolo completo.

Foto: Vitaly Gariev

23 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Basta populismo, bisogna agire

Da Paola Demagri 22 Febbraio 2026

Negli ultimi giorni l’assessore Tonina ha più volte riconosciuto pubblicamente la gravità delle liste d’attesa: ha dato ragione a chi le denuncia, ha ammesso che i tempi sono troppo lunghi, ha assicurato che “si metterà al lavoro” e che chiederà all’ASUIT  di fare meglio.È un atteggiamento che può sembrare umile, quasi consolatorio, ma che finisce per assumere i tratti di un populismo dimesso, fatto di rammarico e comprensione, più che di responsabilità e direzione. Una sorta di politica della penitenza: si prende atto dei problemi, si esprime dispiacere, si condivide la frustrazione dei cittadini… ma nel frattempo i cittadini continuano ad aspettare mesi per una visita.La responsabilità politica, però, non è dire “lo so”. Non è condividere la frustrazione dei cittadini. Non è chiedere agli uffici di arrangiarsi. La responsabilità politica è indicare una direzione, definire strumenti, fissare obiettivi e tempi. La presa d’atto non risolve nulla: è il punto di partenza, non il punto d’arrivo. E quando diventa l’unica risposta, rischia di deresponsabilizzare la politica e di mettere sulle spalle della parte tecnica un compito che dovrebbe essere guidato da un indirizzo chiaro. Il caso della dermatologia è emblematico. Tempi lunghi per una prima visita, difficoltà di accesso ai controlli, rischio che i cittadini si rivolgano al privato o rinuncino del tutto a curarsi. Qui non servono scuse, servono scelte. La Provincia ha tutti gli strumenti per intervenire, se decide di farlo davvero. Le soluzioni esistono e sono già applicate con successo in altre regioni. È possibile potenziare l’offerta pubblica con ambulatori serali e nel weekend, contratti aggiuntivi regolati per gli specialisti disponibili a coprire ore extra, stabilizzazioni mirate per evitare la fuga verso il privato. È possibile utilizzare in modo intelligente il privato accreditato, acquistando prestazioni dermatologiche con tariffe definite o introducendo voucher per le visite non urgenti, così da ridurre i tempi senza scaricare i costi sulle famiglie. È possibile riorganizzare i percorsi interni con un triage clinico vero, la teledermatologia per i casi semplici. È possibile rafforzare la prevenzione con screening mirati e percorsi rapidi per i pazienti già diagnosticati. In questa fase si può chiedere aiuto a Enti accreditati come la LILT.

Queste non sono suggestioni astratte: sono azioni concrete, attuabili, che richiedono una sola cosa per partire davvero: volontà politica. Meno rammarico, più direzione. Meno “avete ragione”, più “questo è il piano”. Meno penitenza, più responsabilità.I cittadini non hanno bisogno di un assessore che si limiti a condividere la loro preoccupazione. Hanno bisogno di un assessore che indichi una strada, la percorra e ne risponda. La presa d’atto non riduce le liste d’attesa. Le decisioni sì.

22 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Io mi indigno di fronte a tanta indifferenza

Da Paola Demagri 20 Febbraio 2026

In questi giorni faccio fatica a mandare giù ciò che sta accadendo a Trento. La presenza crescente di persone costrette a dormire all’aperto, nel gelo, è il segno più evidente di un degrado umano che non appartiene alla nostra comunità. Trento è sempre stata una città accogliente, attenta alle fragilità, capace di coniugare responsabilità sociale e umanità. Oggi, invece, assistiamo al risultato di scelte politiche che hanno smantellato un modello di accoglienza diffusa costruito negli anni e riconosciuto come efficace.

È difficile comprendere come il Presidente della Provincia e chi lo sostiene possano considerare accettabile una situazione in cui la possibilità di dormire al caldo o al freddo dipende da un “contingentamento delle temperature”. Non è così che si tutela la dignità delle persone, soprattutto di chi si trova sul nostro territorio per ragioni internazionali e non ha una fissa dimora. Passare accanto a chi è costretto a dormire per terra, al gelo, senza una risposta minima a un bisogno primario, genera un disagio profondo. E non posso non pensare a come reagirei se fossi al loro posto.

Questa gestione non solo aumenta il disagio sociale, ma rischia di alimentare tensioni e sofferenze evitabili. Sono convinta che nell’intero sistema che riguarda immigrazione, CPR, senzatetto e politiche correlate ci siano zone d’ombra, dinamiche poco trasparenti e interessi che non vengono dichiarati. È legittimo chiedersi se il Presidente Fugatti non stia rispondendo a logiche e patti politici che nulla hanno a che fare con i bisogni dei trentini.

