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Paola Demagri

Paola Demagri

La zootecnia deve emergere dall’agenda politica, non essere trascurata e messa in coda

Da Paola Demagri 27 Agosto 2025

📍 Fiera di San Bartolomeo a Romeno

Una tradizione che resiste al tempo, un legame profondo con la terra e con chi la vive ogni giorno.

Oggi, alla storica fiera del bestiame di Romeno, ho avuto il privilegio di incontrare allevatrici e allevatori che, con passione e dedizione, custodiscono gli animali e il territorio tutto l’anno. La loro presenza ha dato lustro all’evento, ricordandoci quanto siano fondamentali per la nostra comunità.

🎯 La politica, oggi, non era lì per fare passerella, ma per ascoltare e dimostrare sensibilità verso un tema cruciale: quello della zootecnia , che insieme all’agricoltura rappresenta una delle sentinelle più preziose del nostro territorio.

Come amministratrice locale, continuerò a impegnarmi affinché le questioni specifiche della zootecnia vengano considerate nelle scelte politiche, con attenzione e rispetto verso chi lavora ogni giorno per mantenere vivo il nostro patrimonio rurale.

🚨 Un tema urgente emerso con forza riguarda le malghe: l’abbandono, il sotto-utilizzo e le difficoltà legate alla gestione dei grandi carnivori. Non si tratta solo di una sfida ambientale, ma di un problema concreto per chi vive e lavora in montagna. Gli allevatori subiscono perdite ingiuste e dolorose, e meritano risposte serie e soluzioni efficaci.

📸 Le immagini che seguono raccontano la bellezza dell’evento, ma anche la forza di una comunità che non si arrende. Grazie a chi ogni giorno difende con orgoglio le nostre radici.

27 Agosto 2025 0 Commenti
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Che si apra una nuova era per APSS e tutto il Dipartimento Salute e Sociale

Da Paola Demagri 26 Agosto 2025

Desidero augurare buon lavoro al Dr. Ziglio, con l’auspicio che la sua nomina rappresenti l’inizio di una nuova fase per la sanità trentina e per l’intero ambito delle Politiche sociali. All’Assessore Tonina rivolgo l’augurio di aver individuato la figura più adatta a guidare questo settore strategico nella direzione giusta: quella capace di rispondere concretamente alle esigenze degli utenti, valorizzando al contempo il lavoro e la professionalità degli operatori.

Il Trentino merita di rimanere ai vertici non per il riconoscimento di sondaggi esterni, ma per la reale soddisfazione di chi usufruisce dei servizi e di chi li eroga. C’è molto lavoro da fare e siamo in tanti a voler dare un buon contributo.

Credo fermamente che l’Azienda possa ritrovare piena credibilità attraverso il lavoro dei suoi professionisti, il miglioramento dei processi organizzativi e l’attuazione di programmi edilizi adeguati. La salute dei cittadini deve tornare al centro, con un sistema efficiente, umano e moderno.

Per quanto riguarda il Sociale, in gran parte affidato alle Comunità di Valle, è fondamentale costruire un sistema integrato, fluido ed equo, capace di affrontare con efficacia le grandi sfide del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione, la solitudine, la disabilità, le fragilità e molte altre tematiche che richiedono risposte urgenti e coordinate.

La ricetta? Unire gli ingredienti giusti: competenze, ascolto, visione e volontà politica. Solo così sarà possibile affrontare e risolvere le questioni aperte, dando finalmente forma a un sistema sanitario e sociale all’altezza delle aspettative dei cittadini trentini.

26 Agosto 2025 0 Commenti
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Basta Fugatti, il Trentino merita di meglio!

Da Paola Demagri 26 Agosto 2025

Intervista alla consigliera Paola Demagri in prospettiva politiche provinciali 2028

26 Agosto 2025 0 Commenti
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la Politica del PATT è fatta solo di insulti e falsità.

Da Paola Demagri 26 Agosto 2025

il T Quotidiano 23 agosto pag 16

26 Agosto 2025 0 Commenti
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Le Leggi dell’urbanistica provinciale devono valere per tutte e tutti. le ingerenze politiche sono dannose e provocano disequità

Da Paola Demagri 20 Agosto 2025

L’Adige Cristiano Moiola 19 agosto pag 23

20 Agosto 2025 0 Commenti
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Demagri e Pavarin al Carcere di Spini: una bomba sociale

Da Paola Demagri 20 Agosto 2025

il T Quotidiano Baldo Donatello 15 agosto pag 15

20 Agosto 2025 0 Commenti
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Sanità, un sistema che penalizza la qualità

Da Paola Demagri 20 Agosto 2025

Il T Quotidiano 15 agosto pag 3

20 Agosto 2025 0 Commenti
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Riflessioni estive sul lavoro nel turismo trentino

Da Paola Demagri 13 Agosto 2025

di Valentino Inama

L’8 agosto 2025 i sindacati Fisascat (CISL), Filcams (CGIL) e UILTUCS (UIL) hanno pubblicato un comunicato congiunto per riportare l’attenzione sul settore turistico e della ristorazione in Trentino. Siamo nel pieno della stagione estiva, il momento di massimo lavoro, eppure il settore continua a mostrare segni di precarietà: stipendi bassi, contratti non aggiornati, e una crescente insicurezza per chi lavora.

