Carcere e comunità carceraria: si può fare di meglio

Da Paola Demagri

“Una comunità nella comunità”, così Paola Demagri, consigliera provinciale per Casa Autonomia.eu, definisce la comunità carceraria del carcere di Spini di Gardolo, oggi oggetto di una visita da parte della stessa consigliera, accompagnata dal collaboratore avvocato Valcanover e dal candidato presidente della Provincia Valduga. Una visita che per la presidente di Casa Autonomia è la continuazione di un percorso di attenzione nei confronti di questa comunità iniziato 5 anni fa. Per il candidato Valduga è stata invece un’occasione di conoscerne i bisogni, il vissuto quotidiano e le potenzialità.

“Al momento la struttura ospita 343 detenuti, di cui 31 donne, 312 uomini, 80 sex offender e 181 stranieri ed è in estrema difficoltà – dichiara Demagri -. Siamo davanti a un grave problema di sovrappopolazione dato che la Casa Circondariale è pensata per 280 persone. A questo si aggiunge il problema non indifferente di uno staff sottodimensionato, che ad oggi conta 165 unità di polizia penitenziaria contro le 227 previste e solo 2 educatori su 8. Per non parlare poi della tossicodipendenza: l’80% dei detenuti assume psicofarmaci, quando solo 50 di loro sono in possesso di una diagnosi psichiatrica maggiore. Siamo entrati col ruolo di osservatori, in modo da poter poi portare le istanze nelle sedi appropriate, in primis sulla mancanza di popolazione e in secondo luogo per potenziare i servizi di prevenzione e riabilitazione”.

Prende la parola il candidato Presidente Francesco Valduga: “Le potenzialità della struttura che abbiamo visitato oggi sono veramente notevoli. Purtroppo mancano le risorse, umane innanzitutto, per poterle sfruttare a pieno. È necessaria una sensibilizzazione su questo argomento, soprattutto per le autorità, perché per una completa ed efficace riabilitazione è necessario che queste strutture siano collegate al mondo esterno. Gli enti locali e il territorio in generale devono stabilire un dialogo forte e puntuale con la struttura, altrimenti poi si incorre in falle del sistema di recupero e di prevenzione che portano a situazioni tragiche come quella vissuta a Rovereto nelle scorse settimane. Il sistema va ripensato oltre che potenziato, solo così possiamo immaginare che la rieducazione fatta in carcere valga anche fuori, altrimenti è un lavoro inutile, insufficiente e un rischio per la comunità”.

“È una macchina che ha bisogno di eliminare lo stato di sofferenza comune esistente tra personale e detenuti. Si tratta di un rischio enorme, che porta ad un’atmosfera di costante tensione e, di conseguenza, ad incorrere in incidenti – puntualizza l’avvocato Valcanover -. Dobbiamo ridurre il rischio attraverso il potenziamento del personale e dei servizi destinati alla rieducazione e ad evitare le ricadute dei detenuti. L’attenzione verso le strutture carcerarie presenti sul territorio è importante, anche se spesso l’opinione pubblica e la politica hanno difficoltà ad occuparsi di questo. Sono però contento che alcuni politici abbiano iniziato a dedicarsi al tema della comunità carceraria con la convinzione che si possa fare meglio”.

“Dala prima volta che ho visitato il carcere, subito dopo la rivolta del 2018, non ho notato miglioramenti se non la presenza del medico 24 ore su 24. Le tensioni invece sono sempre molto elevate e il personale sempre meno. Questo nonostante tutte le richieste che sono state fatte. Nessuno di questa Giunta ha tenuto monitorata questa comunità nella comunità, bisogna fare meglio”, conclude la consigliera Demagri.