Il disagio che provo e che molti cittadini condividono, insieme alla voce del vescovo, dell’arcidiocesi e di numerose associazioni  nasce da un’idea semplice: una comunità si misura da come tratta le sue fragilità. Non mi riconosco nelle logiche di influenza, ma in quelle della persona e del bene comune.

Ed è proprio per questo che rivendico un modello chiaro, serio e responsabile: quello dell’accoglienza diffusa, della presenza immigratoria regolare, controllata, organizzata, impegnata, responsabile, utile alla comunità, lavoratrice e rispettosa delle regole. Un modello che non è buonismo, ma capacità amministrativa. Un modello che previene il degrado, tutela la sicurezza, rafforza la coesione sociale e permette a tutti – cittadini e nuovi arrivati – di vivere in un contesto ordinato, umano e civile.

Per queste ragioni ritengo necessario un cambio di passo immediato. Non servono soluzioni tampone né annunci stagionali: serve una scelta politica chiara, che rimetta al centro la dignità delle persone e la responsabilità istituzionale verso chi vive una condizione di estrema fragilità.

Per questo ho depositato un’interrogazione che chiede alla Giunta di chiarire quale modello di comunità intenda perseguire:se uno fondato sulla tutela della dignità umana, garantendo un’accoglienza minima e continuativa;  oppure uno in cui il diritto a non dormire all’addiaccio dipende da soglie termiche e decisioni discrezionali.

Chiedo inoltre al Presidente della Provincia di dichiarare pubblicamente quale sia l’indirizzo politico che guida la scelta di lasciare persone senza riparo, e se questa impostazione risponda a valutazioni autonome o a impegni assunti con forze politiche esterne al Trentino.

Sono domande semplici, ma decisive. Non chiedono numeri: chiedono una visione.

E una comunità come la nostra merita di sapere da che parte sta chi la governa.

20 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Referendum sulla separazione delle carriere: il nostro NO!

Da Paola Demagri 19 Febbraio 2026

In vista del referendum sulla separazione delle carriere, il Movimento Casa Autonomia esprime un NO convinto, che non lascia spazio a dubbi, perché il nostro Movimento ritiene che la politica non debba mai essere ingerente in tutti i contesti, e ancor meno in quello della giustizia, che deve poter operare in modo libero, autonomo e indipendente. Per questo invitiamo gli elettori a esprimere un NO alla divisione delle carriere, riaffermando un principio che per noi è irrinunciabile. A questo si aggiunge un elemento fondamentale: la separazione degli equilibri istituzionali non può essere messa in discussione attraverso strumenti che rischiano di semplificare eccessivamente questioni complesse, esponendo la giustizia a pressioni esterne e a dinamiche che nulla hanno a che fare con la tutela dei diritti dei cittadini. La credibilità del sistema giudiziario si fonda sulla sua capacità di restare equidistante da ogni potere, e ogni intervento che ne modifichi l’assetto deve essere valutato con rigore, competenza e responsabilità, non con logiche contingenti.

Dire NO significa quindi difendere l’equilibrio costituzionale, proteggere l’indipendenza di chi ogni giorno è chiamato a garantire legalità e imparzialità, e ribadire che la giustizia non può diventare terreno di scontro politico o strumento di propaganda. Solo in un secondo momento va ricordato che la decisione del governo nazionale di affidare al voto popolare una materia così complessa appare più come un’operazione di campagna elettorale che come un vero confronto pubblico. Una scelta che rischia di banalizzare un tema delicato, che richiederebbe invece approfondimento, competenza e responsabilità istituzionale. Allo stesso tempo, invitiamo ogni cittadino a recarsi alle urne, a esercitare il proprio dovere di voto e a contribuire a contrastare l’astensionismo, che indebolisce la partecipazione democratica e la qualità delle nostre istituzioni.

Il Direttivo

19 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Liste d’attesa senza trasparenza: impossibile programmare soluzioni

Da Paola Demagri 18 Febbraio 2026

La Fondazione GIMBE rileva che, a 18 mesi dalla conversione del DL Liste d’attesa, non è arrivato alcun beneficio concreto per i cittadini: mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale non rende pubblici i dati necessari per capire dove si concentrano i ritardi. Le liste d’attesa restano così il segnale più evidente dell’indebolimento del Servizio sanitario nazionale, con milioni di persone costrette a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure. 