Come Casa Autonomia.eu avevamo già affrontato il tema a febbraio 2025. Ora vogliamo rilanciare la riflessione con qualche spunto in più.Il nodo della stagionalità

Il turismo trentino funziona a “ondate”: estate e inverno sono i momenti forti, mentre il resto dell’anno è spesso un deserto. Ma come può un albergatore, che lavora 6 o 7 mesi all’anno, permettersi di assumere personale a tempo indeterminato?

I sindacati hanno ragione: maggiore stabilità economica migliorerebbe non solo il PIL, ma anche la vita sociale e personale dei lavoratori. Tuttavia, il problema è più profondo. Manca una visione strategica del turismo: la promozione è frammentata, la regia pubblica non sempre lavora in sinergia con le ApT e le associazioni di categoria.

Serve una regia più lungimirante

La regia pubblica dovrebbe collaborare con tutti gli attori del settore per diversificare l’offerta turistica, evitare i periodi “morti”, rendere il territorio attrattivo anche fuori stagione.

È normale che ci siano momenti di overbooking e altri in cui gli alberghi chiudono perché “non conviene”? Se si riuscisse ad estendere l’attività turistica a 10 o 11 mesi l’anno, gli albergatori avrebbero più interesse ad assumere con contratti stabili. E da lì, si aprirebbero nuove possibilità di contrattazione e crescita.  

Oggi il settore sembra bloccato nel classico binomio stagionale. Alcune zone, come il Garda, soffrono di overtourism con prezzi alle stelle che penalizzano i lavoratori provenienti da fuori provincia. Altre zone, invece, vivono lunghi periodi di “depressione turistica”.

Allora, perché non puntare su nuove forme di turismo? Senza snaturare il territorio, si potrebbe esplorare: Turismo sportivo Turismo videoludico Turismo esperienziale Turismo ambientale Il turismo va letto come un settore da diversificare, proprio come si fa con gli investimenti. Solo così si può evitare l’alternanza tra “super lavoro” e “disoccupazione”. Le idee ci sono, le potenzialità anche. Ma serve voglia di studiare, di innovare, di superare il solito “si è sempre fatto così”. Perché se il settore regge, è grazie alla bellezza del territorio – non certo alla fame di aggiornamento.

E i risultati? Basta leggere il comunicato sindacale dell’8 agosto 2025.

13 Agosto 2025 0 Commenti
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Il Trentino non può voltarsi dall’altra parte: la povertà cresce, servono misure strutturali

Da Paola Demagri 9 Agosto 2025

In Trentino, la povertà relativa colpisce oggi circa 36.000 persone e 18.000 famiglie, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.Questi sono i dati presentati dal Presidente delle ACLI Walter Nicoletti. Non si tratta solo di numeri: sono volti, storie, bambini, donne, anziani. Secondo il report di ActionAid, torna a crescere anche la deprivazione materiale e sociale, con 30.965 persone che non riescono ad accedere a un pasto completo ogni due giorni. È la prima volta dal 2019 che si registra un’inversione di tendenza così netta.

Il confronto con l’Alto Adige è impietoso: lì la povertà relativa è contenuta al 2%, mentre in Trentino si supera il 6%, con punte dell’8,8% tra i minori. Questo divario evidenzia una fragilità strutturale che non può essere ignorata.

Le cause principali

  • Disoccupazione femminile e precarietà lavorativa
  • Costo della vita elevato, in particolare per l’abitazione (che assorbe oltre il 50% del reddito delle famiglie povere)
  • Gap di genere: le donne con figli sono le più esposte al rischio di povertà
  • Povertà educativa e mentale: il basso reddito si accompagna spesso a minore istruzione e maggiore stress decisionale

Pensavo che la parola “povertà” potesse, un giorno, scomparire dal nostro vocabolario. Invece non è solo una parola: è diventata un dato di fatto, quasi ordinario. E posso testimoniarlo personalmente. Come amministratrice di sostegno, in oltre due terzi dei casi che mi sono stati assegnati dal tribunale, la questione principale da affrontare è proprio la povertà. Si fatica ad arrivare a fine mese, i pacchi della Caritas diventano indispensabili, le restrizioni economiche sono la quotidianità. È una realtà che non si può più ignorare

La revisione dell’ICEF: un’opportunità da non sprecare

La Giunta provinciale ha approvato in prima adozione la riforma dell’ ICEF, che riduce gli indicatori da 36 a 4, suddivisi per aree tematiche: Famiglia, Povertà, Casa, Disabilità. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore equità e semplificare l’accesso ai benefici. Al momento in 4 Commissione è stato presentato il progetto di un nuovo calcolatore e non le politiche a cui applicarlo, per bocca dell’Assessore Spinelli le politiche verranno dopo. Convengo che la semplificazione e la revisione del sistema di calcolo era necessaria in quanto , il sistema attuale era troppo articolato e dispersivo. 