E noi in Trentino?  Senza dati provinciali pubblici e disaggregati, non è possibile sapere con precisione dove si concentrano i ritardi, quali prestazioni sono più critiche e quanto pesa l’intramoenia sul nostro territorio. Questo è il punto politico: il Trentino non è valutabile, e questo rende impossibile programmare interventi seri. Ciò che però sappiamo perché emerge da operatori, amministratori e cittadini è che le liste d’attesa sono un problema crescente anche qui, soprattutto per la diagnostica di base e le visite specialistiche più richieste. La carenza di personale pesa in modo particolare nelle valli, dove sostituire i professionisti è più difficile. L’intramoenia è in aumento e spesso rappresenta l’unica via per ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Il CUP trentino è andato in crash come dimostrato nelle scorse settimane, non è integrato con un sistema nazionale e non offre strumenti chiari ai cittadini quando i tempi massimi non vengono rispettati. Le prenotazion i dal sistema Tre C non sempre vanno a buon fine. Manca trasparenza: non è possibile confrontare i tempi tra pubblico, privato accreditato e intramoenia, né tra territori diversi. In sintesi: il Trentino non fa eccezione. Senza dati pubblici e leggibili non possiamo misurare il problema né pretendere soluzioni adeguate. Ed è un limite politico e amministrativo che va denunciato con forza.
Non è sufficiente che l’Assessore Tonina riconosca l’esistenza del problema, la sua complessità e la volontà di trovare soluzioni. Le scelte politiche non possono basarsi su percezioni o dichiarazioni di principio: devono poggiare su dati, analisi e trasparenza. E oggi in Trentino questi elementi mancano. Mancano i numeri, i rapporti, le percentuali che permetterebbero di capire dove intervenire e con quali priorità. Senza dati pubblici e verificabili, ogni promessa rischia di restare un esercizio retorico, non una risposta concreta ai cittadini.

18 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Scuole aperte a luglio: molte promesse, nessuna informazione. Depositata interrogazione per chiedere chiarezza alla Giunta

Da Paola Demagri 17 Febbraio 2026

Negli ultimi mesi molte famiglie trentine conservano in agenda un ritaglio di giornale: quello in cui la Giunta annunciava con grande enfasi l’apertura estiva degli istituti scolastici nel mese di luglio, per i bambini della scuola dell’infanzia e per gli alunni dai 6 ai 14 anni. Una misura definita “strategica”, presentata come imminente, sperimentale per due anni e senza impatto sul calendario scolastico. Quel ritaglio, però, da settimane viene solo spostato più avanti, mentre le informazioni concrete continuano a mancare.I genitori interessati cercano risposte, chiedono come accedere ai servizi, quali scuole saranno coinvolte, quali attività verranno proposte, quali costi dovranno sostenere. Ad oggi, di tutto questo non c’è traccia. Se la Giunta non chiarirà rapidamente come intende organizzare il progetto, rischiano di rimanere con un annuncio sulla carta e nulla più. Eppure gennaio e febbraio sono i mesi in cui i lavoratori nel pubblico come nel privato devono programmare ferie e aspettative estive, indispensabili per la cura dei figli. L’incertezza attuale rende impossibile pianificare. Chi non crede che la Provincia riuscirà davvero a partire già dall’estate 2026 si sta organizzando come negli anni scorsi, assumendosi interamente i costi. Altri attendono, ma non potranno farlo ancora a lungo: luglio è dietro l’angolo. È in questo contesto che abbiamo depositato un’interrogazione in Consiglio provinciale, per chiedere finalmente chiarezza su un progetto annunciato come prioritario, finanziato, inserito negli atti di programmazione economica, ma che oggi non mostra alcun avanzamento visibile.
Questa distanza crescente tra gli annunci e la realtà rischia di minare la fiducia delle famiglie e degli stessi soggetti che, negli anni, hanno garantito servizi educativi estivi di qualità. Non è accettabile che una misura definita “strategica”, inserita negli atti di programmazione, finanziata con risorse dedicate e presentata come un pilastro della conciliazione vita-lavoro, rimanga sospesa nel vuoto organizzativo.
La Giunta ha scelto di costruire attorno a questo progetto una narrazione forte, ma oggi quella narrazione non trova riscontro nei fatti. E quando si parla di servizi per l’infanzia, di tempi di vita e di lavoro, di programmazione familiare, non ci si può permettere leggerezze o improvvisazioni.

Per questo abbiamo depositato un’interrogazione: per chiedere trasparenza, tempi certi, responsabilità amministrativa. Perché le famiglie non possono vivere nell’incertezza, le associazioni non possono restare bloccate, e il territorio non può essere lasciato nell’attesa di decisioni che avrebbero dovuto essere già operative. Se la Provincia considera davvero questa misura una priorità, è il momento di dimostrarlo con atti concreti, non con ulteriori annunci.

17 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Salute collettiva e approccio territoriale

Da Paola Demagri 16 Febbraio 2026

Dal concetto di One Health alle Case della Comunità: come possiamo prenderci cura delle persone, degli animali e del territorio in modo integrato?

Quando? 24 febbraio 2026 – Ore 20.15

Dove? Ossana – Sala Comunale

Conduce: Paola Demagri, Consigliera provinciale

Intervengono:

  • Dr. Michele Dallapiccola, medico veterinario
  • Dr. Alberto Pasquesi, medico di medicina generale

Perché stare bene significa farlo insieme, anche nelle valli.