Auspico che la semplificazione non debba tradursi in esclusione. I sindacati hanno già espresso preoccupazione: il nuovo modello potrebbe penalizzare le famiglie con due redditi e non valorizzare l’occupazione femminile. Inoltre, l’incertezza sulle soglie di accesso rischia di lasciare molte famiglie nell’incognita fino a settembre.

La IV Commissione è chiamata a discutere le “Nuove disposizioni per la valutazione della condizione economica dei richiedenti interventi agevolativi”. È un passaggio cruciale. Non possiamo permetterci una riforma che non tenga conto della realtà sociale.

La povertà si vede, si tocca, si sente. Porta con sé degrado, esclusione, povertà intellettuale, alimentare, sanitaria. La politica trentina deve reagire con misure riparatorie e cautelative, che mettano al centro: le famiglie numerose, il problema casa, le donne, soprattutto madri.

Non mi sento di esprimere giudizi definitivi prima di aver approfondito con la struttura e la politica gli esiti di applicazione della norma che l’Assessore  intende portare avanti. Ma so che la gente chiede attenzione, e che il Trentino non può restare a guardare e per questo mi farò portavoce partendo da qui.

9 Agosto 2025 0 Commenti
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Il Declino della Sanità Trentina: una storia di rinunce e alibi

Da Paola Demagri 6 Agosto 2025

C’è stato un tempo in cui la sanità trentina era considerata un modello. Un sistema solido, radicato nel territorio, capace di garantire cure di qualità e continuità assistenziale. Poi qualcosa si è rotto. E non è stato il Covid a rompere tutto, come qualcuno vorrebbe far credere. Il virus ha solo accelerato un declino che era già iniziato nel 2018, quando la politica – guidata dalla Lega – ha smesso di investire nella sanità pubblica e ha iniziato a delegare, a rinunciare, a fare spallucce.

Oggi, il quadro è desolante. I reparti chiave – pronto soccorso, punti nascita, medicina penitenziaria, psichiatria  –  sono sorretti da medici gettonisti, pagati a ore, magari senza specializzazione adeguata. In alcune strutture, coprono fino all’80% dei turni. Non passano per concorsi pubblici, non garantiscono continuità, non collaborano alla predisposizione di protocolli della struttura. Chissà se li conoscono fino in fondo! Ma costano. E tanto. In cinque anni, la Provincia ha speso oltre 12 milioni di euro per compensi orari che arrivano a oltre 200€. Una cifra che grida vendetta, soprattutto se confrontata con gli stipendi dei medici strutturati, costretti a turni massacranti, notti, festivi, ferie negate in molti casi. 

Il risultato? Un sistema squilibrato, ingiusto, demotivante. I medici strutturati si sentono abbandonati, penalizzati, mentre i gettonisti scelgono quando e dove lavorare. E la qualità delle cure ne risente. Perché non basta avere un camice per essere un medico d’urgenza. Servono competenze, esperienza, continuità. Tutto ciò che il sistema dei gettonisti non può offrire.

La politica ha fallito. Ha preferito tamponare invece di riformare. Ha scelto la scorciatoia del contratto esterno, invece di affrontare il nodo della formazione, della pianificazione, dell’attrattività del lavoro ospedaliero. Ha usato il Covid come scusa, chiedendo venia ai trentini, ma senza mai assumersi la responsabilità di una sconfitta organizzativa, direzionale, strategica.

Non basteranno gli aumenti salariali promessi: qualche euro in più non riempirà il vuoto che si è creato. Serve una svolta. Serve un piano straordinario di assunzioni, concorsi pubblici, incentivi reali. Serve una redistribuzione equa dei turni, una valorizzazione delle specializzazioni critiche, una visione politica che metta al centro la salute dei cittadini e la dignità dei professionisti.

Alcuni spunti, se mi è consentito, vorrei offrire: conosco bene il sistema. I Pronto Soccorso degli ospedali di valle sono incardinati nei reparti di Medicina Interna. Sarebbe quindi sufficiente assegnare personale medico direttamente a questi reparti. I Direttori delle Medicine potrebbero così garantire la copertura dei turni di PS con personale strutturato e competente. Questa sarebbe già una prima svolta concreta per ridurre il ricorso ai medici gettonisti.

Politica e APSS non facciano finta di non vedere il lento declino dei Punti Nascita negli ospedali di valle. I numeri parlano chiaro: sempre più coppie scelgono di partorire a Trento o Rovereto. A Cles, proprio in questi giorni, se ne va una professionista che da 11 anni lavorava al Punto Nascita. Il 31 luglio è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Come intende coprire questi turni APSS? Ancora con i gettonisti? Per favore, siate seri. Prendete finalmente la decisione giusta, quella che la popolazione vi sta offrendo su un piatto d’argento.

E chiedete agli amministratori locali una presa d’atto seria: chiudere alcuni servizi non significa fallire, ma semplicemente investire dove c’è davvero bisogno.

La sanità trentina non può più permettersi di galleggiare. È tempo di ricostruire. Con coraggio, con responsabilità, con rispetto per chi ogni giorno –  nonostante tutto – continua a credere nella medicina pubblica.

6 Agosto 2025 0 Commenti
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