Vi aspettiamo!

16 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Una nuova campagna sui Territori – Trentino 2030/50

Da Paola Demagri 13 Febbraio 2026

13 Febbraio 2026 0 Commenti
0 FacebookTwitterLinkedin

Intitolare per ricordare: l’eredità silenziosa e concreta di Clara Marchetto

Da Paola Demagri 12 Febbraio 2026

Prima di discutere dell’intitolazione, credo sia doveroso ricordare chi è stata Clara Marchetto e quale contributo abbia dato alla nostra comunità. Clara ha lavorato per anni nell’amministrazione pubblica trentina, occupandosi in particolare di servizi sociali e di organizzazione amministrativa. Due ambiti cruciali, che negli anni in cui lei operava stavano cambiando profondamente e richiedevano competenza, equilibrio e una grande capacità di tenere insieme persone, procedure e bisogni reali. Nel settore dei servizi sociali, Clara ha seguito da vicino i percorsi di sostegno alle famiglie, alle donne, alle persone fragili. Ha contribuito a costruire reti territoriali che allora non erano affatto scontate, lavorando perché i servizi fossero accessibili, coordinati, capaci di rispondere ai bisogni senza lasciare indietro nessuno. Nell’ambito dell’organizzazione amministrativa, ha garantito rigore, continuità e affidabilità in un contesto normativo e istituzionale in rapida evoluzione. Era una di quelle figure che tengono in piedi la macchina pubblica senza clamore, ma con una precisione e una serietà che tutti riconoscevano. E tutto questo lo ha fatto in un tempo e in un ambiente prevalentemente maschile, dove la presenza delle donne nei ruoli di responsabilità era minima, spesso guardata con sospetto, talvolta tollerata più che valorizzata. Essere donna, in quegli anni, significava dover dimostrare ogni giorno di meritare il posto che si occupava. Significava sapere che un errore sarebbe stato giudicato più severamente, e un successo più facilmente attribuito alla fortuna che alla competenza. Clara ha attraversato tutto questo con dignità, con fermezza, con una professionalità che oggi riconosciamo come esemplare. Non ha mai alzato la voce, ma non ha mai abbassato lo sguardo. Ha portato competenza, metodo, responsabilità. Ha mostrato che la cura non è debolezza, ma un modo di lavorare. Che la fermezza può essere gentile. Che il servizio pubblico, quando è fatto bene, è un impegno quotidiano e non una vetrina. Ed è proprio per questo che intestare un luogo istituzionale al suo nome ha un significato profondo. Non è un gesto decorativo, né un atto di cortesia postuma. Intestare significa riconoscere pubblicamente un’eredità, farla entrare nello spazio comune, renderla parte della nostra identità collettiva. Significa dire che la storia di Clara non appartiene solo ai ricordi di chi l’ha conosciuta, ma appartiene alla comunità intera. Significa affermare che certi percorsi, certi modi di lavorare, certi esempi non devono andare dispersi nel tempo, ma diventare orientamento per chi verrà dopo di noi.

Il tempo passa, e passa per tutti. Ma non tutto può essere lasciato andare. Ci sono storie che non si dissolvono, perché raccontano non solo una persona, ma un’epoca, un modo di intendere il lavoro pubblico, un’idea di responsabilità che oggi abbiamo il dovere di custodire. La memoria non è nostalgia: è un atto di giustizia verso chi ha costruito, spesso in silenzio, le basi su cui noi oggi camminiamo.Per questo ritengo giusto, e profondamente significativo, che il nome di Clara Marchetto entri in questo spazio. Perché la sua storia continui a parlare, e continui a chiedere a ciascuno di noi di essere all’altezza della responsabilità che portiamo.

Foto: Trentino Cultura (https://www.cultura.trentino.it/Appuntamenti/Clara-Marchetto-Sola-contro-tutti)

12 Febbraio 2026 0 Commenti
1 FacebookTwitterLinkedin
Post più recenti
Post meno recenti

PAOLA DEMAGRI

Perchè essere presenti? Per portarti e per proporti la possibilità di seguirmi.

PAGINE

BIOGRAFIA

IL MIO SGUARDO SUL MONDO

IDEE E PROPOSTE

ATTI POLITICI

CONTATTI

paola.demagri@consiglio.provincia.tn.it

paola.demagri@gmail.com

paola.demagri@pec.it

+39 329 1436765

Social

Facebook Twitter Instagram Linkedin Youtube Whatsapp Telegram

@2026 - All Right Reserved. Designed and Developed by JLB Books sas

Paola Demagri
  • BIOGRAFIA
  • IL MIO SGUARDO SUL MONDO
  • IDEE E PROPOSTE
  • ATTI POLITICI
  • CONTATTI